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Antropologia e il cammino dell’evoluzione

Antropologia significa lo studio dell’uomo, significa studiare le differenze e le somiglianze che ci sono ad esempio tra le varie popolazioni di Homo sapiens, ma anche quelle che le somiglianze e le differenze che ci sono tra le popolazioni di Homo sapiens attuali e quelle presenti nel passato e magari le somiglianze e le differenze che ci sono tra noi e altre specie a noi affini; quindi lo studio delle somiglianze e le differenze di gruppi che in qualche maniera sono rilevanti per capire meglio la storia dell’uomo.

L’antropologia sociale e culturale invece è lo studio delle popolazioni dal punto di vista culturale, cioè come si comportano le persone, come le persone vedono il mondo intorno a sé, anche se alla fine l’idea è la stessa cioè studiare le somiglianze e le differenze.

La cultura comunque ha un ruolo importante nell’influenzare gli aspetti biologici delle popolazioni umane, cioè comportarsi in certe maniere, avere certi comportamenti, seguire certe norme, certe regole ha avuto un impatto anche sulla nostra storia evolutiva, in particolar modo come queste informazioni, queste norme, queste regole vengono trasmesse.

Un aspetto fondamentale è quello delle differenze e somiglianze legate ad aspetti di biologia, quindi ad esempio perché ci sono popolazioni che hanno un certo colore della pelle rispetto ad altre, perché certe popolazioni si nutrono di un certo tipo di cibo rispetto ad altre, perché ci sono delle differenze tra noi ed altre specie e tutto questo all’interno di un contesto evolutivo.

È quindi importante capire non solo le differenze che sono presenti tra le varie specie ad esempio di primati, ma anche perché ci sono queste differenze e il tutto avverrà all’interno di un contesto evolutivo, dove l’evoluzione fornisce il framework interpretativo di questa variabilità.

Parlando di storia dell’uomo, storia significa presente passato per cui andremo a prendere in considerazione elementi che provengono da diverse discipline che ci permettono proprio di mettere in evidenza i cambiamenti all’interno delle specie, e fra le specie, nel corso del tempo quindi archeologia, paleoantropologia, aspetti di anatomia comparata, primatologia, che fu studi dei primati, aspetti legati alla genetica molecolare, l’ecologia in quanto l’ambiente in cui si vive ha comunque un ruolo importante.

Il cammino dell’evoluzione

Questa immagine è una delle immagini diciamo più rappresentative del concetto di evoluzione, quindi quando si parla di evoluzione è probabilmente questa la prima immagine che la stragrande maggioranza delle persone ha in mente. Questo è interessante perché il concetto di evoluzione è strettamente associato all’uomo.

Questa immagine suggerisce, rispetto all’evoluzione umana:

  • Che ci sono stati dei cambiamenti
  • Che l’uomo si è evoluto dalle scimmie
  • Una temporalità che sembra andare da sinistra a destra, cioè dalla parte in cui ci sono queste forme, che ricordano dei primati, a destra dove invece c’è un Homo sapiens nelle sue caratteristiche morfologiche
  • C’è una linearità, cioè tutto quello che sappiamo sull’origine dell’uomo può essere in qualche maniera messo in una sorta di progressione lineare, quindi un cambiamento con una progressione temporale ed una linearità di tutte le forme presenti una dopo l’altra.

L’immagine è del 1965 ed è stata intitolata “the March of progress” o “il cammino verso l’homo sapiens”.

In realtà nell’evoluzione non c’è linearità o direzionalità; sapere quello che è buono oggi non ci permette di sapere quello che sarà buono domani, perché non sappiamo come sarà domani; possiamo sapere quello che era buono nel passato perché l’abbiamo visto.

L’altra cosa che forse questa immagine sottolinea è che l’obiettivo finale di questa processione sembra essere l’uomo che rappresenta il fine ultimo della procedura, cosa che invece gli stessi autori di questa immagine non avevano in mente; diciamo che questo ordine è semplicemente di tipo cronologico e l’immagine ha ovviamente un suo valore grafico ma non necessariamente indica che questa è l’unica direzione in cui si può andare.

Un altro aspetto da considerare è che non tutte le forme associate alla nostra linea evolutiva sono tutti nostri antenati, ci sono anche forme che in qualche maniera hanno rappresentato delle vie senza uscita, quindi forme con certe caratteristiche morfologiche presenti nel passato che non hanno lasciato discendenti (nella parte superiore dell’immagine dove si osservano linee colorate che cominciano e finiscono).

L’altra cosa che si osserva è che non tutto quello che si osserva è necessariamente allineabile in quanto ci sono stati probabilmente momenti della storia evolutiva in cui erano presenti diverse forme tra loro imparentate ma che viaggiavano su binari diversi, paralleli. Quindi questo concetto del cambiamento che si verifica nel corso del tempo e di come alcune di queste forme, proprio perché non possiamo sapere quello che succede dopo, a un certo momento non sono più funzionali e quindi non vengono passate nella fase successiva.

Quindi si può definire l’evoluzione biologica come un cambiamento nel corso del tempo.

Un concetto che spesso è associato con l’idea di evoluzione è quella di progresso, di miglioramento; il classico esempio è che la macchina X è l’evoluzione della macchina Y e nella mente del creativo pubblicitario l’idea è che l’evoluzione sia sinonimo di miglioramento. Abbiamo detto prima invece che il concetto di miglioramento progressivo è un’idea che non si applica al discorso di evoluzione in quanto c’è un cambiamento che è vincente adesso, ma quello che viene dopo potrebbe anche non essere tale da favorire quel cambiamento che invece adesso è vincente; lo dimostra il fatto che forme che erano presenti nel passato non hanno in molti casi lasciato discendenti successivi.

L’altra cosa è il concetto di evoluzione come equivalente al concetto di selezione naturale, cioè il fatto che esistano caratteristiche presenti all’interno degli organismi che li rendono vincenti dal punto di vista della sopravvivenza, della riproduzione, e che tutti questi cambiamenti che osserviamo siano spiegabili solo ed esclusivamente attraverso la selezione; anche questa idea di equivalenza tra selezione ed evoluzione è errata nel senso che l’evoluzione include la selezione naturale, ma include anche altri processi.

Storia delle teorie evolutive

Storicamente si parte da un’idea che si rifaceva a quella di Aristotele dove la diversità che osserviamo è una diversità statica o meglio, quello che è presente adesso era presente anche nel passato e quindi non c’è stato cambiamento, anche se comunque si osservavano come certe differenze potevano verificarsi anche nel corso del tempo. Ovviamente la problematica fondamentale era cercare di capire come queste piccole differenze potessero avere un impatto tale da determinare cambiamenti più importanti e uno dei limiti più significativi di questo approccio era quello di quantificare l’ambito temporale in cui questi piccoli cambiamenti potevano verificarsi.

Se l’ambito temporale risulta essere molto breve, questi piccoli cambiamenti non hanno lo spazio nel tempo di determinare queste differenze, quindi osservazioni come quella del famoso vescovo Ussher che in pratica suggeriva come l’origine della vita sulla terra poteva essere fatta risalire a circa 6000 anni fa in base allo studio delle datazioni riportate dalla Bibbia, ovviamente indicava una profondità temporale poco profonda in cui era impossibile pensare che questi piccoli cambiamenti potessero generare questa diversità.

In quest’ambito comunque alcune persone sono interessate a capire la diversità e cercano in qualche maniera di studiarla e di classificarla. Ovviamente Linneo è il personaggio chiave nella generazione della nomenclatura e della tassonomia, quindi nel dare un nome e cognome ad ogni gruppo di individui che ha certe caratteristiche condivise, ma in Linneo questa classificazione ha senso anche perché lui reputa che quello che sto classificando adesso è quello che è stato creato nel passato e quindi, se questa è la situazione, classificando il presente classifico anche il passato perché non c’è cambiamento.

Le idee cominciano a cambiare quando si cominciano ad accumulare l’identificazione di fossili e quando si comincia ad interpretarli in maniera diversa rispetto a quella classica. L’idea classica era quella di trovare queste forme abbastanza peculiari, molte delle quali estremamente diverse da quelle attuali, che venivano quindi interpretate come esempi di animali mitologici che in qualche maniera erano presenti nel passato ma che poi, per un motivo o per un altro, erano scomparsi o forse erano ancora presenti in aree del mondo non ancora esplorate; quindi un’interpretazione che tutto sommato non andava ad inficiare l’idea di immutabilità della specie perché queste forme non vengono considerate come antenati delle forme attuali.

È invece quello che succede con Mary Anning che è una paleontologa che in Inghilterra meridionale scopre tutta una serie di fossili.

Quindi l’idea fondamentale è che se cambiamo in qualche maniera la profondità temporale e assumiamo che ci sono questi piccoli cambiamenti, tutto sommato potrebbe essere possibile: questi piccoli cambiamenti possono generare questa diversità e possono far sì che specie presenti nel passato cambiano nel corso del tempo e si trasformino nelle forme attuali.

La domanda è:

  • Com’è possibile che questi cambiamenti si verifichino?
  • Com’è possibile che le specie sembrano così perfettamente adattate al mondo in cui vivono?

Si spiega con l’idea che questa specie ha preso origine da un’azione di creazione.

Le cose cambiano quando alcune persone cominciano a cercare di fornire delle spiegazioni attraverso le quali è possibile giustificare come questi cambiamenti si siano verificati nel corso del tempo; Lamarck e la sua teoria dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti viene in tutti i libri di biologia derisa come inaccettabile, con il classico esempio dell’esperimento in cui vengono tagliate le code ai topi e fatti riprodurre continuano a produrre una prole con la coda fondamentalmente.

La cosa che va riconosciuta a Lamarck è che di per sé lui accettava l’idea che ci fosse un cambiamento nel corso del tempo, che queste forme fossili presenti nel passato fossero collegate a quelle presenti attualmente; il problema era proprio cercare di fornire una prima spiegazione a questo fenomeno.

Il grosso contributo in questo dibattito da parte di Lyell è quello di stravolgere l’idea dell’antichità del pianeta ed introdurre tempi molto più lunghi di quelli suggeriti da Ussher di 6.000 anni e fornendo uno spazio temporale di milioni/miliardi di anni questi cambiamenti erano potenzialmente possibili.

Darwin e la selezione naturale

Uno dei personaggi chiave della biologia fu C. Darwin che, dopo una fase particolare della sua vita, fa questo viaggio in giro per il mondo sappiamo e, fortemente influenzato dalla visita alle Galapagos e non solo, propone un meccanismo che spieghi come mai sono presenti queste differenze e perché gli individui, o le specie, sembrano essere così perfettamente adattati all’ambiente in cui sono presenti.

T. Huxley, più proattivo rispetto a Darwin ad esporsi al dibattito pubblico, sarà uno dei principali difensori e diffusori della teoria dell’evoluzione per selezione naturale proposta da Darwin.

La selezione naturale in pratica spiega come siano possibili le differenze tra le varie specie e la potenza della selezione naturale è che questa azione non richiede un intervento esterno, tutto in pratica è legato alla realtà che è osservabile, misurabile, quantificabile.

Tenendo conto della sua idea che le specie possono cambiare nel tempo e che le specie possono separarsi e diventare specie diverse, rappresentata dai suoi famosi schizzi che sottolineano il fatto che le varie specie non sono indipendenti fra di loro ed immutabili, ma sono tra loro collegate in quanto condividono antenati comuni; di conseguenza anche l’uomo dovrà condividere un antenato comune con qualche altra specie e quindi la centralità dell’uomo viene meno in quanto i meccanismi che hanno influenzato la diversità presente sono gli stessi che hanno influenzato l’uomo.

Inoltre devono esistere delle specie là fuori con le quali l’uomo condivide un antenato comune nel passato ed è proprio su questo punto che si svolge un evento abbastanza famoso che è il dibattito tra il vescovo Wilberforce e T. Huxley, considerato il mastino di Darwin, che si è svolto ad Oxford.

Tutto il dibattito viene riassunto in una serie di osservazioni:

  • L’idea che l’uomo discenda dalla scimmia e che si conclude con Huxley che ribatte al vescovo

Selezione naturale

Riassumendo l’idea di Darwin, ci sono una serie di osservazioni fondamentali:

In pratica l’insieme delle tre caratteristiche evidenziate fa sì che se io ho dei caratteri che mi rendono vincente, perché mi permettono di sopravvivere con una maggiore probabilità rispetto a chi non ha o esprime in maniera diversa quel carattere, che mi permettono di riprodurmi e che possono essere trasmessi ai figli, nel corso del tempo si verificherà che questi caratteri diventeranno più frequenti.

Quindi la selezione naturale rappresenta un meccanismo chiave dell’evoluzione.

Peter e Rosemary Grant hanno trascorso una buona parte della loro attività accademica studiando i fringuelli di Darwin su almeno un paio di isole delle Galapagos e durante i loro studi hanno potuto osservare che negli anni ’70 una forte siccità ha determinato una scarsa disponibilità di semi che nel tempo si sono anche diversificati assumendo dimensioni sempre più grandi e più duri da aprire, il che ha avvantaggiato nella sopravvivenza quegli individui, all’interno della specie dei fringuelli, già dotati di un becco più grande.

La cosa interessante da notare è che già prima della siccità esisteva già una certa variabilità, quindi individui con becchi di dimensioni differenti, ma il fatto che ci fosse poi una diversità di semi a cui accedere permetteva a tutti quanti di sopravvivere. Il risultato quindi è stato che dopo il fenomeno di selezione si è osservato questo shift di variabilità dove prima il valore medio delle dimensioni del becco era più piccolo e dopo il fenomeno di selezione questo shift ha portato ad una distribuzione simile nella forma ma centrata su una dimensione più larga.

Questo dimostra chiaramente come fenomeni di questo tipo possano aver favorito nel tempo la diversificazione delle varie forme di fringuelli delle Galapagos e come tutto ciò si sia verificato partendo da un antenato comune che sia arrivato nelle isole e che poi si sia diversificato attraverso un fenomeno di adattamento ambientale in risposta alle diverse risorse disponibili.

Darwin, Mendel e l’ereditarietà

Il vero problema dell’idea di Darwin, soprattutto nelle fasi iniziali della diffusione della teoria, è quello della trasmissione dei caratteri, cioè Darwin non sa come le informazioni dei genitori siano trasmesse ai figli, in quanto non esisteva una teoria dell’ereditarietà dei caratteri che fosse compatibile con le osservazioni e permettesse di capire se il meccanismo proposto da Darwin fosse funzionale o meno. Mancavano inoltre anche aspetti molecolari che impedivano a D. di dare forza al suo modello.

Le idee presenti a quel tempo erano molto semplici e per lo più basate sulle osservazioni.

Infatti per spiegare l’ereditarietà si ipotizzava che:

A questo punto nasce un altro gigante che è appunto Mendel e il suo contributo è quello di ipotizzare un meccanismo con cui i caratteri vengono trasmessi e si manifestano all’interno di un certo individuo.

Sappiamo che tutto questo è stato reso possibile perché ha selezionato un certo tipo di tratti molto particolari, in quanto si presentavano in maniera antagonistica, e dove c’erano alcuni tratti che erano dominanti rispetto agli altri che quindi si manifestavano in maniera alternativa e non in maniera bland (miscelata).

Già Mendel aveva rifiutato il fatto che ci fosse il contributo di uno solo dei due genitori in quanto aveva verificato che invertendo l’origine dei gameti il risultato era lo stesso, ma quello che Mendel osserva in particolare è come caratteri presenti nei genitori possono essere assenti nei figli e poi possono ricomparire nelle generazioni successive.

Nel meccanismo con cui questo avveniva Mendel aveva osservato che la frequenza con cui questi caratteri ricomparivano non era casuale ma avveniva secondo certi rapporti e assumendo che questi caratteri fossero determinati solo da due elementi che erano ereditati in maniera singola da un genitore o dall’altro riuscì a spiegare in maniera semplice il perché dei risultati osservati.

In sintesi era l’idea che ogni individuo porta due copie dello stesso gene, che questi geni possono essere presenti in forme diverse che sono in pratica i diversi alleli e che appunto quali alleli siano presenti nell’individuo determina poi il fenotipo, che è poi la manifestazione di quel carattere.

La prima legge di Mendel, determina che gli alleli si uniscono a caso sulla base degli alleli presenti nei due genitori. Si tratta di una spiegazione che funziona molto bene per un certo tipo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Aurorafogazzaa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Scaffardi Lucia.
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