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Sommario

SEZIONE 1 – CORPO, SALUTE E MALATTIA .................................................................................................. 2

CAPITOLO 1 – FIGURE DEL CORPO. ........................................................................................................ 3

1.1 – LE TECNICHE DEL CORPO: UN SAPERE INCARNATO. ......................................................................... 3

1.2 – “DARSI A VEDERE”: IL CORPO PROPRIO E LA CONOSCENZA DELL’ALTRO. ....................................... 5

1.3 – LA INCORPORAZIONE: I CORPI NEL MONDO E IL MONDO NEI CORPI. ............................................. 6

1.5 – LO SCIENZIATO E IL (SUO) CORPO. .................................................................................................. 17

1.6 – LA SEPARAZIONE MENTE/CORPO: ERRORE DI CARTESIO? ............................................................. 19

1.7 – CARTESIO, GLI ANTROPOLOGI E IL “CORPO PENSANTE”. ............................................................... 20

1.8 – IL CORPO FUORI DI SÉ, I MEDICI, LA CHIESA E LO STATO. ............................................................... 21

1.9 – L'ANTROPOLOGO E LA TARANTA. ................................................................................................... 22

1.10 – IL CORPO ESPROPRIATO: DALLA FABBRICA ALL'OSPEDALE. ......................................................... 23

CAPITOLO 2 – SALUTE E MALATTIA: UNA COPPIA AMBIGUA. .............................................................. 25

2.1 – IL NORMALE E IL PATOLOGICO: LA “DOPPIA MENZOGNA”. ............................................................ 25

2.2 – SCOMPORRE LA MALATTIA: LA PAROLA, LA COSA, IL RACCONTO. ................................................. 27

2.3 – LA PRODUZIONE SOCIALE DELLA MALATTIA. ................................................................................. 32

2.4 – LA SALUTE E LO STATO. ................................................................................................................... 33

2.5 – IL DRAMMA STORICO DELL’AIDS. ................................................................................................... 37

2.6 – INCORPORARE L’INEGUAGLIANZA. ................................................................................................. 39

SEZIONE 2 – MEDICINE E ISTITUZIONI: SAPERI, PRATICHE, POLITICHE ..................................................... 45

CAPITOLO 4 – CHE COS’È LA BIOMEDICINA. ........................................................................................ 46

4.1 – LA “MEDICINA OCCIDENTALE” COME “SISTEMA CULTURALE”. ...................................................... 46

4.2 – LE DIFFERENZE IN BIOMEDICINA. ................................................................................................... 55

4.3 – “DIRE” O “NON DIRE” LA VERITÀ? .................................................................................................. 57

CAPITOLO 5 – L’INVENZIONE DELLA MEDICINA POPOLARE. ................................................................ 58

5.1 – LO STATO E LA DIFFUSIONE CAPILLARE DELLA BIOMEDICINA. ....................................................... 58

5.2 – I MEDICI ETNOGRAFI E LE TRASFORMAZIONI DEL CORPO. ............................................................ 61

5.3 – DISORDINE DEL CORPO, DISORDINE DEL MONDO: IL “MAL DI MATRE”. ........................................ 61

SEZIONE 1 – CORPO, SALUTE E MALATTIA

CAPITOLO 1 – FIGURE DEL CORPO.

1.1 – LE TECNICHE DEL CORPO: UN SAPERE INCARNATO.

L’Antropologia medica e il concetto di “corpo”.

Nello studio del concetto di “corpo”, all’interno dell’Antropologia culturale e sociale intendiamo

l’insieme di ricerche etnografiche (prevalentemente riguardo il rapporto tra corpo biologico e il

genere); nell’Antropologia medica, invece, intendiamo le ricerche riguardo sia i legami che la

riproduzione. ↆ

La dicotomia corpo-mente. Importante, in questo ambito, è la dicotomia corpo-mente: questa

dicotomia (che manco siamo sicuri di aver superato) si fonda sulla concezione che «siamo “corpi

pensanti”», ossia che noi ABBIAMO un corpo e ne possiamo parlare, oggettivandolo e che noi

SIAMO un corpo, rendendolo esso il soggetto conoscente del mondo (abbiamo, cioè, anche dei

“pensieri corporali”).

Idee di corpo nella storia.

Nel corso della storia, vediamo che TUTTE le idee riguardo il corpo sono figlie del contesto storico-

sociale: NON abbiamo SOLO la rappresentazione dei corpi “reali” ma anche quella dei corpi

“desiderati” ad esempio: per diversi secoli, quando le persone altolocate posavano per un

dipinto, al pittore veniva ordinato NON SOLO di rimuovere i difetti fisici ma di rendere QUANTO

PIU’ “ideale” il viso e il corpo delle persone ritratte, così da essere quanto più simile ai migliori

canoni estetici del tempo (pelle candida, altezza, corpo in carne) tuttavia, col passare del tempo,

questo contesto storico-sociale subisce dei COSTANTI cambiamenti: passiamo dai canoni estetici

rinascimentali (figura in carne e dalla pelle diafana) a quelli moderni (anche qui: siamo passati dalla

ideale figura snella ma tonica tipica degli anni ’80 a quella odierna e multisfaccettata del “body

positivity”).

Il corpo come “fatto sociale e culturale”.

Dal punto di vista antropologico, il “corpo” NON è un oggetto “naturale” ma un prodotto STORICO:

il corpo è una costruzione culturale che varia a seconda dei contesti culturali→ il tema della

“incorporazione” è un tema FONDAMENTALE nella letteratura antropologica (la discriminazione di

genere, il femminicidio, ecc.) che ancora oggi DEVE essere studiato così da comprendere meglio la

nostra società.

I gruppi umani pensano che le proprie concezioni del corpo, l’uso che essi fanno del proprio corpo

siano ovvi, che siano parti dell’ordine sociale e non convenzioni sociali: la riflessione ha, da tempo,

evidenziato che le rappresentazioni e le pratiche relative ai corpi sono culturali, sociali e

simboliche, coerenti rispetto con le altre rappresentazioni (la cosmologia, le idee sulla natura, la

religione, il sistema delle relazioni sociali e di potere).

I saperi del corpo.

Marcel Mauss. Ne “Le tecniche del corpo” (1936), scrive «i modi in cui gli uomini, nelle diverse

società, si servono, uniformandosi alla tradizione, del loro corpo» : per Mauss, il corpo è il PRIMO

strumento dell’Uomo, essendo PALESE che noi usiamo il corpo in DIVERSI modi tutti i giorni (es. a

scopo fisico, per il nostro benessere mentale, per esprimerci al meglio) e che tutto ciò sia, di

conseguenza, “costruito” (es. a tavola, secondo le buona maniere, NON bisogna mettere i gomiti

sul tavolo… quindi dobbiamo COSTANTEMENTE stare attenti a non farlo, per non risultare

maleducati)→ per imparare COME usare il nostro corpo al meglio, noi impariamo alcune tecniche

e alcune regole (es. le buone maniere) a partire dal contesto in cui nasciamo e cresciamo

(familiare, scolastico, ecc). ↆ

Di che cosa sono fatte queste tecniche?

• La tecnica è il gesto tradizionale ed efficace del corpo: il corpo, infatti, NON è un prodotto

TOTALMENTE naturale/biologico ma è anche modellato dal contesto sociale, culturale, storico in

cui viviamo.

• Il gesto, come la parola, NON è mai “naturale” ma è sempre un prodotto storico.

• Le pratiche umane (ossia TUTTO ciò che facciamo) è il risultato di processi di apprendimento, di

educazione attraverso i quali le forze sociali modellano il corpo.

Sono compresi diversi gesti, sia di tipo culturale (es. l’accovacciarsi che appartiene alle popolazioni

asiatiche, il riposarsi in piedi su una sola gamba tra la tribù Nuer in Africa) che di tipo generazionale

(es. il saper fare il cestino di vimini, il saper mungere una mucca, il saper scrivere un messaggio

sullo smartphone).

Saperi impliciti.

La trasmissione dei saperi del corpo da una persona ad un’altra avviene per mimèsi (greco antico:

mìmesis= imitazione), ossia imitando (guardando e facendo)→ l’apprendimento corporeo avviene

in modo tacito, NON si fonda sulla comunicazione verbale.

Esempio: quando, da piccoli, cerchiamo di imparare a camminare, osserviamo i nostri

genitori, nostro fratello o nostra sorella, i nostri nonni per vedere IN CHE MODO loro

riescono a camminare in un primo momento, impariamo ad aggrapparci ad un

oggetto poi, pian pianino, impariamo a mettere un piede davanti all’altro sino a che non

riusciamo a stare in piedi SENZA appoggiarci ad oggetti; in un secondo momento,

camminiamo a zig zag per poi riuscire a camminare dritti e in modo sempre più sicuro.

L’Uomo nasce CAPACE di imparare e, durante la sua vita, elabora SOCIALMENTE e impara

INDIVIDUALMENTE un insieme condiviso e spesso implicito di abitudini: l’insieme di

comportamenti, pratiche e saperi impliciti ed espliciti appresi vivendo insieme costituisce il

bagaglio culturale dei componenti di un gruppo.

1.2 – “DARSI A VEDERE”: IL CORPO PROPRIO E LA CONOSCENZA DELL’ALTRO.

Gregory Baterson condusse ricerche etnografiche in Nuova Guinea

(1932) e a Bali (1936-1938).

In Nuova Guinea, egli assistette al rituale di iniziazione maschile

iatmul del “Naven”: questo rituale avveniva in momenti considerati

importanti per la vita dell’individuo (uccisione di un nemico, la

prima caccia, foratura dei lobi) e, per festeggiare, i familiari del

festeggiato si travestivano con gli abiti del sesso OPPOSTO si

“giocava” sul ruolo dell’Altro (NON SOLO si vestivano i panni

dell’altra persona ma ci si atteggiava come lei!) attraverso

questo rituale si trasmette, al ragazzo, che il genere è una

costruzione sociale, che è NORMALE e SANO “mettersi nei panni”

dell’Altro (sviluppo dell’empatia) e, una volta “tornato in sé”, di avere una MAGGIORE

comprensione del prossimo. ↓

L’obiettivo del rito è quello di esaltare l’esigenza di un cambiamento di atteggiamento da parte del

fratello della madre del giovane per il quale si celebra il naven: siccome, nella società Iatmul è lo

zio materno ad avere l’autorità, all’interno della famiglia, il rovesciamento ha come scopo quello di

consentire allo zio materno di mostrarsi affettuoso nei confronti del nipote e,

CONTEMPORANEAMENTE, di permettere alla madre di mostrarsi fiera attraverso un travestimento

maschile in questo modo, sia lo zio materno che la madre possono mostrare i propri sentimenti

SENZA entrare in contrasto con il comportamento SOCIALMENTE legato al proprio ruolo sessuale.

Baterson voleva comprendere come, nei rapporti sociali, si generino dinamiche RECIPROCHE di

adattamento e di contrasto che innescano processi di azione e di reazione e di PROGRESSIVA

differenziazione del comportamento: egli definì questi meccanismi come “schismogenesi”

(“nascita della separazione”) ciò dimostra che gli uomini e le donne definiscono la propria

identità INTENSIFICANDO i comportamenti che li distinguono l’uno dall’altro, comportamenti che,

secondo l’antropologo, sono «acquisiti con l'apprendimento e l'imitazione, piuttosto che scaturiti

da peculiarità radicate nell'inconscio profondo dei primi due anni di vita».

1.3 – LA INCORPORAZIONE: I CORPI NEL MONDO E IL MONDO NEI CORPI.

Ernesto De Martino: malattia e fascinazione.

Nella sua opera “Sud e magia” (1959): come egli ha riportato nei suoi studi in Lucania, la presenza

di rituali NON è un sistema organico ma un insieme di pratiche che vengono compiute nel

momento in cui una persona esperisce uno stato di “malessere” anche se questo NON è definito→

nelle comunità meridionali più rurali era presente questo aspetto riguardante la magia, la

superstizione, la cosiddetta “fascinazione”.

Fascinazione:

«un senso di dominazione, un essere agito da una forza altrettanto potente quanto occulta, che

lascia senza margine l’autonomia della persona, la sua capacità di decisione e di

scelta»

La persona percepiva, in queste occasioni una “presenza esterna e/o maligna”, che poteva aver

influenzato la persona o addirittura averla posseduta. A partire da ciò, la comunità (la famiglia, il

santone o la guaritrice) si poneva nei confronti della persona in questione sotto una luce da

persone pie e devote alla religione: si chiamava un prete per una benedizione o per un esorcismo,

si attuavano delle pratiche contro il “malocchio” (es. Sa medin’e s’ogu in Sardegna, «la medicina

dell’occhio») e si pregava COSTANTEMENTE Dio di dare la forza al malcapitato/alla malcapitata di

dargli/darle la forza per scacciare il / per curarsi dal maligno.

Questa tipologia di medicina era una tipologia di cura “collettiva”, CONTRAPPOSTA al tipo di cura

medico oggettivo basato sulla scienza.

Corpo e incorporazione. De Martino parla di “figure corporee”, ossia di «forme simboliche e

espressive che il corpo assume nei rituali, diventando il luogo dove si incarnano paure, speranze e

identità collettive».

Lo studioso, in particolare, prende in considerazione 2 tipologie specifiche di figure corporee:

• La estasi: il corpo entra in uno stato di trance e viaggia in mondi immateriali e sovrannaturali→ è

una delle condizioni che riguardava i santi si tratta di uno stato-psicofisico che si manifestava

durante un periodo di profonda preghiera (stato mentale) accompagnato da un periodo di

digiuno fisico (condizione fisica).

• La possessione: il corpo è AGITO, dominato dagli “spiriti”→ anche questo è uno stato psico-fisico

ed è accompagnato da un ESTREMO condizionamento psichico (es. nel periodo della Santa

Inquisizione, era diffusissimo l’accusare, torturare, processare e, infine, giustiziare le donne

percepite dalla comunità come “streghe”, additandole come “servitrici o concubine dello

Dimonio”: queste povere donne arrivavano ad uno stato di stress, di intimidazione tale da

autoconvincersi di essere delle “streghe”).

Ernesto De Martino parla di “presenza” come:

«la capacità di riunire nell’attualità della coscienza tutte le memorie e le esperienze necessarie per

rispondere in modo ADEGUATO a una determinata situazione storica, inserendosi ATTIVAMENTE in

essa mediante la propria iniziativa personale e andando oltre di essa mediante l’azione»

Era un modo per ricostituire il rapporto con la comunità, sia del mondo dei vivi che del mondo dei

morti→ il modo di reagire alla “crisi della presenza”, ossia «la perdita del rapporto di

oggettivazione della realtà dovuta a crisi inorganiche, particolari rapporti economici o sociali, la

malattia o la morte», è DIVERSO da comunità a comunità, da caso a caso per riportare la vita al

normale susseguirsi.

Un esempio peculiare di crisi della presenza è

il “tarantismo”, un fenomeno psico-fisico di

isteria che si produceva, si pensava, a causa

del morso della tarantola (da cui prende il

nome): nel suo viaggio etnografico nel Salento

(1959), egli notò un fenomeno che consisteva

nello scenario in cui una persona che, a terra,

si contorceva a causa di convulsioni, urlando

dal dolore per via del dolore, imitando quella

che sembrava essere una danza (il “ballo del

morso della tarantola”)→ le persone colpite

da questo stato venivano adagiate su un Figura 1. Fotografia di un episodio di tarantismo

lenzuolo, per non sporcarsi sul pavimento, e

questa crisi veniva accompagnata da una

piccola orchestra, pensando che la musica potesse aiutare la persona a scacciare il Dimonio (si

pensava, infatti, fosse possessione) si trattava, soprattutto, di donne provenienti e residenti in

una terra MOLTO marginale e povera, di ceti subalterni, costrette o a stare rinchiuse in casa oppure

a lavorare duramente in condizioni addirittura PEGGIORI rispetto a quelle a cui venivano costretti i

loro mariti… e, dulcis in fundo, le donne NON avevano la possibilità di potersi sfogare delle proprie

sventure. ↆ

Secondo De Martino si trattava di un «dispositivo terapeutico popolare, un rito di guarigione

coreutico-musicale» : attraverso lo studio della letteratura, egli poté vedere che l’Occidente era

scosso da una “crisi sociale” che, a differenza del resto del mondo che cercava di prestare PIU’

attenzione al ceto subalterno (periodo della decolonizzazione), l’Occidente, invece, lo costringeva a

stare in uno SPECIFICO status-quo, che andava SEMPRE peggio.

Le antropologie contemporanee.

Nell'antropologia contemporanee, la nozione di “incorporazione”, rispetto a quella di “presenza”,

assume un carattere più DINAMICO: l’incorporazione, infatti, NON riguarda il corpo in sé, inteso

come oggetto di studio, ma fa riferimento ai processi STORICI di costruzione della corporeità e ai

modi corporei della produzione della storia essa intreccia la capacità umana di percezione, di

rappresentazione e di azione, coinvolgendo, quindi, anche lo studioso in quanto essere umano.

• Il tema dell’incorporazione in quanto condizione esistenziale dell’essere umano è stato

ampiamente trattato dall’antropologo Thomas Csordas attraverso il suo saggio “Embodiment as a

Paradigm for Anthropology” del 1990: sostiene che il corpo NON è SOLO un oggetto di studio, ma

un soggetto attivo che

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleninaderiu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Cossu Tatiana.
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