Concetti Chiave
- La crisi del 1929 inizia con una disconnessione tra l'andamento economico e il valore delle azioni, portando a massicce vendite di titoli.
- Il "martedì nero" del 29 ottobre 1929 segna un crollo senza precedenti, con vendite di azioni per 16.500.000 dollari.
- Le banche subiscono gravi perdite a causa della svalutazione dei loro portafogli azionari, causando difficoltà nei pagamenti degli interessi.
- I risparmiatori, allarmati dai ritardi nei pagamenti, si precipitano agli sportelli per ritirare i propri fondi, innescando panico generale.
- Il panico tra i risparmiatori indebolisce anche le banche più solide, privandole delle risorse necessarie per prestare alle imprese.
La crisi del 1929
Nell'autunno del 1929 si viene a creare una situazione di grande preoccupazione negli Stati Uniti per la crisi. Gli operatori si accorgono che non c'è più alcuna relazione tra l'andamento economico e delle vendite, non troppo positivo, e il valore delle azioni che invece è follemente positivo, in effetti cominciano a vendere le azioni. La valanga prende il via lentamente e poi all'improvviso accelera. Il 21 ottobre del 1929 gli operatori della Borsa di New York (Wall Street, il nome della strada newyorkese che ospita la sede Borsa) comincia a vendere assai più del solito (i titoli azionari venduti quel giorno ammontano a 6.000.000 di dollari), il 24 ottobre le vendite sono il doppio di quelle effettuate tre giorni prima. L'onda anomala delle vendite eccezionali dissemina il panico tra tutti i possessori di azioni. Il valore delle azioni comincia a scendere a rapidità vertiginosa per effetto dell'insolito aumento delle vendite. I risparmiatori sembrano impazziti dallo spavento: vedendo andar giù il valore delle azioni cominciano a vendere tutti insieme e allora il valore delle azioni crolla del tutto.
Che cos'è il martedì nero?
Ecco che cosa succede il 29 ottobre del 1929, il "martedì nero" della Borsa di Wall Street: in un colpo solo vengono venduti titoli azionari per un valore complessivo di 16.500.000 dollari e la caduta dei valori azionari continua a rotta di collo fino al 1932.
Il panico delle banche
Questo è un cataclisma che si ripercuote subito sulle banche soprattutto. I portafogli azionari delle banche (cioè l'insieme dei titoli che le banche hanno acquistato come forma di investimento e che contengono anche titoli azionari) ne sono travolti, come quelli di tutti gli altri operatori. Qualche piccola banca si trova subito in difficoltà: i prestiti che ha concesso risultano ora di un valore superiore a quello del suo portafoglio, portafoglio che la crisi di Wall Street ha drammaticamente svalutato. I prestiti concessi sono a medio-lungo termine quindi nell'immediato non c'è speranza di ottenere i soldi indietro dai debitori. La piccola banca comincia ad avere difficoltà a pagare gli interessi sui depositi cioè sui soldi che i risparmiatori hanno messo sui loro libretti o sui loro conti corrente.
Il fallimento delle banche
I risparmiatori, quando vedono che la banca ritarda il pagamento degli interessi, si allarmano. Quando poi si accorgono che la banca è in difficoltà non solo a pagare gli interessi ma anche a restituire i soldi depositati, ecco che subito si creano le file davanti agli sportelli bancari, con i risparmiatori, sopraffatti dalla paura di perdere i propri risparmi, che vogliono i propri soldi indietro subito, senza ulteriori indugi. Quando qualche banca, magari qualche piccola banca, comincia a dichiarare fallimento, cioè dice non possiamo più darvi indietro i vostri soldi, il panico esplode e diventa totale, tutti i risparmiatori anche i clienti di banche ancora solide si precipitano agli sportelli per avere indietro il proprio denaro. È una catastrofe perché a quel punto le banche più solide, che pure riescono a resistere all'ondata di panico e a restituire o risparmi ai correntisti senza fallire, poi non hanno più risorse per il prestito alle imprese.
Domande da interrogazione
- Quali eventi hanno segnato l'inizio della crisi del 1929?
- Cosa è accaduto il "martedì nero"?
- In che modo la crisi ha colpito le banche?
- Qual è stata la reazione dei risparmiatori di fronte alle difficoltà bancarie?
- Quali conseguenze ha avuto il panico sui prestiti alle imprese?
La crisi del 1929 è iniziata con un forte disallineamento tra l'andamento economico e il valore delle azioni, culminando in vendite massicce il 21 e 24 ottobre, che hanno generato panico tra gli investitori.
Il 29 ottobre 1929, durante il "martedì nero", furono venduti titoli azionari per un valore di 16.500.000 dollari, segnando un crollo vertiginoso dei valori azionari che continuò fino al 1932.
Le banche furono gravemente colpite dalla svalutazione dei loro portafogli azionari, portando alcune a difficoltà nel pagare gli interessi sui depositi e a gestire i prestiti concessi.
I risparmiatori, allarmati dal ritardo nei pagamenti degli interessi e dalla difficoltà delle banche a restituire i depositi, si sono precipitati agli sportelli per ritirare i propri soldi, generando panico.
Il panico ha portato a una catastrofe bancaria, in cui anche le banche più solide, pur riuscendo a resistere, hanno esaurito le risorse per concedere prestiti alle imprese, aggravando la crisi economica.