Storia moderna - Domande e risposte
Cap. 1 - Monarchie, repubbliche e imperi del '500
1. Come si caratterizza il rafforzamento dei poteri monarchici tipico di alcune realtà politiche europee fra Quattro e Cinquecento?
Il rafforzamento dei poteri monarchici tipico di alcune realtà politiche europee fra 400 e 500 è caratterizzato dalle riforme attuate dai monarchi, che aspiravano a potenziare il proprio ruolo. Fino a quel momento, i re erano autorità importanti, ma erano quasi al pari di clero e nobiltà. Tanto che, per superare questi due ordini, molti monarchi eliminarono domini feudali e possedimenti di nobili, annettendoli ai propri regni. Le riforme furono anche fiscali: per tutto il periodo dell’età moderna, i re presero il controllo della fiscalità attraverso la tassazione, la riorganizzazione amministrativa di certi settori e il controllo della vita sociale e religiosa del regno. Questo rafforzamento dei poteri monarchici si lega alla nascita di identità proto-nazionali, ovvero la consapevolezza di far parte di un unico organismo politico e sociale.
2. Quali erano le attribuzioni del sovrano all’inizio dell’età moderna? Esse si ampliano tra Quattro e Cinquecento? E se sì, come?
Il sovrano all’inizio dell’età moderna era ancora visto come figura preminente, ma non superiore ad altre (nobili ed ecclesiastici); egli, a somiglianza di Dio, era l’unica autorità terrena a poter riequilibrare la società e aveva il compito di proteggere i beni e la vita dei sudditi e la religione cristiana. Tra 400 e 500 il potere del monarca si amplia grazie a nuove riforme, che permettono alla corona di acquisire maggiore controllo su vasti territori, di stipendiare le strutture burocratiche e vedere il proprio potere al di sopra di quello della Chiesa e dell’imperatore. Tra le riforme vediamo la creazione di una struttura burocratica che controlla la vita civile e religiosa, l’amministrazione della giustizia, la riscossione di tasse e la difesa del territorio; il sovrano si adopera a contrastare i grandi feudatari e le città abituate all’autogoverno, a non riconoscere nessun potere terreno al di sopra del proprio, subordinando anche le strutture ecclesiastiche al controllo della corona.
3. Cosa intende lo storico John Elliott con l’espressione «monarchia composita»?
La monarchia composita di Elliot è un insieme di territori annessi ad un medesimo regno, che mantengono diverse forme di struttura organizzativa, amministrativa etc., ma che hanno in comune il sovrano.
4. Quali caratteristiche assunse l’irrobustimento della monarchia in Francia?
La monarchia francese si irrobustì tramite le riforme attuate dai sovrani che tra 400 e 500 regnarono sul territorio. Luigi XI di Valois, a seguito della guerra dei Cent’Anni, inizia ad eliminare i domini feudali autonomi, riannettendo alla Francia il Ducato di Borgogna (al tempo sotto il controllo di Carlo il Temerario) e i territori dell’eredità angioina. Il suo successore Carlo VIII completerà questo processo sposando Anna di Bretagna. Tale percorso è sostenuto da riforme di rafforzamento dell’esercito, imposizione di tasse dirette e indirette, riorganizzazione di apparati giudiziari e da un attento controllo sulla Chiesa francese. Luigi XII d’Orleans, Francesco I ed Enrico II procederanno sulle stesse direttrici, ma con l’obiettivo di limitare la potenza della rivale casa d’Asburgo.
5. A conclusione di quale conflitto diventò re d’Inghilterra Enrico VII Tudor?
Enrico VII Tudor, erede dei Lancaster, divenne re di Inghilterra a seguito della Guerra delle due rose (1455-1485), conflitto animato dalle due casate contrapposte degli York e dei Lancaster, che si contendevano il diritto di successione al trono, dopo l’estinzione della casa dei Plantageneti.
6. Attraverso quali strumenti Enrico VII Tudor rafforzò in Inghilterra il potere monarchico?
A seguito della Guerra delle due rose (1455-1485), l’autonomia della corona era molto debole. Enrico VII rafforzò la monarchia inglese tramite la riorganizzazione del sistema fiscale, la creazione di una Camera Stellata (tribunale di diritto regio che gli conferiva ampia giurisdizione politica) e l’espansione commerciale e marittima grazie ad una potente flotta.
7. In che cosa consisteva l’«unione personale» tra i regni di Castiglia e di Aragona stipulata nel 1479?
L’unione personale del 1479 tra i Regni di Castiglia e Aragona consisteva nel matrimonio di Ferdinando II (sovrano di Aragona) e Isabella (regina di Castiglia), che vedeva l’unione dei beni dei due coniugi ma non un’unificazione delle due corone, che rimasero separate in termini di amministrazione e organizzazione, fino alla comparsa di Carlo I di Spagna, che diventerà imperatore del Sacro Romano Impero come Carlo V.
8. Cos’è la Reconquista?
La Reconquista è un processo di riconquista di territori lungo 800 anni, ultimato dai re cattolici Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia. A seguito della loro unione matrimoniale, i due sovrani si adoperarono per sottrarre militarmente territori, un tempo appartenenti ai loro regni, di dominazione musulmana. Nonostante la ripresa dei territori, che termina con la presa di Granada nel 1492, il popolo era formato da vari gruppi etnici e religiosi, che professavano religioni diverse dal cristianesimo (ebraismo e islamismo). Fu questo il motivo per cui venne istituito, da papa Sisto IV, sotto le dirette dipendenze della corona, il tribunale dell’Inquisizione spagnola.
9. Quale politica venne adottata da Ferdinando II verso le minoranze non cattoliche?
A seguito del processo di riconquista, attuato da Ferdinando II e da sua moglie, Isabella, i due sovrani governavano un popolo formato da gruppi etnici e religiosi distinti, che professavano religioni non cristiane (ebraismo e islamismo). La politica adottata dal monarca fu quella di imporre l’uniformità religiosa attraverso un tribunale speciale, detto Inquisizione spagnola, istituito da papa Sisto IV, che mirava all’espulsione degli ebrei e alla conversione dei musulmani al cristianesimo.
10. Che cosa fu l’Inquisizione spagnola? Quale ruolo politico svolse?
L’Inquisizione spagnola fu un tribunale istituito da papa Sisto IX, ma posto alle dirette dipendenze dei due re cattolici, Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia, per riportare l’uniformità religiosa nel regno iberico con la forza. In particolare, l’Inquisizione mirava all’espulsione degli ebrei e alla conversione dei musulmani alla regione cristiana.
11. Quali problemi di politica interna ed estera dovettero affrontare gli imperatori d’Asburgo? Con quali esiti?
I problemi politici interni che dovettero affrontare gli imperatori d’Asburgo risiedevano nella situazione che vigeva al tempo nell’Impero, ovvero la sua frammentazione in vari territori, quasi indipendenti gli uni dagli altri ma dipendenti dalla figura dell’imperatore. Come soluzione al problema venne trasformata da elettiva a quasi ereditaria la carica imperiale, in quanto si doveva eleggere l’imperatore solo all’interno della dinastia degli Asburgo. In politica estera, gli Asburgo tentarono di attuare una politica espansionistica, ampliando i propri domini diretti e rafforzando l’autorità imperiale, strategia sostenuta dalle alleanze matrimoniali. Questo aveva lo scopo di creare un forte blocco territoriale in grado di contrastare la potenza dell’impero Ottomano da un lato, e il peso politico-economico di Venezia dall’altro.
12. Quali ragioni erano alla base della debolezza politica italiana, a partire dalla seconda metà del XV secolo, rispetto alle grandi potenze europee?
Le ragioni alla base della debolezza politica italiana risiedono nella mancanza di unità che vigeva nel territorio italiano: un territorio frammentato, repubbliche e stati preoccupati della ricchezza propria, ma non di creare una vera unità tra loro. Inoltre, erano presenti tentativi continui da parte degli Stati più forti di estendere la propria egemonia su quelli più deboli.
13. Quali furono le caratteristiche dell’impero di Carlo V?
L’impero di Carlo V si caratterizza per la sua estensione smisurata, in quanto, con l’ascesa al trono imperiale, ereditò i domini asburgici dal padre Filippo il Bello, la Franca Contea e i Paesi Bassi dalla nonna Maria di Borgogna, le corone di Castiglia e Aragona con i territori di Sicilia, Sardegna e Napoli dalla madre Giovanna la Pazza. Il desiderio di Carlo V era quello della restauratio imperii, ovvero il ripristino di un ordine politico pacifico sotto il suo totale controllo e un’unità religiosa che tenesse vivo il culto cristiano.
14. Perché fallì il sogno imperiale di Carlo V?
Il sogno di Carlo V fallì in quanto egli non riuscì mai a superare le difficoltà legate al controllo di un territorio così vasto e politicamente complesso: Carlo non riuscì a mantenere il controllo della situazione, tanto che, prima di morire, divise l’impero in due, cedendo il titolo e i possedimenti austriaci (Boemia, Ungheria e ovviamente Austria) a suo fratello Ferdinando, mentre le corone di Castiglia e di Aragona, i Paesi Bassi e la Franca Contea, a suo figlio Filippo II.
15. Come si svolgono le guerre d’Italia?
Dal 1494 al 1554 l’Italia divenne un campo di battaglia. L’Italia non era solo una delle nazioni più ricche, ma era anche la sede del papato: chi avesse dominato la penisola avrebbe avuto l’egemonia sull’intero continente. Alla fine del ‘400 l’Italia risulta divisa in numerosi stati medio/piccoli, che con la pace di Lodi (1454) miravano al rispetto del principio di equilibrio. Nel 1494 Carlo VIII scende in Italia con l’intento di acquisire il regno di Napoli, che egli rivendica in quanto erede della casata degli Angiò. Papa Alessandro VI promuove un’alleanza antifrancese Venezia/Milano/Imperatore/Re cattolici che costringe Carlo VIII a ritirarsi. Nel 1499 Ferdinando il Cattolico conquista Napoli. Papa Giulio II, con l’imperatore Massimiliano e Ferdinando il Cattolico, dà vita alla lega di Cambrai, ma poi con la Lega Santa scaccia i francesi dall’Italia. Con il trattato di Noyon Milano viene assegnata alla Francia e Napoli alla Spagna. Nel 1521 Carlo V sconfigge la Francia nella battaglia di Pavia, 1525, e con il trattato di Madrid la Francia rinuncia alle pretese. Papa Clemente VII rovescia le alleanze e dà vita ad una lega anti-ispanica con Francia/Venezia/Milano/Genova/Firenze. L’esercito di Carlo V con i suoi mercenari tedeschi, lanzichenecchi, saccheggia la città: Sacco di Roma, 1527. Ma solo nel 1559 i francesi vengono definitivamente espulsi dall’Italia, che finisce sotto l’egemonia spagnola con il trattato di Cateau-Cambresis, firmato da Filippo II.
Cap. 2 - Ordini, ceti e forme della rappresentanza politica
1. Chi erano gli oratores, bellatores e laboratores?
Oratores, bellatores e laboratores erano i tre grandi ordini della società europea in età moderna. Gli oratores costituivano l’ordine più importante, composto dal clero (sia secolare che regolare): avevano una funzione religiosa, in quanto curavano le anime, garantivano all’intera comunità la benevolenza di Dio e assicuravano la vita eterna ai fedeli; avevano funzione politica, in quanto i vescovi controllavano città e feudi ed erano investiti di funzioni sociali (educazione dei cittadini, sanità, assistenza). Erano sostenuti economicamente dalla società. I bellatores costituivano il secondo ordine più importante, composto dai nobili: la loro funzione era militare, in quanto proteggevano la vita e i beni di tutti, erano sostenuti economicamente dalla società; avevano funzioni amministrative, politiche e giudiziarie affidate loro dal sovrano su feudi assegnati e successivamente ereditati, sistema che ha determinato una riduzione del potere del re e ha dato via all’affermarsi di una scala gerarchica all’interno di quest’ordine. I laboratores erano il gruppo meno privilegiato, composto da contadini e artigiani: questi si riunivano in gruppi definiti rispetto al lavoro che svolgevano, costituendo delle corporazioni, che miravano a regolamentare l’attività manifatturiera e il mercato cittadino. Anche le corporazioni avevano una struttura gerarchica al loro interno, che permetteva di accedere ai piani più alti solo attraverso la ricchezza.
2. Come si diventava nobili in età moderna?
In età moderna si può diventare nobili attraverso la compravendita di titoli nobiliari, messi a disposizione dalla corona. Oltre a questo, si era nobili attraverso tre diverse vie: erano nobili coloro che discendevano da un primus inter pares scelto dal proprio popolo per guidare azioni belliche; altri erano nobili in quanto il titolo era stato ereditato dalle passate generazioni; altri ancora erano nobili dato il loro esercizio del potere signorile.
3. Cos’era la precedenza in antico regime?
In antico regime, la precedenza era uno dei privilegi di cui godevano i nobili e consisteva proprio nel diritto di precedenza in qualsiasi situazione. Le carrozze dei nobili avevano, per esempio, il diritto di passare prima: chiunque fosse passato avanti a loro avrebbe commesso il crimine di mettere in dubbio la veridicità della condizione sociale del sorpassato. Questo spesso portava a duelli per ristabilire il valore sociale, precedentemente messo in dubbio.
4. Come erano strutturate e come funzionavano le corporazioni di mestiere?
Le corporazioni di mestiere erano gruppi di lavoratori che praticavano lo stesso mestiere, allo scopo di seguire gli stessi standard e le stesse regole (modo di lavorare, prezzi da adottare, etc.). Erano, al proprio interno, strutturate gerarchicamente: all’apice vi era una direzione collegiale di maestri o mercanti che eleggeva i capi della corporazione e fissava le regole. Al di sotto stavano gli apprendisti, che, a seconda della loro possibilità economica, potevano raggiungere il rango dei maestri, oppure erano semplici salariati. Ogni corporazione era affiancata da una confraternita, cioè una società di mutuo soccorso, di cui facevano parte i membri delle corporazioni, che versavano una quota in un fondo comune destinato a finanziare o aiutare economicamente gli stessi membri.
5. Come si definisce la parola “ceto”?
Il ceto era l’insieme di persone che godevano degli stessi diritti e dei privilegi, fiscali e giurisdizionali: a seconda della disponibilità economica, del livello di istruzione, della condizione sociale, si apparteneva ad un determinato ceto.
6. Che tipo di privilegi esistevano nella società di antico regime? Chi ne godeva principalmente?
In età moderna, il privilegio poteva essere giudiziario, in quanto i cittadini venivano giudicati da un tribunale speciale, specifico del proprio ceto, economico, in quanto i cittadini erano esenti da tasse e imposte, o potevano godere di particolari beni. Altro privilegio era quello della precedenza. Chi ne godeva erano i nobili e il clero, gli ordini più alti della società.
7. Come funzionava rispetto al genere il linguaggio dell’onore?
Il linguaggio dell’onore aveva due diverse accezioni a seconda del genere. Per le donne consisteva nell’attuare quei comportamenti, specie sessuali, appropriati al proprio livello sociale; per gli uomini consisteva nel mostrare le proprie virtù virili (mantenere la propria famiglia, essere bravi nel proprio mestiere), nonostante i nobili non lavorassero.
8. Che funzione svolgevano gli ordini militari?
In antico regime gli ordini militari combattevano contro gli infedeli e svolgevano funzioni legate all’immagine di guerriero caritatevole. Tuttavia, con la vendita dei titoli nobiliari, si arrivò ad avere un’inflazione di nobili, quindi all’eccessiva saturazione del ceto nobiliare. Gli ordini militari vennero utilizzati per venire incontro alla richiesta di distinzione sociale. Nascono, infatti, le onorificenze, riconoscimenti che distinguono i nobili più degni di essere onorati.
9. Chi erano i grandes?
I grandes erano il più alto ceto nobiliare dell’età moderna nella Castiglia, che godeva di privilegi esclusivi, come ad esempio quello di essere trattati dal re come membri della famiglia reale. Tuttavia, di questo titolo ci fu un’inflazione e ne venne creato uno nuovo per i più meritevoli tra i grandes: il cavalier del Toson d’Oro.
10. Quali erano le regole nella conduzione dei parlamenti nelle diverse realtà politiche europee?
I Parlamenti erano assemblee di rappresentanti di ogni ordine, che si riunivano periodicamente o all’evenienza per votare le decisioni del sovrano di aumentare o meno le tasse: il sovrano doveva chiedere l’approvazione e, qualora questa venisse concessa (donativo), i rappresentati chiedevano al sovrano un contraccambio, appellandosi alla grazia del re (capacità di elargire titoli, pensioni, privilegi, riconoscimenti) e alla giustizia (capacità di ristabilire equilibrio in caso di offesa o negligenza dei privilegi).
11. Di quali elementi si sostanziava la legittimità dinastica?
La legittimità dinastica viene innalzata a livello sacrale, con lo scopo di allontanarsi dalla monarchia elettiva. Si sostanziava del fatto che il re e la sua dinastia erano stati scelti da Dio per compiere il loro ruolo.
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