Concetti Chiave
- Alcide De Gasperi fondò il partito popolare nel 1919 e, dopo un iniziale sostegno a Mussolini, divenne un'importante figura dell'opposizione antifascista.
- Nel 1942, De Gasperi ricostituì il partito Popolare, rinominandolo Democrazia Cristiana, per rappresentare politicamente i cattolici in una direzione democratica.
- Dopo la Liberazione, De Gasperi formò una coalizione tra DC, PSI e PCI, ricoprendo il ruolo di Primo Ministro e Ministro degli Esteri fino al 1953.
- La Democrazia Cristiana si affermò come partito moderato e anticomunista durante la Guerra Fredda, mantenendo il potere grazie al supporto della gerarchia ecclesiastica.
- Le elezioni del 1953 segnarono la fine dell'era De Gasperi, a causa della nuova legge elettorale che portò alla perdita della maggioranza della DC e alla sua sostituzione.
Gli inizi politici di De Gasperi
Alcide De Gasperi, fu tra i fondatori, nel 1919, del partito popolare (PPI). Eletto deputato nel 1921, inizialmente, egli si mostrò favorevole alla collaborazione del suo partito con il governo di Mussolini per poi passare all’opposizione antifascista. Nel 1924, diventò segretario del PPI e fu tra gli animatori della secessione aventiniana cioè della protesta attuata dal 26 giugno 1924 in poi dalla Camera dei Deputati nei confronti del Governo fascista, ritenuto responsabile della scomparsa di Giacomo Matteotti avvenuta il 10 giugno dello stesso anno.
La ricostituzione del partito popolare
Dopo l’entrata in vigore delle leggi eccezionali del 1926 e lo scioglimento del PPI, egli fu arrestato e condannato a quattro anni di carcere. Dopo sedici mesi, fu rimesso in libertà per essere assunto dalla Biblioteca Vaticana dove gli fu possibile dedicarsi alla ricerca storico-politica. Nel 1942, prese l’iniziativa di ricostituire il partito Popolare che cambiò nome, assumendo quello di Democrazia Cristiana (DC); con questo egli voleva sottolineare la volontà di creare un partito di massa, in grado di orientare politicamente i cattolici nella direzione democratica. Nel 1943, la DC entrò a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).
Il ruolo di De Gasperi nel dopoguerra
Dopo la Liberazione, De Gasperi ebbe un peso determinante nella politica italiana.
Nel 1945, egli costituì l’anima di una coalizione DC-PSI-PCI (Democrazia Cristiana, Partito Socialista Italiano e Partito Comunista Italiano), dando così vita al primo degli otto ministeri da lui presieduti fino al 1953. Oltre all’incarico di Primo Ministro, ricopriva anche quello di Ministro degli Esteri. Potendo contare su 207 rappresentanti democristiani, contro i 115 socialisti e 104 comunisti, dopo il referendum istituzionale del giugno 1946 che portò alla proclamazione della Repubblica, e la firma dei trattati di pace della 2.a Guerra Mondiale, egli adottò una linea politica che collocava l’Italia nell’area occidentale, ma incompatibile con i partiti della sinistra marxista che erano stati estromessi nel 1947, quando di ritorno dall’America, aveva ottenuto dagli Stati Uniti dei consistenti aiuti finanziari.
La politica estera e interna di De Gasperi
Durante la Guerra Fredda USA/URSS, la DC accentuò le sue caratteristiche di partito moderato con funzione di partito cardine della politica italiana e baluardo anticomunista. Questa linea fu vincente perché nelle elezioni politiche del 1948, la DC ottenne la maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento, un monopolio che il partito di De Gasperi riuscì a mantenere anche negli anni seguenti, grazie soprattutto all’appoggio incondizionato della gerarchia ecclesiastica più che degli altri partiti di centro. Negli anni successivi, si ebbero solo interventi marginali di politica economica, anche se più volte era stata asserita la volontà di promuovere una maggiore giustizia sociale e di coinvolgere le masse lavoratrici nella gestione dello Stato; pertanto, la ricostruzione fu impostata su base sostanzialmente simili a quelle del vecchio ordinamento liberale.
La fine dell'era De Gasperi
I caratteri della politica estera furono: l’alleanza atlantica e l’europeismo mentre in politica interna il perno fu il “centrismo”. Infatti, tra il 1949 e il 1953, la preoccupazione di De Gasperi fu di salvaguardare il quadro politico del centro, opponendosi alle pressioni sia interne che internazionali di adottare misure repressive nei confronti delle sinistre. A questo proposito, va ricordato che in quel periodo si ebbero degli scontri durissimi e sanguinosi fra i manifestanti e forze dell’ordine. Le elezioni del 1953 si svolsero in applicazione della nuova legge maggioritaria. Durante la campagna elettorale, tale legge fu chiamata “ legge truffa” perché introdusse un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse superato il 50% dei voti validi. Il governo che De Gasperi riuscì a costituire era, pertanto, minoritario e non ottenne la fiducia al Parlamento; questo mise fine a tutta la serie di governi da lui presieduti e alla formula politica del centrismo. L’anno successivo, De Gasperi perse il controllo della maggioranza della DC e fu sostituito da Amintore Fanfani.
Domande da interrogazione
- Qual è stato il ruolo di De Gasperi nella fondazione del partito popolare?
- Come ha influito De Gasperi sulla ricostituzione del partito popolare?
- Qual è stato il contributo di De Gasperi nel periodo post-bellico?
- Quali sono state le caratteristiche della politica estera e interna di De Gasperi?
- Qual è stata la causa della fine dell'era De Gasperi?
De Gasperi è stato uno dei fondatori del partito popolare italiano (PPI) nel 1919 e, dopo essere stato eletto deputato nel 1921, ha inizialmente sostenuto la collaborazione con il governo di Mussolini, per poi passare all'opposizione antifascista.
Dopo lo scioglimento del PPI nel 1926 e un periodo di detenzione, De Gasperi ha ricostituito il partito nel 1942, cambiandone il nome in Democrazia Cristiana (DC) per orientare i cattolici verso una direzione democratica.
Dopo la Liberazione, De Gasperi ha guidato una coalizione tra DC, PSI e PCI, presiedendo otto ministeri fino al 1953 e adottando una linea politica che ha collocato l'Italia nell'area occidentale, escludendo i partiti di sinistra marxista.
La politica estera di De Gasperi si è caratterizzata per l'alleanza atlantica e l'europeismo, mentre in politica interna ha mantenuto un "centrismo" per salvaguardare il quadro politico, opponendosi a misure repressive contro le sinistre.
La fine dell'era De Gasperi è avvenuta dopo le elezioni del 1953, in cui la nuova legge maggioritaria ha portato alla formazione di un governo minoritario che non ha ottenuto la fiducia del Parlamento, segnando la fine della sua leadership nella DC.