Analisi dell'efficienza economica
Efficienza allocativa e distributiva
Luiss Guido Carli professor Umberto Monarca ed Enrico cassetta anno 2021/2022. PC: efficiente dal punto di vista allocativo e distributivo, le risorse sono allocate nel miglior modo possibile, non ne esiste uno migliore. Distributivo: genera un surplus sociale maggiore. Per Cournot le imprese devono essere tante tale da non poter influire singolarmente con le proprie scelte sul mercato e sulle altre. Pareto introduce il concetto di Pareto efficienza: una soluzione Pareto efficiente è tale perché distribuisce diversamente le risorse pur mantenendo la stessa utilità.
Prezzo secondo scuole economiche
Per gli economisti classici, il prezzo derivava dal valore del lavoro, delle merci, e rifletteva il valore dei beni e del lavoro contenuto in essi. Inoltre, la scarsità rende valore. La scuola austriaca invece individua il prezzo come vettore di informazioni tra domanda e offerta di un bene nel mercato. Infatti, i prezzi salgono all’aumentare della quantità domandata, aumentano anche al diminuire della quantità offerta.
Teoria marginale e crisi del '29
Ricavo marginale: ricavo della vendita di un’unità aggiuntiva. Costo marginale: costo dell’unità aggiuntiva da produrre. Teoria marginale: non mi soffermo sull’analisi della quantità da produrre o prodotto, ma sulla convenienza o meno di produrre un’unità ulteriore. La crisi del '29 mette in crisi la teoria marginalista, che non è valida per il mercato del lavoro. Keynes lo comprese, individuando un equilibrio di sottoccupazione, il mercato tendeva quindi a un obiettivo non ottimale, mettendo in crisi la teoria della mano invisibile autoregolatrice. Era infatti necessario l’intervento esterno per ristabilire i livelli ottimali per la collettività. Si passò quindi dall’analisi dei singoli mercati ai mercati generale, ragionando in termini macroeconomici. Quindi lo stato minimalista dovrà aggiungere o togliere risorse qualora ci siano gli equilibri di sottoccupazione o viceversa, arrivando così alla nascita della macroeconomia.
Sviluppi successivi: stagflazione ed economia industriale
Stagflazione: alta inflazione e disoccupazione. Mette in crisi la teoria keynesiana, arrivando così all’economia industriale. Si sviluppa la teoria schumpeteriana dell’economia delle innovazioni. Si riprende l’applicazione della teoria dei giochi nell’analisi degli andamenti di mercato. Economia industriale: disciplina che analizza i mercati imperfetti partendo dal fatto che le ipotesi di PC sono poco realistiche, e danno quindi luogo a mercati imperfetti. Metodo scuola di Harvard: si articola sul paradigma struttura-condotta-performance. La tesi è che la struttura dell’offerta determina la condotta delle imprese e da quest’ultime derivano poi i risultati (performance o profitti).
- Condizioni di base di domanda e offerta (quali elasticità tasso di crescita)
- La struttura dell’offerta (concentrazione, barriere entrata/uscita)
- La condotta delle imprese in termini di politiche di prezzo e pubblicità
- I profitti, in quanto la quantificazione dei profitti è indicatore del potere di mercato
È possibile dividere l’industria in 4 variabili. Ipotesi inoltre che le politiche pubbliche possano incidere sulle variabili. La scuola di Chicago ritiene invece che nel modello di PC, le performance dipendano essenzialmente dalla capacità manageriale, efficienza, innovazione tecnologica e visione strategica, sono quindi le migliori performance a generare una posizione dominante e non viceversa. Sostiene deregolamentazione e sostiene che ci sia scarsa utilità nell’intervento antitrust.
Approccio delle scuole di pensiero
Diff: mentre la scuola di Harvard giustifica, e al limite sollecita, qualche forma di intervento pubblico, la scuola di Chicago dà indicazioni del tutto opposte: restrizioni, protezioni, aiuti, allontanano le condizioni del mercato da quelle della concorrenza, inoltre sempre secondo questo pensiero, il potere monopolistico è un fenomeno temporaneo e non necessariamente in contrasto con l’efficienza.
Politiche industriali e ruolo dello stato
Le politiche industriali studiano come organizzare la produzione per soddisfare al meglio i bisogni della comunità, dare valore al territorio con la propria produzione, stimolare le capacità per creare nuovi settori, che necessitano di ulteriori strumenti, cercando di porre le condizioni di base per la competizione. Il sistema legislativo infatti influenza notevolmente i rapporti tra agenti economici, come anche le dimensioni e la popolazione. Smith crede nella necessità di non intervento dello Stato, il quale vincolando il normale allocamento delle risorse, diventa un ostacolo per esse. Inoltre, il comportamento degli individui prescinde dal luogo, conferma che la teoria economica è valida in ogni parte del mondo. Ha la consapevolezza di volere che tutti gli individui siano liberi di perseguire i propri obiettivi egoistici, ma in un ambito di regole che evitano il danneggiarsi reciproco o collettivo degli individui, ma anzi portando a un sistema in cui, il perseguimento degli obiettivi personali, porta a un benessere collettivo di evoluzione.
Teoria industriale e costi
Il generarsi di un benessere collettivo è dovuto al comportamento dell’individuo che al mutare delle proprie opportunità rialloca le risorse in modo ottimale, quindi il sistema rialloca le risorse in maniera ottimale. Tuttavia, la teoria di Smith era adatta solo al Regno Unito e non ai paesi in via di sviluppo. Hamilton: teoria industria nascente. Occorre sostenere le attività territoriali oppure in libero scambio si avrebbe avuto la cristallizzazione delle stesse. Con tale teoria si passa dallo stato minimo di Smith allo stato assistenzialista.
I costi BP: lasso di tempo in cui alcuni fattori produttivi non sono modificabili. Costi si dividono in fissi e variabili.
- Costo totale = costi fissi + variabili
- Costo medio = costi totali/quantità prodotta
NB la funzione dei costi totali segue l’andamento di quella dei costi variabili, partendo dall’intercetta dei costi fissi. Marginal cost: derivata parziale dei costi totali rispetto alla quantità.
Produttività marginale e costi a lungo termine
Legge produttività marginale decrescente: il costo marginale si riduce all’aumentare della quantità, finché la produttività dei fattori fissi non satura, se aumenta ulteriormente la quantità prodotto, i costi riprendono a salire. NB nella struttura di industrie infrastrutturali il costo variabile è trascurabile. Nel LP: non ho più fattori fissi, tutto può essere modificato. Date le funzioni di costo medio di BP, quella di lungo periodo è l’inviluppo di quest’ultime rispetto ai loro punti di minimo. In base alla quantità che dovrò produrre, deciderò quindi le dimensioni dell’impianto. NB ogni curva implica una tecnologia e un asset differente. Se le tecnologie disponibili fossero infinite. Nel LP il Cm sarebbe una curva concava verso l’alto, in cui ogni punto rappresenta una tecnologia in relazione ad una combo di asset, quindi ogni punto è punto di minimo di una determinata funzione di costo relativa ad una tecnologia.
Profitto e approccio black box
Profitto = RC - CT, RC: ricavi totali CT: costi totali. Posso max profitto o min i CT. Approccio black box: non so cosa accade dentro l’impresa, cioè non conosco i processi utilizzati, posso solo studiare le relazioni fra input e output. Le tecnologie di una funzione di costo possono essere rappresentate da una Cobb-Douglas, da una Leontief o da una curva lineare. Isoquanti: tutte le combinazioni di K e L che mi danno lo stesso output data una tecnologia esistente. CT = W*L + i*k. Sulla base dei prezzi esistenti per capitale e lavoro e all’isoquanto a disposizione, cerco le quantità di k ed l che minimizzano i costi. In una Leontief la soluzione è solo nei punti d’angolo e riguarda i beni complementari. Una curva lineare invece descrive beni perfetti sostituti. La Cobb-Douglas ha la soluzione nel punto di tangenza di isocosto più vicino all’origine dell’isoquanto.
Concorrenza: un'analisi delle diverse accezioni
Il concetto di concorrenza ha diverse accezioni: comportamentale e strutturale. Rivalità/gara: competizione individuale fra imprese produttrici che attuano comportamenti indipendenti per migliorare la propria posizione sul mercato con piena consapevolezza che le posizioni che stanno cercando di conquistare potrebbero rivelarsi incompatibili. Vi sono talmente tanti operatori sul mercato, ciascuno dei quali offre una quota talmente piccola dello stesso prodotto e servizio, che nessuno di essi, singolarmente considerato, è in grado di influenzare il livello del prezzo variando la quantità offerta (concorrenza come situazione strutturalmente opposta al monopolio).
Teorie classiche e neoclassiche sulla concorrenza
La concorrenza in senso classico: per i classici la concorrenza è un meccanismo superindividuale (principio della mano invisibile di Smith). La concorrenza è intesa come "concorrenza di prezzo". Interazione fra domanda e offerta consente la riduzione dei prezzi ai costi medi minimi di produzione. Spostamenti intersettoriali di capitale e lavoro (allocamento facile). Affinché la concorrenza possa operare in modo pieno e completo nel LP, a ciascun soggetto economico deve essere possibile spostare rapidamente e senza costi le proprie risorse dagli impieghi meno redditizi a quelli più redditizi. Intendono la concorrenza come Gara/rivalità nell’allocamento delle risorse, implicando così l’esistenza di regole di gioco. Nasce quindi il problema di definire un contesto istituzionale appropriato affinché la concorrenza fra i soggetti economici si sviluppi nel modo più vantaggioso per la comunità nel suo complesso. Viene ipotizzato uno stato minimo, dove le restrizioni alla mobilità di risorse devono essere eliminate.
La concorrenza in senso Neoclassico: teoria neoclassica: studio analitico dell’insieme minimo di condizioni sufficienti a garantire che la concorrenza esplichi appieno i benefici dal paradigma della mano invisibile. Per Cournot: ciò si verifica quando il prezzo è un parametro, condizione che si verifica quando il numero dei soggetti economici è illimitatamente grande. Walras: idea della concorrenza perfetta per l’insieme dei mercati.
Paradigma della concorrenza perfetta
Paradigma della concorrenza perfetta: situazione in cui i soggetti economici assumono il prezzo come dato (price-taker). Genera efficienza nell’uso delle risorse scarse disponibili (efficienza allocativa). La presenza di market failures (insuccessi di mercato) richiede l’intervento di regole diverse o autorità esterne. Le condizioni minime individuate dai neoclassici sono:
- Comportamento razionale di massimizzazione (profitto e utilità)
- Decisioni sono tra loro indipendenti (no coalizioni o collusione, assenza di effetti esterni)
- Numero di produttori e compratori talmente elevato che nessuno è in grado di influenzare le decisioni di mercato (assenza di rendimenti di scala crescenti)
- Informazioni sono complete e simmetriche circa le possibilità di produzione e di consumo (né asimmetrie né incertezza)
Critiche alla concorrenza in senso neoclassico: scarsa rilevanza operativa del modello, le condizioni sufficienti sono restrittive e verificate raramente (surreali). I comportamenti concorrenziali di rivalità tra gli operatori sono aprioristicamente esclusi dalle ipotesi del modello. Conoscenza completa dell’ambiente (tutte le info espresse dal vettore dei prezzi dati). Differenza tra classico e neoclassico nell’accezione della concorrenza: si passa da una concorrenza sul prezzo, a trattare il prezzo soltanto come parametro esogeno nella visione neoclassica, il prezzo diventa quindi un vettore di informazione, che si autoregola in base all’operato di una moltitudine di imprese, inoltre nel modello classico vi è la ricerca dell’extraprofitto, mentre più andremo avanti e più l’extraprofitto tenderà sempre a 0 (così come avviene in PC), in quanto le risorse sono allocate al meglio e remunerate ma non concedono extra.
La workable competition
La workable competition è introdotta come ponte fra il mondo reale e il modello teorico neoclassico. Sulla base dell’idea che benefici rilevanti possono essere realizzati se il comportamento effettivo delle singole industrie viene indirizzato a degli standard concorrenziali minimi. Ponendo delle regole minime per la concorrenza più realistiche:
- Presenza di un gran numero di attori
- Assenza di barriere all’entrata artificiali
- Informazioni sufficientemente accessibili
- Assenza di collusione tra produttori
- Volumi contenuti di spese promozionali
Riassunto delle teorie classiche e neoclassiche
Classici: concorrenza: rivalità. Obiettivo: ricerca massimizzazione del saggio di profitto. La rivalità si faceva sul prezzo, si entra a mercato, si riducono i prezzi per la maggiore quantità. Neoclassico: accezione strutturale. Obiettivo: definire le condizioni minime nel rispetto delle quali l’operare di un interesse personale crea un benessere sociale, il mercato funziona se rispetta queste condizioni.
Teoria evoluzionistica di Alchian
La tesi di Alchian e la teoria evoluzionistica: secondo tale tesi l’ambiente esterno seleziona le condotte migliori: imprese che producono a costi più alti sono via via eliminate fino a che non residuano solo le imprese con minori costi. Ipotizzando un meccanismo simile alla selezione darwiniana, il cui esito nel LP sarà la sopravvivenza delle imprese più efficienti, che saranno anche molto simili, in quanto avranno preso stessa “direzione evolutiva”. Inoltre, Alchian sostiene che non sia necessario assumere un comportamento massimizzante per realizzare esiti di PC. Introduce caso e fortuna come determinanti nel successo di un’impresa.
La concorrenza secondo Von Hayek
La concorrenza di Von Hayek: tutti i soggetti economici non hanno piene informazioni. Ogni agente economico ha un bagaglio informativo limitato e specifico. Il problema è come garantire che queste informazioni limitate possano essere usate nel modo più benefico per la società. Il punto è scoprire come comunicare al mercato queste informazioni limitate, usando il prezzo come vettore delle informazioni, ed è il prezzo quindi che ci fa comprendere i bisogni del mercato e consente di orientare le scelte dei produttori e dei consumatori sull’allocazione delle risorse.
Processo concorrenziale e innovazione
Il ruolo svolto dal processo concorrenziale consiste nella continua ricerca e scoperta di nuove occasioni di profitto e nelle modalità attraverso cui i soggetti si adattano alle nuove condizioni che si determinano. La nozione Schumpeteriana sposta l’attenzione dal prezzo alle tecniche produttive, fonti di approvvigionamento e modalità organizzative ecc. Occorre rimuovere le ipotesi che l’insieme dei beni producibili e delle tecniche per produrli siano noti. La concorrenza alla Schumpeter è interpretabile come un processo di distruzione creativa. L’invenzione infatti crea ex novo un terreno per la competizione e distrugge il precedente. Concorrenza come processo dinamico fra imprese alla ricerca di profitti monopolistici. Un certo grado di monopolio è funzionale al processo di sviluppo. Verrà comunque eroso nel tempo da processi di entrata, imitazione e innovazione dei concorrenti.
Modello S-C-P e performance
Modello S-C-P: l’ipotesi di partenza è che la società si aspetta dai produttori di beni e servizi l’ottenimento di una buona performance, inteso come parametro multidimensionale. Sostiene che la struttura di mercato influenza la condotta delle imprese che a sua volta determina la performance delle imprese. Capitolo sconosciuto Rapporto valutativo: (valore di mercato/valore di bilancio) V=Vn/K se V>1 mi aspetto sia profittevole. Se V=1 non si sta svolgendo un’attività efficiente, andando in contro a take over o scalate ostili. Il manager in questo caso è incentivato a gestire in modo efficiente o ci sarà qualcuno all’esterno che potrebbe gestirlo meglio, infatti il manager è sottoposto al giudizio del mercato dei capitali. Mercato finanziario efficiente in forma debole: se il prezzo delle azioni ingloba le informazioni dell’andamento passato e presente e non ottengo profitto. Se il mercato è efficiente in forma semi-forte vuol dire che non posso sfruttare le info derivanti da informazioni di pubblico dominio. Se il mercato è efficiente in forma forte, anche le info private sono già inglobate nel valore delle azioni.
Asimmetrie informative e dimensioni aziendali
Selezione avversa: asimmetria informativa in fase pre-contrattuale, porta alla scomparsa del mercato, quindi scambi che sarebbero stati convenienti da accettare non si verificano per l’esistenza di un’informazione avversa. Moral hazard: asimmetria post contrattuale. Dimensioni NB costi medi: andamento decrescente poiché cF fissi e Cmarginali diminuiscono. Per scegliere le mie dimensioni devo comprendere le relazioni input-output del mio settore. Inoltre, se parliamo di scelta di dimensioni ci rifacciamo al LP. Economia di scala: esprimono la riduzione del costo medio di produzione associata all’aumento della scala produttiva, in una certa unità temporale, data una tecnologia e i prezzi di input. Ipotesi: tecnologia data (uguale per tutte le curve). I prezzi degli input non dipendono dalla scala di produzione. La curva di costo medio di LP è data dall’inviluppo dei minimi delle curve di costo medio del BP.
Economie di scala
DOOM: dimensione ottimale in base alla domanda dell’impresa. Le determinanti delle economie di scala sono fattori di natura fisica o ingegneristica. Aumento più che proporzionale della capacità produttiva rispetti ai costi totali (regola 2/3), sfruttando al massimo un impiegato riduco il suo costo fisso medio, riducendo gli sprechi di input posso ridurre i costi variabili.
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