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Formazione ed educazione ambientale: cambiamenti climatici

  • Criticità emerse alle conferenze internazionali sulla Terra ............................... 1
  • Cambiamenti climatici: il Protocollo di Kyoto .................................................................... 3
  • Cambiamenti climatici: l’effetto serra .................................................................................... 8
  • Cambiamenti climatici: le cause ................................................................................................... 15
  • La qualità dell'aria nell'ambiente urbano ................................................................................. 15
  • Qualità dell'aria e mobilità nell'ambiente urbano: il sistema partenopeo ............................ 16
  • Auto, moto e camion ci stanno soffocando ............................................................................. 19
  • Quello che non ci hanno mai detto dell’auto ........................................................................... 20
  • L’automobile spezza la schiena ................................................................................................ 25
  • Complessi industriali: impatto e rischio ambientale ............................................................... 30
  • Vademecum per i cittadini ........................................................................................................................... 35

Criticità emerse alle conferenze internazionali sulla Terra

Formazione ed educazione ambientale Cambiamenti climatici

Le criticità emerse nell’ultimo ventennio relative alle problematiche ambientali, riguardano le seguenti tematiche:

  • Ambiente e sviluppo sostenibile;
  • Cambiamenti climatici;
  • Desertificazione (CCD);
  • Principi sulle foreste e diversità biologica.

Cambiamenti climatici: il Protocollo di Kyoto

Dagli anni Novanta a oggi si sono susseguiti tutta una serie di incontri relativi alle singole tematiche appartenenti al problema dello sviluppo sostenibile (sulla popolazione, al Cairo nel 1994, sul ruolo della donna, a Pechino nel 1995, sulla pianificazione del territorio, a Istambul nel 1996) e in particolare alle convenzioni adottate a Rio de Janeiro.

Una data emblematica è il 1997, anno in cui si svolge la Conferenza di Kyoto sui cambiamenti climatici.

Il Protocollo di Kyoto è lo storico accordo internazionale per contenere le emissioni globali di gas serra del -5,2% entro il 2008-2012 (sulla base delle emissioni rilevate nel 1990). È il primo tentativo globale di coordinamento delle politiche economiche di singoli stati sovrani.

Il negoziato venne stipulato a Kyoto, in Giappone, nel dicembre 1997 durante la Conferenza COP3 della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC).

La sottoscrizione iniziale dei paesi era un atto puramente formale. Soltanto la successiva ratifica dell'accordo da parte dei parlamenti nazionali formalizzava l'impegno del paese a ridurre le emissioni.

Dal Protocollo di Kyoto erano esclusi i paesi in via di sviluppo per evitare di frapporre ulteriori barriere alla loro crescita economica. Un punto molto dibattuto e che trova ancora oggi il disaccordo degli Stati Uniti soprattutto per l'esclusione dagli impegni dei grandi paesi emergenti dell'Asia, India e Cina.

Sulla base degli accordi del 1997 il Protocollo entra in vigore il 90° giorno dopo la ratifica del 55° paese tra i 194 sottoscrittori originari purché questi, complessivamente, coprano almeno il 55% delle emissioni globali di gas serra.

L'assenza degli USA e della Russia hanno penalizzato per molti anni il lancio operativo dell'accordo, rimasto a lungo tempo "sospeso". Nel 2002 avevano ratificato l'atto già 55 paesi senza però coprire il 55% della produzione globale di emissioni di gas serra. Solo dopo la ratifica della Russia nel settembre 2004 si è superato finalmente il limite minimo previsto del 55% e data operatività al Protocollo.

Restano, in ogni caso, ancora fuori paesi come Australia e Stati Uniti, rei di non aver ratificato l'accordo per paura di danneggiare il proprio sistema industriale. Hanno aderito i seguenti paesi.

Stati firmatari e aderenti

NazioneFirma protocolloAdesione
Antigua e Barbuda16-03-19983-11-1998
Argentina16-03-199828-9-2001
Armenia---25-4-2003
Australia29-4-1998NO
Austria29-4-199831-5-2002
Azerbaigian---28-9-2000
Bahamas---9-4-1999
Bangladesh---22-10-2001
Barbados---7-8-2000
Belgio29-4-199831-5-2002
Benin---25-2-2002
Bhutan---26-8-2002
Bolivia9-7-199820-11-1999
Botswana---8-8-2003
Brasile29-4-199823-8-2002
Bulgaria18-9-199815-8-2002
Burundi---8-10-2001
Cambogia---22-8-2002
Camerun---28-8-2002
Canada29-4-199817-12-2002
Rep. Ceca23-11-199815-11-2001
Cile17-6-199826-8-2002
Cina29-5-199830-8-2002
Cipro---16-7-1999
Colombia---30-11-2001
Cook16-9-199827-8-2001
Corea del Sud25-9-19988-11-2002
Costarica27-4-19989-8-2002
Croazia11-3-1999NO
Cuba15-3-199930-4-2002
Danimarca29-4-199831-5-2002 (1)
Rep. Dominicana---12-2-2002
Ecuador15-1-199913-1-2000
Egitto15-3-1999NO
El Salvador8-6-199820-11-1998
Estonia3-12-9814-10-2002
Figi17-9-199817-9-1998
Filippine15-4-1998NO
Finlandia29-4-199831-5-2002
Francia29-4-199831-5-2002
Gambia---1-6-2001
Georgia---16-6-1999
Germania29-4-199831-5-2002
Ghana---30-5-2003
Giamaica---28-6-1999
Giappone28-4-984-6-2002
Gibuti---12-3-2002
Giordania---17-1-2003
Gran Bretagna29-4-199831-5-2002
Grecia29-4-199831-5-2002
Grenada---6-8-2002
Guatemala10-7-19985-10-1999
Guinea---7-9-2000
Guinea Equatoriale---16-8-2000
Guyana---5-8-2003
Honduras25-2-199919-7-2000
India---26-8-2002
Indonesia13-7-1998NO
Irlanda29-4-199831-5-2002
Islanda---23-5-2002
Israele16-12-1998NO
Italia29-4-199831-5-2002
Kazakistan12-3-1999NO
Kiribati---7-9-2000
Kirghizistan---13-5-2003
Laos---6-2-2003
Lesotho---6-9-2000
Lettonia14-12-19985-7-2002
Liberia---5-11-2002
Liechtenstein29-6-1998NO
Lituania21-9-19983-1-2003
Lussemburgo29-4-199831-5-2002
Malawi---26-10-2001
Malaysia12-3-19994-9-2002
Maldive16-03-199830-12-1998
Mali27-1-199928-3-2002
Malta17-4-199811-11-2001
Marocco---25-1-2002
Marshall17-3-199811-8-2002
Mauritius---9-5-2001
Messico9-6-19987-9-2000
Micronesia17-3-199821-6-1999
Moldavia---22-4-2003
Monaco29-4-1998NO
Mongolia---15-12-1999
Myanmar---13-8-2003
Namibia---4-9-2003
Nauru---16-8-2001
Nicaragua7-7-199818-11-1999
Niger23-10-1998NO
Niue8-12-19986-5-1999
Norvegia29-4-199830-5-2002
Nuova Zelanda22-5-199819-12-2002 (2)
Paesi Bassi29-4-199831-5-2002
Palau---10-12-1999
Panama8-6-19985-3-1999
Papua Nuova Guinea2-3-199928-3-2002
Paraguay25-8-199827-8-1999
Perù13-11-199812-9-2002
Polonia15-7-199813-12-2002
Portogallo29-4-199831-5-2002
Romania5-1-199919-3-2001
Russia11-3-199921-10-2004
Salomone29-9-199813-3-2003
Samoa16-3-199827-11-2000
Santa Lucia16-03-199820-8-2003
San Vincenzo e Grenadine19-3-1998NO
Senegal---20-7-2001
Seychelles20-3-199822-7-2002
Slovacchia26-2-199931-5-2002
Slovenia21-10-19982-8-2002
Spagna29-4-199831-5-2002
Sri Lanka---3-9-2002
Sudafrica---31-7-2002
Svezia29-4-199831-5-2002
Svizzera16-03-19989-7-2003
Tanzania---26-8-2002
Thailandia2-2-199928-8-2002
Trinidad e Tobago7-1-199928-1-1999
Tunisia---22-1-2003
Turkmenistan28-9-199811-1-1999
Tuvalu16-11-199816-11-1998
Ucraina15-3-1999NO
Uganda---25-3-2002
Ungheria---21-8-2002
Unione Europea29-4-199831-5-2002
USA12-11-1998NO
Uruguay29-7-19985-2-2001
Uzbekistan20-11-199812-10-1999
Vanuatu---17-7-2001
Vietnam3-12-199825-9-2002
Zambia5-8-98NO

Il Protocollo di Kyoto è finalizzato alla riduzione dei gas responsabili dell'effetto serra. Tra questi gas troviamo:

  • Biossido di carbonio (CO2) (responsabile del 60% dell'effetto serra);
  • Metano (CH4) (responsabile del 20% dell'effetto serra);
  • Protossido di azoto (N2O);
  • Idrocarburi fluorati e perfluorati (HFC e PFC);
  • Esafluoruro di zolfo (SF6).

Questi dati si riferiscono all'impatto sull'effetto serra provocato dalle sole attività umane. Va ricordato, infatti, come l'effetto serra sia di per sé un fenomeno naturale fondamentale per l'esistenza stessa della vita. Senza l'effetto serra la Terra avrebbe temperature inferiori allo zero. La presenza naturale delle CO2 generata dalle attività vulcaniche ha costruito una sorta di grande serra atmosferica tale da far aumentare le temperature.

L'aumento delle emissioni di gas serra dovuto alle attività umane rischia però di rendere eccessivo il surriscaldamento della Terra e provocare sconvolgimenti climatici su scala globale.

Le emissioni di CO2 dovute all'uomo sono causate soprattutto dal consumo di combustibili fossili (carbone, petrolio, metano ecc.) per il riscaldamento, per la produzione di energia elettrica o per il trasporto, seguono le emissioni prodotte dalle attività industriali. Le emissioni di metano, invece, sono causate dalle attività agricole, dalla decomposizione organica e dagli allevamenti su vasta scala.

L'Organizzazione mondiale della Sanità ha presentato un rapporto preoccupante sulle possibili conseguenze per la salute umana dei gas serra: se non si ridurranno le emissioni, si stima che nei prossimi vent'anni potrebbero morire 8 milioni di persone e il riscaldamento del pianeta nel corso di un secolo potrebbe provocare l'aumento di 60 centimetri del livello dei mari.

Il problema è urgente anche in Italia, come evidenzia un altro studio condotto in 8 città italiane dall'OMS in collaborazione con l'ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente): il livello di polveri sottili superiore alla soglia prevista dall'Unione Europea costa 3500 vite l'anno.

In Francia, Austria e Svizzera si calcola che l'abbattimento delle emissioni inquinanti porterebbe ad una diminuzione dei decessi del 6% (40.000 persone) e ad un sensibile calo delle malattie dell'apparato respiratorio.

Nel lungo periodo si potrebbero produrre modifiche climatiche tali da creare condizioni favorevoli alla diffusione di insetti, virus e batteri attualmente presenti solo nelle aree tropicali. Ad esempio la zanzara anofele, responsabile della malaria, potrebbe colonizzare nuove aree, mettendo a rischio altre 300 milioni di persone. Aumenterebbero anche la dengue, la bilarziosi, la malattia chiamata "cecità dei fiumi" e la febbre gialla. Non ci sarebbe più bisogno di andare in vacanza ai tropici per questi incontri ravvicinati!

A ciò si aggiungono l'aumento del numero delle vittime degli eventi climatici estremi (alluvioni, uragani e siccità), che già attualmente causano la morte di 140 mila persone all'anno, e i forti costi sociali di tali fenomeni (430 miliardi all'anno negli anni Novanta, cinque volte più che negli anni Ottanta). Sono cifre vertiginose, che danno un quadro dell'importanza delle problematiche reali legate ai cambiamenti climatici.

Cambiamenti climatici: l’effetto serra

L'atmosfera, estesa per circa 2500 km dalla superficie terrestre, non presenta sempre le stesse peculiarità. Per questo è stata ulteriormente divisa in strati diversi per caratteristiche di pressione, temperatura, sostanze gassose:

  • Troposfera;
  • Stratosfera;
  • Mesosfera;
  • Termosfera;
  • Esosfera.

Ogni strato assolve una funzione particolare e molto importante. In passato si è data grande rilevanza allo studio della troposfera in quanto è molto semplice da osservare e studiare ed è lo strato che maggiormente condiziona e ha condizionato le attività (soprattutto agricole) dell'uomo. Qui, infatti, si verificano gli eventi meteorologici che influenzano i climi del nostro pianeta.

Ma è nella stratosfera che si verificano i processi legati ai cambiamenti climatici.

La stratosfera, partendo dalla superficie terrestre, può essere considerata il secondo strato dell'atmosfera. Oggi è al centro di particolari studi e ricerche: qui, infatti, si trova lo strato di ozono determinante per la vita sulla Terra e progressivamente aggredito dai cosiddetti gas-serra. La stratosfera costituisce, quindi, la parte dell'atmosfera su cui si fa sentire maggiormente la pressione delle attività umane e degli stili di vita vigenti nei paesi industrializzati. Dalla stratosfera e dal suo strato di ozono dipende l'innalzamento della temperatura in tutto il pianeta.

Ozono stratosferico, raggi ultravioletti e ODS

L'Ozono (O3 = molecola triatomica dell'ossigeno) è presente nell'atmosfera ad un'altezza di circa venticinque chilometri dal suolo (nella stratosfera). In questa fascia, sotto l'azione delle radiazioni ultraviolette provenienti dal sole, l'ossigeno che noi respiriamo (O2) si lega ad ossigeno atomico (frutto della dissociazione avvenuta sotto l'azione dei raggi UV), dando origine all'ozono.

Nell'atmosfera si determina un continuo susseguirsi d'associazioni e dissociazioni che creano uno strato in grado di proteggerci da raggi dannosi per l'uomo e per gli altri organismi viventi in quanto causa di tumori, variazioni genetiche, deficienze a livello immunitario.

Questa reazione chimica semplice ma essenziale per la vita del pianeta può essere fortemente compromessa ed alterata dall'immissione di alcune sostanze nell'atmosfera: i clorofuorocarburi (CFC) che sono dei potenti destabilizzatori dell'ozonosfera. Questi gas riescono a salire fino a 30 km dalla superficie terrestre e si mostrano particolarmente reattivi in presenza di raggi UV e scariche elettriche. Una sola molecola di cloro può agire da vero "killer" nei confronti dell'ossigeno triatomico (O3 = ozono): il cloro si combina con una molecola di ossigeno (monossido di cloro) scindendo O3 in O2 e ClO.

O3 + Cl → ClO + O2

Per comprendere la funzione dell'atmosfera dobbiamo paragonarla ad uno "scudo", l'unico a nostra disposizione capace di proteggerci dai "colpi" inferti da raggi ultravioletti. Agli inizi degli anni '80 studi effettuati dai gruppi di ricerca posizionati in Antartide secondo gli accordi internazionali evidenziarono la presenza di uno squarcio all'altezza del Polo Sud, uno squarcio destinato ad allargarsi sempre più per effetto delle emissioni incontrollate di alcune sostanze.

Dalle ricerche effettuate in altre aree del pianeta è emerso un generale e diffuso assottigliamento dello strato di ozono che raggiunge i livelli più preoccupanti al di sopra dell'Europa e dell'America settentrionale, in corrispondenza delle maggiori concentrazioni insediative.

I gas incriminati sono CFC ma, senza dubbio, non si può imputare ad essi il peso di un fenomeno variegato e complesso le cui dinamiche tutt'oggi sono oggetto di studi e dibattiti. I CFC (idrati di fluoro-cloro-carbonio) sono utilizzati su vasta scala come liquidi nei sistemi di refrigerazione, come propellenti per le bombolette spray e come componenti di alcuni particolari materiali quali il polistirolo. I bassi costi e la facilità di produzione del CFC fanno prevedere significativi incrementi nei prossimi decenni, quando anche i Paese in via di sviluppo cominceranno ad utilizzare questi gas soprattutto per realizzare sistemi di refrigerazione e raffreddamento: la situazione è tanto più preoccupante considerando che proprio nelle aree tropicali si registrano i valori più alti nella formazione di ozono.

Nel 1990, alla conferenza internazionale di Londra per arginare il problema "ozono", sono stati stipulati accordi che mirano alla progressiva e drastica riduzione dell'uso di CFC e la loro sostituzione con sostanze equivalenti e meno inquinanti. Se tale obiettivo appare concreto e realizzabile per i paesi avanzati (Stati Uniti ed Europa hanno ridotto fortemente la produzione e i consumi di CFC a partire soprattutto dalla Convenzione di Montreal del 1994), non lo è per i PVS, incapaci di sostenere gli alti costi di produzione dei "gas alternativi".

Ancora una volta la povertà ed il sottosviluppo costituiscono un ostacolo serio all'adozione di comportamenti corretti in quanto non sempre, in mancanza di mezzi economici adeguati, gli stati e gli individui possono agire secondo una coscienza ambientale. In questa prospettiva le Nazioni Unite dovrebbero cercare di favorire, attraverso accordi ed aiuti finanziari concreti, una "collaborazione tecnologica" come chiave di volta del problema "ozono".

Il cambiamento climatico: l'effetto serra

Il ciclo dei gas-serra.

L'effetto serra è un fenomeno determinato dall'aumento di anidride carbonica e di altri gas-serra nell'atmosfera terrestre: questa coltre di gas lascia passare i raggi ultravioletti che provengono dal sole mentre ostacola la fuoriuscita dei raggi infrarossi, provocando un innalzamento della temperatura direttamente proporzionale alla quantità di biossido di carbonio.

In condizioni normali i

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Educazione ambientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Schenetti Michela.
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