F. Carlucci – Traccia per un corso di econometria
Modulo II – Minimi quadrati
2 Le ipotesi forti sui residui
Indice del capitolo
- 2.1 Un riassunto delle ipotesi imposte al modello lineare............................................... 2
- 2.2 Residui distribuiti normalmente................................................................................. 3
- La funzione di densità congiunta dei residui....................................................... 3
- La funzione di densità dello stimatore dei minimi quadrati .............................. 4
- σ Intervalli di confidenza per i parametri del modello lineare semplice con 2 noto ......................................................................................................................... 5
- σ Stima intervallare nel modello lineare multiplo con noto .............................. 6
- 2 σ Verifica di ipotesi lineari per i parametri del modello con noto ..................... 7
- 2 Verifica di ipotesi riguardanti più parametri nel modello lineare multiplo con σ noto .................................................................................................................... 8
- 2.3 Intervalli di confidenza e verifica di ipotesi lineari semplici per i parametri del σ ignoto.............................................................................................................. 11
- Modello con 2
- Stima intervallare e verifica di ipotesi nel modello lineare semplice ............... 11
- Stima intervallare nel modello lineare multiplo ............................................... 13
- Stima intervallare della varianza dei residui ................................................... 14
- Verifica di ipotesi lineari semplici nel modello lineare multiplo ...................... 15
- Un’applicazione: il test di nullità sui parametri della funzione delle importazioni......................................................................................................... 16
- Verifica di ipotesi lineari semplici per la varianza dei residui......................... 19
- 2.4 Verifica di ipotesi lineari multiple ............................................................................ 21
- Due applicazioni della verifica di ipotesi lineari............................................... 24
- Verifica della bontà di adattamento complessiva di un modello...................... 25
- 2.5 Formulazioni alternative dei test di ipotesi lineari multiple.................................. 28
- La verifica dell’ipotesi di omogeneità nei prezzi ................................................ 28
14/04/03, 9.35 Edizione 2.2
Modulo II – Minimi quadrati
2.1 Un riassunto delle ipotesi imposte al modello lineare
È opportuno, a questo punto, riassumere le ipotesi di vario tipo sinora fatte in relazione al modello lineare. Se questo è il semplice (1.3.1) le ipotesi sono:
- Il campione è omogeneo ed i parametri α e β sono invariabili nel tempo;
- I valori di xt sono noti, cioè non aleatori;
- mx ≠ 0 xt ≠ xs ∀ t ⋅ s = 0;
- E(ut) = 0, E(utus) = σ2 t = s.
Se, viceversa, il modello lineare è quello multiplo (1.3.4), in termini matriciali le ipotesi sono:
- Il campione è omogeneo; in altre parole i parametri del vettore (β, y, X) sono considerati invariabili nel tempo;
- X è una matrice di costanti;
- det(X′X) ≠ 0;
- E(u) = 0, E(uu′) = σ2In.
Con la i) si suppone che la struttura dell’economia rimanga invariata nel periodo campionario e che quindi sia possibile considerare valide per tutte le t = 1, 2, …, n, le equazioni (1.3.1) e (1.3.4). La ii) è un’ipotesi semplificatrice, che in seguito elimineremo, che limita gli elementi stocastici del modello al residuo ed alla variabile endogena. La iii) è necessaria per poter determinare la stima dei minimi quadrati ordinari, sia nel caso non stocastico che in quello stocastico.
Infine, le ipotesi deboli iv) sono utilizzate per determinare alcune caratteristiche degli stimatori: la non distorsione e l’efficienza, nonché le matrici di dispersione e di correlazione di quelli dei minimi quadrati e la distorsione della varianza campionaria dei residui σ̂2.
Si noti che l’ipotesi (3), che abbiamo specificato nel caso semplice per simmetria con l’ipotesi (iii) formulata nel caso multiplo, in effetti è automaticamente verificata purché le xt non siano costanti.
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Modulo II – Minimi quadrati
2.2 Residui distribuiti normalmente
La funzione di densità congiunta dei residui
Le ipotesi stocastiche precedenti, tuttavia, non permettono di effettuare un’inferenza statistica completa sul modello lineare; ad esempio, non sono sufficienti per determinare intervalli di confidenza o per fare verifiche di ipotesi.
Aggiungiamo, allora, l’ipotesi forte che i residui siano distribuiti normalmente con media nulla e varianza costante:
ut ∼ N(0, σ2) ∀ t (2.2.1)
cioè che la loro funzione di densità di probabilità sia del tipo XXI-(1.4.19):
f(ut) = (2πσ2)−1/2 exp {−ut2 / 2σ2} (2.2.2)
Lavorando in termini matriciali si prende in considerazione l’intero vettore delle u ed è quindi utile disporre della loro funzione di densità congiunta. Questa si costruisce facilmente ricordando che per l’ultima delle (2.1.1) o delle (2.1.2) le ut sono incorrelate. Come è noto, se due o più variabili aleatorie distribuite in modo normale sono incorrelate, allora esse sono anche indipendenti. Ma è altresì noto1 che se due o più variabili sono stocasticamente indipendenti la loro densità congiunta è uguale al prodotto delle rispettive densità marginali. La densità2 congiunta delle ut si ottiene quindi moltiplicando tra di loro densità del tipo (2.2.2):
f(u1, u2, ..., un) = ∏t=1n f(ut) = (2πσ2)−n/2 exp {−∑t=1n ut2 / 2σ2} (2.2.3)
e può essere espressa in termini matriciali come:
f(u) = (2πσ2)−n/2 exp {−u′u / 2σ2} (2.2.4)
La (2.2.4) è una funzione di densità congiunta di tipo normale multivariato con valor medio 0 e matrice di dispersione σ2In, la cui espressione nel caso generale è data dalla XXI-(2.5.5), che riportiamo per comodità:
f(x) = 1 / [2πn/2 det(Σ)1/2] exp {−(x − μ)′Σ−1(x − μ) / 2} (2.2.5)
dove x è un vettore aleatorio con n elementi, μ di valor medio e matrice di dispersione Σ.
Si veda il teorema XXI-2.4.1 Si veda il paragrafo XXI-2.2 e in particolare la XXI-(2.2.16).2
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Modulo II – Minimi quadrati
Osservazione 2.1 – La (2.2.5) si riduce al caso particolare (2.2.4) se si considera che per le (2.1.1)-(2.1.2) le u hanno media nulla (e quindi μ = 0), e inoltre sono incorrelate e omoschedastiche, per cui Σ = σ2In e det(Σ) = σ2n = σ2n det(I). Effettuando queste sostituzioni nella (2.2.5) con u al posto di x si ottiene la (2.2.4). In simboli la (2.2.4) viene espressa asserendo che:
u ∼ N(0, σ2In) (2.2.6)
Osservazione 2.2 - Nelle ipotesi precedenti (forti) i residui sono Indipendenti ed Identicamente Distribuiti; queste loro qualità sono indicate con l’acronimo IID.
La funzione di densità dello stimatore dei minimi quadrati
La (2.2.4) o (2.2.6) ci permette di ricavare immediatamente la distribuzione di probabilità dello stimatore β̂. Abbiamo visto nella (1.6.16) che esso può essere espresso in funzione del vettore aleatorio u:
β̂ = β + (X′X)−1X′u (2.2.7)
e quindi basterà applicare il teorema XXI-2.3 sulle trasformazioni lineari di variabili normalmente distribuite3 per ottenere:
β̂ ∼ N[β, σ2(X′X)−1] (2.2.8)
La funzione di densità dello stimatore β̂ è quindi:
f(β̂) = (2π)−k/2 (σ2k det(X′X)−1)−1/2 exp {−(β̂ − β)′(X′X)(β̂ − β) / 2σ2} (2.2.9)
dove si è fatto uso del teorema XIX-1.5 applicando il quale si ricava che det(σ2(X′X)−1) = det(σ2I)k ⋅ det(X′X)−1.
Sempre applicando il teorema XXI-2.3 si trova immediatamente la distribuzione dei residui stimati û. Questi, infatti, per la (1.7.3) sono una funzione lineare del vettore aleatorio u che per la (2.2.6) è distribuito in modo multinormale. Avremo allora:
û = Mu (2.2.10)
da cui ricaviamo la distribuzione dei residui stimati:
û ∼ N(0, σ2M) (2.2.11)
dato che in questo caso:
Cov(û) = E ûû′ = E(Mu)(Mu)′ = MEuu′M′ = σ2MM′ = σ2M.
Il teorema asserisce che se x ∼ N(μ, Σ), allora y = Ax + b ∼ N(Aμ + b, AΣA′). Nel caso della (2.2.7) abbiamo le posizioni seguenti: x = u; μ = 0; b = 0; A = (X′X)−1X′; Σ = σ2I, applicando le quali si ottiene il risultato (2.2.8).3
Vedremo in seguito che, sfruttando il teorema del limite centrale, se si elimina l’ipotesi di normalità dei residui, mantenendo le altre, la (2.2.8) continua a valere, seppure asintoticamente.
Intervalli di confidenza per i parametri del modello lineare semplice con σ2 noto
Se poniamo:
a11 = [1 / n] + [mx2 / ∑(xt − mx)2]
a22 = 1 / ∑(xt − mx)2
ricordando le (1.6.9) e (1.6.8) le distribuzioni degli stimatori dei parametri di regressione β1 e β2 sono:
β̂1 ∼ N(β1, σ2a11) β̂2 ∼ N(β2, σ2a22) (2.2.12)
Effettuando le trasformazioni lineari:
(β̂1 − β1) / (σ√a11) e (β̂2 − β2) / (σ√a22) (2.2.13)
possiamo standardizzare gli stimatori, che così trasformati hanno distribuzione normale standard (si veda la XXI-(1.6.4)).4
Sia per β̂1 che per β̂2, allora, si può calcolare l’intervallo di confidenza più corto (simmetrico rispetto al valor medio) al livello α, supponendo σ2 noto, partendo dalla condizione:
P(z′ ≤ z < z″) = 1 − α (2.2.14)
dove z ∼ N(0, 1), e z′ e z″ sono i quantili di probabilità α/2 e 1−α/2 rispettivamente, forniti dalle tavole della distribuzione normale standardizzata. L’intervallo è, dunque:
(β̂1 − β1) / (σ√a11) < z″ e z′ ≤ (β̂1 − β1) / (σ√a11)
cioè:
β̂1 − σ√a11z″ < β1 ≤ β̂1 − σ√a11z′ (2.2.15)
nel caso di β1 e:
(β̂2 − β2) / (σ√a22) < z″ e z′ ≤ (β̂2 − β2) / (σ√a22)
cioè:
β̂2 − σ√a22z″ < β2 ≤ β̂2 − σ√a22z′ (2.2.16)
nel caso di β2. Al livello di significatività α = 0.05, i due quantili sono z′ = −1.96 e z″ = 1.96 (si veda la figura XXI-1.1).
Gli intervalli di confidenza (2.2.15) e (2.2.16) sono aleatori poiché i loro estremi sono funzioni dello stimatore. Il livello di confidenza α, che definisce la probabilità che β1 o β2 risulti al di fuori dell’intervallo, è determinato soggettivamente: se α è scelto troppo piccolo l’intervallo risulta grande e quindi poco utile ad indicare la dispersione dello stimatore; se α è troppo grande, la probabilità che l’intervallo contenga β1 o β2 diminuisce, e di nuovo l’informazione fornita dall’intervallo di confidenza diventa scarsa.
Osservazione 2.3 - Considerando quanto argomentato sopra si trae che 1−α è la probabilità che l’intervallo di confidenza (2.2.15) contenga il parametro β1 e che il (2.2.16) contenga β2. Ad esempio, se poniamo α = 0.05, le (2.2.15)-(2.2.16) definiranno gli intervalli di confidenza al 95% per i due parametri del modello di regressione semplice.
Stima intervallare nel modello lineare multiplo con σ2 noto
Più in generale, passando al caso del modello lineare multiplo, se aii indica la varianza di β̂i, dove aii è l’elemento i-esimo della diagonale principale di (X′X)−1, si ha che:
β̂i ∼ N(βi, σ2aii) (2.2.17)
per cui la trasformazione lineare che standardizza β̂i è:
(β̂i − βi) / (σ ⋅ √aii) (2.2.18)
e l’intervallo di confidenza all’(1−α)×100% diventa:
β̂i − σ ⋅ √aii ⋅ z″ < βi ≤ β̂i − σ ⋅ √aii ⋅ z′ (2.2.19)
Osservazione 2.4 – Riassumiamo per comodità del lettore la catena di implicazioni che permette di pervenire alla (2.2.19) a partire dalle ipotesi forti sui residui:
u ∼ N(0, σ2I) ⇒ β̂ ∼ N[β, σ2(X′X)−1] ⇒ β̂i ∼ N(βi, σ2aii) ⇒ (β̂i − βi) / (σ√aii) ∼ N(0,1).
Verifica di ipotesi lineari per i parametri del modello con σ2 noto
Come è noto, esiste una dualità fra stima intervallare e verifica delle ipotesi (si veda il capitolo XXIII-2), per cui la trasformazione (2.2.18) può essere utilizzata anche come statistica per verificare l’ipotesi nulla che il parametro βi sia uguale ad un prefissato valore ri, sempre supponendo σ2 noto:
H0: βi = ri
H1: βi ≠ ri (2.2.20)
Nel sistema di ipotesi (2.2.20) l’ipotesi nulla viene contrapposta all’ipotesi alternativa H1: βi ≠ ri.
Per controllare l’ipotesi nulla βi = ri nella (2.2.20) è sufficiente sostituire ri a βi e verificare se il valore trovato:
z = (β̂i − ri) / (σ√aii) (2.2.21)
è compreso nell’intervallo di accettazione di H0 formato da [z′, z″) oppure in quello di rifiuto, composto dalle due semirette z < z′ e z ≥ z″.
In forma poco rigorosa ma espressiva si può asserire che l’ipotesi nulla βi = ri è accettata se la differenza β̂i − ri si ritrova vicino allo zero (appartiene all’intervallo di accettazione); è rifiutata se tale differenza è lontana dallo zero (appartiene all’intervallo di rifiuto). La divisione per lo scarto quadratico medio serve a standardizzare la distanza fra β̂i e il valore ipotizzato, depurandola dell’unità di misura e permettendone il confronto con i quantili della normale standard.
Fra le applicazioni più frequenti di questo test di ipotesi vi è la verifica dell’ipotesi di nullità del parametro βi. In questo caso l’ipotesi nulla è che il parametro sia uguale a zero e l’alternativa che sia diverso da zero:
H0: βi = 0
H1: βi ≠ 0 (2.2.22)
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Modulo II – Minimi quadrati
Questo sistema di ipotesi, per quanto semplice, ha una notevole rilevanza ai fini della specificazione del modello, perché se l’ipotesi nulla non viene respinta ciò significa che l’i-esima variabile viene mo
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