Anatomia umana
Cellule, tessuti, organi e sistemi rappresentano livelli di organizzazione che costituiscono il corpo umano e sono accomunati da una regola: ciascuno di essi è costituito da parti che, seppur diverse per origine, morfologia e funzioni, cooperano allo svolgimento di una o più funzioni comuni.
Cellule, tessuti, organi e sistemi
Le cellule sono sistemi chiusi che scambiano materiale ed energia con l’ambiente esterno.
Le cellule e la matrice extracellulare formano i tessuti.
La matrice extracellulare è un complesso di macromolecole che circonda e supporta le cellule nei tessuti.
L’anatomia umana definisce un organo come una struttura isolabile dal contesto in cui si trova; inoltre un organo è un elemento visibile, ovvero non devo avere bisogno del microscopio per vederlo.
Organi diversi si raggruppano per svolgere la stessa funzione in sistemi. I diversi sistemi si uniscono a formare un apparato. Ogni organo risulta dall’assemblaggio ordinato di vari tessuti, ciascuno dei quali si compone a sua volta di determinati tipi cellulari.
Piani anatomici
La prima suddivisione del corpo umano è una suddivisione per piani considerando la posizione anatomica standard: in piedi, posizione eretta, con il viso che guarda avanti, i piedi sono ravvicinati e gli arti superiori pendono lungo i fianchi con le palme delle mani rivolte in avanti; applicata la posizione standard anatomica ci sono 3 piani principali:
- Piano sagittale: un piano verticale che divide il corpo in due metà, una destra e una sinistra. Paralleli al piano sagittale, posti lateralmente rispetto ad esso, si trovano i piani parasagittali che quindi non dividono il corpo in due parti uguali.
- Piano frontale: divide il corpo in una parte anteriore, parte frontale del corpo, e in una posteriore, parte posteriore del corpo.
- Piano trasverso: divide il corpo in una parte superiore e in una inferiore. Questo piano viene condotto all’incirca 1/1,5 cm dalla posizione più bassa della gabbia toracica.
Definizioni
- Prossimale: più vicino all’area della testa.
- Distale: più vicino alla parte podalica e più lontano dal cranio.
Non sono mai termini assoluti ma sono termini relativi rispetto a qualcos’altro.
- Mediale: più interno, più vicino al piano sagittale.
- Laterale: più esterno.
- Palmare: palmo della mano, superficie posta in avanti nella posizione anatomica standard.
- Dorsale: dorso della mano.
- Cranicale o cefalico: parte superiore.
- Caudale: inferiore.
- Ventrale: anteriore.
- Dorsale: posteriore.
Movimenti
Si parla di ossa non di muscoli!!!
Gli organi che permettono i movimenti sono i muscoli scheletrici che muovono le ossa e i muscoli lisci che muovono i visceri.
Qualsiasi movimento è il risultato dello spostamento di un osso rispetto alle altre ossa e rispetto allo spazio circostante.
- Flessione: avvicinamento di due segmenti ossei.
- Estensione: allontanamento di due segmenti ossei.
- Abduzione: allontaniamo un arto dal corpo.
- Adduzione: avvicinamento arto dal corpo.
- Rotazione: ruotare un elemento attorno al proprio asse.
- Circonduzione: disegna nello spazio un cono, rotazione rispetto ad assi multipli.
- Supinazione: movimento opposto alla pronazione, si ottiene usando la palma della mano da posteriore passa ad anteriore o da inferiore a superiore.
- Pronazione: movimento che compiono l’avambraccio e la mano quando la palma ruota da un piano anteriore a quello posteriore oppure dal superiore all’inferiore.
- Flessione dorsale: movimento di flessione nel piano sagittale riferito al piede, il cui dorso si avvicina alla parte anteriore della gamba.
- Flessione plantare: la pianta del piede viene portata all’indietro e le dita verso il basso, movimento opposto alla flessione dorsale.
- Inversione: movimento riferito soltanto ai piedi. È la somma di adduzione, flessione plantare e supinazione del piede che porta all’esposizione della pianta del piede verso l’interno.
- Eversione: opposto all’inversione. È la somma di abduzione, flessione dorsale e pronazione del piede che porta all’esposizione della pianta del piede verso l’esterno.
Scheletro
Lo scheletro corrisponde al sistema osseo, è quell’insieme di elementi strutturali, singole ossa, che ha la funzionalità di sostenere l’architettura del corpo, ha l’importanza di fornire le leve per l’azione muscolare e risponde alle forze di carico ponderali e reattive.
I singoli movimenti che noi ci permettiamo hanno nel profilo osseo e nel modo in cui le singole ossa si interfacciano tra di loro a identificare le articolazioni, colore azzurro nel disegno, quindi i punti di interfaccia dei profili ossei.
Le articolazioni definiscono delle potenzialità di movimento, i muscoli dovranno adattarsi a queste potenzialità di movimento fornendo solo la forza per il movimento stesso. Noi compiamo un movimento perché gli elementi ossei si incastrano in un certo modo.
L’osso è un elemento duro e nella sua capacità di offrire una resistenza, diventa un elemento sostanziale che nell’ambito dell’architettura del nostro corpo ha la capacità di supportare le forze di carico ed è di fondamentale importanza.
Ponderale vuol dire che lo stesso scheletro è responsabile nel supportare tutti quei carichi che noi facciamo gravare su di lui per sollevare un peso, questi carichi generano delle forze che devono scaricarsi lungo la colonna vertebrale e lungo gli arti per definire l’osso carico finale fisico a terra.
Le forze di carico reattive sono quelle forze di carico che si realizzano quando andiamo in una fase di deambulazione, tutte le volte che noi definiamo un passo, premiamo sul terreno e otteniamo una forza reattiva che sarà scaricata, assorbita e annullata.
L’osso è un tessuto mineralizzato cioè è un tessuto vivo, la particolarità è che la matrice extracellulare di questo tessuto è una matrice mineralizzata, questa mineralizzazione genera una situazione in cui le cellule sono incastrate in questa struttura senza però essere isolate, infatti grazie ad una serie di propaggini citoplasmatiche che si incanalano in sottili canalicoli ossei, queste cellule comunicano tra di loro e con spazi vascolari.
Gli elementi ossei possono realizzare delle forme più compatte rispetto a forme meno compatte che hanno una vera e propria apparenza di tipo reticolare, osso spugnoso. L’osso compatto è presente nell’ambito periferico di ossa lunghe, ossa chiamate a supportare elementi di carico, mentre ossa che sono sottoposte a condizioni più dinamiche dove le linee di forze possono essere più varie e non particolarmente forti, tendono ad essere ossa spugnose.
L’osso non si presenta nudo ma è rivestito da una porzione di tessuto connettivo denso che genera un vero e proprio rivestimento che prende il nome di periostio. Il periostio esterno si continua con alcune superfici che corrispondono ai profili di contatto osso-osso che realizzeranno le condizioni di articolazione. Dove ci sono i punti di contatto il periostio non c’è più e si continua sempre con una struttura fibrosa ma che prende il nome di pericondrio.
Nell’ambito del periostio sono presenti numerosi elementi cellulari che prendono il nome di osteoblasti, elemento staminale dal cui genera l’osteocita maturo.
Il periostio è altamente vascolarizzato e altamente innervato, questa innervazione rappresenta la vera e propria innervazione dell’osso, quindi gli elementi ossei sono innervati.
Quella del periostio è l’innervazione dell’osso, altri profili di innervazione ma che non sono profili di innervazione dell’osso sono prolungamenti nervosi che si accompagnano a profili vascolari che stanno penetrando nell’osso, questi servono per creare una vasocostrizione e vasodilatazione di queste pareti vascolari. Una parte di queste fibre nervose finiranno anche verso l’interno dell’osso perché la porzione interna di midollo osseo, dove ci sono gli elementi staminali del sangue, è innervata.
Le ossa lunghe hanno una nomenclatura che è quella di diafisi ed epifisi, in particolare l’osso lungo è distinto in un corpo, diafisi, e le sue estremità, epifisi.
Lo scheletro è suddiviso in una porzione che prende il nome di assile o assiale dello scheletro e le restanti porzioni superiori e inferiori che prendono il nome di elementi appendicolari. Con parte assiale dello scheletro ci riferiamo alle porzioni in asse dello scheletro, l’elemento assile è il principale responsabile di gestire la fase elastica, di scarico a terra, di disimpegno relativamente a tutte le forze che si caricano sull’asse scheletrico. Gli altri elementi ossei si chiamano appendicolari perché riguardano le appendici che sono superiori e inferiori.
Articolazioni
Punto in cui due o più elementi ossei si mettono in rapporto funzionale, realizzano delle condizioni di movimento o di saldatura. Le caratteristiche morfologiche delle articolazioni ci permettono di suddividerle in due grandi classi:
Sinartrosi
Sinartrosi: tutti quei rapporti tra gli elementi ossei che mettono due o più elementi ossei in rapporto di continuità funzionale, questo concetto esprime il fatto che tra un profilo osseo e un altro non c’è continuità. Questa modalità di rapporto ha un’ulteriore classificazione in virtù del fatto che l’elemento che unisce le ossa può essere fatto di istologie diverse, in realtà o è un tessuto fibroso o è un tessuto cartilagineo o è un tessuto osseo. Il tessuto fibroso può assumere dei rapporti particolari creando delle diverse tipologie:
- Fibrose: articolazioni tipiche delle ossa craniche. Questi elementi cranici sono rivestiti da un tessuto fibroso, non sono aderenti alle ossa, che abbraccia le ossa che vanno a mettersi in rapporto tra di loro, realizzando anche delle trabecole. Le articolazioni fibrose hanno la caratteristica di un tratto reuniente che in realtà è un tratto che va in involuzione, andrà a scomparire man mano che gli elementi ossei si avvicineranno l’un l’altro. Questo è proprio il destino che hanno le suture del cranio, tutte le ossa del cranio sono unite in questo modo durante la fase neonatale. Nell’ambito del cranio adulto sono cresciuti fino a portarsi a fondersi l’uni con l’altro.
- Sindesmosi: è un tessuto connettivo fibroso, lega due ossa distanti. Offrono un punto di ancoraggio dei muscoli.
- Gonfosi: rapporto osseo che c’è tra dente e osso relativo, mascella o mandibola. Parliamo di tessuto connettivo denso, qui ci sono tante trabecole di tipo cordonale che vanno ad ancorare il dente nell’ambito del profilo osseo. Questi sistemi cordonali nascono già durante il primo periodo embrionale quando i profili ossei di mascella e mandibola e del dente sono ancora immaturi, sono ancora di tipo fibroso cartilagineo e quindi consentono di incastrare nella matrice queste trabecole che nella fase adulta si trovano fuse. La parte bianca in foto è fatta da tessuto connettivo lasso che determina un vero e proprio cuscinetto di ammortizzazione durante i lavori di carico del dente. Le gonfosi realizzano una relativa mobilità.
- Sincondrosi: l’istologia di legame tra i due profili ossei vede una cartilagine ialina. Tutti i punti in cui abbiamo questo rapporto, sono punti ad evoluzione terminale cioè non permanenti, questi rapporti vanno poi in sinostosi.
- Sinostosi: la cartilagine scompare e gli elementi ossei si legano tra di loro. Quando le ossa si saldano l’individuo non cresce più, può crescere nella forza, nella robustezza della struttura ossea ma non sicuramente in altezza.
- Sinfisi: tipico di vertebre e ossa pubiche, profili ossei anteriori del bacino. L’articolazione sinfisi delle ossa pubiche è terminale quindi evolverà ad un certo punto in una struttura simile a una sincondrosi, in una fase matura rimarrà solo la componente fibrosa che lega le due ossa pubiche. La sinfisi è composta da una placca di accrescimento di cartilagine ialina, è un margine di accrescimento destinato a scomparire, aderente ai due profili ossei. Tra i due dischi di cartilagine ialina abbiamo un anello fibrocartilagineo e all’interno di questo anello abbiamo una porzione centrale che è stato identificato come il nucleo pomposo, formato da elementi cellulari molto grandi, ricche di glicogeno che serve a legare una grande quantità di acqua, hanno poca matrice extracellulare e realizzano una struttura che è un vero e proprio cuscinetto di ammortizzazione rivestito da un anello fibroso che lo mantiene in posizione. Il cuscinetto di ammortizzazione è responsabile delle cosiddette ernie al disco. Il nucleo polposo è responsabile della riduzione dell’altezza e curvatura che le colonne vertebrali dei soggetti più anziani tendono ad avere, infatti nell’età avanzata, dopo i 60 anni, diventa via via sempre più significativa la perdita di acqua all’interno del nucleo polposo, quindi assottiglia, si riduce e si riduce anche lo spazio tra le vertebre.
Diartrosi
Diartrosi: si ha tutte le volte che gli elementi ossei entrano tra di loro in rapporto di contiguità, tra i due profili ossei c’è uno spazio, l’elemento osseo che si contrappone non è essa stessa legata; a legare le ossa in questo caso ci pensa un manicotto esterno, prende il nome di capsula articolare, sempre fatto di tessuto fibroso. Il manicotto esterno lega due superfici che possono scorrere liberamente tra di loro. La capsula articolare crea una camera interna che prende il nome di camera sinoviale, questa è ripiena di liquido che prende il nome di liquido sinoviale.
Il liquido sinoviale è prodotto da elementi cellulari monostratificati che tappezzano l’interno della membrana articolare. Il liquido sinoviale contiene alcuni elementi soprattutto piccoli peptidi che rendono il liquido vischioso tale che le superfici che si contrappongono possono contare su un liquido che riduce l’attrito.
Il margine azzurro rappresenta la cartilagine articolare, cartilagine ialina particolare perché è osservabile solo dove la cartilagine va a ricoprire la testa degli elementi ossei, presenta delle cellule appiattite e ha l’importante compito di realizzare una superficie liscia a livello dell’osso. La matrice ossea non è capace di formare una superficie liscia, infatti quando si forma è ruvida, questa ruvidezza intrinseca del tessuto osseo viene mascherata dalla cartilagine articolare.
La diartrosi si può presentare con diverse modalità:
- Semplice: quella descritta sopra.
- Complessa: la camera sinoviale è superata in camera superiore e camera inferiore perché un disco articolare, un setto fibroso, si interpone tra i due elementi ossei per realizzare un cuscinetto di ammortizzazione laddove gli elementi ossei per il loro movimento possono andare frequentemente sottoposti a un cozzo, sbattere uno contro l’altro.
- Composta: l’articolazione del gomito vede nella capsula articolare la presenza di 3 ossa abbastanza piccole, all’interno della stessa capsula articolare vengono abbracciati tutti e 3 i profili ossei.
I legamenti collaterali possono essere due o più e sono dei nastri tendinei che definiscono un rinforzo alla capsula articolare. Questi legamenti sono sempre presenti.
La morfologia delle superfici articolari determina il tipo di movimento permesso e di conseguenza la nomenclatura:
- Artrodia: vede contrapporsi 2 superfici piatte, queste superfici sono dotate di qualsiasi tipo di movimento limitato.
- Ginglimo laterale o angolare: superficie cilindrica e la superficie contrapposta che è concava e abbraccia il cilindro, può essere perpendicolare o concava all’asse dell’osso. I ginglimi sono di due tipi a seconda di come il cilindro è orientato a seconda dell’asse dell’osso, se è perpendicolare parliamo di ginglimo angolare, se è parallelo all’asse stesso parliamo di ginglimo laterale. Hanno dei livelli di mobilità abbastanza rigidi.
- Condilartrosi: fatta da un elemento cilindrico che si appoggia su una superficie piatta, un esempio è il ginocchio. I movimenti sono movimenti di rotazione e scivolamento, inoltre è dotato anche di una certa capacità di inclinazione limitata.
- Enartrosi: articolazioni più mobili, composto da superficie emisferica e concavità più o meno accennata, ad esempio l’enartrosi della spalla e dell’arto inferiore.
- Sella: articolazione che c’è alla base del metacarpo del pollice, è l’articolazione in cui le 2 superfici concave si abbracciano, permette la contrapposizione del pollice alle altre dita.
Scheletro assile
Il cranio
Norma frontale
La porzione cranica è complessa dal punto di vista osseo perché è composta da diversi elementi ossei che si compongono tra di loro come un vero e proprio puzzle. Le linee che separano le aree colorate corrispondono alle suture, punti di articolazioni che riguardano le articolazioni del cranio. Nel cranio adulto le suture si sono evolute e sono diventati simili a delle sinostosi, mentre nel cranio di un soggetto in età pediatrica, in realtà le suture vedono una separazione, una leggera separazione tra i due elementi ossei, separazione recuperata da una forma.
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