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Diogene: vita e pensiero
Diogene è il principale esponente della filosofia cinica. Il Cinismo nacque dalle idee di Socrate. Durante l'età ellenistica diventò molto popolare. Veniva chiamato "il cane" per il suo stile di vita simile a quello di un cane randagio. Rifiutava le comodità e i beni materiali. Viveva in modo semplice e libero.
Alcuni studiosi hanno visto nella filosofia cinica un'anticipazione del pensiero anarchico. I cinici, infatti, rifiutavano molte regole e abitudini della società. Criticavano il modo di vivere tradizionale e i valori della società greca. Per questo il Cinismo rappresenta una delle correnti più radicali e provocatorie dell'età ellenistica e dell'età imperiale.
Vita
Diogene nacque nel IV secolo a.C.a Sinope, in Turchia. Fu contemporaneo di Alessandro Magno ed era poco più vecchio di lui. Le notizie sulla vita del filosofo sono spesso raccontate attraverso aneddoti. Questi racconti ci aiutano a capire anche il suo modo di pensare.
Uno degli episodi più famosi riguarda il suo incontro con Antistene. Quando Diogene arrivò ad Atene, cercò di diventare suo discepolo. Antistene, però, non voleva avere nuovi allievi e cercò di mandarlo via. Arrivò perfino a minacciarlo con un bastone.
Diogene non si lasciò scoraggiare. Porse la testa ad Antistene e gli disse, in sostanza, di colpirlo. Voleva dimostrare che nessun bastone sarebbe stato abbastanza forte da fargli cambiare idea. Alla fine, Antistene cedette e accettò Diogene come suo allievo.
Pensiero
Il pensiero di Diogene può essere riassunto nella frase "Cerco l'uomo". Secondo la tradizione, Diogene la pronunciava in pieno giorno in giro per il mercato con una lanterna in mano. La frase aveva un significato provocatorio. Diogene non cercava semplicemente una persona. Cercava un vero essere umano, capace di vivere secondo la propria natura.
Secondo lui, molte persone vivono seguendo regole e abitudini imposte dalla società. Cercano il denaro, il successo, il potere e la fama. In questo modo, però, si allontanano dalla loro vera natura. Diogene voleva trovare un uomo capace di vivere in modo naturale. Un uomo che non fosse schiavo delle opinioni degli altri e dei beni materiali. Solo chi si libera da tali condizionamenti può raggiungere la vera felicità.
Diogene sosteneva anche che gli dèi avevano dato agli umani tutto ciò che serve per vivere facilmente. Gli uomini, però, avevano perso di vista queste cose semplici e naturali. Il filosofo voleva quindi mostrare che per essere felici non servono ricchezze o comodità. Basta imparare a riconoscere ciò che è veramente necessario. Per questo Diogene rifiutava molti studi teorici. Considerava poco utili discipline come la matematica, la fisica, la musica e l'astronomia. Secondo lui, prima di tutto bisogna capire come vivere bene.
I bisogni davvero importanti sono quelli naturali. L'uomo deve imparare a vivere con poco e a non dipendere dalle cose che la società considera importanti.
Diogene e il simbolo del cane
Diogene era chiamato "il cane" perché viveva in modo molto semplice, quasi come un cane randagio. Non voleva avere una casa o possedere molti beni. Cercava di essere libero da ogni necessità inutile.
Per lui, avere poche cose significava essere più liberi. Chi ha bisogno di molti beni, infatti, rischia di diventare dipendente da essi. Diogene ammirava anche i topi. Secondo un racconto riportato da Teofrasto, proprio osservando un topo avrebbe trovato una soluzione ai suoi problemi. Il topo non aveva una casa. Non aveva paura del buio e non seguiva obiettivi imposti dagli altri. Viveva semplicemente secondo la propria natura.
Diogene pensava che anche gli esseri umani dovessero imparare a fare lo stesso. Molti dei nostri desideri, infatti, non sono davvero necessari. Sono bisogni che la società ci porta a considerare importanti.
Ideali etici
Diogene non si limitò a ripetere le idee di Antistene. Le portò alle estreme conseguenze e cercò di applicarle nella propria vita. La sua filosofia era soprattutto un modo di vivere. Diogene cercava di rinunciare a tutto ciò che considerava inutile. Indossava un mantello molto grande, che poteva usare anche per dormire. Portava con sé una bisaccia per il cibo. Usava diversi luoghi come se fossero la sua casa. Poteva dormire, mangiare e parlare sotto i portici, nelle piazze o vicino ai templi. Secondo la tradizione, arrivò anche a vivere in una grande giara, spesso descritta come una "botte". Il suo obiettivo era raggiungere la massima libertà. Per essere libero, secondo lui, bisogna avere meno bisogni possibile.
Libertà di parola
Per Diogene la libertà non consisteva solo nel possedere poche cose. Era importante anche essere liberi di dire ciò che si pensa. Questa libertà di parlare apertamente viene chiamata parrhesia. Diogene era famoso per la sua grande sincerità. Diceva quello che pensava senza preoccuparsi delle conseguenze. Non aveva paura nemmeno delle persone più potenti.
Il filosofo praticava anche una forma estrema di libertà di comportamento, chiamata anaideia. Secondo le testimonianze, Diogene compiva in pubblico azioni considerate scandalose. Questi comportamenti potevano sembrare provocatori o offensivi. Diogene, però, non voleva provocare soltanto per divertimento. Voleva mettere in discussione le abitudini della società. Secondo lui, molti comportamenti considerati normali dai Greci non erano veramente naturali o necessari. Erano semplicemente regole create dalla società. Diogene voleva quindi dimostrare che l'uomo può vivere anche senza seguire tutte le convenzioni sociali.
Virtù e fatica
Come Antistene, anche Diogene pensava che la virtù e la libertà richiedessero impegno e fatica. Per diventare virtuosi bisogna allenarsi e abituarsi alle difficoltà. La fatica aiuta a rendere più forte corpo e spirito. L'uomo virtuoso deve imparare a sopportare le difficoltà della vita. Deve anche evitare i piaceri eccessivi. Secondo Diogene, infatti, i piaceri possono rendere l'uomo debole e dipendente. Chi cerca continuamente il piacere rischia di diventare schiavo dei propri desideri. La vera libertà consiste invece nel riuscire a controllare i propri bisogni.