Trattato sul funzionamento dell’Unione europea
Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea va a delineare come il fenomeno delle migrazioni rientri tra le competenze dell’Unione europea:
- Definisce le condizioni di ingresso e di soggiorno dei cittadini stranieri che risiedono legalmente in uno Stato membro, nonostante comunque agli Stati membri spetti il diritto di fissare il numero di cittadini stranieri che possono entrare con lo scopo, ad esempio, di ricercare un lavoro.
- Evidenzia come l’UE possa incentivare gli Stati membri ad integrare i cittadini stranieri che risiedono legalmente.
- Definisce la necessità di lottare contro l’immigrazione clandestina. Il TFUE impone di dover prevenire e ridurre l’immigrazione irregolare: necessità di azioni di rimpatrio attraverso accordi con i Paesi di invio per tutti coloro che sono entrati in modo irregolare e senza diritto, rispettando sempre i diritti fondamentali.
L’UE è importante che partecipi e sia maggiormente attiva nell’immigrazione regolare, deve ridurre e prevenire l’immigrazione clandestina. Vi è la necessità di una stretta cooperazione internazionale.
Nei confronti degli immigranti regolari l’UE mira a creare un livello uniforme di diritti ed obblighi paragonabile a quello riservato ai cittadini europei, volontà dell’UE di portare avanti una politica migratoria solidale e responsabile fondata sulla cooperazione tra Stati membri e volta al contrasto dell’immigrazione irregolare.
Trattato di Lisbona 2009
Procedura di codecisione e principio di solidarietà sociale e intergovernativa
- Procedura di codecisione: introdotta con il Trattato di Lisbona 2009, mette il Parlamento europeo in pari condizioni con il Consiglio dell’UE in materia di legislazione. Il Parlamento diventa colegislatore con il Consiglio dell’UE ed interviene anche nelle politiche di immigrazione regolare e clandestina.
- Principio di solidarietà: precedentemente introdotto dall’art. 80 del TFUE, viene nuovamente sviluppato dal Trattato di Lisbona 2009 che sottolinea, in materia di immigrazione, la necessità di una solidarietà sia sociale che intergovernativa.
È necessario che vi sia tra gli Stati membri un’equa ripartizione delle responsabilità e degli impegni finanziari al fine di gestire al meglio il controllo delle frontiere, i flussi di migrazioni e le richieste di asilo.
Unione europea in materia di flussi migratori
- Ottimizzare le migrazioni regolari.
- Garantire protezione internazionale a chi realmente ne ha bisogno e ne ha il diritto a richiederla, richiesta di asilo politico.
- Lotta contro l’immigrazione clandestina e maggior controllo dei confini.
- Necessità di accordi con i Paesi di invio per rimpatri e combattere l’immigrazione clandestina.
- Ottimizzare l’impatto che l’immigrazione può avere nei Paesi europei.
Agenda europea in materia di immigrazione 2015
- Combattere l’immigrazione clandestina.
- Gestire al meglio le frontiere per salvare vite umane e garantire sicurezza.
- Sviluppare le politiche di asilo e valutare possibili modifiche inerenti al Regolamento di Dublino, per il quale lo Stato membro che deve farsi carico della richiesta di asilo è lo Stato nel quale, per primo, il migrante ha fatto il suo ingresso nell’UE.
È quindi necessario avviare un programma per distribuire in tutto il territorio comunitario i migranti richiedenti asilo, in modo da non mettere in crisi i Paesi come l’Italia che, per la loro posizione geografica, sono i primi nei quali avvengono gli sbarchi.
- Modificare il regime della Carta Blu: programma che permette a tutti i lavoratori stranieri qualificati di chiedere un permesso di soggiorno per poter lavorare in uno Stato dell’UE, per conto proprio o sotto un datore di lavoro. Tale programma mira a sviluppare l’economia europea ed il settore dell’innovazione mediante personale altamente qualificato straniero. La Carta Blu attribuisce diritti e doveri.
Doveri: i lavoratori stranieri devono essere in possesso di documenti di riconoscimento validi, titoli di studio riconosciuti e adatti al lavoro che svolgeranno, e non essere una minaccia per la sicurezza statale.
Diritti: possibilità di rinnovo del permesso di soggiorno, condizioni favorevoli per ricongiungimenti famigliari, possibilità di spostarsi in un altro Stato membro, dietro la sua autorizzazione, dopo 18 mesi di soggiorno prolungato nel primo.
- Sviluppare maggiormente le operazioni Triton e Poseidon avviate da Frontex.
Operazione di sicurezza dell’UE per controllare le frontiere nel Mediterraneo. Si sostituisce a Mare Nostrum.
Agenzia europea per la gestione e la guardia delle frontiere.
Operazione avviata dopo che la Grecia ha chiesto aiuto per la gestione delle sue frontiere.
Migrazioni economiche
Le migrazioni economiche si riferiscono alle migrazioni di persone che si trasferiscono in un altro Paese allo scopo lavorativo, perché nel proprio non vi sono opportunità di lavoro e di guadagno. Molte volte tale motivo rende lo spostamento obbligatorio per sostenere sé stessi e la propria famiglia.
In linea teorica i migranti economici, a differenza dei migranti politici, richiedenti asilo, potrebbero far ritorno nel proprio Stato di origine perché non scappano da persecuzioni.
Facendo riferimento alle migrazioni che dall’Africa si dirigono in Italia, è bene sottolineare che tale differenza tra migranti economici e migranti politici spesso si confonde, in quanto gli stessi migranti abbandonano Paesi caratterizzati sia da un’economia sottosviluppata che da guerre e persecuzioni religiose e razziali.
Immigrazione economica di lavoratori qualificati
L’immigrazione economica di lavoratori qualificati è vista positivamente dall’UE in quanto può rivestire un ruolo strategico per i Paesi membri, per lo sviluppo dell’economia e del settore tecnologico.
Sono stati introdotti provvedimenti e progetti favorevoli nei confronti dei migranti economici qualificati e studenti di Paesi terzi per attrarli nel territorio comunitario con lo scopo di sviluppare l’economia e la ricerca.
Nei confronti dei migranti regolari si tende a sviluppare un complesso di diritti ed obblighi analoghi a quelli riservati per i cittadini.
Direttive europee riferite ai migranti regolari
Diritto di ricongiungimento famigliare
Il diritto di ricongiungimento famigliare interessa i famigliari di cittadini di Paesi terzi che risiedono regolarmente in uno degli Stati membri. Tale direttiva mira a stabilire quali siano le condizioni per l’esercizio del diritto al ricongiungimento famigliare, fonte primaria di immigrazione in Francia, e l’importanza di sviluppare una politica di integrazione.
Status di residente europeo
L’attribuzione di uno “status di residente europeo” è prevista per i cittadini di Paesi terzi che soggiornano regolarmente ed ininterrottamente per 5 anni all’interno di uno Stato membro ed in possesso di adeguate risorse economiche. Con lo status di residente la persona può soggiornare in uno Stato membro diverso a determinate condizioni.
Studenti e tirocinanti
La terza direttiva riguarda le condizioni di ingresso e di soggiorno di studenti e tirocinanti non retribuiti. Sviluppo di programmi scolastici e di formazione e progetti di scambio di alunni.
Ricercatori stranieri
Direttiva riguardante ammissione e soggiorno di ricercatori stranieri. Necessità di verificare le competenze e titoli di studio, credibilità del progetto di ricerca in modo da evitare.
Status di rifugiato e status di protezione sussidiaria
Lo status di rifugiato viene concesso dopo la richiesta di asilo e si basa principalmente sul “fondato timore di persecuzioni” che verrebbero eseguite verso il migrante se tornasse nel proprio Paese di origine.
Persecuzioni religiose, per motivi razziali, politici e di opinione non solo da parte dello Stato di provenienza ma anche da parte di attori non statali, guerriglieri.
La protezione sussidiaria è un’altra forma di protezione internazionale e viene concessa a chi non è in possesso dei requisiti per lo status di rifugiato, al fine di attribuirgli una protezione perché in caso di rimpatrio correrebbe il rischio di subire un grave danno, come la pena di morte, la tortura o altri trattamenti disumani oppure il rischio di perdere la vita in conflitti armati.
Protezione internazionale: la Commissione territoriale, dopo aver analizzato la richiesta di asilo, può decidere di attribuire lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria, la protezione umanitaria, il rimpatrio.
Protezione umanitaria: riconosciuta a persone che versano in gravi stati di salute o che provengono da Paesi colpiti da catastrofi naturali per le quali è impossibile procedere ad un rimpatrio. Pur non essendoci le condizioni per definire lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria, si ritiene necessario dare la possibilità a queste persone di rimanere nel nostro Paese per garantire loro opportune cure mediche garantite in Italia.
Permessi di soggiorno: documento rilasciato dall’amministrazione di uno Stato ad un cittadino straniero che gli permette di rimanere nel proprio territorio nazionale per un periodo di tempo medio-lungo.
- Status di rifugiato: validità di 5 anni rinnovabile.
- Protezione sussidiaria: validità 3 anni rinnovabile.
- Protezione umanitaria: validità 1 anno rinnovabile.
Immigrazione clandestina
L’immigrazione clandestina è uno degli obiettivi dell’UE: combattere l’immigrazione clandestina, prevenirla e ridurla. Sono clandestini tutti gli immigranti che si trovano nel Paese di destinazione senza aver ottenuto il visto di ingresso che permetterebbe loro di accedere al territorio nazionale per un determinato periodo e per determinati fini.
I migranti clandestini vengono sanzionati con l’espulsione.
Reti dell’immigrazione clandestina, legate spesso alla criminalità: in questo caso gli immigranti sono vittime e si cerca di perseguire gli organizzatori della rete criminale.
Nei confronti delle vittime delle tratte di esseri umani si cerca di riservare un regime di protezione, garantendo loro assistenza sanitaria e riabilitazione psicologica.
Alle vittime che collaborano con le autorità per smascherare le reti criminali è concesso il rilascio di permessi di soggiorno.
Federazione russa
La Russia ha iniziato a sviluppare la propria politica migratoria a partire dagli anni 90, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, 1991, diventando oggi uno dei principali Paesi di accoglienza per gli immigrati.
URSS: migrazione internazionale molto restrittiva, flusso di lavoratori interni ben sviluppato.
Nell’Unione Sovietica la migrazione internazionale era percepita come un pericolo che la legislazione doveva prevenire: immigrazione fortemente contrastata ad eccezione che verso un numero limitato di studenti e personale politico di partiti comunisti stranieri; anche l’emigrazione era contrastata ed i cittadini che abbandonavano l’URSS per raggiungere mete come Israele o Stati Uniti erano privati della loro cittadinanza sovietica.
Tuttavia i flussi interni di lavoratori tra le Repubbliche sovietiche federali erano invece ben sviluppati ed erano gestiti dal Ministero del Lavoro. Nell’Unione Sovietica vi era un’economia di collettivizzazione gestita dallo Stato, comunismo economico.
Nuove politiche migratorie della Russia
Russia: necessità di sviluppare nuove politiche migratorie differenti da quelle dell’Unione Sovietica:
- Il flusso sovietico interno di lavoratori si trasforma in migrazioni internazionali.
- “Migranti forzati”.
- “Politica di rimpatrio per far tornare i propri figli”.
- Politiche migratorie meno restrittive.
Al momento della dissoluzione dell’URSS i flussi interni dei lavoratori si sono trasformati in migrazioni internazionali alle quali la nuova Russia ha dovuto provvedere ad attuare delle apposite riforme.
La Russia ha permesso a tutti i cittadini dell’ex URSS di poter accedere alla cittadinanza russa. I residenti nel territorio russo sono diventati automaticamente cittadini russi; le persone residenti negli altri Stati appartenenti all’ex URSS potevano diventare cittadini russi con una dichiarazione.
Negli anni 90 le politiche migratorie della Russia si sono concentrate soprattutto sull’arrivo di “migranti forzati” provenienti dai Paesi che appartenevano all’ex URSS.
Migrante forzato = cittadino russo o ex cittadino sovietico che ha dovuto lasciare il proprio luogo di residenza a causa di violenze, discriminazioni oppure ostilità verso se stesso o la sua famiglia di carattere religioso, razziale, politico.
La definizione di migrante forzato appare simile alla definizione di rifugiato espressa nella Convenzione di Ginevra alla quale la Russia aderì nel 1993. Tuttavia con il termine migrante forzato la Russia intende dare maggiori privilegi ai cittadini russi o ex cittadini sovietici rispetto ai cd. “veri stranieri” richiedenti asilo.
La politica di immigrazione russa è quindi segnata dalla distinzione tra ex cittadini dell’URSS e “veri stranieri”, in particolare negli anni 90.
Convenzione di Ginevra 1951: convenzione relativa allo statuto dei rifugiati. È un trattato delle Nazioni Unite che definisce la figura del rifugiato ed il suo diritto di chiedere asilo politico. Definisce i diritti dei rifugiati e le responsabilità degli Stati a garantire e a concedere tale status.
Due motivi per i quali la Russia vi aderisce:
- Per sottolineare il suo cambiamento politico verso il modo occidentale rispetto all’URSS.
- Per essere supportata dalle organizzazioni internazionali alla gestione dei migranti forzati.
A seguito della dissoluzione, la Russia ha avviato una politica di rimpatrio favorevole a far ritornare i propri cittadini che precedentemente erano stati incoraggiati a spostarsi nel territorio sovietico con il fine di sviluppare l’economia ed il sistema lavorativo dell’URSS.
La nuova politica migratoria della Russia è sicuramente meno restrittiva rispetto a quella dell’URSS e mira alla liberalizzazione dei movimenti dei cittadini russi piuttosto che all’immigrazione.
Immigrazione come soluzione alla diminuzione demografica e sviluppo economico
È bene sottolineare come dagli anni 90 la Russia abbia conosciuto una vera crisi demografica. Fin dal 1994 il numero delle nascite è sempre stato inferiore al numero dei decessi, con conseguente calo della popolazione. Il tutto ha portato a vedere l’immigrazione come una soluzione al problema demografico e allo sviluppo economico del Paese.
Nuova politica migratoria della Russia guidata dal Presidente Vladimir Putin, al potere dal 2000.
La nuova politica in materia di immigrazione ha lo scopo di arginare il calo demografico e sviluppare l’economia della Russia.
Priorità per attrarre lavoratori migranti in Russia
- Prima vi è la volontà di attrarre migranti provenienti soprattutto dagli Stati dell’ex URSS.
- Attrarre lavoratori qualificati in grado di sviluppare il settore economico.
Nella realtà il principale flusso di migrati arrivato in Russia proviene dagli ex Paesi sovietici, in quanto vi sono forti legami culturali e linguistici che gli stessi migranti hanno con la Russia dovuti all’appartenenza in passato all’Unione Sovietica. Gli stessi migranti hanno favorito lo sviluppo economico delle grandi città russe a partire dagli anni 2000 con impieghi di manodopera di bassa o media qualificazione.
Vi è poi un flusso di intensità minore che riguarda invece i migranti qualificati provenienti da Paesi stranieri, in possesso di grandi conoscenze ed in grado di sviluppare il settore tecnologico.
Gestione degli immigranti
Soggiorno temporaneo: è il soggiorno riferito ai limiti di validità del visto; se lo straniero beneficia del regime senza visto, concesso ai cittadini CSI, Comunità degli Stati indipendenti, ha validità di 90 giorni.
Residenza temporanea: titolo soggetto a delle quote stabilite per ciascun territorio nazionale in funzione della situazione demografica, economica e delle prospettive di integrazione dei migranti.
Il titolo di residente temporaneo ha validità 3 anni, autorizza il titolare ad entrare nel mercato del lavoro e non permette la libera scelta del luogo di residenza.
Residenza permanente: può essere richiesta dai migranti che soggiornano da almeno 1 anno sotto la copertura della residenza temporanea.
Il titolo di residente permanente ha validità 5 anni, autorizza ad entrare nel mercato del lavoro e permette la scelta del luogo di residenza, principale differenza rispetto alla residenza temporanea.
Sia la residenza temporanea che quella permanente consentono ai migranti di lavorare in qualsiasi settore ed anche di impegnarsi nell’esercizio di un’attività economica.
È bene sottolineare come la maggior parte degli stranieri in Russia siano cittadini della CSI, possono quindi entrare senza l’obbligo del visto; il loro status iniziale è la residenza temporanea.
Atteggiamento della Russia verso immigranti irregolari
- Allontanamento posto verso gli stranieri con soggiorno irregolare.
- Espulsione, una sorta di “deportazione”, verso gli immigranti irregolari che abbiano commesso altri reati.
La Russia prevede inoltre sanzioni verso le persone che aiutano il soggiorno irregolare e verso gli organizzatori del traffico di esseri umani.
Attuale politica russa
Attualmente la Russia mira a sviluppare e a porre attenzione verso:
- La politica di rimpatrio per i cittadini russi che vivono all’estero.
- Politica immigratoria che considera ancora la differenza tra “ex cittadini sovietici” e “veri stranieri”.
Negli ultimi anni vi è stato un indebolimento di tale differenza, ai cittadini ex sovietici non è più riconosciuta la possibilità, come negli anni 90, di ottenere la cittadinanza russa con la semplice dichiarazione.
Germania
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