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Cosa deve fare lo studioso dedito alla ricerca?

A fronte della curiosità, lo studioso deve avere la modestia di dire: chi se ne è occupato? Qual è il problema storiografico posto attorno a questo tema? Prescindere da questo significa fare erudizione fine a sé stessa.

Valutare l'utilità della ricerca archivistica

Lo studioso deve valutare se la ricerca archivistica può essergli utile. Possono esserci fonti di vario tipo, non necessariamente di carattere documentario. Ad esempio, storici che si occupano di storia dell’arte considerano la dimensione archivistica, ma hanno anche altre fonti per quanto riguarda aspetti iconografico-stilistici. Gli archeologi possono fare ricorso alla documentazione scritta, ma la prima fonte è il reperto. Bisogna essere coscienti delle fonti, in primo luogo quelle archivistiche nel nostro caso.

La dimensione storiografica

Nella bibliografia: archivi e comunità. È una sintesi sui problemi dell’archivistica comunale, che ha voluto estendere anche a contesti tradizionalmente ai margini della discussione storiografica (medie e piccole comunità), un tema che ha circolato per circa un secolo nel dibattito storiografico sull’argomento.

Ci sono date di riferimento ben precise: da quando si può parlare di riflessione compiuta su questo argomento? Due studi di Torelli (1911 e 1915 su temi di diplomatica comunale, poi riuniti in volume "studi e ricerche di diplomatica comunale"; riediti nel 1980: ancora, in epoche lontane dalla loro scrittura, questo argomento veniva studiato e Torelli era sempre punto di riferimento).

Proprio dai testi di Torelli troviamo spunti che torneranno nella storiografia successiva, ma anche approfondimenti e riflessioni su varie tipologie di documentazione.

La diplomatica negli anni di Torelli (1911-1915)

La diplomatica era concentrata su documentazione prodotta da cancellerie di autorità superiori (cancellerie imperiali, papali, regie — documenti pubblici per eccellenza). I diplomatisti ottocenteschi cercavano di trovare elementi di piena comprensione, oltre alla validità e falsificazione, di queste tipologie documentarie.

La diplomatica era sviluppata essenzialmente in ambito germanico, con pochi ritorni in Italia. Per gran parte dell’Ottocento e ancora a fine Ottocento, c'era dilettantismo nell’ambito delle ricerche paleografiche e diplomatistiche.

A ridosso del 1911, si tratta di insegnamenti che raramente sono all’interno delle università, oltre ad essere rari da un punto di vista generale. Paleografia e diplomatica si studiavano con impronta fortemente pratica all’interno di scuole più o meno organizzate negli Archivi di Stato. Solo nel 1911 fu introdotto il primo vero regolamento archivistico in Italia, oggi vigente, che regolamenta le Scuole d’Archivio, istituzioni educative didattiche all’interno delle strutture degli Archivi di Stato.

La paleografia e diplomatica italiane, alla vigilia della pubblicazione del saggio di Torelli, stentavano ad avere un proprio statuto disciplinare, ad imporsi e a far capire a cosa potessero servire.

L'evoluzione della paleografia e diplomatica

L’Italia degli anni Sessanta-Settanta dell’Ottocento aveva solo due poli universitari significativi per l’insegnamento della paleografia: Firenze e Padova. Questi stavano gettando le basi per la paleografia del Novecento, di cui fa parte l’esperienza di Torelli.

Padova: Pasquale Villari, un grande storico che improntò di sé la storiografia italiana del secondo Ottocento, indicava come passaggio necessario e indispensabile a dare scientificità alla ricerca storica proprio gli insegnamenti di paleografia e diplomatica.

Firenze: qui insegnava un giovane trentino che morirà presto; la carica andrà a Cesare Paoli.

Il maturare della storia come disciplina scientifica, non come narrazione, non è una cosa che avveniva facilmente. Fino alla legge Gelmini esistevano le facoltà di Lettere e Filosofia, e la parola storia non compariva nelle titolazioni delle Facoltà italiane di ambito umanistico. La storia è stata a lungo una disciplina che ha dovuto conquistarsi spazio tra le discipline scientifiche e, per farlo, ha dovuto conquistare uno strumento laboratoriale di un suo ambito, quello degli archivi, testi e analisi di questi.

Firenze si pose come il laboratorio più importante nell’Italia post-unitaria e Villari era lì. Tra fine Ottocento e inizio Novecento avvenne una svolta. Le persone nuove che si affacciavano all’interno del panorama storiografico tra fine Ottocento e inizio Novecento iniziarono ad avvalersi di tecniche paleografiche e diplomatistiche.

Il cambiamento a inizio Novecento

A inizio Novecento, il panorama cambiò. I semi gettati da Villari, ma anche da Paoli e altri, iniziarono a dare frutti. Emerse la consapevolezza che è lo studio scientifico del documento a far sì che lo storico non faccia narrazione letteraria, ma ricostruzione storiografica, proponendo problemi e interpretazione.

Per non fare narrazione, abbiamo bisogno di padroneggiare strumenti di paleografia, diplomatica, filologia, critica del testo.

Torelli emerse dagli Archivi di Stato (era giovane archivista), si occupò di archivi e fece un percorso comune a molti altri nel 1900, uscendo dagli Archivi di Stato per andare a insegnare all’Università. Entrare nelle università dagli Archivi di Stato perché avevano acquisito, partendo dalla diplomatica, ampie conoscenze di storia del diritto italiano. Molti insegnavano storia del diritto italiano, non storia tout court, per rimarcare la vicinanza tra l’archivistica e le dimensioni storico-giuridiche.

Torelli si pose il problema di analizzare il documento comunale. Perché questo? Intanto, era un mantovano e aveva forti legami con l’area milanese. Si iniziava a superare limiti derivati da una diplomatica a lungo appiattita sul documento imperiale, papale, regio. Si iniziò a dire: ma i nostri archivi hanno moltissimo altro. È possibile estendere una metodologia ereditata e affinata dalla Germania, relativamente al documento cancelleresco, e applicarla al contesto su cui abbiamo più fonti? Nel centro-nord Italia gli archivi hanno molto degli archivi comunali.

Lo studio di Torelli sul documento comunale

Iniziamo ad analizzare lo studio di Torelli sul documento comunale. Torelli rimarca che il diplomatista ha come primo elemento di approccio proprio la produzione; deve capire chi, come, perché, quando e in quale contesto quel documento è stato prodotto. La prima domanda che si pone è la genuinità, fondamentale per capire la volontà dell’autorità che...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucabeagle di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archivistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Moscadelli Stefano.
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