Concetti Chiave
- Il tradimento di Giuliana segna un punto cruciale nel romanzo, innescando la spirale di odio e risentimento di Tullio verso il figlio Raimondo, frutto della relazione extraconiugale.
- Tullio pianifica l'omicidio di Raimondo, lasciandolo esposto al freddo per mascherare il suo crimine e dimostrare la sua premeditazione, privo di rimorso.
- L'autore sottolinea la lucidità dell'atto di Tullio, evidenziando la sua premeditazione e la scelta del periodo natalizio per accentuare la crudeltà del delitto.
- La narrazione è una confessione di Tullio, avvenuta un anno dopo l'omicidio, che crea uno sdoppiamento tra il Tullio attore e il Tullio narratore, riflettendo sulla sua colpevolezza.
- Il bambino Raimondo diventa un costante e crudele simbolo del tradimento, rappresentando il conflitto interiore di Tullio tra odio e accettazione della sua esistenza.
Il Tradimento di Giuliana
Questo capitolo rappresenta uno dei punti più importanti dell’intero romanzo, come in altri passaggi, anche in questo caso la narrazione è affidata al protagonista Tullio Hermil, il quale sembra ormai aver raggiunto il limite della sopportazione. Dopo una serie di suoi tradimenti infatti, è la moglie Giuliana a diventare infedele intrecciando una relaziona extraconiugale con Filippo Arborio, dal quale poi rimane incinta e partorisce il piccolo Raimondo. Questo bambino incarna per il protagonista un ricordo crudele e costante del tradimento della moglie, non riesce ad accettare la sua presenza e il ribrezzo presto si trasforma in rabbia e la rabbia in odio e risentimento per “l’innocente”.
Il Piano di Tullio
In questo episodio si assiste dunque all’omicidio di Tullio nei confronti di Raimondo, è un piano che viene studiato per sfuggire poi dai sospetti: avrebbe lasciato il bambino in balie della gelida tramontana di una notte di dicembre, per poi riportarlo in casa e fingere che non sia successo nulla. In questo modo al neonato viene diagnosticata una grave forma di difterite e Tullio può figurare come non colpevole.
La Lucidità dell'Atto
L’episodio viene rievocato dal protagonista e per questo è facile trovare una chiara chiave di lettura dei sentimenti che lui provava e che l’hanno portato a prendere questa terribile decisione, si parla infatti di “idea fissa” con cui si identifica quindi che Tullio stava progettando da tempo di liberarsi della creatura indifesa, questo peggiora quindi la sua posizione perché fa emergere la premeditazione. L’uomo non sembra inoltre provare rimorso verso il delitto commesso, tanto che parla ancora di Raimondo come “l’intruso” oppure il figlio della colpa, e arriva anche a definire l’idea del piano della morte come “un lampo rivelatore”. D’Annunzio sembra quindi soffermarsi chiaramente sulla lucidità dell’atto, quindi sul fatto che Tullio non sia stato spinto da un raptus di rabbia, anche perché si legge come il protagonista abbia preso in considerazione diverse ipotesi prima di atterrare sulla morte per difterite. Per evidenziare ulteriormente questa crudeltà, l’autore colloca la morte del bambino nei giorni festivi del natale, e quindi appaiono frequenti ed evidenti i parallelismi tra nascita e morte.
Confessione e Sdoppiamento
Tutto il racconto nasce inoltre dal protagonista come una sorta di confessione che avviene dopo un anno dal terribile omicidio, e quindi si verifica anche uno sdoppiamento tra il Tullio protagonista, che ha premeditato e attuato l’uccisione, e il Tullio narratore, che racconta e spesso anche si giudica.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del tradimento di Giuliana nel romanzo?
- Come si sviluppa il piano di Tullio per liberarsi di Raimondo?
- Qual è la reazione di Tullio dopo aver commesso l'omicidio?
- In che modo la narrazione riflette il conflitto interiore di Tullio?
Il tradimento di Giuliana rappresenta un punto cruciale per Tullio Hermil, che, dopo aver tradito la moglie, si trova a dover affrontare la sua infedeltà e la nascita del loro figlio Raimondo, simbolo del suo dolore e della sua rabbia (testo).
Tullio pianifica l'omicidio di Raimondo lasciandolo esposto al freddo, per poi farlo apparire come una morte naturale per difterite, dimostrando una premeditazione lucida e calcolata (testo).
Tullio non prova rimorso per l'atto compiuto, definendo Raimondo come "l'intruso" e giustificando il suo piano come un "lampo rivelatore", evidenziando la sua freddezza emotiva (testo).
La narrazione è una confessione di Tullio, che mostra uno sdoppiamento tra il suo io attivo, che ha commesso l'omicidio, e il narratore, che riflette e giudica le sue azioni, rivelando il suo tormento interiore (testo).