Concetti Chiave
- Il cristianesimo si basa sull'annuncio della presenza di Dio tra gli uomini, enfatizzando un regno di amore e giustizia.
- L'amore universale è al centro del messaggio cristiano, che include il rispetto per tutti, anche per i nemici, e impone l'obbligo del perdono.
- La sofferenza è vista come un’opportunità di redenzione e avvicinamento al divino, conferendo un significato ai dolori della vita.
- San Paolo ha avuto un ruolo cruciale nella diffusione del cristianesimo, separandolo dall'ebraismo e sottolineando che la salvezza è per tutti attraverso la fede.
- Con gli editti di Milano e Tessalonica, il cristianesimo ottiene libertà di culto e diventa religione di Stato, avviando un processo di istituzionalizzazione.
Il messaggio universale del cristianesimo
Il cristianesimo non intende presentarsi come una filosofia, ma come l’annuncio che Dio è con gli uomini e il regno dell’amore e della giustizia è vicino. Con la diffusione del cristianesimo si introducono concetti e modi di pensare del tutto nuovi.
L’essenza del messaggio cristiano è l’amore: “Ama il Signore Dio tuo e il prossimo come te stesso”. I due concetti sono congiunti perché “prossimo” sono tutti gli uomini, in quanto figli di uno stesso Padre che è Dio. L’amore è universale e abbraccia anche i “nemici” nei confronti dei quali vale l’obbligo del perdono. Difficilmente si potrebbe trovare espresso altrove un fondamento universale di fratellanza. La solidarietà era sentita fortemente dagli antichi, ma sempre nell’ambito di un gruppo: famiglia, amici, città, scuola filosofica-religiosa. Anche presso gli ebrei l’amore per il prossimo era concepito in ambito limitato poiché circoscritto solo al popolo ebraico che si riteneva il popolo eletto; nel Vecchio Testamento si afferma però di non opprimere lo straniero, perché anche gli ebrei sono stati stranieri in Egitto; presso gli ebrei Dio e il prossimo non sono congiunti come lo sono nel cristianesimo. Con il precetto dell’amore universale il cristianesimo elimina invece ogni carattere di “chiusura”: il vero cristiano deve esprimere quest'amore; chi non ama non conosce Dio perché Dio è amore.
L'importanza della sofferenza nel cristianesimo
Gesù richiama l’attenzione degli uomini sul valore e sulla funzione propria di ciò che gli uomini hanno sempre fuggito: la sofferenza, la malattia, la povertà e la morte. Con il cristianesimo questi aspetti dell’esistenza sono “da redimere”. Gesù proclama beati coloro che soffrono. La stessa passione di Gesù, fatta di flagellazione, coronazione di spine, crocifissione, persecuzione, derisione ed emarginazione è emblematica del ricongiungimento al divino attraverso la sofferenza; se cristianamente accettata la sofferenza facilita il cammino spirituale e aiuta l’uomo a redimersi. Il cristianesimo veniva così a dare un senso ai dolori e ai mali del mondo che possono diventare uno strumento di salvezza. Gesù si rivolge particolarmente a quelli che soffrono, agli emarginati, agli afflitti che vengono per la prima volta presi in considerazione: il vero cristiano deve rivolgersi ai sofferenti e offrire loro consolazione e aiuto.
La conversione e missione di Paolo
Paolo nacque a Tarso, in Cilicia, nei primi anni del I secolo d.C.; alla sua nascita gli furono imposti i nomi di Saul e Paolo. Cittadino romano per nascita, ma ebreo per religione e tradizione familiare, Paolo non conobbe personalmente Gesù; anzi fu nemico e persecutore dei cristiani fino a quando Gesù gli apparve sulla via di Damasco e gli chiese di seguirlo. Dopo la conversione e il battesimo si adoperò con energia a diffondere il messaggio di Gesù anche al di fuori delle comunità ebraiche e per questo fu detto l”apostolo delle genti”. A Roma subì il martirio nel 64 d.C. durante la persecuzione anticristiana di Nerone.
La separazione del cristianesimo dall'ebraismo
Lo scopo principale di Paolo è quello di chiarire che fra ebrei e Gentili(ossia non giudei) non c’è differenza e tutti potranno salvarsi e saranno giustificati non dall’esecuzione puntuale di quanto loro richiesto dalla legge ebraica, bensì attraverso la fede. Più che l’osservanza per le regole mosaiche, ossia i 631 precetti contenuti nella Bibbia, contano la fede, l’amore per il prossimo e la speranza nell’aiuto di Dio. Fu Paolo a separare il cristianesimo dall’ebraismo. A proposito dell’avvento del regno di Dio, Paolo chiarì che esso era da porsi al di fuori della vicenda storica e politica: la liberazione degli uomini non era quella politica dai romani, come sostenevano gli Zeloti, il gruppo più risoluto della resistenza ebraica contro i Romani, ma un fatto che doveva accadere prima di tutto all’interno delle coscienze. Chiedendo il riconoscimento dell’autorità dello Stato Romano, Paolo separava il cristianesimo dall’ebraismo e ne fece una fede universale.
L'affermazione del cristianesimo come religione di Stato
Con l’Editto di Milano del 313 d.C. Costantino concedeva ai cristiani libertà di culto pubblico. Con l’editto di Tessalonica del 380 d.C. l’imperatore Teodosio dichiara il cristianesimo religione di Stato. Negli stessi anni il cristianesimo cominciò un’operazione culturale avente lo scopo di definire il suo pensiero; tale operazione si svolse attraverso tappe precise nei concili di Nicea(325 d.C.) e di Costantinopoli(381). L’occasione del primo Concilio fu fornita dalla predicazione di Ario,sacerdote di Alessandria, per il quale Dio è assoluta unità mentre Gesù,prima creatura di Dio è suo strumento per la creazione delle altre creature; Gesù è dunque inferiore a Dio. La tesi di Ario ridimensionava in termini non divini il valore soteriologico dell’incarnazione e della redenzione. A Nicea fu condannata l’interpretazione di Ario: nella confessione di fede di ogni cristiano qui elaborata e indicata col nome di “credo” si affermò contemporaneamente il principio dell’unità di Dio(Credo in un solo Dio…) e quello della divinità e della non subordinazione del Figlio(“…che è Dio da Dio… generato e non creato della stessa sostanza del Padre).
Analogamente, a proposito dello Spirito Santo e contro la tesi di Ario che lo definiva come prodotto del Figlio, si pronunciò il Concilio di Costantinopoli, affermando la divinità anche per la Terza persona della Trinità: lo Spirito Santo non potrebbe donare salvezza all’uomo e non potrebbe essere in comunione con Dio se non fosse veramente Dio.
Domande da interrogazione
- Qual è l'essenza del messaggio cristiano?
- Come viene vista la sofferenza nel cristianesimo?
- Qual è il ruolo di Paolo nella diffusione del cristianesimo?
- In che modo Paolo ha separato il cristianesimo dall'ebraismo?
- Qual è l'importanza dell'Editto di Milano e dell'Editto di Tessalonica?
L'essenza del messaggio cristiano è l'amore, che unisce l'amore per Dio e per il prossimo, considerato come tutti gli uomini, in quanto figli di un unico Padre, Dio. Questo amore è universale e include anche i nemici, promuovendo un fondamento di fratellanza (testo).
Nel cristianesimo, la sofferenza è vista come qualcosa da redimere e può diventare uno strumento di salvezza. Gesù proclama beati coloro che soffrono, e la sofferenza, se accettata cristianamente, facilita il cammino spirituale e aiuta l'uomo a redimersi (testo).
Paolo, originariamente persecutore dei cristiani, si convertì dopo un incontro con Gesù e divenne l'apostolo delle genti, diffondendo il messaggio cristiano al di fuori delle comunità ebraiche e chiarendo che la salvezza è accessibile a tutti, non solo agli ebrei (testo).
Paolo ha separato il cristianesimo dall'ebraismo affermando che la salvezza non deriva dall'osservanza della legge ebraica, ma dalla fede, dall'amore per il prossimo e dalla speranza nell'aiuto di Dio, rendendo il cristianesimo una fede universale (testo).
L'Editto di Milano del 313 d.C. garantì ai cristiani libertà di culto, mentre l'Editto di Tessalonica del 380 d.C. dichiarò il cristianesimo religione di Stato, segnando un'importante affermazione del cristianesimo nella società e nella cultura dell'epoca (testo).