Analisi del Territorio e degli Insediamenti - AA 2025/2026
L’URBANISTICA nasce come disciplina alla fine del 700, per rispondere alle situazioni drastiche e
all’impatto sociale della rivoluzione industriale, che aveva portato nelle città inquinamento e
sovrappopolazione. Da allora è una scienza autonoma che studia:
- l’analisi del territorio in generale
- la messa a punto dei mezzi tecnici, legislativi, amministrativi, politici
per la progettazione o l’adeguamento a nuove esigenze, sia di centri urbani che di infrastrutture.
Riconosciamo come padri dell’urbanistica moderna: Il barone Haussmann (Piano per Parigi), Ildefonso
Cerdà (Piano per Barcellona).
Bernardo Secchi: “Per urbanistica si intendono le tracce di un vasto insieme di pratiche: quello del
continuo e consapevole modificare lo stato del territorio e delle città”.
ANALISI: forma di scomposizione per temi seguito dalla ricomposizione. Per leggere correttamente un
luogo bisogna smontarlo nelle sue componenti fondamentali: il suolo, la rete idrografica, la vegetazione, il
sistema insediativo, gli elementi di corredo.
Ad esempio:
- idrologia: l’acqua cade seguendo la forma del territorio → scomposizione non solo visiva ma
funzionale;
- insediamenti: un certo momento della storia decide di insediarsi in quel punto. Questo per
l’incastellamento (spostamento in luoghi più protetti), per il cambiamento climatico (il quale
influisce sulla trasformazione del territorio, sia con gli eventi estremi, ma anche sulla flora e sulla
fauna, ma soprattutto sull’agricoltura).
- Stratificazione a balze: geotopo caratteristico, costituito da sabbie, argille e ghiaie stratificate, alte
fino a un centinaio di metri, di forme diversificate, intercalate da profonde gole. Queste sono il
risultato dell'erosione dei sedimenti pliocenici lacustri da parte degli agenti atmosferici e dei corsi
d'acqua;
- Calanchi: fenomeno geomorfologico di erosione del terreno che si produce per l'effetto di
dilavamento delle acque su rocce argillose degradate, con scarsa copertura vegetale.
Un aspetto chiave dell’analisi del territorio aperto è l’aspetto ecologico (spazio rurale e agricolo): non ha
solo un valore estetico e produttivo ma svolge funzioni biologiche e fisiche indispensabili per la
sopravvivenza e il benessere della società umana.
TERRITORIO: dal latino territorium (terra posseduta), risultato della coevoluzione tra
- sistema ambientale → comprende la morfologia (forma del terreno), l’altimetria (altezza sul livello
del mare), la geologia, il clima. Questi elementi impongono regole e limiti all’azione dell’uomo.
- sistema antropico → l’azione dell’uomo che, attraverso la tecnologia, ha stabilito storicamente un
patto di equilibrio con l’ambiente per garantirsi la sopravvivenza.
In ambito urbanistico il territorio ha assunto una visione “patrimoniale”: si lega alla bellezza come
armonia, giusta proporzione ed equilibrio. Storicamente, il territorio non era più visto come un “foglio
bianco” ma come un sistema dove l’uomo inventa modi per superare i limiti della natura.
Oggi, il conflitto nel governo del territorio emerge tra la tutela del paesaggio (es. soprintendenza) e le nuove
necessità tecnologiche come la Smart City o i pannelli fotovoltaici.
Oggi non si parla solo di urbanistica ma di Governo del territorio, un insieme di leggi e piani (nazionali,
regionali, comunali) che regolamentano le trasformazioni e garantiscono la tutela (protezione degli
ecosistemi e del paesaggio).
Lo strumento tecnico principale per questo compito è il SIT (Sistema Informativo Territoriale) che
permette di gestire e relazionare dati provenienti da fonti diverse (morfologia, dati demografici, trasporti) su
una base cartografica comune. All’interno del SIT la carta è un magazzino di informazioni spaziali.
L’EVOLUZIONE DEL TERRITORIO
Il passaggio dell’uomo alla vita stanziale avviene con la prima rivoluzione agraria, quando si comprende
che è possibile coltivare il terreno e produrre stagionalmente. Il territorio diventa un patto di coevoluzione
tra uomo e ambiente: l’uomo trasforma la natura, ma deve accettarne le condizioni di fondo per
sopravvivere.
L’insediamento non era mai casuale, ma rispondeva a 3 necessità:
1. Difesa: i villaggi (come l’ipotetico modello di Barni o i centri etruschi come Fiesole) venivano
costruiti in punti rialzati sulle colline per avvistare i nemici e proteggersi.
2. Protezione dalle inondazioni: si evitava la vicinanza immediata ai fiumi, considerati pericolosi per le
piene.
3. Salubrità: allontanarsi dalle valli paludose era fondamentale per sfuggire alla malaria e alle malattie
legate alle acque stagnanti.
Prime modificazioni fisiche → Per insediarsi, l’uomo inizia a deforestare la vegetazione originaria per creare
campi coltivati (vigneti, oliveti e seminativi come grano e orzo). Compaiono inoltre le prime mura, che
servivano a proteggere sia le persone, sia le scorte alimentari conservate nei silos.
In questa fase nasce il maggese, una tecnica per rispettare i cicli naturali: per non impoverire il suolo, i
terreni venivano alternati e lasciati riposare per un anno, mantenendo un equilibrio ecosistemico che oggi è
andato perduto con l’agricoltura intensiva.
Gli etruschi, in particolare, introducono la cultura promiscua, piantando la vite alta insieme ai cereali.
In Sicilia, la specificità climatica portò invece al modello del giardino mediterraneo con alberi da frutto.
L’epoca romana
Con i romani si passa da un insediamento puntuale a un vero e proprio piano sistematico di
infrastrutturazione. La forma del paesaggio agrario diventa il segno tangibile del potere e della condizione
giuridica delle terre conquistate.
- La Centuriazione (Limitatio): il territorio veniva diviso con precisione quasi ingegneristica in una
griglia di quadrati chiamati centurie, con lati di 710 metri (circa 50 ettari). Questi segni sono così
profondi che, a differenza di quelli etruschi (prevalentemente archeologici), sono oggi ancora
leggibili nelle ortofoto attuali di molte pianure italiane (es. come a Cesena).
- Cardo e Decumano: la struttura si basava su due assi ortogonali: il Cardo (nord-sud) e il
Decumanus (est-ovest). Questo schema a scacchiera definiva sia la divisione dei campi che il
disegno delle città (il castrum). A Firenze, ad esempio, questi assi si incontrano ancora oggi in
Piazza della Repubblica.
- Infrastrutture come spina dorsale: i romani furono i primi grandi infrastrutturatori. Costruirono una
rete stradale tecnologica (usando pietra e segnali) che collegava l’intero impero (Via Aurelia,
Cassia, Clodia) e i primi sistemi di gestione delle acque: acquedotti per l’approvvigionamento e la
Cloaca Massima per lo scolo delle acque reflue, garantendo un’igiene urbana che andrà perduta nel
Medioevo.
Una grande città romana ai tempi del II secolo a.C. comprendeva: il foro, le terme, il teatro, l’anfiteatro e
l’acquedotto.
L’Alto Medioevo
Dopo la caduta dell’Impero Romano e le invasioni barbariche, il sistema vettoriale collassa, portando a un
lungo periodo di degrado.
- Ritorno alla natura e abbandono delle valli. Si perdono le tecniche agricole complesse e la
misurazione romana, Le terre coltivate tornano ad essere campi aperti dedicati alla caccia e
all’allevamento brado. Le valli, non più mantenute, tornano a impaludarsi, favorendo nuovamente la
diffusione di malaria.
- Incastellamento (X-XI secolo). Per motivi di sicurezza, la popolazione abbandona le pianure e si
rifugia in borghi fortificati posti sulle cime delle colline. Questo fenomeno avviene in 3 fasi:
1. Accentramento: creazione di un piccolo nucleo di persone;
2. Fortificazione: costruzione della roccia e delle mura;
3. Espansione: sviluppo del centro abitato anche all’esterno delle mura una volta stabilizzata
l’economia feudale.
- Il paesaggio come stratificazione. In questa epoca, le società successive iniziano a utilizzare i
segni del passato in modo utilitaristico. Le rovine romane vengono spesso usate come cave per
recuperare materiale da costruzione. Si creano spazi urbani suggestivi come Via Torta a Firenze o
la Piazza dell’Anfiteatro a Lucca, dove le case medievali sono state costruite letteralmente sopra o
seguendo la forma delle rovine dei teatri e anfiteatri romani, conservandone il segno originario.
Basso Medioevo
A partire dall’XI secolo, l’Europa vive una fase di profonda trasformazione nota come rivoluzione agraria
del basso Medioevo, che segna il superamento del degrado dell’Alto Medioevo.
- Le grandi opere collettive. Tra l’XI e il XIII secolo vengono avviate importanti opere di bonifica,
irrigazione e dissodamento. Questo processo non è individuale, ma guidato da grandi istituzioni:
1. Le abbazie Cistercensi: furono i monaci i primi grandi ingegneri del territorio, gettando le
basi per l’arginatura del Po e creando i complessi sistemi di canali irrigui e di navigazione
della Valle Padana.
2. La reintroduzione della Transumanza: le abbazie organizzano su scala industriale lo
spostamento stagionale delle greggi (transumanza), tracciando i percorsi che diventarono
veri e propri assi infrastrutturali del paesaggio italiano.
- La nascita della Borghesia e il Primato della Città. La lotta dei comuni contro i feudatari ridà
centralità alla città rispetto ai castelli medievali. Nasce la borghesia comunale, una classe sociale
dinamica che vede nell’agricoltura non solo sussistenza, ma una fonte di profitto e rendita, portando
avanti l’innovazione tecnologica nei campi.
- La Via Francigena. Il territorio è attraversato da grandi direttrici di pellegrinaggio e commercio,
come la Via Francigena (che collegava Canterbury a Roma, documentata già nel IX secolo
dall’itinerario di Sigerico).
- L’assetto della città commerciale (XIII sec). La città medievale matura si organizza attorno a poli
funzionali precisi che vediamo ancora oggi in centri come Siena o Firenze:
1. La Grande Piazza: il cuore della vita pubblica e del mercato;
2. Il palazzo comunale: simbolo del potere civile e della borghesia;
3. La Cattedrale: il centro del potere religioso;
4. La borsa del commercio (es. Loggia della Mercanzia): dove si gestivano i flussi economici;
5. Gli Orti Urbani: grandi spazi verdi produttivi coltivati a vigneti e frutteti situati all’interno delle
mura (come mostrano le antiche piante di Bologna o Firenze).
Tecniche idraulico-agrarie
Il concetto di sistemazione rappresenta il patto tecnologico tra l’uomo e la morfologia del terreno. Si
definisce come un complesso coordinato di opere volte a garantire la difesa idraulica, il risparmio idrico e
una lavorazione efficace del suolo in pendenza.
- Sistemazione di pianura - La Piantata. Tipica delle zone pianeggianti, consiste nella coltura
promiscua dove filari di alberi (olmi, pioppi, aceri) fungono da sostegno vivo per i tralci della vite.
Questo disegno crea campi alberati regolari, lasciando lo spazio a terra libero per cereali o foraggio.
- Sistemazioni di collina (gestione delle pendenze). Per coltivare i versanti senza che l’acqua porti
via il terreno (erosione) si sono sviluppate delle tecniche principali:
1. Rittochino: le lavorazioni seguono la linea di massima pendenza (perpendicolari alle curve
di livello). E’ la tecnica più semplice e favorisce il rapido deflusso delle acque, ma è la più
pericolosa per l’erosione superficiale.
2. Giropoggio: le lavorazioni e le scoline (fossi di scolo) seguono le curve di livello. L’acqua
viene raccolta orizzontalmente e convogliata poi lentamente verso valle. E’ fondamentale
per limitare il ruscellamento e preservare il suolo.
3. Cavalcapoggio: si scavano fossi che scavalcano i dossi (poggi) per scaricare l’acqua nelle
depressioni naturali o in collettori artificiali.
4. Terrazzamenti: la creazione di ripiani orizzontali sostenuti da muretti a secco per rendere
coltivabili anche i pendii più ripidi.
La mezzadria
La mezzadria è il rapporto produttivo che ha cristallizzato il paesaggio agrario del Centro Italia (Toscana,
Marche, Umbria) dal Basso Medioevo fino alla metà del XX secolo.
- Contratto mezzadrile. Si basa sulla divisione a metà dei prodotti e delle spese tra il proprietario del
fondo e il mezzadro:
1. Il proprietario garantisce il capitale (terra, casa, sementi, buoi)
2. Il mezzadro garantisce la forza lavoro della sua famiglia allargata, vivendo in una condizione
di stabilità abitativa ma di subordinazione economica.
- Le tipologie abitative e produttive. Il territorio rurale è organizzato secondo una precisa gerarchia
edilizia:
1. Castello o villa: residenza temporanea del padrone, spesso derivata da antichi presidi
militari o come evoluzione delle ville medicee (es. Cafaggiolo, La Petraia, Poggio a Caiano).
Sono circondate da giardini formali e poste al centro di vasti possedimenti;
2. Fattoria: il centro amministrativo e gestionale. E’ un complesso di grandi dimensioni che
raggruppa funzioni specifiche per la trasformazione dei prodotti: la tinaia e la cantina per il
vino, il frantoio per l’olio e i granai;
3. Podere e casa colonica: l’unità minima produttiva dove viveva la famiglia colonica. La casa
colonica è un tipo edilizio diacronico che si è evoluto nel tempo in due forme principali:
- Tipo A (a scala esterna): con le scale che portano direttamente al piano superiore
(abitazione), mente il piano terra è destinato alle stalle;
- Tibo B (unitario): tipico delle pianure, dove tutte le funzioni (granaio, abitazione,
stalla) sono integrate in un unico volume compatto.
Con la rivoluzione industriale e la meccanizzazione del XX secolo, la mezzadria collassa. L’introduzione dei
macchinari rende i piccoli appezzamenti inefficienti; i campi vengono uniti, siepi e fossi eliminati per
facilitare il passaggio dei trattori, causando la perdita della biodiversità e della trama storica del paesaggio
a favore di un’agricoltura intensiva.
Il cambiamento.
La rivoluzione del territorio contemporaneo ha inizio con la Prima Rivoluzione Industriale, un vero e
proprio punto di rottura rispetto agli schemi della città medievale e barocca.
- Impatto delle fabbriche. Per la prima volta, le fabbriche entrano nel tessuto urbano, portando con
sé inquinamento, rumore e una sovrappopolazione incontrollata. Città storiche nate per rispondere
a esigenze medievali si ritrovano improvvisamente sature.
- L’esplosione demografica. Il caso di Londra è emblematico del fenomeno: nel 1801 contava meno
di 900.000 abitanti, cifra che quadruplica in meno di un secolo arrivando a 4.200.000 nel 1891.
Questa crescita esponenziale rende le città invivibili e mette in crisi i sistemi igienico-sanitari.
Durante questo periodo nasce il termine “slum” per indicare quartieri sovrappopolati e putridi.
- La nascita della disciplina. L’urbanistica nasce alla fine del ‘700 proprio come scienza autonoma
per rispondere a queste criticità.
Secondo la ricostruzione di Francoise Choay questa fase è caratterizzata da dibattiti teorici (spesso
utopici) senza realizzazioni concrete. Emergono due correnti:
- Modello progressista. Guarda al futuro e alla scienza per risolvere i problemi. Propone spazi aperti
nel verde, la separazione rigorosa delle funzioni (zonizzazione) e l’individuo come “tipo” con bisogni
universali.
Esempio massimo è il Falansterio di Fourier: un edificio unitario per 1620 persone immerso nel
nulla, dove l’abitazione standard è il modulo base.
- Modello culturista. Di stampo nostalgico (Ruskin, Morris), critica la perdita dell’unità organica della
città antica. Propone città dense, di dimensioni modeste, che rifiutano il geometrismo e guardano
alla cultura storica piuttosto che al progresso tecnico.
- Marx ed Engels. Criticano la città industriale senza proporre modelli chiusi, vedendo la città come
un prodotto della storia e del conflitto di classe; il futuro aspetto urbano sarà deciso solo dopo la
rivoluzione;
- Antiurbanistica Americana. Legata al mito della frontiera e di una natura vergine che rifiuta la
densità urbana.
In questo contesto, lo studio della città assume due aspetti:
- Studio descrittivo: basato sulla statistica e stimolato dalle Commissioni Reali d’Inchiesta
sull’igiene;
- Polemica: un’osservazione critica che assimila la città industriale a un “cancro” o una “verruca”,
denunciando le condizioni fisiche e morali del proletariato.
I grandi piani dell’Ottocento.
A metà dell’800 si passa alla fase dell’urbanistica applicata, dove le teorie iniziano a tradursi in progetti
reali per modernizzare le città europee.
Nascono i piani igienisti europei, il cui obiettivo era la salute pubblica (fogne, acqua corrente, aria).
- Haussmann a Parigi. Prevede lo sventramento di intere parti di città medievale per creare grandi
boulevard, facilitare la circolazione e introdurre nuove infrastrutture. Introduce inoltre la
differenziazione sociale, creando quartieri distinti per classi abbienti e popolari;
- Cerdà a Barcellona. Basato su una scacchiera regolare con angoli smussati per migliorare l’igiene e
la circolazione;
- Ringstrasse di Vienna. Prevede l’abbattimento delle mura per fare spazio a grandi boulevard ed
edifici pubblici monumentali immersi nel verde.
In Italia la modernizzazione segue un percorso peculiare definito “Via italiana”. Fino agli anni ‘40, a
differenza del resto d’Europa, si assiste a:
- un consolidamento dei centri storici
- la permanenza di una distinzione netta tra paesaggio urbano e rurale
- una crescita industriale più tardiva e parziale.
Piano Poggi a Firenze (1865-1895): realizzato quando Firenze di
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