Indice

  1. Da Kant all’idealismo - Gnoseologia e ontologia
  2. Altri aspetti

Da Kant all’idealismo - Gnoseologia e ontologia

Tutti i giovani studiosi dovranno fare conto della filosofia di Kant.
I filosofi post kantiani hanno necessità di edificare un nuovo impianto del sapere che nasca dalle ceneri del vecchio. Però significa anche andare oltre Kant, perché Kant aveva avuto il merito di aver posto al centro della sua riflessione il soggetto che conosce ma questo Io soggetto leggendo le critiche di Kant è un io diviso in due tra necessità e libertà:
  • Necessità: il soggetto attraverso la facoltà conoscitiva aveva compreso che può conoscere solo il mondo fenomenico ovvero la cosa come ci appare attraverso il filtro delle forme a priori dell’intelletto e di tempo e spazio. La cosa in sé (noumeno) ci è sconosciuta. Tra le forme a priori c’è la categoria di causa, quella più importante perché i rapporti di causa ed effetto stanno alla base della scienza: la realtà fenomenica è regolata da leggi di causa e effetto. È una natura meccanicistica e determinata e noi soggetti in quanto fenomeni siamo sottoposti anche noi a queste leggi di causa effetto.
  • Libertà: la morale ci ha svelato che siamo liberi, perché la libertà è il fondame della legge morale. Se la moralità fosse determinata dall’esterno tutti avremmo lo stesso comportamento e non avrebbe senso di parlare di morale.

Altri aspetti

Occorre superare il dualismo e lo fanno in 2 modi:
  1. Cercando un principio unificatore delle facoltà in cui Kant aveva diviso la facoltà conoscitiva. Questo principio per superare questa diconomia viene ricercato della capacità di rappresentarci il mondo. È una facoltà che ci permette di conoscere il mondo e connette tutte le facoltà della coscienza.
  2. Kant aveva diviso il fenomeno del noumeno. I filosofi portano avanti una critica della cosa in sé. L’oggetto reale lo posso rappresentare mediante la facoltà della rappresentazione. Non si può pensare nulla che non possa essere rappresentato. Si tratta di ricondurre la cosa in sé all’oggetto reale e di rappresentare l’oggetto.
Rappresentano il tentativo di ricondurre l’intera realtà alla coscienza, e il soggetto attraverso la propria attività costruttiva che conferisce un senso all’esperienza e alle cose con cui entriamo in contatto. Realismo: concezione che esista una realtà indipendente dal soggetto che la pensa. L’idealismo invece supera la dicotomia e ci dice che la realtà esiste perché c’è il soggetto che con la sua attività di coscienza che rende possibile la realtà.
Platone dice che esiste un mondo ideale che sta in iper uranio e che cose del mondo sono copia, cartesio che abbiamo idee innate.
La realtà per l’idealismo non esiste di per sé ma perché c’è soggetto che le pensa. Le idee non sono in un luogo trascendente poste fuori dalla realtà, l’idea invece è immanente alla realtà e sta dentro di lei.
Gli idealisti negano l’esistenza di una realtà che sia indipendente dal soggetto perché partono dal presupposto che la coscienza sia l’unico ente capace di esperienza della realtà, é in grado di farci cogliere le differenze che ci sono e tutti i processi della realtà. Se noi non avessimo la coscienza verremo a contatto con una realtà caotica.
La coscienza è in grado di organizzare, conferire un senso al livello concettuale, altrimenti sarebbe tutto indifferenziato.
Ma non dice che io creo le differenze ma io le colgo, le classifico e gli attribuisco un significato. E questo esiste perché c’è una coscienza che la pensa.
La concezione della totalità è tipica del romanticismo così come la tendenza all’infinito, l’uomo nella totalità e la totalità nell’uomo.
Non abbiamo bisogno di tante facoltà perché tutta la realtà è possibile perché c’è il soggetto.

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