Concetti Chiave
- La perdita di centralità politica di Roma portò all'erosione dei privilegi fiscali dell'Italia, che, nonostante il sistema di città autonome, vide la propria economia indebolirsi.
- Diocleziano abolì lo status speciale dell'Italia, suddividendola in province, parificandola fiscalmente alle altre e dando nuovo peso politico al Nord, con Milano e Ravenna come nuove capitali.
- Il separatismo in Gallia emerse con la proclamazione di imperatori usurpatori, segnando l'idea di regioni periferiche in grado di staccarsi dall'impero e divenire indipendenti.
- Le riforme amministrative di Diocleziano segnarono una svolta nella struttura dell'impero, rimodellando le province e alterando il potere politico in favore dell'Italia settentrionale.
- La trasformazione dell'impero romano da Augusto a Costantino evidenziò la continua evoluzione delle società, nonostante mantenessero lo stesso nome e struttura di base.
Perché c'è stata la perdita di centralità politica?
La perdita di centralità politica di Roma si accompagnò all’erosione dei privilegi di cui godeva l’Italia. Fin dai tempi della Repubblica, all’Italia era stato risparmiato il sistema delle province, governate dagli avidi governatori mandati da Roma. L’Italia – ad eccezione della Sicilia – non era stata suddivisa in province, ma in città e municipi autonomi che rispondevano direttamente all’imperatore. Inoltre godeva di ampie esenzioni fiscali; anche se non è detto che questo sia stato un bene, perché alla lunga l’economia italiana, senza lo stimolo costituito dalla pressione del fisco, e drogata dalle distribuzioni gratuite di generi alimentari al popolo di Roma, non tenne il passo con lo sviluppo economico delle province.
La situazione privilegiata dell’Italia era stata rimessa in discussione già a partire dalla tetrarchia.
Riforme amministrative di Diocleziano
Diocleziano, rimodellando le circoscrizioni amministrative dell’impero, decise che l’Italia non aveva più diritto a uno status separato, e la suddivise in dodici province. Nel corso del IV secolo le province salirono a sedici e vennero raggruppate in due diocesi. Una era l’Italia “urbicaria”, cioè il Centro-sud che costituiva l’entroterra immediato dell’Urbe, e che conservava certi privilegi fiscali.
L’altra era l’Italia “annonaria”, cioè il Nord, in cui la riscossione dell’annona avveniva come in tutto il resto dell’Impero. Parificato alle province dal punto di vista fiscale, il territorio dell’Italia del Nord acquistò in compenso nuova importanza politica nel corso del IV e V secolo: gli imperatori e il loro comitatus presero a risiedervi sempre più spesso, e prima Milano, poi Ravenna divennero capitali di fatto dell’impero d’Occidente.
Separatismo e nuove capitali
A questa nuova centralità dell’Italia settentrionale corrispose un crescente separatismo della Gallia, dove più volte gli eserciti proclamarono propri imperatori. Costoro, a partire dal 350 con Magnenzio, sono passati alla storia come usurpatori, ma in realtà riuscirono spesso a governare per anni la Gallia come imperatori a tutti gli effetti. Nasceva, per la prima volta, l’idea che certe regioni periferiche dell’impero potessero staccarsene e diventare in pratica dei regni indipendenti; un’idea che avrà importanti conseguenze all’epoca delle invasioni barbariche (ne parleremo nel capitolo seguente).
Così l’impero romano si trasformava, com’era inevitabile, perché nella storia ogni società è sempre in continua trasformazione: l’impero che Costantino lasciò ai suoi figli era un organismo profondamente diverso da quello che Augusto aveva creato oltre tre secoli prima, anche se continuava a chiamarsi allo stesso modo.
Domande da interrogazione
- Quali furono le cause della perdita di centralità politica di Roma?
- Come influenzarono le riforme di Diocleziano la struttura amministrativa dell'Italia?
- Qual è il legame tra il separatismo della Gallia e la centralità dell'Italia settentrionale?
- In che modo l'impero romano si trasformò nel corso dei secoli?
La perdita di centralità politica di Roma fu causata dall'erosione dei privilegi dell'Italia, che, a differenza delle province, godeva di un sistema autonomo e di esenzioni fiscali. Tuttavia, questa situazione portò a un'economia stagnante, incapace di competere con le province in crescita.
Diocleziano abolì lo status separato dell'Italia, suddividendola in dodici province e successivamente in sedici. Questo cambiamento parificò l'Italia del Nord alle altre province dal punto di vista fiscale, ma le conferì anche una nuova importanza politica, con Milano e Ravenna che divennero capitali dell'impero d'Occidente.
Il crescente separatismo della Gallia, con la proclamazione di imperatori locali, si sviluppò parallelamente alla nuova centralità dell'Italia settentrionale. Questo fenomeno suggerì l'idea che regioni periferiche potessero staccarsi dall'impero, un concetto che avrebbe avuto ripercussioni significative durante le invasioni barbariche.
L'impero romano subì una trasformazione profonda nel tempo, passando da un organismo creato da Augusto a uno radicalmente diverso sotto Costantino. Questa evoluzione riflette la continua trasformazione delle società nella storia, nonostante il nome dell'impero rimanesse invariato.