Diritto del lavoro
Lez. 1 - 28 settembre 2020
Il diritto del lavoro, il diritto sindacale e il diritto della previdenza disciplinano i rapporti della produzione, la produzione della ricchezza del paese, ma anche la redistribuzione della ricchezza all’interno del paese. In definitiva il diritto del lavoro riguarda e disciplina quello che un grandissimo filosofo, Pietro Barcellona, chiamava l’elemento demoniaco della modernità.
Nello stato di natura di John Rose ogni uomo nasce libero di fare tutto ciò che vuole; è la stessa condizione in cui si trovavano Adamo ed Eva quando entrano nel giardino terrestre e, infatti, Dio gli dice: godete di tutta la terra, ma non dovete mangiare la mela. La mela rappresenta la conoscenza, ma anche un divieto. Nella Bibbia viene affermato un primo concetto: noi da soli viviamo in una libertà assoluta, ma, se si entra in un luogo, per godere della libertà assoluta è possibile che tale libertà è da svolgersi all’interno di determinati limiti. Sono limiti che dipendono dalla convivenza, la cui prima regola è il rispetto della regola. La condanna che Dio fa ad Adamo, che ha mangiato la mela, è l’espulsione dal paradiso che corrisponde al lavoro: “tu lavorerai con il sudore della fronte, ma essa produrrà per te spine e cardi”. L’uomo, dopo la condanna biblica, deve lavorare per bisogno. Nella concezione dantesca, il paradiso è il luogo nel quale l’uomo non avverte il bisogno, la mancanza, la necessità di sopravvivere.
Nella poesia “Tempo Perso”, Prevert afferma: “in questa meravigliosa giornata di sole, perché devo andare a lavorare per qualcun altro?”, la risposta è: per bisogno.
Il contratto di lavoro è lo strumento mediante il quale le persone si assicurano il sostentamento. Esso si differenzia dai contratti previsti dall’ordinamento, poiché questi ultimi si basano sul principio di autonomia contrattuale, secondo cui le parti sono libere di determinare il contenuto del loro contratto, qualora non sia già determinato dalla legge (ha forza di legge tra le parti, per modificare il contenuto del contratto serve l’accordo di entrambe le parti). Ciò non accade per il contratto di lavoro, dal momento che c’è un potere unilaterale per la modifica del contenuto. Affinché ci sia un contratto di lavoro, bisogna rispettare il potere direttivo, secondo cui il datore di lavoro acquisisce il potere di modificare unilateralmente l’oggetto del contratto. La subordinazione è il lato passivo del potere direttivo e si tratta di obbedire a qualcuno e svolgere quello che non ha voglia di fare.
Dalla condanna biblica, gli uomini si sono distinti tra coloro i quali potevano evitare di lavorare, perché avevano la ricchezza, e coloro i quali per sopravvivere non avevano altri strumenti che la propria attività lavorativa da mettere al servizio di un’altra persona; mettendola al servizio di un’altra persona accettavano di svolgere la propria attività lavorativa in maniera subordinata. Per lo svolgimento di una prestazione è prevista una retribuzione, che è l’obbligazione posta a carico del datore di lavoro e rappresenta la controprestazione. Lo scambio tra lavoro e retribuzione rappresenta la causa del contratto di lavoro. E questo particolare tipo di contratto è considerato legittimo all’interno degli ordinamenti perché offre al lavoratore la retribuzione che gli serve per il proprio sostentamento.
Sin dall’antichità si è avuta la disciplina di molti tipi di contratti (baratto, permuta…), mentre la disciplina del contratto di lavoro nasce alla fine dell’800. È stato disciplinato così tardi perché l’antenato del contratto di lavoro è la schiavitù. Schiavo si diventava alla nascita, se eri figlio di uno schiavo oppure se si perdeva una guerra. Per gran parte della storia dell’umanità le persone non nascevano sullo stesso piano: c’è chi nasceva per impartire ordini e chi per eseguirli.
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L’organizzazione in base agli status è un’organizzazione che ancora oggi esiste in tanti paesi (ad esempio l’India, organizzata su base castale). Buona parte degli ultimi secoli si sono retti su un rapporto di lavoro schiavistico, il più famoso dei quali era la res mancipi dei gladiatori romani. Nel momento in cui il gladiatore era oggetto di proprietà del proprio patrizio per combattere nel Colosseo, combatteva per tutto il Colosseo e combatteva per compiacere l’imperatore. Quindi, il gladiatore era un uomo oggetto di diritto, uno schiavo ed è un diritto acquisito per nascita oppure perché venivano comprati. Si intravede una prima forma di disciplina del rapporto di lavoro, perché durante l’Impero romano si cominciano a riconoscere i primi segni di alcuni primi diritti da parte degli schiavi, sempre di carattere minimale. Infatti, il primo episodio ricordato come sciopero è la rivolta di Spartaco.
Il contratto, quindi, contiene, come diceva Barcellona, un elemento demoniaco della società molto difficile da giustificare, perché, mentre alcune società hanno implicitamente riconosciuto un principio, cioè che le persone si organizzano in base agli status e che c’è un’organizzazione gerarchica, nella quale alcuni sono titolati a dare gli ordini e altri ad obbedire, quando con la Rivoluzione Francese si dichiara il principio di uguaglianza: “siamo tutti uguali davanti alla legge” è complicato giustificare che anche se siamo tutti uguali come diritti e doveri rispetto alla legge c’è comunque qualcuno che impartisce ordini e qualcuno che obbedisce. Non è più un problema giuridico, ma è un problema di bisogno.
Esempi
Esempio: Robinson Crusoe naufraga su un’isola deserta insieme a Venerdì. Trovano un pozzo e cominciano a innalzare una staccionata intorno ad esso. Naufraga una nave e le persone naufragate cominciano ad avere sete, ma l’acqua è proprietà di Robinson. La prima cosa che fanno queste persone è una rivoluzione. Robinson dice che gli servono 5 lavoratori a cui darà l’acqua in cambio del loro lavoro. Come vengono selezionati i 5 lavoratori? Ha inizio un’asta a ribasso. Un primo risultato è che 5 sopravvivono con il minimo della sussistenza e gli altri muoiono di sete. Come possono sopravvivere tutti, qual è il modo di superare questa disparità contrattuale? L’unica cosa che si può fare è riunirsi tutti e stabilire che nessuno andrà a lavorare per il datore di lavoro, se non a meno dell’acqua che serve al sostentamento di tutti (prima regola per la formazione del sindacato = organizzarsi). Bisogna porre fine alla concorrenza a ribasso tra lavoratori che porta la retribuzione al minimo della sussistenza; per fare ciò bisogna organizzarsi e, quindi, convincere tutti a rispettare la regola che pone fine alla concorrenza (regola dell’inderogabilità). Sono state poste le basi per migliori condizioni di lavoro. Il sindacato è in una posizione di forza perché è stato costituito un monopolio nell’offerta di lavoro (il monopolista è in grado di fissare lui le condizioni di mercato).
Altro esempio: ci sono 150 persone e sono tutti fumatori. Il datore di lavoro dispone delle sigarette e dell’accendino. Tutte le persone hanno le sigarette eccetto due, ma non hanno l’accendino. L’interesse collettivo è l’accendino, ma non è l’interesse di quelle due persone che non hanno la sigaretta, ma che hanno aderito al sindacato. Il problema si risolve passando la sigaretta. Quindi, tra le persone nasce una solidarietà all’interno della categoria, perché si deve evitare l’ingiustizia.
In un sistema di libero mercato che non è temperato da leggi statali o da correttivi di alcun tipo, le leggi di mercato tendono a portare la retribuzione, che rappresenta il prezzo del lavoro, al livello minimo necessario per la sussistenza (prima regola); al fine di riequilibrare questa disparità, l’unico strumento che hanno le persone è quello di organizzarsi, in particolare di costituire un sindacato. La regola fondamentale che serve a dare vita al sindacato, che dà senso e sostanza all’azione sindacale, è quella dell’inderogabilità, che serve a realizzare un interesse collettivo, diverso dall’interesse individuale. Il sindacato, quindi, costituisce un monopolio dell’offerta di lavoro. Per evitare che alcuni effettuano concorrenza a ribasso, il sindacato deve far sottoscrivere ai partecipanti uno statuto e far assumere l’impegno a non lavorare alle condizioni che servono per soddisfare un interesse individuale, ma di sottoporre l’interesse individuale all’interesse collettivo.
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Il fine statutario è l’organizzazione per ottenere migliori condizioni di lavoro. La seconda regola del sindacato è nominare un rappresentante di tutti i lavoratori per contrattare con il datore nell’interesse di tutti. Il rappresentante sottoscrive con il datore un contratto collettivo, il cui fine è la retribuzione. In mancanza di correttivi legali, le regole del mercato portano la retribuzione, che essendo il prezzo del lavoro, si determina in base alla legge di mercato (rapporto tra domanda e offerta), a scendere. Si fa rispettare un contratto collettivo in un luogo nel quale l’ordinamento giuridico non riconosce l’efficacia del contratto collettivo (oggi è riconosciuto da molti ordinamenti) mediante l’autotutela collettiva, ovvero lo sciopero.
Quindi, il potere del datore di lavoro è assoluto, è il potere direttivo totale, per questo l’antenato del lavoro subordinato è la schiavitù. All’interno della schiavitù esistevano delle gerarchie: gli schiavi più preziosi erano quelli che avevano studiato e i gladiatori, perché avevano delle determinate qualità, mentre quelli che venivano trattati peggio erano quelli che non avevano una competenza specifica.
Definizioni
- Rivoluzione: quando con la violenza ad un ordine costituito si tende a sostituirne un altro.
- Concorrenza a ribasso tra lavoratori: in un sistema a disoccupazione strutturale la retribuzione del costo del lavoro, in mancanza di correttivi legali, tende a scendere fino al minimo della sussistenza.
- Sindacato: l’organizzazione di due o più persone per ottenere migliori condizioni di lavoro.
- Regola dell’inderogabilità: secondo cui nessuno accetta di lavorare a condizioni inferiori da quelle stabilite dal sindacato nell’interesse di tutti.
- Interesse collettivo: non è somma degli interessi individuali, ma è sintesi.
- Interesse individuale: si soddisfa facendo concorrenza a ribasso rispetto agli altri.
- Contratto collettivo: è un particolare atto giuridico che individua quali condizioni con cui i lavoratori sono disponibili a prestare la propria attività lavorativa con la pace sociale e individua qual è l’interesse collettivo. Esso è sottoscritto dai sindacati e dal datore di lavoro.
- Sciopero: astensione collettiva di due o più persone dal lavoro.
- Statuto: insieme delle regole che dà vita ad un sindacato.
Lez. 2 - 30 settembre 2020
Il contratto di lavoro consente all’imprenditore di organizzare il lavoro di un numero indefinito di persone, di coordinarle insieme al fine di produrre beni e servizi da scambiare sul mercato per ottenere un utile. Quindi, permette all’imprenditore di appropriarsi del risultato dell’attività lavorativa. Secondo il diritto naturale chi crea qualcosa è il proprietario di quella cosa. Invece, il contratto di lavoro produce l’effetto che ciò che viene creato appartiene all’imprenditore; questo effetto è il principio dell’alienità del risultato: secondo cui l’imprenditore è il proprietario dei beni prodotti che scambia sul mercato al fine di ottenere un profitto. Il profitto ricavato dall’imprenditore è quello che Marx chiamava il plusvalore, cioè la differenza tra il costo di vendita del bene e il costo di produzione di un bene (il costo delle materie prime e del lavoro).
L’effetto del contratto non è piacevole per il lavoratore, perché lo priva del risultato della sua attività, però è talmente connaturato con la condizione umana che di questi temi si parla sin dalla Bibbia; infatti, dalla condanna biblica (cacciata dal paradiso) l’uomo è sottoposto ad una condizione di bisogno (la sopravvivenza) tale da costringere l’uomo a lavorare.
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L’uomo per uscire da tale condizione di bisogno o si ingegna da solo (cacciare, raccogliere frutti) o diventa un lavoratore autonomo o accetta di lavorare per altri per ottenere ciò che gli serve per sopravvivere. Connaturato all’istinto di sopravvivenza è l’istinto di evolversi, cioè di trovarsi in una condizione migliore, che è ciò che gli imprenditori pensano che caratterizzi l’impresa, perché organizzano il lavoro degli altri. Il diritto si è occupato del contratto di lavoro a partire dall’800, poiché l’antenato del contratto di lavoro subordinato è la schiavitù (vedi lezione 1). Nello stato liberale, un datore di lavoro non vuole che la legge disciplini il lavoro, perché è più conveniente la libertà contrattuale. Per questo i lavoratori non ottenevano regole dai parlamenti, ma se le conquistavano dal basso mediante l’azione sindacale, lo sciopero e i contratti collettivi. Quando queste regole date dai contratti collettivi hanno cominciato ad essere numerose sono state recepite dalla legge, che ha posto il diritto del lavoro. Nel momento in cui il diritto del lavoro disciplina la ricchezza, si occupa di assicurare la pace sociale. La proprietà privata giustifica la disuguaglianza, che esiste da sempre ed è tollerata dagli ordinamenti a differenza del comunismo.
Sintesi
- Il diritto del lavoro preserva la produzione e la distribuzione della ricchezza. Il diritto sindacale, invece, individua le norme che i lavoratori ottengono e, dunque, sono disponibili a lavorare con la pace sociale. Il contratto di lavoro è il contratto che consente ad un imprenditore di porre in essere un’organizzazione di lavoro al fine di produrre beni e servizi da vendere sul mercato. L’effetto del contratto del lavoro è l’alienità del risultato, ovvero il principio in base al quale il risultato dell’attività lavorativa non appartiene a chi l’ha posta in essere, ma a chi l’ha organizzata, cioè l’imprenditore. Per organizzare l’attività lavorativa, l’imprenditore utilizza il potere direttivo, che è il potere di modificare unilateralmente l’oggetto della prestazione. L’antenato del potere direttivo era il potere del proprietario sullo schiavo. L’imprenditore attraverso il contratto di lavoro acquisisce il diritto di impartire ordini e il lavoratore si impegna a rendere la propria prestazione subordinata. In un sistema di libero mercato, in cui non esiste un’istituzione pubblica di riequilibrio, la disoccupazione strutturale porta inevitabilmente la retribuzione al minimo di sussistenza, perché la retribuzione è il prezzo del lavoro e si determina in base alla domanda e offerta del lavoro. Però si teme di più la disoccupazione e il licenziamento rispetto al prendere ordini, perché l’individuo versa in una condizione di bisogno.
Francesco Santoro Pastelli, pag 17 del suo manuale “Nozioni di diritto del lavoro” dice: “tutto il diritto del lavoro è ordinato caratteristicamente a questo fine: alla tutela della libertà, anzi della personalità stessa del lavoratore coinvolto in un rapporto che tra tutti i rapporti aventi natura patrimoniale è l’unico a porre, sia pure per necessità istituzionale, una persona alle dipendenze di un’altra.”
Lez. 3 - 5 ottobre 2020
Marx è stato il primo economista che ha intuito l’importanza della globalizzazione e non a caso il suo manifesto si conclude con la frase “proletari del mondo unitevi”. Dal momento in cui c’è un’occupazione nel mondo e una disoccupazione che si va a redistribuire, Marx capiva che ci sarebbe stata sempre una concorrenza, se non all’interno dello stesso gruppo, a livello globale. Nell’epoca della globalizzazione le imprese vanno ad investire, cioè a mettere i propri stabilimenti produttivi, dove maggiormente conviene. Se il ragionamento del costo del lavoro bastasse da solo il continente in cui le imprese avrebbero dovuto spostare i loro stabilimenti produttivi è in Africa, ma ad esempio la Nike non produce in Bangladesh e non in Africa, perché le dittature africane per mantenere il potere non hanno fatto studiare la popolazione e non sanno né leggere né scrivere e, quindi, non sono in grado di assemblare i materiali perché incapaci di leggere le istruzioni.
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Invece, altri paesi che hanno un alto livello di scolarizzazione si sono aperti molto prima, perché le persone avevano già le competenze necessarie.
La bronzea legge dei salari è il principio della legge dei mercati basico e postula che la retribuzione si va a collocare al salario di mercato, perché altrimenti produrrebbe disoccupazione. Il problema è che questa legge porta i salari a livelli troppo bassi.
Percorso storico
La storia del lavoro è una storia che data con la nascita del mondo, con la condanna biblica, che è una condanna a lavorare per bisogno. Questo è il destino dell’uomo, che è anche il progresso dell’uomo.
Il percorso per capire gli istituti giuridici inizia con la Rivoluzione Francese, perché quando afferma i principi di libertà, uguaglianza e fratellanza pone la base per la democrazia moderna (quella occidentale) che si risolve nella cultura dei diritti individuali. Quando ha affermato tali princ
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