Intro: organizzazioni internazionali
L'Organizzazione internazionale è un soggetto di diritto internazionale. È un soggetto derivato a differenza dello Stato, perché il soggetto originario di diritto internazionale è lo Stato. L'organizzazione internazionale deriva dal fatto che è stata creata dagli stati, attraverso un trattato internazionale tra di essi.
Lo Stato è il soggetto originario poiché esiste, sul piano delle relazioni internazionali presenta due caratteristiche:
- L'effettività: Lo stato esiste, si manifesta, a prescindere dal riconoscimento dagli altri Stati.
- L'indipendenza: L'indipendenza nasce dal fatto che lo stato non dipende da altri soggetti. Nell'ordinamento del soggetto giuridico statale esiste una norma, ossia la Costituzione che genera tutte le altre norme e non è generata da nessun'altra norma, tutte le altre norme sono legittime in quanto conformi con la Costituzione. La costituzione nasce poiché vi è un patto con il popolo.
[Lo stato federale ha il soggetto di diritto internazionale che sono gli stati uniti, nel caso degli USA.]
Le organizzazioni internazionali hanno il requisito dell'effettività e dell'indipendenza anch'esse, poiché hanno un trattato istitutivo, la differenza è che la norma fondamentale non è originaria ma è derivata, poiché realizzata dagli stati tramite l'accordo, costituito dal trattato. L'organizzazione internazionale si fonda su un patto tra gli stati, di conseguenza ha un potere che è quello che gli stati le conferiscono. Non vi è la possibilità di individuare un potere implicito di fare cose diverse, rispetto a quello delegatogli dagli Stati. Questo rappresenta il principio generale dei poteri attribuiti (Powers conferred). Conseguenza dei poteri attribuiti è che le organizzazioni internazionali si basano sul principio funzionalistico, ossia esse sono funzionali ad un obiettivo che si deve raggiungere. (Le Nazioni Unite sono funzionali all'obiettivo di mantenere la pace e la sicurezza tra le nazioni; la WTO è funzionale all'obiettivo di garantire la libertà di scambi).
Il processo di integrazione europea
- L'ideale di un continente europeo non più diviso in tanti Stati in lotta fra loro si afferma fin dal 19o secolo, ma l'effettiva occasione per passare dai progetti alle realizzazioni concrete si presenta dopo la II guerra mondiale. Le indicibili distruzioni e le enormi perdite di vite umane causate dal conflitto, convinsero i politici dell'epoca dell'ineluttabilità di un processo di integrazione europea come unico rimedio per il ripetersi di eventi luttuosi. Nel secondo dopoguerra perciò l'obiettivo era quello di creare una serie di organizzazioni internazionali, funzionali al raggiungimento di una serie di obiettivi (approccio tipicamente tedesco). Tale processo riguardò inizialmente solo gli stati dell'Europa occidentale.
A questa impostazione se ne contrapponeva una differente, ossia il "manifesto di Ventotene" fatto da alcuni politici (tra cui Altiero Spinelli), con il quale si sosteneva che l'Europa dovesse trasformarsi in una federazione di stati.
[*Differenza tra federazione di stati e Stato federale: lo Stato federale sono gli Stati Uniti. Il principio è che il soggetto di diritto internazionale è uno, gli stati costituiscono una modalità di organizzazione interna del soggetto di diritto internazionale, ma non hanno una soggettività giuridica internazionale se non molto limitata e nei termini in cui lo stato federale consente. Nella federazione di stati (CSI, Comunità degli Stati indipendenti, costituita dopo la disgregazione del regime sovietico), vi tanti stati soggetti di diritto internazionale, che uniscono alcune loro funzioni e le delegano alla federazione.]
Ovviamente prevalse la prima tra le due impostazioni: si crearono delle organizzazioni internazionali.
- L'integrazione dell'Europa occidentale ha seguito due metodi distinti: La cooperazione intergovernativa (metodo cooperativo/tradizionale), in cui gli stati partecipanti cooperano tra loro come soggetti sovrani, creano apposite strutture per organizzare tale cooperazione; le caratteristiche principali sono:
- La prevalenza di organi di stati: negli organi risiedono persone che agiscono come rappresentanti degli stati di appartenenza (requisito soggettivo).
- La prevalenza del principio dell'unanimità (garanzia del diritto di veto - requisito oggettivo).
- L'assenza o rarità del potere di adottare atti vincolanti.
Il primo settore in cui si applica tale metodo è quello della cooperazione militare, con istituzioni finalizzate a garantire la difesa in caso di attacco armato: UEO (Unione Europea occidentale) ma anche la NATO (Organizzazione del trattato del Nord Atlantico) nel 1949, per poi seguire con altri ambiti come quello culturale e sociale, ma anche economico.
- Nonostante il metodo della cooperazione intergovernativa fece conseguire gli obiettivi auspicati, gli strumenti di cui si avvaleva presentavano elementi di notevole debolezza, soprattutto a causa del consenso unanime di tutti i membri, si superò per tale ragione il principio dell'unanimità con l'introduzione di forme innovative di cooperazione, dando vita al c.d. metodo comunitario, le cui caratteristiche sono:
- Prevalenza di organi di individui: le persone che siedono nella maggior parte delle istituzioni comunitarie rappresentano se stesse e non lo stato dal quale provengono.
- Prevalenza del principio maggioritario.
- Ampiezza del potere di adottare atti vincolanti.
- Sottoposizione degli atti ad un sistema di controllo giurisdizionale di legittimità.
Gli esordi del metodo comunitario si possono far risalire al 9 maggio 1950 (data in cui è nato il metodo ed è celebrata come giornata dell'Europa) con la famosa Dichiarazione Schuman, in cui il ministro degli esteri francese rese un'importante dichiarazione, con la quale si diede origine al processo di integrazione europea, con la quale si voleva arrivare ad un graduale avvicinamento per raggiungere l'obiettivo di una federazione europea; la c.d. Europa dei piccoli passi. Si iniziò con la formazione di un'organizzazione per mettere insieme la produzione del settore carbo-siderurgico franco tedesco, al quale poi si aggiunsero gli stati del Benelux (Belgio, Paesi bassi, Lussemburgo), insieme anche all'Italia.
- I sei stati nel 1951 danno vita alla CECA, Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio.
- Nel 1954 viene creata la c.d. comunità europea di difesa CED, fu la prima organizzazione internazionale che è stata costituita dai paesi europei per difendersi e mettere insieme un esercito comune. La CED fu firmata da tutti gli Stati, ma non fu ratificata. La Francia non ratificò il trattato CED a causa del suo coinvolgimento nella guerra del Vietnam: l'URSS non voleva che la Francia firmasse per la CED, in cambio di farla uscire illesa dalla guerra. Vi è però un'ulteriore motivazione, derivante da un vizio intrinseco della nuova comunità: con tale trattato gli stati avrebbero conferito ad un ente sovranazionale il compito di difendere il territorio nazionale con la forza armata, sarebbe stata una perdita radicale ed immediata della sovranità, contravvenendo alla filosofia dell'Europa dei piccoli passi della dichiarazione Schuman. Solo nel 2002 si creò nuovamente un esercito comune.
- Dopo alcuni anni di stasi, si arriva a firmare due tratti a Roma nel 1957, che istituiscono la CEE, Comunità Economica Europea e si firma inoltre il trattato che istituisce l'Euratom (comunità europea dell'energia atomica). Le comunità europee diventano così tre, il quadro dell'integrazione comunitaria europea comincia a presentare una certa complessità: vi sono tre comunità distinte (CECA, CEE, Euratom) che sono ognuna dotate di proprie istituzioni e regole di funzionamento. Le comunità hanno delle istituzioni interne costituite da una commissione, un consiglio, un'assemblea generale, una corte di giustizia. La commissione svolge un'attività esecutiva, nel consiglio vengono rappresentati gli stati, nell'assemblea generali vengono rappresentate le popolazioni ma in via indiretta. Ossia i parlamenti nazionali delegano alcuni loro rappresentanti a partecipare ad alcune assemblee delle comunità. Vi erano perciò tre organizzazioni internazionali, che si occupavano di tre temi diversi, ma con gli stessi organi.
Le adesioni degli Stati all'UE nel corso della storia sono state svariate (7):
- Nel 1973 vi è stato un primo allargamento che ha riguardato Danimarca, Irlanda, Regno Unito e Irlanda del nord. Il Regno Unito tentò di aderire nel 1963 e nel 1967, ma a queste domande fu posto il veto dal presidente della Francia, de Gaulle.
- Nel 1981 Grecia, nel 1986 Portogallo e Spagna: nel caso di paesi come Spagna Portogallo e Grecia la loro adesione deriva della cessazione delle dittature, questo perché vi sono dei principi come la democraticità e l'assenza della pena di morte per poter partecipare all'UE (e alle comunità europee di allora).
- Nel 1995 Austria, Finlandia e Svezia.
- Nel 2004, con delibera del 2002 si è approvata l'adesione di Cipro, Malta, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Lettonia, Lituania, Rep. Cieca, Slovenia.
Vi sono dei requisiti per aderire ad un trattato aperto (come nelle comunità) e poi vi sono dei requisiti ulteriori, che per si chiamano per le comunità "Acquis communautaire", che è rappresentato dall'insieme di tutte le norme che l'organizzazione internazionale ha creato fino a quel momento. Per entrare a far parte di quell'organizzazione internazionale, lo stato deve dimostrare di aver adottato nel suo ordinamento tutte le norme che gli altri stati hanno adottato.
[Il Regno Unito ad esempio ha un sistema di common law, il giudice con la sentenza fa norme, non esegue il diritto ma lo produce (case law=la legge viene dal caso). Il giudice va a vedere i casi precedenti, la giurisprudenza è norma. Non deve trovare la norma, ma trova il precedente giurisprudenziale a quello che deve decidere. Nei common law vi sono poche norme. È particolarmente complicato mettere insieme due sistemi così, quando tutti sono civil law ed il regno unito è common]
Per entrare e per rimanere negli Stati non potevano esserci dittature negli stati. Il modo di esportare la democrazia dell'Europa è di garantire principi come divieto di pena di morte e lo stato democratico.
- Nel 1966 vi è stata la "fusione degli esecutivi", dato che le istituzioni delle comunità erano le stesse si pensò di fare una fusione, con unici organi istituzionali. Però più le comunità crescevano e più le regole dovevano essere cambiate; infatti il metodo intergovernativo di cooperazione, che andava bene per la c.d. piccola Europa (quella a sei Stati), dove le decisioni venivano prese dagli Stati all'unanimità, mal si adattava ad una comunità in cui si stavano aggiungendo sempre più stati. Diventa così possibile che i trattati prevedano regole diverse, con maggioranza qualificata (e ottiene un numero di voti maggiore o uguale ad un quorum funzionale fissato in una frazione superiore alla metà del numero totale dei votanti o degli aventi diritto al voto) o semplice (un numero di voti superiore alla metà del numero totale di votanti). Più l'organizzazione internazionale si allarga e più c'era bisogno di ridurre le decisioni prese all'unanimità, aumentando quelle prese a maggioranza qualificata e semplice. Urgenza di modifica dei trattati, fatto in modo funzionale, vi era la necessità di attribuire alle comunità una competenza ulteriore negli anni '80. Nel 1986 vi è il primo movimento dal punto di vista non soggettivo, ma oggettivo: il Partito dei Verdi, con il disastro di Chernobyl. Nel 1986 vi è l'Atto unico europeo che introduce l'elemento ambientale, quindi la competenza ambientale alle comunità. Vi è stato poi il trattato di Schengen, separato rispetto ai trattati europei, firmato e ratificato tra alcuni paesi europei, al fine di consentire la libertà di circolazione che i trattati non avevano di fatto raggiunto. URSS si scioglie nel 1991.
Il trattato di Maastricht (o trattato sull'unione europea)
Nel 1992 entra in vigore il trattato di Maastricht, il primo vero cambiamento da un punto di vista istituzionale rispetto agli altri trattati (vi era stato l'atto unico con le competenze attribuite in materia ambientale alle istituzione europee). Con questo trattato, tutti gli Stati che fanno parte delle comunità europee, trasformano l'Unione doganale in qualcosa di più significativo, poiché vi sono altri diritti, si crea un soggetto giuridico nuovo rispetto alle tre comunità, un soggetto di diritto internazionale. Si prevedono quattro parti nel trattato, la c.d. struttura a tempio greco:
- Il frontone; in cui vengono indicati i principi fondamentali ed i diritti fondamentali.
- I tre pilastri:
- I pilastro: dove vi sono tutte le norme delle vecchie comunità (CECA, Euratom, CEE) nel quale si applica c.d metodo comunitario, che si caratterizza sotto due profili:
- Uno soggettivo, che si basa sul fatto che le decisioni vengono adottate dalle istituzioni comunitarie.
- Uno oggettivo, in base al quale le istituzioni prendono le decisioni sulla base di maggioranza, semplice qualificata. Si accetta l'ipotesi che in alcuni casi l'atto delle comunità europee possa essere adottato anche contro il parere di uno degli stati.
- II e III pilastro: riguardano competenze nuove, che gli Stati non sono ancora pronti ad attribuire alle istituzioni dell'UE; il secondo pilastro è quello della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC); il terzo pilastro è quello della Giustizia e degli Affari interni (politica interna) (CGAI). Per gli ultimi due pilastri si usa il metodo intergovernativo, per il quale la competenza è ancora degli Stati sul piano soggettivo, mentre sul piano oggettivo decidono (per consensus) all'unanimità; La caratteristica finale del trattato è che vi è una "norma passerella" con riferimento al terzo ed al secondo pilastro; sicurezza e politica estera ed il terzo riguardo la cooperazione giudiziaria e gli affari interni, secondo la quale, se tutti gli Stati all'unanimità decidono che da quel momento in poi, alcuni argomenti del secondo e terzo pilastro, possono essere decisi non più dagli Stati, ma dalle istituzioni dell'Unione, applicando le norme del trattato, allora da quel momento quella materia sarebbe difatti passata al primo pilastro, non sulla base dell'unanimità ma sulla base del principio della maggioranza qualificata e semplice, scelte dalle istituzioni e non più dagli stati. La norma passerella è importante, poiché se non vi fosse stata, ci sarebbe stato un blocco nelle competenze attribuite alla comunità.
- I pilastro: dove vi sono tutte le norme delle vecchie comunità (CECA, Euratom, CEE) nel quale si applica c.d metodo comunitario, che si caratterizza sotto due profili:
Per quanto concerne "il frontone" del trattato di Maastricht vi sono i principi fondamentali e diritti fondamentali.
- Un Primo principio fondamentale è il principio di attribuzione, l'organizzazione è competente solo in relazione alle materie e alle competenze che gli stati le hanno conferito (conferred Powers). Si trova nella parte iniziale del trattato di Maastricht, che prevede il trattato sull'UE. Non ha più una rilevanza solo economica, ma anche politica e ciò deriva dal fatto che ci sono dei diritti fondamentali e dei principi fondamentali, che creano i presupposti per qualcosa di più.
Per quanto concerne "le competenze" gli stati mantengono le proprie competenze, tranne quelle che attribuiscono all'Unione. Alcune competenze rimangono agli stati, e delle competenze esclusive dell'unione; come la politica monetaria per stati dell'area Euro, delegata alle istituzioni dell'Ue (BCE) e poi vi sono materie in cui la competenza è concorrente, ossia può essere esercitata dagli stati ma anche dall'UE.
- Per quanto concerne le materie concorrenti viene introdotto il principio di sussidiarietà: è il principio che nell'ambito delle materie per le quali è prevista una competenza concorrente, ossia stati ed istituzione europee, l'azione primaria è consentita all'istituzione che è più vicina alla popolazione. Nei casi di competenza concorrente, può intervenire per prima l'istituzione che ha il rapporto più diretto con la popolazione. Interviene per primo quindi lo Stato, mentre l'istituzione dell'UE interviene in via secondaria solo per aiutare lo Stato, ossia interviene in via sussidiaria. Nel momento in cui l'UE interviene, la competenza passa all'unione.
Nel nostro ordinamento il principio è diventato un principio costituzionale, nella riforma del titolo V approvata nel 2001, con la quale, tra le altre cose, si è stabilito che il principio di sussidiarietà era il principio che doveva informare il rapporto tra Stato e Regioni, quindi nel caso di competenza concorrente, la decisione dev'essere presa dalla regione in primis. Prima della riforma il rapporto tra Stato e Regioni si basava sulle concessioni, il potere lo aveva lo Stato, che poteva, se lo riteneva, conferire il potere alle regioni su determinate materie. Non era un diritto della regione intervenire. Lo Stato poteva concedere il potere, ma poteva nuovamente riaverlo. La sussidiarietà ha cambiato completamente il rapporto.
Ad esempio la competenza in materia sanitaria spettava allo Stato prima, poi con la riforma del 2001 il potere è stato attribuito alle Regioni e lo Stato può inte...
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Diritto dell'Unione Europea
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