Indice

  1. Diagnosi delle malattie neurologiche
  2. Diagnosi anatomica

Diagnosi delle malattie neurologiche

L’esame obiettivo è importante in tutte le discipline ma in alcune è fondamentale.
Un esempio è il dermatologo che ha la necessità di guardare la cute o l’oculista che ha la necessità di guardare gli occhi con precisi strumenti, allo stesso modo il neurologo che deve osservare e visitare. Un’altra peculiarità della diagnosi in neurologia è che bisogna ragionare perché noi non vediamo direttamente la disfunzione neurologica, la lesione neurologica, ma ne vediamo gli effetti. Il dermatologo guarda le mani e vede un eczema, l’oculista guarda negli occhi e vede una cataratta, invece il neurologo deve arrivarci con un procedimento indiziario: poiché tu hai i riflessi ossitendinei più vivaci a destra che a sinistra, potresti avere una lesione cortico-spinale e così via, quindi è un processo in cui bisogna ragionare.
Esistono 3 tappe:
• Diagnosi anatomica
• Diagnosi eziologica
• Diagnosi clinica
Queste tappe sono molto relative, non devono essere fatte per forza in ordine e non sempre vengono percorse, nella maggior parte dei casi la diagnosi non si fa così. Ma comunque questo è un esercizio culturale e di ragionamento molto importante e quando il neurologo si trova in difficoltà e non capisce cosa ha il paziente, deve ripercorrere tutte le tappe. Spesso però tutto questo non si fa.

Diagnosi anatomica

Diagnosi anatomica significa che bisogna trovare una lesione (dov’è la lesione?) che possa spiegare tuti i segni e i sintomi del paziente. Se il paziente ha un disturbo del campo visivo per cui non riesce a vedere dal lato destro di entrambi gli occhi, quindi è cieco il campo visivo dal lato destro, noi parliamo di emiauxia laterale omonima destra e allora noi sappiamo che c’è una lesione che è intervenuta dopo l’incrocio dei nervi cranici quindi o del tratto ottico o della corteccia occipitale. Quindi dal quadro clinico si deve risalire alla sede della lesione.
Il secondo momento è quello della diagnosi eziologica: che cosa c’è dietro questo processo che è alla base della malattia? Un processo infettivo? Un processo neurodegenerativo? Una malattia vascolare? Si deve fare quindi un secondo progresso diagnostico. alla fine, si arriva alla diagnosi clinica, cioè finalmente il medico dice: tu hai dei segni piramidali, hai anche dei segni di nervoso periferico, hai l’atassia di friedreich, quindi fa un nome, se possibile, quando possibile, della malattia.
Però, spesso, non si ripercorrono queste 3 tappe perché alcune volte la diagnosi si fa molto presto; se per esempio mi telefona un paziente che vuole un appuntamento e sento una voce tipica di una disartria cerebellare, io già capisco che questa persona è affetta da atassia, non so quale tipo ma già capisco questo. Oppure se vedo entrare in ambulatorio una persona che ha una particolare postura, un rallentamento dei movimenti, già so che ha un parkinsonismo, non c’è bisogno che chieda altro. Comunque, è importante, spesso ancora prima di tutto questo, l’anamnesi, che ci consegna la diagnosi. L’anamnesi è la cosa più importante, quella che più facilmente ci dà la diagnosi in medicina in genere e in neurologia in particolare. A volte i segni sono così caratteristici che ci danno la diagnosi.

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