Diritto romano - secondo semestre
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L’impero d’Oriente o Impero Bizantino trova le sue origini prima della caduta dell’Impero Romano d’Occidente e dura fino al 1453 d.C.
Bisanzio era la sua capitale, nonché centro dell’Impero Romano d’Oriente; è l’antica Costantinopoli, che prese il nome da Costantino.
Seguiva una lingua e cultura greca, per motivi geografici, linguistici ed etnici.
L’impero d’Oriente vuole diventare erede dell’Impero Romano d’Occidente, e raggiungere alti livelli di precisione ed elaborazione del diritto romano. Infatti, principalmente per il profilo politico, tutti i cittadini dell’impero si definiscono romani.
L’imperatore era anche capo religioso, e la religione di stato era il Cristianesimo, che influenza il diritto.
I poteri erano quindi accentrati all’imperatore, sotto il quale trovavamo la burocrazia di funzionari, che richiedeva molte spese per la sua ampiezza.
L’imperatore ha il controllo della giustizia e dell’amministrazione statale. I funzionari erano abbastanza preparati, ma non quanto i giuristi, e dovevano elevarsi.
L’obiettivo di Giustiniano era quello di codificare il diritto, un’operazione molto ambiziosa. (Flavio Pietro Sabazio)
Giustiniano fu imperatore dal 527 al 565 d.C. Sale al trono in maniera inaspettata, dato che non faceva parte della grande burocrazia, ma suo zio Giustino lo volle al suo fianco. La moglie Teodora diventò imperatrice di Bisanzio e ne influenza la legislazione, soprattutto nei confronti delle donne. Restaurò la romanità, importante per il profilo dell’ordinamento, e conquista Africa, Spagna e Italia (dopo la codificazione).
Nel 554 d.C., l’Italia diventa provincia dell’impero romano, con capitale Ravenna, dove stanno conservati molti quadri dedicati a Giustiniano.
Anche Dante ricorda Giustiniano, e ci parla del suo obiettivo della vita, cioè legato al diritto, alla codificazione di esso, e alla riordinazione delle leggi.
D’altra parte, però, Giustiniano entrò nel vortice di controllare tutto il diritto esistente, quindi, intaccò il progetto di chiarezza sul diritto che aveva in mente.
Compilazione del diritto: codificazione
Compilazione del diritto: codificazione Corpus.
Fu affidata la compilazione a grandi codificatori, che diedero origine al Corpus Iuris Civilis, chiamato così dal Medioevo. È la riforma più importante di Giustiniano.
La compilazione Giustinianea è formata da tre parti, TRIAX:
- Istituzioni;
- Digesto; TRIAX
- Codex.
I medievali hanno chiamato così il Corpus che contiene tutta la parte Giustinianea comprese le Novellae, che però non furono codificate ma emanate.
La compilazione è molto importante perché ci ha fatto conoscere tutto il diritto romano permettendo di essere vigente nei prossimi anni e conoscibili.
È la base legislativa degli ordinamenti medievali e moderni.
Nuovo cc cinese base romanista
Compilazione Giustinianea: si svolse dal 527 d.C., l’anno della salita al trono di Giustiniano, aveva volontà ferrea e alcuni dati che provenivano da precedenti tentativi di codificazione.
“La virtù e la legge” di Raffaello
“La virtù e la legge” di Raffaello.
Raffaello rappresenta Giustiniano con simboli del potere, corona d’alloro, trono, e un soggetto inchinato; questa persona era Triboniano, ministro della giustizia e spalla destra di Giustiniano, che gli consegna il digesto, la parte più importante della compilazione.
Prima parte della compilazione
1^ parte della compilazione.
1^ impresa, ambiziosa ma non troppo, leges.
Bisognava codificare le leges emanate dall’inizio dell’impero.
Giustiniano dà le indicazioni per comporre una costituzione introduttiva, cioè che introduce parte della codificazione, formando leggi promulgate dall’imperatore: emana quindi una costituzione imperiale introduttiva. La prima fu la Costituzione Haec que necessario, 13 febbraio 528 d.C.; mira a compilare il Novus Iustinianus Codex, nuovo codice di Giustiniano.
Annuncia una nuova raccolta di leges, con lo scopo di ridurre le cause. Incarica inoltre una commissione, formata da compilatori come Teofilo - professore e compilatore -, Giovanni di Capadoccia, Triboniano, per aggiornare i codici che esistevano. I codici erano 3:
- Il codice Ermogeniano; raccolte private
- Il codice Gregoriano;
- Il codice Teodosiano, codice ufficiale, entrato in vigore circa un secolo prima del codice Giustiniano, V secolo d.C., circa 428/429 d.C., raccolta di costituzioni imperiali, era l’unico vigente ma non era chiaro; i compilatori avevano lasciato al suo interno anche le costituzioni abrogate e cadute in desuetudine - è più vasto rispetto al codex di Giustiniano.
Erano presenti due norme fondamentali:
- Leggi con valore generale, cioè valgono in qualsiasi parte dell’impero, tranne nel caso sia dichiarato diversamente;
- Bisognava considerare solo il nuovo codice per l’utilizzo delle leggi, e non più le leggi precedenti.
Il Novus Codex non è giunto fino a noi.
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Perché il nuovo codex è così importante?
Quest’ultimo rappresenta l’officina, il laboratorio, per comprendere il secondo codice; in quest’ultimo sono entrate norme che probabilmente erano già presenti nel primo.
È stato trovato anche un papiro che conteneva un indice del primo codice, che è servito per capire il successivo codice.
Il problema della certezza del diritto continua in maniera pesante, perché bisognava riordinare le norme legislative e giuridiche che erano gli iura. Gli iura erano frammenti e opere dei giuristi classici, per risolvere problemi legati alla legge delle citazioni ed eliminare le contraddizioni. Non si sapeva se fossero parte dell’ordinamento.
Codificazione degli iura, cioè delle opere dei giuristi classici. Con gli iura non si sapeva se si potesse vincere o meno una causa.
Prima di Giustiniano, ci furono altri tentativi risolutivi, come la legge delle citazioni di Valentiniano III, 426 d.C., il secondo è il progetto Teodosiano.
Il progetto definitivo entra in vigore nel 439, ma gli iura non sono presenti, perché i compilatori si resero conto che erano complicati da conoscere. Da questo fallimento però, Giustiniano organizza meglio la sua compilazione.
Prima di questo fallimento però, ci fu un altro tentativo importante, che però non rappresenta una codificazione degli iura. Legge delle citazioni di Valentiniano terzo, 426, questa però non è una codificazione, perché si tenta di risolvere il problema degli iura con criteri per capire quali iura potessero far vincere le cause, e quindi potevano considerarsi parte integrante dell’ordinamento. Valentiniano terzo trova una soluzione, definita tribunale dei morti, questa definizione venne data perché sembrava che i 5 grandi giuristi morti fossero rivissuti. Impone che solo gli iura di 5 giuristi potranno far vincere le cause, quindi considerati parte dell’ordinamento, i 5 giuristi erano: Papiniano, Gaio, Ulpiano, Paolo e Modestino, chiamata legge delle citazioni.
Erano presenti anche dei sotto criteri, per coordinare le opinioni dei cinque giuristi. Se ci fossero state delle soluzioni divergenti all’interno di questi 5, avrebbe prevalso la maggioranza. Prevaleva sempre il parere di Papiniano, considerato giurista classico più importante all’interno di questi criteri, chiamato presidente del tribunale dei morti. Papiniano però venne fatto uccidere dall’imperatore, perché Antonino Caracalla, l’imperatore, voleva avere il potere da solo, e inizialmente governava con suo fratello. Dopo averlo fatto uccidere, chiese a Papiniano di trovare una giustificazione alla morte del fratello. Papiniano disse quindi “è più facile commettere un patrocinio che giustificarlo”, per questo l’imperatore lo uccise.
Codificazione di iura: bisogna innanzitutto raccoglierli, studiarli, selezionarli e aggiornarli. Tutto ciò era immenso e non si poteva fare senza una grande organizzazione.
Teodosio II, aspirava alla codificazione degli iura, inserì all’interno del suo codice il criterio della legge delle citazioni. I problemi però derivavano dal fatto che questi cinque giuristi classici, per giustificare le loro soluzioni, citavano altri giuristi precedenti, la soluzione è quindi fondata sul parere di un altro giurista. Questo problema è chiamato problema del rinvio mobile. Nel codice Teodosiano è quindi ammesso il rinvio mobile, aprendo però un varco all’incertezza.
Giustiniano però aveva a disposizione questi dati che derivavano da soluzione precedenti quindi:
- Non era possibile che la codificazione degli iura avvenisse in un anno;
- Bisognava organizzare al meglio i lavori.
La compilazione degli iura dà origine al Digesto. Quindi, Digesto raccolta di iura, Codex raccolta di leges.
La compilazione del digesto durò dal 529 al 533 d.C.
Prende il nome di Digesta seu Pandectae, cioè raccogliere (ordinare) tutti gli iura che possono considerarsi vigenti.
I digesta sono una raccolta di frammenti dei giuristi classici, contengono 9.000 brani giurisprudenziali, pareri che provenivano dai giuristi classici.
Giustiniano decide di compiere un’operazione preliminare per raggiungere tale scopo, attraverso l’emanazione delle 50 decisioni, Quinquaginta decisiones, 530 d.C. Giustiniano individua una soluzione creando le 50 decisioni, dove la soluzione alle controversie presenti nelle opere giurisprudenziali classiche era già elaborata in una legge.
Il Digesto ha 50 libri.
Giustiniano emanò anche altre costituzioni.
Il 15 dicembre 530 viene emanata la costituzione del digesto, chiamata Deo auctore; in questa costituzione, Giustiniano incarica Triboniano della compilazione degli iura, quindi gli permette di procedere alla loro raccolta e gli dà la possibilità di organizzare l’impresa scegliendo i commissari.
Nacquero però una serie di problemi:
- Si è persa l’autorità delle leggi, chiamata legum auctoritas, e ciò ha portato a perdere di vista le leggi vigenti e la loro validità e autorità;
- Per gli scopi pratici, invece, Giustiniano dà l’ordine ai suoi compilatori di raccogliere e modificare dove è necessario; dice loro di raccogliere in un solo volume i volumi dispersi dei giuristi romani, dandogli delle indicazioni, cioè uno staff che doveva essere composto da professori, chiamati antecessores, e di avvocati, e non sono menzionati i funzionari;
- Infine, si descrive il loro lavoro, cioè la selezione di quelli che dovranno essere scartati e quelli invece raccolti; muniti di ius respondendi, che nei secoli precedenti avevano l’autorizzazione di emettere pareri.
L’aspirazione era quella dell’esaustività.
La struttura dell’opera dice che saranno 50 titoli, divisi in libri, divisi in paragrafi. I giuristi dovevano avere lo stesso peso, pari dignitas, cioè si stava superando il rinvio mobile. Se un giurista che non era citato nelle citazioni veniva scelto dai compilatori e inserito nel digesto, era vigente.
I brani prescelti vengono paragonati alle costituzioni imperiali, quindi alle leggi emanate dall’imperatore, e questo ci fa capire che avrebbero avuto valore normativo, come se prevenissero dalla bocca dell’imperatore.
L’intervento sui testi ha dato luogo al fenomeno delle interpolazioni giustinianee, dobbiamo quindi capire se quel testo proviene dal giurista classico, o è stato modificato dai compilatori giustinianei. I compilatori hanno aggiornato questi testi, quindi sono intervenuti su un testo che tratta di un regime superato.
Rapporto tra digesto e codex, norme contraddittorie e ripetizioni.
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I giuristi precedenti erano divisi da quelli successivi.
Essi svolgevano una attività destinata a emettere responsa, pareri su quesiti giuridici, ed era un’attività molto libera, perché erano conosciuti per la loro autorevolezza.
Nel principato il potere era accentrato, quindi un organo verticistico al potere, che tende verso la monarchia assoluta; questo iter verso la monarchia assoluta avrà la sua espressione massima nell’impero vero e proprio. In questa fase la libertà dei giuristi diminuisce, e il principe fornisce ai giuristi il diritto di emettere responsa ufficiali, potere Ius respondendi, ma dall’altra parte avere questo potere significa essere al servizio del principe, quindi si è legati al principe. L’attività dei giuristi, da questo momento in poi, fu meno libera sotto il profilo sostanziale.
La giurisprudenza per questo motivo perse un po’ di libertà. Questo passaggio si verifica con il principato, e si narra che il giurista Labeone, uno dei migliori del primo secolo a.C., non volle il Ius respondendi, perché avrebbe limitato la sua libertà di decisione. Labeone venne però ucciso.
Il digesto si svolse dopo il Novex Iustinianus Code, 529/533. Era presente tantissimo materiale, molto esteso, e doveva essere raccolto, selezionato e modificato. Se un testo del giurista classico fosse stato rilevante, ma contenesse elementi che erano strettamente legati alla disciplina passata e superata, i compilatori potevano e dovevano modificarli.
Per organizzare questo lavoro era necessaria una grande organizzazione, che non creasse rallentamenti o problemi. Per fare ciò Giustiniano tenne conto dei precedenti tentativi falliti. È il terzo tentativo di codificazione degli iura.
Ricordiamo la legge delle citazioni di Valentiniano terzo, non è una codificazione, ma un criterio ordinatorio, per capire quali siano gli iura vigenti. Solo il parere dei 5 giuristi classici sarebbe stato idoneo a far vincere le cause, e il codice Teodosiano. La soluzione del rinvio mobile fu adottata da Teodosiano, ammettendolo.
Giustiniano cerca soluzioni per risolvere ius controversius.
Creò quindi i presupposti per il lavoro del digesto, trovando chiara la soluzione che doveva prevalere.
Ci furono altre costituzioni, che però non entrarono nelle 50 decisioni.
Costituzione Deo auctore
Costituzione Deo Auctore:
- Tutto traeva origine dalla perdita dell’autorità e della certezza del diritto e delle leggi;
- L’incarico dei compilatori era quello di raccogliere ed emendare;
- Formato da 50 libri, divisi per titoli e paragrafi, strettamente legata alle 50 decisioni;
- I brani che entrano nel digesto vengono paragonate alle costituzioni imperiali, come se provenissero dalla bocca dell’imperatore. Informazione fondamentale, perché il criterio che ci fa capire quali fossero gli iura vigenti, era quello della selezione. Avevano quindi valore normativo;
- Era fondamentale modificare i testi, un potere e un dovere, utilizzando una logica fondata sulla necessità di aggiornare i testi in base alle modifiche del regime che aveva subito.
La dottrina dell’800 ha ritenuto che la maggior parte dei frammenti all’interno del digesto siano stati modificati dai compilatori, e questo è stato un eccesso. Ripasso lezione scorsa.
Criterio della sostanziale genuinità: cioè i frammenti si ritengono originali nella sostanza, a meno che non risulti evidente che c’è stata un’interpolazione.
Nel paragrafo 11 si annunciano anche le istituzioni. Le istituzioni non sono previste da una costituzione, ma la loro costituzione viene annunciata nella Deo Auctore, e le istituzioni vennero elaborate in parallelo rispetto al digesto.
L’entrata in vigore del digesto, 533, con la costituzione bilingue Tanta Dedoken. La costituzione annunciava il raggiungimento dell’obiettivo di Giustiniano, e quindi la conclusione dei lavori del digesto; viene redatta in due lingue, proprio per evidenziare la sua importanza, scelta di Giustiniano.
Vista l’importanza della costituzione, il 16 dicembre 533 venne redatta in due lingue, ovvero in greco e latino. Le prime parole di entrambe le versioni diedero nome a questa costituzione.
I frammenti del digesto erano considerati parte dell’ordinamento come quelli emanati dall’imperatore. Avevano sì questo rilievo, però dovevano ancora entrare in vigore. Potevano entrare in vigore con un atto formale attraverso un provvedimento legislativo idoneo a creare diritto e determinare l’entrata in vigore di una normativa per raggiungere questo scopo. Quindi il digesto, iura, composto da frammenti di opere classiche ai quali Giustiniano stesso attribuisce valore normativo, non sarebbero stati ……?
Potevano entrare in vigore solo mediante costituzione imperiale.
Anche le altre parti del digesto dovevano entrare in vigore in questo modo.
I commissari furono professori avvocati ma anche burocrati, come Costantino, che era un ministro delle finanze. Questo ci fa capire come il diritto e la modifica dell’ordinamento richiedesse un impegno sotto il profilo delle finanze.
Questi professori potevano vantare l’esperienza di compilatori, erano quindi soggetti che avevano una competenza unica, perché spiegavano leggi e soluzioni giuridiche che avevano contribuito a codificare. Ricordiamo Teofilo, Doroteo, Anatolio e Cratino.
Un elemento molto importante, menzionato nel paragrafo 10, è la reverentia antiquitatis, che ci consente di capire che all’interno del digesto era stato fatto omaggio ai giuristi classici, e per questo motivo le loro opere erano menzionate. Sono presenti quindi indicazioni dei giuristi e l’opera di provenienza. C’era quindi la possibilità di modificare i testi classici.
Vengono menzionate le istituzioni, che furono portate a termine, e la menzione Tria volumina dei che compongono l’ordinamento e la compilazione. Lei
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