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Giovanni Iacometta - Diritto privato I

Introduzione: le fonti del diritto

Il diritto, in ogni sua connotazione, è un fenomeno sociale dell’uomo, che quindi esiste laddove vi è una società umana, al fine di formulare un insieme di regole che garantiscono la pace e la giustizia tra ogni individuo. Questo insieme di regole è chiamato ordinamento giuridico, ed all’interno di un ordinamento vi sono delle norme giuridiche. Queste norme si sovrappongono spesso alle norme dettate dal codice morale, in quanto queste ultime dipendono esclusivamente dal buon senso dell’individuo, mentre il carattere giuridico, e quindi ufficiale, è molto più rigido e preciso.

Diritto privato e diritto pubblico

Spesso ci si riferisce al diritto privato come il diritto in senso oggettivo, ossia quel complesso di regole che ordina la sana convivenza tra individui in modo oggettivo, ma il diritto è anche soggettivo, come ad esempio le norme che regolano i rapporti tra proprietario e creditore, i quali valgono soggettivamente in base alla situazione. Dire che il diritto privato è “il diritto dei privati” è corretto ma non sufficiente, poiché è vero che i rapporti tra privati non si regolano se non con il diritto privato, ma quest’ultimo non regola solo tali, come allo stesso modo il diritto pubblico regola i rapporti tra enti pubblici, ma non si limita a quello.

In altre parole, non si può definire il diritto, se pubblico o privato, solo in base agli interessi perseguiti in determinate situazioni. Un ente pubblico, pur essendo regolata dal diritto pubblico, potrebbe avere a che fare con norme di diritto privato se essa interagisce con un ente privato, oppure potrebbe avvalersi essa stessa di tali norme: un Comune, quale ente pubblico, se vuole costruire un’opera pubblica, come un parco o una scuola, deve ricorrere a contratto di vendita regolato da norme di diritto privato, oppure ricorrendo all’espropriazione, strumento del diritto pubblico.

Distinzione tra diritto pubblico e privato

  • Diritto pubblico: Insieme di norme che regolano l’esercizio della potestà e supremazia dello Stato sugli enti privati. Appartengono a quest’area tutte le norme che definiscono il funzionamento degli organi dello Stato, quali il Parlamento, il Governo, la Pubblica Amministrazione ed i rapporti che lo Stato ha con le altre Nazioni e con le Organizzazioni Internazionali.
  • Diritto privato: Insieme di norme che regolano i rapporti tra enti privati e quelli tra essi e lo Stato e tutti i suoi organi che non siano improntati all’esercizio di poteri autoritativi. Appartengono a quest’area le norme che definiscono i diritti della persona, quindi della famiglia, del matrimonio, delle successioni, le norme sui contratti e le proprietà, delle imprese private ecc.

Fonti del diritto privato

Le leggi della Repubblica Italiana seguono una gerarchia delle fonti del diritto, al fine di mantenere un ordine nella legislazione italiana e di evitare contrasti tra norme provenienti da fonti diverse, nel caso in cui si segue sempre la norma di rango superiore.

Le fonti del diritto seguono questa gerarchia:

  1. Costituzione e leggi costituzionali: Entrata in vigore il 1° Gennaio 1948, essa è la principale fonte di diritto italiano, poiché essa è una Costituzione di tipo rigido, e può essere modificata solo tramite uno specifico (e spesso complicato) procedimento definito nell’articolo 138 della Costituzione stessa. La Costituzione è prevalentemente fonte di diritto pubblico, poiché definisce il funzionamento degli organi dello Stato ed i suoi rapporti democratici ed internazionali, ma contiene anche norme di diritto privato, come gli articoli 2 e 3, i quali garantiscono, rispettivamente, il rispetto dei diritti umani e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, affermazioni che verranno poi riprese ed approfondite nei successivi articoli, specie nella Parte I, con le dovute formalità. L’articolo 3, ad esempio, garantisce l’uguaglianza, ma è anche vero che non tutti siamo in uguali condizioni; la norma si impegna dunque a rispettare l’uguaglianza nelle pari condizioni e ad escludere le disuguaglianze di fatto. Vi sono anche articoli della Costituzione che presentano norme miste di diritto sia privato che pubblico, come l’articolo 32 che tutela il diritto alla salute, sia come interesse del singolo (privato) che come collettività (pubblico).
  2. Trattati UE e Leggi Comunitarie: Data la rigidità della Costituzione italiana, le norme emanate dai trattati dell’Unione Europea occupano il secondo posto della gerarchia, ma sono comunque superiori alle leggi ordinarie, poiché le Leggi Europee, sempre rimanendo nelle materie operate dai trattati, prevalgono sempre sulle leggi interne emanate dagli Stati membri, e lo Stato, come afferma anche l’articolo 10 della Costituzione, si impegna a rispettare tali trattati.
  3. Codice civile e Leggi Ordinarie: Il Codice civile stabilisce il punto di riferimento nel Diritto privato italiano, essendo composto, in maniera quanto più dettagliata possibile, da 2969 articoli (numero non del tutto preciso, dato che nel corso del tempo alcuni articoli sono stati soppressi e altri aggiunti con sottonumerazione, rimanendo comunque in una lista molto vasta). Questi articoli sono divisi in sei sezioni chiamate Libri, in base agli argomenti trattati negli articoli: “Delle Persone e Della Famiglia”, “Delle Successioni”, “Delle Proprietà”, “Delle Obbligazioni”, “Del Lavoro” e “Della Tutela dei Diritti”. Il Codice civile odierno viene dall’unione, emanata nel 1942, di due codici preesistenti, cioè il Codice civile del 1865 e il Codice di commercio del 1882. Questo spiega l’ampiezza del Libro Quinto rispetto agli altri, dato che ha dovuto includere anche tutti gli aspetti del Diritto commerciale.
  4. Leggi Regionali: Il potere legislativo delle Regioni è accordato dagli articoli 116 e 117 della Costituzione, per cui le Leggi Regionali emanate non hanno più un rapporto gerarchico con le Leggi Statali, ma di competenza. Questo significa che vi sono alcune materie destinate alla sola competenza regionale, mentre altre riguardano solo le competenze statali.
  5. Regolamenti: Rappresenta una fonte di scarsa rilevanza del Diritto privato, e spetta prevalentemente al Diritto pubblico studiarne l’efficacia. Il fatto che queste norme hanno scarsa rilevanza nel Diritto privato viene specificato nell’articolo 4 delle Preleggi, nel quale si afferma che i Regolamenti non possono contenere disposizioni contrarie alle leggi.
  6. Usi Normativi: Gli Usi e Consuetudini sono una fonte non scritta e non statuale di produzione delle norme giuridiche. Consistono nella pratica uniforme e costante di determinati comportamenti, seguita con la convinzione che quel comportamento sia giuridicamente obbligatorio. Non vanno confuse con la Prassi, ossia il consueto modo di comportarsi di certi operatori (prassi bancaria, prassi della p.a. ecc.) o con l'atteggiamento conformistico che gli individui spesso assumono (es. mancia al cameriere).

Interpretazione della legge

L’interpretazione della legge consiste in un processo denominato sussunzione, ossia di ricondurre uno specifico caso alla norma in cui sono elencati termini generali, procedimento ed eventuale pena se si tratta di reati. Se vi è un caso di incidente stradale, il processo di sussunzione vuole la ricerca e l’applicazione, tra le altre cose, dell’Art. 2054 c.c. “circolazione dei veicoli” o l’Art. 2043 c.c. “Risarcimento per fatto illecito”. Si cerca di individuare la fattispecie astratta, cioè un fatto, o insieme di fatti, descritti dalla norma giuridica, da attribuire alla fattispecie concreta, ossia il reale avvenimento che dobbiamo trattare.

Una volta individuata la norma che descrive quanto più precisamente la fattispecie concreta, si passa alla precisazione del significato della norma giuridica, che può avvenire secondo due criteri, palesati nell’articolo 12 delle Preleggi:

  • Criterio Letterale: Si segue nient’altro che il significato che si ricava dalle parole, nel linguaggio comune o tecnico.
  • Criterio Funzionale: Si decide di estendere il significato della norma allo scopo che essa intende avere.

Nel caso in cui la norma non sia soddisfacente alla risoluzione del caso, o ancora che non si trovi alcuna norma che descriva la fattispecie concreta, si può ricorrere all’Analogia, come stabilito dagli articoli 12 e 14 delle Preleggi, cioè la ricerca da parte del legislatore di norme che regolano casi simili a quello preso in esame (analogia legis) o ricorrendo, in casi estremi, ai principi generali dell’Ordinamento Giuridico (analogia iuris).

Parte I: Le persone e la famiglia - diritti della persona

I diritti della personalità, specificati nella prima parte del primo Libro del Codice civile, riguardano l’integrità fisica e la sfera morale dell’individuo nei rapporti con gli altri consociati. Essi possono essere:

  • Assoluti: Possono essere fatti valere dal titolare nei confronti di ogni individuo.
  • Indisponibili, o inalienabili: Non possono essere trasferiti ad un'altra persona. Per alcuni di questi diritti è anche previsto un limitato potere dispositivo.
  • Imprescrittibili: Non perdono di validità se vi è mancato uso protratto nel tempo. In poche parole, sono diritti a vita.

Oltre ai diritti della persona, i primi due articoli del Codice civile riguardano la capacità giuridica e la capacità di agire.

Capacità giuridica e capacità di agire

La capacità giuridica (Art. 1 c.c.) si acquisisce alla nascita, e consiste nell’attitudine di essere titolari di posizioni giuridiche soggettive. Dalla capacità giuridica, quindi sempre al momento della nascita, l’individuo acquisisce anche il diritto alla salute e il diritto al risarcimento in caso di lesioni, fisiche e morali, alla persona.

La capacità di agire (Art. 2 c.c.) si acquisisce invece al raggiungimento della maggiore età, che in Italia corrisponde al compimento dei 18 anni, dopo i quali l’individuo può rispondere giuridicamente delle sue azioni, ha autonomia sulla propria sfera giuridica e non necessita della supervisione dei genitori o tutori legali; inoltre a 18 anni si acquisisce il diritto al voto. Per votare il Senato è necessario aver compiuto 25 anni.

Oltre ai 18 anni, la Legge prevede altri limiti di età per determinati diritti:

  • A 15 anni il minore può avere lavoro.
  • A 16 anni il minore può contrarre matrimonio, sentito il consenso dei genitori o tutori di entrambi i futuri coniugi e accertata la maturità psico-fisica e la fondatezza delle ragioni di questi ultimi (Art. 84 c.c.).

La capacità di agire può essere limitata se la persona presenta interdizione, inabilitazione o amministrazione di sostegno (Art. 404 c.c.).

Capacità di intendere e di volere

Si valuta in base alle capacità psico-fisiche dell’individuo, ed è fondamentale per valutare l’imputabilità di questo; infatti, solo chi è capace di intendere e di volere può essere imputabile e quindi punito dalla legge (Art. 84 c.p.).

Diritto alla vita e all’integrità fisica

La tutela del diritto alla vita viene evidenziata anche nel Codice penale.

  • Art. 579 c.p. Omicidio del consenziente
  • Art. 580 c.p. Istigazione al suicidio
  • Art. 582 c.p. Lesione personale
  • Art. 584 c.p. Omicidio preterintenzionale
  • Art. 589 c.p. Omicidio colposo

Questi sono solo alcuni articoli che, trattando casi di danni alla persona, tutelano il diritto alla vita. Come quest’ultimo non può essere leso in alcun modo, spetta all’individuo e a nessun altro, purché esso sia capace di intendere e di volere e di poter agire giuridicamente, decidere cosa fare della sua vita, seguendo i diritti all’integrità fisica. Nel caso di operazioni mediche importanti, nel momento in cui il paziente decide volontariamente di non sottoporsi all’intervento, pur consapevole che tale scelta possa costargli la vita, il medico non può costringere il paziente a cambiare idea.

Questo argomento viene trattato nelle disposizioni del testamento biologico, o DAT (Disposizioni Anticipate del Testamento), ovvero un documento legale in cui la persona specifica anticipatamente le cure che vuole le siano somministrate nell’eventualità che essa perda la capacità comunicativa a seguito di malattie gravi. Il DAT non è da confondere dall’eutanasia, attualmente (2021) non accessibile in Italia, la quale prevede la sospensione delle cure mediche su un malato grave, di conseguenza, la sua soppressione, a seguito del consenso esplicito dei familiari.

Diritto al nome

Ogni individuo ha diritto al nome a partire dalla nascita (Art. 6 c.c.), il quale è regolarmente registrato all’ufficio Anagrafe. Formalmente, il nome è comprensivo di prenome e cognome, anche se si fa comunemente riferimento ad esso come il semplice nome proprio “di battesimo”. La scelta del nome spetta ai genitori o tutori legali, ma vi sono delle limitazioni (Artt. 7-8-9 c.c.):

  • Non si può dare al figlio lo stesso nome del genitore, neanche se seguito dal suffisso “junior”, com’è utilizzato ad esempio negli Stati Uniti, o dei fratelli.
  • È consentito assegnare più di un nome, per un massimo di tre.
  • Non si può dare un nome femminile ad un maschio e viceversa. Alcune eccezioni sono il nome “Andrea”, che può essere sia maschile che femminile, ed il nome “Maria” dato ad un maschio, ma solo come secondo nome e mai come primo.
  • Non si può dare al figlio nomi di personaggi storici che godono di cattiva fama, come “Adolf Hitler” o “Benito Mussolini”.
  • Non si può dare al figlio un nome considerato ridicolo e vergognoso.

A questo proposito, la Corte di Cassazione ha stilato una lista di nomi considerati ridicoli, come “Venerdì”, riconducibile al giorno della settimana “sfortunato” o al personaggio del romanzo “Robinson Crusoe”.

Diritto all’immagine

Il diritto all’immagine (Art. 10 c.c.) tutela il trattamento dei dati personali dell’individuo, spesso personaggio pubblico, che siano i propri o dei familiari, e permette ad esso, nel caso in cui tali dati vengano utilizzati pubblicamente senza autorizzazione e a scopo di diffamazione o pregiudizio, di agire giuridicamente e chiedere la cessazione dell’utilizzo, salvo risarcimento danni. Possono essere di esempio due note sentenze sui due calciatori Maradona e Van Basten:

Maradona si trova in aeroporto con la moglie e la figlia piccola, quando un fotoreporter si avvicina a loro. Il calciatore, avendo già rifiutato pagamenti per le foto della figlia in passato, fa causa al fotoreporter, dichiarando un tentativo di lesione dell’immagine. Tuttavia, il giudice non accoglie la causa di Maradona in quanto si trovava in un luogo pubblico, le immagini non ledono alla sua reputazione e soprattutto si tratta di un personaggio pubblico; infatti, a quel tempo i personaggi pubblici avevano dei diritti all’immagine più “leggeri” rispetto agli altri, e ancora non esistevano tutele per il diritto all’immagine dei minori, specie se figli di personaggi famosi.

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher iac.giovanni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Salvadori Maria Giulia.
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