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Economia delle forme di mercato

Modulo 1

L’ambito di studio dell’economia delle forme di mercato

Cosa studia? L’organizzazione di un mercato in cui più imprese sono in competizione tra loro.

Studieremo:

Le imprese

  • Cosa producono, come prendono le decisioni di quanto produrre, quantità, come prendono decisioni sui prezzi ai quali vendere.
  • Come producono, per cui la maggiore o minore integrazione verticale nella produzione. Un'impresa cercherà di svolgere internamente tutte le fasi della produzione oppure strategicamente si concentrerà soltanto su quelle parti della catena del valore in cui ritiene sia concentrata una maggior quota di valore aggiunto.
  • Come affrontare l’interazione strategica, quindi quando un'impresa si trova ad agire su un mercato con un numero limitato di imprese è ovvio che le scelte di un'impresa avranno implicazioni rilevanti rispetto a quelli che sono i risultati attesi dalle altre imprese, per cui il problema dell’interazione strategica diventa cruciale. In altri casi, quando abbiamo una sola impresa o quando abbiamo infinite imprese, il problema dell’interazione strategica è meno cogente.

L’analisi del mercato

È altrettanto importante in cui avviene l'interazione tra le imprese. Possiamo pensare al mercato come il luogo fisico o immaginario della competizione.

Abbiamo imprese che vendono prodotti che sono percepiti dai consumatori come sostituti e l'interazione che avviene tra le imprese non è diretta ma è mediata dal mercato. Consideriamo due imprese che vendono un prodotto simile, questo prodotto le mette in competizione su un certo mercato.

Se l’ambito di riferimento è quello del prodotto in quanto l’impresa compete con un'altra proprio nel mercato dei prodotti, per difficoltà di rilevazione statistica e poi in seguito per prassi più spesso ci si riferisce ad industria invece che prodotto. Quando parliamo di industria ad esempio ci riferiamo all’industria automobilistica ma difficilmente l'auto prodotta da una Ferrari sia in competizione con un'auto prodotta dalla Ford. Per cui permetterebbe un maggior dettaglio di analisi poter andare a studiare come avviene la competizione tra prodotti piuttosto che analizzare come avviene la competizione all'interno di industrie, in quanto in un industria abbiamo un maggior grado di eterogeneità rispetto a quello che contraddistingue il dettaglio di un prodotto.

L’organizzazione dell’industria

Un terzo aspetto che analizzeremo è l'organizzazione dell'industria.

  • Quante sono le imprese che si trovano sul mercato, il numero di imprese attive è un aspetto rilevante nel determinare il grado di competizione che possiamo avere in un mercato. Un altro aspetto è dato dalla dimensione delle imprese. Ovviamente avere molte imprese piccole e tutte della stessa dimensione ci pone in una situazione molto differente dal caso di un'impresa incumbent con grandi dimensioni che compete con imprese piccole.
  • In quante fasi si articola il processo produttivo? E sempre nell’identificare la struttura verticale dell'industria quante imprese sono coinvolte nel processo produttivo? Sappiamo che storicamente certe attività sono tradizionalmente sempre state integrate all'interno dell'impresa mentre più di recente anche alcune attività come ad esempio quella di R&S può essere esternalizzata. Per cui abbiamo un “allungamento” di quello che è la catena verticale della produzione di un certo bene o servizio.
  • Ci interessa anche l'aspetto dinamico. Per cui da un certo lato ci interessa andare a descrivere, come una fotografia, come appare un’industria in un certo periodo nel tempo ma ci interessa anche andare a capire che cosa ha determinato una certa evoluzione storica all'interno di un' industria. Ad esempio il fatto che all'introduzione di un certo prodotto, pensiamo all'industria delle auto, all'inizio generalmente abbiamo una o due o poche imprese che sono presenti sul mercato, poi il numero di imprese, quando il mercato si consolida, aumenta. Abbiamo infine una fase che porta alla stabilità del mercato in cui il numero di imprese diminuisce, per cui possiamo pensare che è un aspetto rilevante della evoluzione dell’industria.

Livello di analisi

Poiché andiamo a studiare i comportamenti delle imprese, siamo all'interno degli studi dell’analisi micro-economica. A livello più disaggregato, possiamo andare a studiare le scelte dell'impresa rispetto alla produzione di certi prodotti, il modo con cui l'impresa gestisce il proprio portafoglio di prodotti.

A livello più aggregato ci possiamo chiedere qual è l'impatto dell'industria che stiamo studiando nel contribuire in modo positivo o negativo alla crescita del prodotto interno lordo di una nazione.

Sempre a livello aggregato lo studio delle forme di mercato ci permette di capire quali possono essere, sia a livello di scelte dell'impresa che di politica economica, delle politiche che possono promuovere certe industrie, certi livelli di occupazione e di innovazione.

In quanto al rapporto con le altre discipline, l’economia delle forme di mercato confina e si sovrappone con molti ambiti di analisi microeconomica: studiamo alcuni aspetti che hanno a che fare con la teoria della produzione, ma ci occupiamo di quella che è la domanda dei consumatori, della teoria del consumatore. Andremo a prendere in esame alcuni aspetti dell’interazione tra imprese. Per cui ci rifaremo alcuni elementi della teoria delle decisioni o teoria dei giochi.

Oggi il mercato di riferimento di molte imprese non è più un mercato regionale o nazionale ma è un mercato mondiale. Un’affermazione che possiamo fare con certezza è che la notevole disponibilità dei dati per studiare e per analizzare sia le imprese che le industrie ha contribuito ad aprire ulteriormente la disciplina al confronto con ambiti affini.

Autovalutazione

La materia si occupa prevalentemente di studiare:

  • A) In quali forme, gli stati decidono di organizzare l'attività economica al loro interno, economia di mercato, pianificata mista.
  • B) La struttura emergente dall' interazione tra imprese in competizione tra loro nella produzione e vendita di un certo prodotto.
  • C) Gli scambi tra imprese di paesi diversi.

Risposta = B la materia si occupa proprio di studiare la struttura, infatti è anche chiamata → organizzazione industriale, che assume l’industria per effetto della competizione tra le imprese al suo interno.

Concetti di efficienza produttiva e allocativa, riallocazione

Efficienza allocativa: quando un bene o servizio è prodotto fino a quando l’ultima unità presenta un beneficio per il consumatore, pari al costo di produzione.

Inefficienza allocativa: si verifica se ci fosse ancora una disponibilità a pagare un certo bene ad un prezzo maggiore rispetto al costo di produzione, quindi son disposto a pagare di più, ma questo bene non fosse prodotto. Tale disponibilità non è soddisfatta.

Se il consumatore avesse questa possibilità, sarebbe interessato egli stesso a produrre questo bene, ma siccome il consumatore non può produrre il bene, questa possibilità non è considerata.

Esempio

L’aspetto determinante per capire il concetto di efficienza allocativa è quello di comprendere la disponibilità a pagare di un consumatore.

La disponibilità a pagare è rappresentata in questo grafico dall'area sottostante la curva di domanda da parte dei consumatori. Se consideriamo il prezzo di 10 e la quantità di 2, osserviamo che per questo prezzo vengono vendute soltanto due unità. Tuttavia, e questo ce lo mostra la curva di domanda che in questo caso è lineare, in questo mercato abbiamo una disponibilità a pagare da parte dei consumatori che è ancora maggiore rispetto al costo di produzione che in questo caso è di 5. Qui abbiamo tutta una serie di prezzi compresi fra 10 e 5 dove i consumatori sarebbero stati disposti ad acquistare delle aggiuntive quantità di questo bene. Tuttavia questo bene non viene prodotto e questo ci fornisce un esempio di inefficienza allocativa. Abbiamo disponibilità a pagare, maggiore rispetto al costo di produzione, ma la produzione si ferma a due unità.

Quand'è che abbiamo un’allocazione efficiente delle risorse? Se producessimo 6 unità avremmo l’uguaglianza tra la disponibilità a pagare, come espressa dalla curva di domanda, e il costo per la collettività di produrre queste 6 unità. Per cui per 6 unità abbiamo un costo di produzione uguale 5 che è uguale a quello a cui consumatori sono disposti a pagare.

In un semplice mondo in cui abbiamo un solo output e un solo input nel processo produttivo la produttività è il rapporto tra output e input. Rapporto tra valore aggiunto di un’azienda e il numero di addetti.

Efficienza produttiva: siamo in una situazione di efficienza produttiva quando tutte le aziende all’interno di un certo settore, hanno produzione secondo i migliori standard e non producono sprechi.

Inefficienza produttiva: quando alcune imprese sono meno produttive. Quindi all’interno del settore si presentano aziende efficienti e che non hanno sprechi ma anche imprese in cui avvengono sprechi e sono inefficienti. Queste imprese contribuiscono ad un impatto negativo a livello aggregato, in quel determinato settore.

Esempio

Consideriamo un settore industriale all’interno del settore degli alimenti: Molitura, macinazione, del frumento. Abbiamo una ben determinata classificazione dell’attività economica definita dall’Istat con il codice ATECO 10.61.1.

Immaginiamo di avere solo 4 imprese con input = lavoro, output = tonnellate di farina che vengono macinate: A: (1, 5), B: (1, 4), C: (2, 8), D: (8, 16).

La produttività delle imprese sarà, output/input, quindi: A=5; B=4; C=4; D=2.

L’impresa D incide molto sull’inefficienza produttiva del settore. Avere all’interno di questo settore l’impresa D fa rallentare in modo rilevante l’inefficienza produttiva in questo settore.

I concetti di efficienza allocativa e produttiva ci informano sui livelli di efficienza statici, standard che noi non troviamo nei concetti della dinamica dell’industria.

Al contrario se consideriamo quella che è l’evoluzione di un’industria possiamo anche essere interessati a come la riallocazione di quote di mercato all’interno di una certa industria contribuisca in modo positivo o negativo nell’aumentare o diminuire l’efficienza di queste industrie. Se facciamo riferimento all’esempio precedente possiamo immaginare che se questo mercato è in grado di riallocare in modo efficiente le risorse al suo interno che le imprese A, B e C diventino più grandi e l’impresa D, se il mercato è efficiente nel selezionare rispetto alla produttività, più piccola.

Quindi imprese più efficienti diventeranno più grandi, a svantaggio di quelle inefficienti, e così che l’impatto sull’industria delle diverse aziende cambia proporzionalmente alle loro dimensioni.

Domanda

L’efficienza produttiva:

  • A) Esprime come e quanto la parte produttiva dell’economia sia in grado di rispondere ai bisogni dei consumatori
  • B) Esprime la capacità del mercato di selezionare imprese più produttive
  • C) Esprime, staticamente, il livello di produttività di un’impresa o settore

Risposta = L’efficienza produttiva esprime la capacità di trasformare materie prime in output senza generare sprechi ed impiegando le migliori tecnologie disponibili.

Forme di mercato ed interazione strategica

In questo corso ci occupiamo di come le imprese effettuano alcune scelte rilevanti ovvero quali prodotti produrre, la scelta della quantità, del prezzo, dove produrre quindi se produrre internamente o se esternalizzare delle fasi della produzione, vendere soltanto a livello domestico, della nazione o se esportare e vendere all'estero.

Un altro aspetto che determina la struttura del mercato e che risulta dall' interazione delle imprese è il numero di imprese che abbiamo all'interno di un' industria e la presenza o meno di accordi verticali tra le imprese.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anny_mary_97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle forme di mercato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Cozza Claudio.
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