Mercati emergenti
1 lezione
Paese emergente: PIL pro capite basso/medio, ma convergente cioè con tassi di crescita elevati, mercato finanziario giovane e in crescita che lo differenzia dai Paesi poveri perché esso attira i flussi di capitale (debito sovrano paesi emergenti è trattato sui mercati a differenza di quello dei PVS), elevati e persistenti afflussi di capitale, elevata crescita ma volatile (boom bust cycles) quindi caratterizzati da crescita e finanza.
→ Esempi paesi emergenti: Argentina, Brasile, Cina, Cile, Corea del Sud, Grecia, Perù, Sud Africa, Egitto, Russia, India… non esiste linea di demarcazione netta poiché molti considerano Cina ad esempio un paese ricco. Anyway, è compresa quasi tutta l’America Latina ma manca Africa e Asia Centrale: queste zone mancanti sono le zone meno globalizzate al mondo.
1960-2010: Paesi avanzati sono cresciuti con un tasso più o meno costante; tra i paesi emergenti non tutti si comportano allo stesso modo (se escludiamo Cina Brasile India gli altri hanno crescita pari a quella dei paesi avanzati, quindi sono quei 3 paesi che hanno avuto boom di crescita, ma quali sono gli elementi che hanno in comune questi 3 paesi?); mentre i paesi sottosviluppati sono cresciuti molto poco. I paesi che sono cresciuti di più sono anche quelli più popolosi (Cina e India). Negli ultimi 25 anni i paesi emergenti hanno contribuito a una quota crescente del PIL mondiale mentre la quota delle economie avanzate è diminuita: durante la crisi 2008-9 sono stati i paesi emergenti a portare avanti economia mondiale (hanno contribuito per l’86% alla crescita mondiale).
Cambiamento strutturale nelle economie avanzate vi è spostamento → progressivo verso i servizi mentre le economie emergenti fuori dall’agricoltura da anni 70 e verso il manifatturiero anche se con differenze interne (Cina forte concentrazione nel manifatturiero mentre India forte componente dei servizi). La grossa quota del settore industriale nel PIL degli emergenti e la forte crescita della produzione industriale in essi determinerà una progressiva specializzazione nel manifatturiero, mentre le economie avanzate continueranno a specializzarsi nei servizi. Tutto ciò avrà implicazioni rilevanti per il commercio internazionale.
Un paese piccolo tende a essere più aperto rispetto a un paese grande (Olanda più aperta di USA). I paesi che sono cresciuti di più sono quelli che si sono aperti di più e sviluppati più in fretta → sviluppo e globalizzazione strettamente collegati.
Quota degli EM (paesi emergenti) è molto cresciuta. Il modello di commercio è cambiato: inizialmente era un modello basato sul commercio inter-industry determinato dai vantaggi comparati. Ora è soprattutto intra industry trade, spesso intra firm trade (MNE). Forte crescita del commercio intra-gruppo e la tendenza è prevista in crescita.
Questa crescita dei paesi emergenti è sostenibile? Continueranno a crescere fino a raggiungere i AP?
Fattori di accumulazione hanno degli elementi decrescenti nel lungo periodo. La produttività assicura la crescita. La produttività dipende da tecnologia, istituzioni, efficienza allocativa, apertura al commercio internazionale, globalizzazione. Se combino produttività e fattori di produzione ne ottengo la crescita del paese.
Crescita nella frontiera tecnologica (UK prima, ora USA e Germania). Questa componente è lenta, storicamente circa 1.5%. Comunque, in una prospettiva di lungo termine (40 anni) significa una crescita del PIL reale dell’80%.
La crescita per convergenza verso la frontiera è più rapida nelle economie emergenti e questo dovrebbe portare la Cina a superare USA nel 2025 come economia più grande al mondo ma in realtà le differenze iniziali sono enormi tra i due paesi e quindi i paesi ricchi saranno tali anche in futuro (nel 2050 la Cina avrà PIL pro capite circa la metà di quello USA), poiché PIL pro capite Cina molto più basso rispetto a quello USA attualmente. In più, quando Cina diventerà più ricca il suo tasso di crescita rallenterà avvicinandosi a quello delle economie avanzate perché lei stessa diventerà un’economia avanzata (questo vale per tutti i paesi emergenti che avvicinandosi ai paesi avanzati tenderanno a comportarsi come quest’ultimi paesi avanzati hanno un moderato/basso → tasso di crescita). Nel 90% dei paesi emergenti il reddito pro capite è meno della metà di quello degli USA. I paesi più ricchi adesso saranno i più ricchi anche tra 50 anni poiché ci vuole molto tempo per colmare le enormi differenze.
Fattori che determinano crescita paese sono l’accumulazione dei fattori e la produttività.
Il differenziale di crescita (alcuni paesi crescono più velocemente di altri) per il 75% è legato al differenziale di produzione, quindi la produttività (come e dove impiego i fattori di produzione che sto accumulando) conta molto per spiegare la diversa crescita tra i paesi, mentre il differenziale dei fattori conta meno ossia al 25%.
Per spiegare invece il differenziale dei livelli dei paesi (perché ci sono paesi più ricchi e altri più poveri) si usa sia il differenziale di crescita che il differenziale dei fattori produttivi, hanno uguale contributo, un 50 e 50%.
Disuguaglianza e distribuzione del reddito
La disuguaglianza può essere scomposta tra una disuguaglianza tra paesi, between-country, e una all’interno dei paesi, within-country. La persona “media" è la persona nel mezzo della distribuzione del reddito globale, i.e. la persona che ha il valore mediano del reddito (se media è maggiore di mediana vuol dire che c’è disparità). Se il reddito della persona media è uguale al reddito medio del mondo allora la distribuzione del reddito è uguale. In realtà, il rapporto tra media/mediana è maggiore nel mondo rispetto ai paesi individuali.
A inizio 800 il mondo era meno disuguale di quello che è adesso, questo perché USA non erano poi così ricchi rispetto al Ghana (esempio). Il mondo era disuguale perché in ogni paese c’erano i ricchi e i poveri (within-country) ma non c’era molta disparità di reddito tra i paesi. Mentre più tardi il mondo è diventato più diseguale perché è cresciuta disparità tra i paesi (between-country) mentre la disuguaglianza all’interno dei paesi è diminuita: questo perché alcuni paesi hanno iniziato a svilupparsi molto più degli altri, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Ora → il mondo sta diventando meno disuguale perché stanno crescendo i paesi emergenti (sta diminuendo disparità between-country), ad esempio Cina; anche se sta aumentando, anche se di poco, la disuguaglianza all’interno di questi paesi (disparità within-country), tra cui la stessa Cina. È cambiata la forma della distribuzione del reddito globale: sono scomparsi i twin peaks.
Grafico che mostra la distribuzione del reddito in PPP. A fine anni 80 emerge fenomeno twin peaks della distribuzione del reddito mondiale, ossia sembrava che il reddito fosse caratterizzato da un doppio picco ossia due gruppi che si stavano separando sempre più (ricchi e poveri). Ma nel 2005 il twin peaks non c’è più e la distribuzione del reddito si è spostata verso destra mediamente → tutti stanno meglio.
Però si nota che c’è un gruppo che sta molto meglio di prima (i paesi emergenti), mentre tra i ricchi c’è chi sta peggio (classe media dei paesi avanzati) e chi sta meglio (i ricchi dei ricchi che sono sempre più ricchi). Dal 1988 al 2005 la distribuzione del reddito è rappresentata con grafico elephant (classe media paesi ricchi ha risentito anche se disuguaglianza nel mondo è diminuita).
I cittadini sono ovviamente più preoccupati dalla disuguaglianza within perché ci tocca in prima persona, e sono invece meno interessati al fatto che stia diminuendo le disparità tra i paesi nel mondo.
Caso Cina: La Cina è un esempio del fatto che il grosso della diseguaglianza globale è spiegata da differenze tra paesi piuttosto che da differenze all’interno dei paesi. La diseguaglianza within country è responsabile per circa il 25% della diseguaglianza globale. La rapida crescita della Cina ha fortemente espanso la classe media mondiale, nonostante il fatto che la distribuzione del reddito in Cina sia diventata più diseguale. I dati di lungo periodo mostrano che dall’inizio del 19esimo secolo la parte within country della diseguaglianza mondiale è rimasta relativamente stabile mentre la componente between countries è aumentata in modo considerevole.
Recap: Il centro della distribuzione del reddito mondiale si è riempito negli ultimi lustri grazie soprattutto alla crescita cinese. Differenze tra redditi medi tra paesi rimangono l’aspetto più importante della diseguaglianza globale. La crescita dei paesi più poveri è lo strumento più potente per diminuire la diseguaglianza globale. La maggior crescita dei paesi poveri dall’inizio degli anni ’90 è l’aspetto chiave che sta dietro la diminuzione della diseguaglianza globale.
Industrializzazione e crescita degli USA
Come hanno fatto gli USA a diventare così ricchi rispetto agli altri paesi?
A inizio 700 il gap tra regioni più ricche e più povere era 2:1, ora è 80:1. Alcune regioni sono decollate (EU Occidentale, USA, Giappone) altre sono rimaste indietro. Chiave di tutto è l’industrializzazione. Crescita è cambiamento strutturale: il primo momento di transizione è stato il passaggio dall’agricoltura all’industria. Primo paese ad industrializzarsi è stato il Regno Unito, mentre gli altri paesi avevano indice industrializzazione basso. Il combinato tra produttività e istituzioni hanno fatto sì che alcuni paesi si siano industrializzati più velocemente di altri.
Per industrializzarsi c’era bisogno di capitale fisico e umano (forza lavoro più qualificata) che aumentava produttività, e c’era bisogno di istituzioni pro-market, di tutela dei diritti di proprietà, che favorissero l’investimento privato e l’espansione del mercato → questi 2 rappresentano i vantaggi che i paesi che furono ricettivi delle forze della rivoluzione industriale condividevano.
L’industrializzazione nasce quindi in Europa e poi si sposta nel mondo; i coloni europei, spostandosi in grande numero, per coordinarsi bene hanno replicato le loro istituzioni e i fattori di produzione che avevano nella loro madrepatria → le istituzioni si creano per gestire una grande comunità. I coloni si sono trasferiti dove vi erano le condizioni migliori, ecco perché non sono state fondate istituzioni in Africa o America Latina, perché non erano zone favorevoli allo sviluppo, e quindi sono state solo sfruttate impedendone lo sviluppo: i coloni hanno infatti creato delle istituzioni “predatorie” per procurarsi materie prime e riportarle in patria. Mentre le regioni ottimali per insediarsi sono risultate essere in Nord America (i paesi Western offshoots, Usa Canada Australia, anche se non sono i paesi più dotati di risorse naturali ma qui vi era la miglior interazione tra istituzioni e fattori di produzione). Questi paesi erano ancora emergenti a inizio 900 ma sono riusciti a industrializzarsi (soprattutto nel post-guerra) facendo passare le risorse da settore meno produttivo a quello più produttivo.
Il commercio internazionale ha poi fatto la sua parte. I profitti sono aumentati nelle attività in cui i paesi avevano un vantaggio comparato e diminuiti altrove, con conseguente contrazione delle attività in quei settori. Il commercio ha incentivato i paesi industrializzati a continuare ad investire in skills, tecnologia e nelle altre determinanti della crescita. Questi effetti erano invertiti nei paesi meno sviluppati.
Fatti stilizzati della crescita mondiale
Primo fatto stilizzato: la crescita mondiale è aumentata nel tempo a partire da 200 anni fa. Dal 1800 (inizio rivoluzione industriale) e fino alla Seconda Guerra Mondiale il PIL pro-capite è cresciuto ma di poco; la vera e propria crescita esponenziale si è avuta nel secondo dopoguerra (veri e propri miracoli di crescita). Vi sono stati enormi ritorni ai paesi arretrati che hanno applicato le politiche corrette (es Corea).
Secondo fatto stilizzato: la convergenza (paesi più poveri crescono più rapidamente e i paesi ricchi sono quelli che crescono di meno all’inizio) è stata l’eccezione piuttosto che la regola. La tecnologia è un bene non rivale e non escludibile; questo è un vantaggio per i paesi arretrati. Tuttavia, pochi ne hanno beneficiato. Al contrario delle aspettative teoriche non c’è tendenza per i paesi poveri di crescere più rapidamente dei paesi ricchi. Non c’è quindi evidenza di unconditional convergence, mentre la conditional convergence (convergenza condizionale) è una regolarità empirica ben nota: è stimata essere il 2% circa l’anno. Dunque, la convergenza può verificarsi solo tra paesi simili.
Terzo fatto stilizzato: lo sviluppo economico va di pari passo con la diversificazione produttiva. → Economie che crescono più velocemente sono quelle che sono più efficaci a rimuovere barriere che impediscono o frenano la trasformazione da sistema agricolo/tradizionale a industriale/innovativo (es Italia anni 50/60). Le economie povere non sono una semplice versione ridotta delle economie ricche; sono strutturalmente differenti. I paesi in via di sviluppo sono caratterizzati da grandi gap strutturali di produttività tra le attività tradizionali e quelle maggiormente innovative.
Essenza dello sviluppo è il cambiamento strutturale che significa spostare i fattori di produzione da attività tradizionali a bassa produttività verso attività più moderne con maggior produttività. È una trasformazione che richiede dei costi (istruire nuova forza lavoro) → ruolo istituzioni e in particolare istruzione è fondamentale! Sono le istituzioni che rendono più o meno facile questa trasformazione, questo spostamento.
Le economie sono via via divenute meno specializzate e più diversificate man mano che sono diventate ricche. Le economie meno sviluppate producono una gamma di beni e servizi piuttosto ristretta; con la crescita lo spettro delle attività economiche si espande. Oltre un certo livello la diversificazione si arresta e può iniziare una seconda fare di specializzazione ad alti livelli di reddito.
Questa maggiore specializzazione tende a verificarsi tardi.
Lezione 2
Crescita non è fenomeno costante, è avvenuta a scatti e ha toccato alcuni paesi negli ultimi 200 anni. Agricoltura 200 anni fa non era basata su tecnologia, capitale umano e fisico… con industrializzazione questi fattori invece sono emersi perché contano molto.
Disparità di reddito tra USA, Cina, Brasile e India che è diminuita da 1988 a 2005 anche se gap rimane ancora grande. Si nota che disparità interna di reddito è aumentata in tutti i paesi → il gap tra ricchi e poveri è aumentato, anche se in Cina e India le condizioni dei poveri sono migliorate. [La variazione logaritmica di una variabile la possiamo approssimare con il tasso di crescita in percentuale della stessa].
Quindi crescita scarsa fino a rivoluzione industriale, poi aumenta e dalla seconda metà dell’800 ha aumento drastico (non è stata rivoluzione a far aumentare precipitosamente la crescita).
Convergenza condizionale: non vi è convergenza assoluta, vi è: quando i tassi di crescita sono condizionati da alcune variabile di controllo, quali livello capitale umano, investimento, istituzioni, apertura commerciale, stabilità macroeconomica, vi è convergenza condizionale per cui i residui della regressione della crescita sono sistematicamente e negativamente correlati con il livello iniziale del PIL pro capite, ossia, più il livello di PIL iniziale è basso più il tasso di crescita, condizionata alle variabili prima elencate, sarà maggiore.
I risultati empirici ottenuti relativi alla convergenza condizionata non sono utili per policy prescriptions (politiche strategiche) perché con essi si arriva alla conclusione che l’apertura al commercio e il livello di educazione migliorano la crescita di un paese ma non ci dicono come migliorare l’educazione e incrementare il commercio!
Lo sviluppo economico è caratterizzato da un cambiamento strutturale, i paesi cambiano mentre crescono; non è vero che paesi poveri siano una copia ridotta dei paesi avanzati e viceversa, ma vi è diversità strutturale. Essenza della crescita è spostare le risorse (soprattutto forza lavoro, perché il capitale alla fine è facile da spostare rispetto ai lavoratori) dai settori meno produttivi a quelli più produttivi. Le economie che crescono più velocemente sono quelle che riescono meglio a compiere questo processo di transizione. Il cambiamento strutturale è associato a un ampliamento di settori: paesi tendono a diversificare produzione mentre crescono e quando sono già avanzati iniziano seconda fase di specializzazione. Vantaggi: più possibilità di riallocare la produzione in settori più efficienti e riduzione esposizione dell’economia a shock avversi di carattere settoriale.
I paesi crescono a stratti, non in modo uniforme. Le fasi di crescita impetuosa sono caratterizzate da 2 elementi: sviluppo del manifatturiero ed esportazioni. Nel primo si condensano e
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