Diritto europeo della comunicazione
Il principio di sussidiarietà garantisce che le decisioni siano adottate il più vicino possibile al cittadino, verificando che l’azione da intraprendere a livello comunitario sia giustificata rispetto alle possibilità offerte dall’azione a livello nazionale, regionale o locale. È strettamente connesso al principio di proporzionalità, secondo cui l'azione dell'UE non può andare al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi dei trattati.
Le redini sono nelle mani degli stati membri per questo l’Ue è internazionale e non sovranazionale!!
Essendo internazionale, l’UE trova il proprio fondamento all’interno di trattati internazionali, in particolare nel Trattato dell’Unione europea (TUE) e Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Qui c’è scritto cosa l’UE può e non può fare. Questi trattati sono internazionali e sono il punto d’approdo di un’elaborazione giuridica e politica che trova il proprio fondamento in tempi remoti. Le comunità europee sono l’origine dell’esperimento di progressione economica e politica degli Stati che fanno parte dell’Ue.
Origini dell’integrazione europea
Il 9 maggio del 1950 è stata fatta la Dichiarazione Schuman → «Non ci sarà pace in Europa se gli Stati verranno ricostituiti sulla base della sovranità nazionale [...] gli Stati europei sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la necessaria prosperità e lo sviluppo sociale. Le nazioni europee dovranno riunirsi in una federazione». La dichiarazione prospetta il superamento delle rivalità storiche tra Francia e Germania, legata anche alla produzione di carbone e acciaio; mettendo in comune la produzione di acciaio e carbone tra le nazioni più potenti del continente, si sperava di poter evitare future guerre. I primi Stati a aderire a questa Comunità furono Francia, Germania, Belgio, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Il trattato doveva durare 50 anni, è scaduto nel 2002, la CECA (comunità europea del carbone e dell’acciaio) è stata assorbita nell’Ue.
Il trattato internazionale è una fonte del diritto nell’ambito dell’ordinamento giuridico nazionale che è scritta, è un patto che deriva dall’incontro di volontà da parte di due o più stati che attraverso il trattato internazionale regolano i loro rapporti.
La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha la sede a Strasburgo, che è diversa dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea, con sede a Lussemburgo. Sono completamente separate!
Trattato di Maastricht
Il Trattato di Maastricht, o Trattato sull'Unione europea (TUE), è uno dei trattati dell'Unione Europea, firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht nei Paesi Bassi, dai dodici paesi membri dell'allora Comunità europea, oggi Unione europea, ed entrato in vigore il 1º novembre 1993, che definisce i cosiddetti tre pilastri dell'Unione europea, fissando anche le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per l'ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione (parametri di convergenza di Maastricht).
Trae origine dalla necessità di affrontare il problema del deficit democratico dell’Ue (una struttura internazionale in grado di incidere sulle posizioni soggettive dei cittadini degli stati che ne sono membri non era al tempo dotata di istituzioni effettivamente rappresentative di questi cittadini!).
Il secondo problema a cui vuole trovare soluzione è trovare tappe per un ulteriore successiva integrazione monetaria tra gli stati dell’Ue.
Con il TUE nasce il concetto di Ue, qui diventa una comunità, non più solo un’unità. Vengono estese le competenze di una struttura internazionale verso settori prima non compresi nell’abito di competenze di queste istituzioni.
Dopo l’adozione del Trattato di Nizza (entrato in vigore nel 2003), si tenta di far adottare agli Stati membri un trattato chiamato Costituzione Europea.
La membership dell’Ue
La membership dell’Ue (articoli 48-50)
Articolo 47
Articolo 47 → l’unione ha personalità giuridica.
Vuol dire che l’Ue è un ente atto a divenire il titolare di situazioni giuridiche attraverso i suoi organi e organismi sia sul piano internazionale sia sul piano interno.
Articolo 48
L’Ue si fonda su trattati internazionali perché è un’organizzazione internazionale. I trattati internazionali sono scritti e vincolano le parti che li firmano a determinati comportamenti, tra questi abbiamo la possibilità di vincolare la parti a istituire un’organizzazione internazionale.
I trattati istitutivi dell’Ue in quanto internazionali sono sottoposti a discipline generali, la più importate è la condizione di Vienna sul diritto dei trattati del 69.
Immaginate che tra tutti i trattati internazionali (compresi gli istitutivi) esista un rapporto assimilabile a quello che esiste tra un contratto di diritto interno e la legge di un determinato stato. Significa che ciò che non è regolato specificamente all’interno del trattato internazionale sicuramente potrà essere ritrovato all’interno della disciplina più generale, contenuta nel nostro caso nella condizione di Vienna, allo stesso modo ciò che non è disciplinato all’interno di un contratto sia rinvenibile nella legge.
Articolo 48 TUE: revisione dei trattati
Trattato sull'Unione europea (versione consolidata) → Articolo 48 TUE revisione dei trattati.
Paragrafo 1. La disposizione identifica due modalità di revisione dei trattati, una procedura ordinaria e procedure semplificate.
La procedura si risolve in un momento interno alle istituzioni dell’Ue e un momento esterno, ovvero che vede come protagonisti specifici i soli stati membri, è una prospettiva internazionalistica e non più strettamente vincolata alle caratteristiche dell’Ue.
Paragrafo 2. Come prende avvio la procedura di revisione ordinaria?
Il governo di qualsiasi Stato membro, il Parlamento europeo o la Commissione possono sottoporre al Consiglio progetti intesi a modificare i trattati. Tali progetti possono, tra l'altro, essere intesi ad accrescere o a ridurre le competenze attribuite all'Unione nei trattati. Tali progetti sono trasmessi dal Consiglio al Consiglio europeo e notificati ai parlamenti nazionali.
Paragrafo 3. Cosa succede quando il Consiglio europeo riceve il progetto di modifica del trattato?
Deve consultare Parlamento e Commissione, poi verificare se esista una maggioranza di voti favorevoli all’esame delle modifiche in origine proposte. A questo punto il presidente del consiglio europeo convoca una convenzione (=riunione di soggetti anche esterni rispetto al semplice novero di personaggi appartenenti all’unione europea).
È composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, dei capi di Stato o di governo degli Stati membri, del Parlamento europeo e della Commissione. In caso di modifiche istituzionali nel settore monetario, è consultata anche la Banca centrale europea. È un tentativo nella specifica fase della revisione dei trattati nazionali di allargare i soggetti che revisionano i trattati, in particolare ai rappresentati dei parlamenti nazionali.
Qual è lo scopo della convenzione? La convenzione esamina i progetti di modifica e adotta per consenso (non c’è una vera e propria votazione, semplicemente si ravvisa l’assenza di opposizioni formali) una raccomandazione a una conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri quale prevista al paragrafo 4.
N.B. Il Consiglio europeo può decidere a maggioranza semplice, previa approvazione del Parlamento europeo, di non convocare una convenzione qualora l'entità delle modifiche non lo giustifichi (=quindi di non intervenire). In questo caso, il Consiglio europeo definisce il mandato per una conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri.
Paragrafo 4. Una conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri è convocata dal presidente del Consiglio allo scopo di stabilire di comune accordo le modifiche da apportare ai trattati.
Viene steso quindi un testo con le modifiche e i rappresentati devono firmare.
È tutto fatto? No, le procedure ordinarie per la conclusione dei trattati internazionali prevedono che affinché un trattato entri in vigore (le modifiche del trattato entrino in vigore) è necessaria la ratifica di tutti gli stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali. Devono essere tutti di comune accordo.
Che tipo di modifiche possono essere realizzate attraverso l’impiego di questa procedura di revisione ordinaria?
Non ci sono dei limiti particolari, si possono modificare tutte le disposizioni contenute nei trattati istitutivi dell’Ue con questa procedura.
Questa procedura di revisione può essere usata soltanto per la realizzazione di un progresso nel procedimento di integrazione europea o è possibile utilizzarla anche per fare qualche passo indietro?
Tali progetti possono anche ridurre le competenze attribuite all’Unione nei trattati. Quindi può andare sia avanti che indietro. Si può garantire agli Stati membri di fare qualche passo indietro rispetto a ciò che viene disegnato come acquis comunitario (=termine che indica tutto ciò che ha a che vedere con la progressiva integrazione dell’Ue, a tutte le competenze attribuite all’Ue e l’insieme degli atti dell’Ue).
Oltre alla revisione ordinaria, abbiamo anche le due procedure di revisione.
Il tratto comune di queste due procedure è che diversamente da quanto previsto nei paragrafi precedenti, tutta la procedura di revisione del tratto si esaurisce all’interno delle istituzioni dell’Ue, in particolare all’interno del Consiglio Europeo.
Il Consiglio europeo può adottare una decisione che modifica in tutto o in parte le disposizioni della parte terza del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Il Consiglio europeo delibera all'unanimità previa consultazione del Parlamento europeo, della Commissione e, in caso di modifiche istituzionali nel settore monetario, della Banca centrale europea (questa la accomuna a quella ordinaria). Tale decisione entra in vigore solo previa approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali.
N.B. La decisione di cui al secondo comma non può estendere le competenze attribuite all'Unione nei trattati.
Paragrafo 7. Quando il trattato sul funzionamento dell'Unione europea o il titolo V del presente trattato prevedono che il Consiglio deliberi all'unanimità in un settore o in un caso determinato, il Consiglio europeo può adottare una decisione che consenta al Consiglio di deliberare a maggioranza qualificata in detto settore o caso. Il presente comma non si applica alle decisioni che hanno implicazioni militari o che rientrano nel settore della difesa.
Quindi, ai sensi del paragrafo 7, l’articolo 48 prevede il coinvolgimento del solo consiglio europeo in veste deliberativa delle modifiche quando si tratta di variare il criterio da unanimità a maggioranza qualificata o quando si passa dalla magistratura speciale a quella ordinaria.
Articolo 49: diventare membro dell’Unione
Articolo 49 → diventare membro unione →
Comma 1 Ogni Stato europeo che rispetti i valori di cui all'articolo 2 e si impegni a promuoverli può domandare di diventare membro dell'Unione. Il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali sono informati di tale domanda. Lo Stato richiedente trasmette la sua domanda al Consiglio, che si pronuncia all'unanimità, previa consultazione della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono. Si tiene conto dei criteri di ammissibilità convenuti dal Consiglio europeo.
I criteri sono stabiliti in via generale dall’inizio → deve trattarsi di uno stato europeo.
Questo stato deve anche rispettare i valori dell’art due dell’unione europea e impegnarsi a rispettarli/promuoverli.
→ Comma 2 Le condizioni per l'ammissione e gli adattamenti dei trattati su cui è fondata l'Unione, da essa determinati, formano l'oggetto di un accordo tra gli Stati membri e lo Stato richiedente. Tale accordo è sottoposto a ratifica da tutti gli Stati contraenti conformemente alle loro rispettive norme costituzionali.
Questo trova adesione nei criteri di Copenaghen. (cercali se vuoi)
Quindi secondo il comma 2 devono anche avvenire: negoziazione, stipula, ratifica di un diverso accordo nazionale che vede protagonisti gli stati membri e lo stato candidato.
Articolo 50: recedere dall’Ue
→ Articolo 50 recedere (andarsene) dall’Ue
Prima del trattato di Lisbona la possibilità di uscire dall’Ue non era disciplinata all’interno dei trattati fondamentali, era tuttavia ricavabile sulla base delle norme contenute all’interno della convenzione di Vienna del 1969.
La possibilità di recedere dall’Ue non è una grossissima novità, l’Ue è un’organizzazione internazionale fondata su trattati internazionali presenti nella convenzione di Vienna. Quest’ultima mostra anche la possibilità di recedere da un trattato:
- Recesso su concordo delle parti (art 54) → tutte le parti contraenti devono essere d’accordo. La finalità è quella dell’uscita di una delle parti dal trattato internazionale.
- Recesso unilaterale (art 62) → discende dal fatto che una delle parti contraenti invochi un cambiamento essenziale delle circostanze rispetto alle quali si era concluso il trattato internazionale, che porta questa parte a revocare quell’adesione. La parte che vuole recedere recede da sola. Novità dell’articolo 50.
Recesso ad nutum → recesso da parte della sola volontà dello stato (senza fornire alcuna motivazione) che vuole recedere e lo fa tramite referendum. Ad esempio UK (articolo 50). Quindi è lo stato che se ne vuole andare, non è l’Ue che lo caccia.
Per determinare la cessazione di membro dell’Ue abbiamo due vie, entrambe hanno la notificazione (=atto formale con cui lo stato membro porta l’Ue a conoscenza della volontà di uscire).
Scatta poi un timer di due anni all’interno dei quali l’Ue e lo stato recedente devono sedersi intorno a un tavolo e negoziare accordo che disciplini le modalità del recesso.
I trattati cessano di essere applicabili al paese interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo o due anni dopo la notifica del recesso. Il Consiglio europeo può decidere di prorogare tale termine.
Qualsiasi paese che sia uscito dall’UE può chiedere di rientrarvi. Sarebbe comunque sottoposto alla procedura di adesione.
N.B. Se uno stato non può essere obbligato ad entrare nell’Ue, non può essere obbligato nemmeno ad uscirne.
L’architettura dell’Unione Europea
L’architettura dell’Unione Europea → principio di attribuzione Ue
È un’organizzazione internazionale, quindi appartiene al genius di enti internazionali che prende il nome di organizzazione nazionale.
È sovranazionale o internazionale? È internazionale!
Alla base del processo di integrazione che vede in sua origine la creazione delle comunità europee, processo che è sfociato nell’attuale architettura dell’Ue, alla base di questo processo c’è la volontà degli stati membri di delegare a un ente terzo la competenza ad esercitare determinati poteri tipici dello stato sovrano in alcuni settori in alcune materie. Alla base di questa decisione di attribuire queste competenze all’Ue, vi è la consapevolezza e convinzione che così facendo gli obiettivi specifici che devono essere raggiunti nell’ambito dei singoli settori, possano essere meglio raggiunti. Se agisce l’Ue obiettivi in maniera di un migliore mercato interno, migliore regolamentazione trasporti e così via possano essere meglio raggiunti rispetto a decisioni singole da parte dei singoli stati membri.
Si parla di attribuzione di competenze da parte degli stati membri, è così che avviene sempre → il timone del processo di integrazione europea alla sua base continua a rimanere in mano agli stati membri, sono loro che attribuiscono le competenze e le prerogative per l’azione alle istituzioni dell’Ue.
Con l’articolo 48 abbiamo visto che gli stati membri possono modificare i trattati nel senso di ridurre le competenze attribuite all’Ue, ogni stato può anche tirarsi fuori dal processo di integrazione europea.
Articolo 4
Secondo l’art. 4:
1. In conformità dell'articolo 5, qualsiasi competenza non attribuita all'Unione nei trattati appartiene agli Stati membri.
2. L'Unione rispetta l'uguaglianza degli Stati membri davanti ai trattati e la loro identità nazionale insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale, compreso il sistema delle autonomie locali e regionali. Rispetta le funzioni essenziali dello Stato, in particolare le funzioni di salvaguardia dell'integrità territoriale, di mantenimento dell'ordine pubblico e di tutela della sicurezza nazionale. In particolare, la sicurezza nazionale resta di esclusiva competenza di ciascuno Stato membro.
Articolo 5
1. La delimitazione delle competenze dell'Unione si fonda sul principio di attribuzione (=l’Ue agisce solo nei limiti delle competenze attribuitegli dagli stati membri). L'esercizio delle competenze dell'Unione si fonda sui principi di sussidiarietà e proporzionalità.
L’Ue quindi può fare tutto quello che le è stato attribuito dagli stati membri, tutto il resto appartiene alla sovranità degli stati membri.
Articolo 13
2. Ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dai trattati, secondo le procedure, condizioni e finalità da essi previste. Le istituzioni attuano tra loro una leale cooperazione.
- Il primo strumento per smussare i confini così netti del principio di attribuzione è l’articolo 352.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Diritto europeo
-
Diritto costituzionale comparato ed europeo
-
Diritto europeo
-
Appunti del corso di Diritto comparato ed europeo della comunicazione Anno 2016