Concetti Chiave
- Dante compone il De vulgari eloquentia per affrontare l'unità della lingua volgare, considerata naturale e appresa dai bambini, in contrapposizione al latino.
- Nel trattato, il poeta identifica tre forme di volgare: settentrionale, meridionale e orientale, con ulteriori sottogruppi nel meridionale.
- Dante parla di quattordici dialetti italiani, sette a destra e sette a sinistra dell'Appennino, e introduce la dialettologia come scienza per il loro studio.
- Il poeta attribuisce al volgare aggettivi come illustre e cardinale, sottolineando che nessun dialetto può diventare lingua nazionale senza una corte adeguata.
- Nel secondo libro, Dante distingue tre stili del volgare: comico, tragico ed elegiaco, evidenziando la varietà espressiva della lingua italiana.
Dante e il De vulgari eloquentia?
Contemporaneamente alla composizione del Convivio, Dante inizia la stesura del De vulgari eloquentia, un trattato in volgare italiano che affrontava il problema della sua unità. L'opera fu scritta in latino e fu rivolta a quei dotti per i quali era inconcepibile una lingua diversa dal latino. Nel primo libro Dante definisce il volgare una lingua naturale, poiché i bambini lo apprendevano nei primi anni di vita direttamente dalla madre. Questa lingua è ben diversa dalla grammatica del latino letterale. Dante racconta come da una situazione di confusione iniziale, e si sono poi arginati tre differenti forme di volgare: settentrionale, meridionale e orientale. Per quanto riguarda il volgare meridionale, Dante distingue tre sottogruppi: la lingua doc, d'oil ed infine la lingua del si.
La dialettologia e i dialetti italiani
In particolare, per quanto riguarda la situazione in Italia, Dante ci parla di quattordici dialetti, rispettivamente sette a desta e sette a sinistre dell'Appennino. Per studiare le varie forme di dialetto, nasce la dialettologia, ovvero una scienza all'ora sconosciuta. Dante attribuisce alla lingua volgare una serie di aggettivi tra cui: illustre, ovvero capace di dare luce a chi lo utilizza; cardinale, ovvero deve avere la funzione di punto di riferimento di tutti gli altri dialetti; aulico e curiale, ovvero deve diventare la lingua ufficiale di corte. Il poeta ritiene che nessuno dei vari dialetti in Italia possa diventare lingua nazionale, poiché in Italia manca una corte adeguata al suo sviluppo.
Gli stili del volgare secondo Dante
Nel secondo libro, invece, Dante ci parla di tre diversi stili che sono: comico, riferito al volgare familiare; tragico, riferito alle tematiche dell'amore e delle armi; elegiaco, segue il volgare più umile.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale obiettivo del "De vulgari eloquentia" di Dante?
- Come si sviluppa la dialettologia secondo Dante?
- Quali sono i tre stili del volgare identificati da Dante?
L'obiettivo principale del "De vulgari eloquentia" è affrontare il problema dell'unità del volgare italiano, definendolo come una lingua naturale appresa dai bambini e distinguendo tra diverse forme di volgare, come quelle settentrionali, meridionali e orientali.
Dante introduce la dialettologia come una nuova scienza per studiare i quattordici dialetti italiani, sottolineando che nessuno di essi può diventare lingua nazionale a causa dell'assenza di una corte adeguata al loro sviluppo.
Dante identifica tre stili del volgare: comico, che si riferisce al linguaggio familiare; tragico, legato a tematiche di amore e guerra; ed elegiaco, che utilizza un volgare più umile.