Concetti Chiave
- Il danno neuronale si verifica quando il flusso sanguigno scende al di sotto del 50% del valore normale, causando una riduzione del metabolismo cellulare.
- Fattori come l'attività metabolica dell'area cerebrale e la capacità di compenso vasodilatatoria influenzano il rischio di danno ischemico.
- Le aree vascolari di confine sono particolarmente vulnerabili al danno ischemico, specialmente in caso di occlusioni o emboli.
- In caso di occlusione vasale, si attivano meccanismi di sicurezza come la vasodilatazione, ma la loro efficacia può variare, soprattutto negli anziani.
- Se il flusso sanguigno non viene ripristinato entro 6-8 ore, si verifica un danno irreversibile, con possibile rottura delle cellule e complicanze emorragiche.
Indice
Quando avviene il danno neuronale
Quand’è che avviene il danno nel neurone? Se il flusso si riduce solo fino al 50% (25 ml/100g/min), quindi tra i 50 e 25 ml, siamo ancora nel range che consente di mantenere un metabolismo normale. Al di sotto del 50% c’è un rischio di danno: le cellule si “congelano”, cioè riducono il loro metabolismo.
Fattori di rischio per danno ischemico
Nella situazione di rischio di danno la possibilità che effettivamente si abbia un danno ischemico dipende da vari fattori, ad esempio:
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Metabolismo: se una determinata area cerebrale è attiva e ha un alto metabolismo, basterà una piccola riduzione del flusso per causare danno ischemico. Ad esempio se si sta parlando e si verifica un calo di flusso le aree più colpite saranno quelle del linguaggio, non quelle a riposo.
● Capacità vasodilatatoria compensatoria alla riduzione di flusso, e altri meccanismi di compenso.
● Circolazione arteriosa cerebrale e rete anastomotica.
Meccanismi di compenso e circolazione
I vasi grossi (arteria cerebrale media, anteriore, posteriore) si ramificano nel parenchima in rami lunghi e brevi. Nell’immagine: territori di vascolarizzazione dell’arteria cerebrale media-giallo, anteriore-rosso, posteriore-verde. Sulla superficie piale si forma una rete anastomotica leptomeningea che interviene quando c’è ad esempio una chiusura, mitigando l’ischemia, anche se non può contribuire con un flusso elevato. Il problema è quando l’occlusione è a valle di questa rete anastomotica: in questo caso non c’è possibilità di recupero e si ha infarto.
Aree a rischio e meccanismi di sicurezza
Inoltre, ci sono aree a maggior rischio di danno ischemico, ovvero le aree vascolari di confine dove il sangue giunge meno direttamente. Ad esempio se c’è occlusione della carotide con ipoafflusso, oppure anche in caso di piccoli emboli, in assenza di meccanismi di compenso, le prime alterazioni sono a carico di queste zone.
Quando c’è un’occlusione vasale si innescano sistemi di sicurezza: vasodilatazione (è il primo meccanismo che si attiva), aumento di estrazione O2. Questi meccanismi non hanno la stessa efficacia in tutti, ad esempio nell’anziano tendono a essere meno efficaci. Inoltre si attiva la glicolisi anaerobica, che comporta:
- acidosi tissutale.
- compromissione delle pompe osmotiche con depolarizzazione cellulare e liberazione di neurotrasmettitori tra cui glutammato.
- accumulo di ioni calcio all’interno della cellula.
Compromissione e ripristino del flusso
Colpisce di regola la sostanza grigia corticale o quella dei nuclei della base, essendo espressione di imbibizione acquosa del corpo cellulare causata da compromissione delle pompe osmotiche. Ha esordio precocissimo e si prolunga per 6-8 ore. Si vede con Rm in diffusione.
In questa fase c’è una certa compromissione, ma se il flusso sanguigno viene ripristinato si ha restitutio ad integrum. Se questo non avviene dopo 6-8 ore le cellule rigonfie vanno incontro a rottura della membrana e si passa alla fase successiva. Interessa maggiormente la sostanza bianca. Può essere che anche i vasi si rompano, quindi l’ischemia si complica con emorragia.
Domande da interrogazione
- Quando si verifica il danno neuronale?
- Quali fattori influenzano il rischio di danno ischemico?
- Quali meccanismi di sicurezza si attivano in caso di occlusione vasale?
- Cosa succede se il flusso sanguigno non viene ripristinato dopo un danno ischemico?
Il danno neuronale avviene quando il flusso sanguigno scende al di sotto del 50% (25 ml/100g/min), portando le cellule a ridurre il loro metabolismo e a "congelarsi".
Il rischio di danno ischemico dipende da vari fattori, tra cui l'attività metabolica dell'area cerebrale, la capacità vasodilatatoria compensatoria e la circolazione arteriosa cerebrale.
In caso di occlusione vasale si attivano meccanismi di sicurezza come la vasodilatazione, l'aumento dell'estrazione di O2 e la glicolisi anaerobica, che possono portare a complicazioni come acidosi tissutale e accumulo di ioni calcio.
Se il flusso sanguigno non viene ripristinato entro 6-8 ore, le cellule rigonfie possono subire rottura della membrana, portando a un aggravamento della situazione con possibile emorragia.