Metafisica
Introduzione
Il posto della metafisica fra i saperi umani
Finalità della metafisica
La metafisica di Aristotele comincia: "l'uomo desidera naturalmente conoscere le cause delle cose"
- "Desidera" - vuol dire che ancora non le possiede, che ne ha bisogno
- "Naturalmente" - non è una cosa particolare di alcuni, ma di ogni uomo
Ma perché alcuni non sembrano curarsene affatto? È naturale a livello specifico: la mente tende a questo, ma siamo liberi di seguirlo o no. Di per sé la mente cerca di andare oltre al semplice dato.
Tappe del desiderio di conoscere
- Ricettiva: contatto con l'oggetto (sensazione, percezione, reminescenza, tempo, rapporti, esperimento, astrazione) che sbocca in un concetto ("albero") > dato trascendente la coscienza
- Di fronte all'alterità dell'oggetto, nasce una domanda: "Perché è così?"
- Investigazione: ricerca di una risposta, di una spiegazione che mi fa superare la mera fenomenalità (non ho visto la clorofilla)
Es. vedo alberi, concettualizzo perché tutte le foglie sono verdi? Vado al libro di biologia: la clorofilla! > Dinamismo spontaneo
A questo punto nascono spontanee altre domande in due direzioni:
- Verticale: spiego una cosa limitata con una causa limitata, di cui voglio ulteriori spiegazioni, fino alle cose ultime, non limitate
- Orizzontale: voglio cause che spieghino anche gli altri fenomeni, non solo il verde delle foglie > Dinamismo indipendente
Non cerco perché è utile, non cerco perché è caro. Il desiderio si articola su due livelli:
- Sapere "regionale": è limitato a un ambito della realtà, specializzato
- Sapere "universale"
- Orizzontale: tutta la realtà con un semplice sguardo > universale in essendo
- Verticale: la causa ultima > universale in causando
Non è una tensione totalitaria o esclusivista. I saperi regionali sono utili e necessari. Ma vogliamo sapere se possono essere coordinati da un universale che li fondi.
Nomi della metafisica
- Filosofia prima: filosofia che va oltre lo studio del movimento, oltre lo spazio tempo
- Teologia filosofica: andare oltre al movimento ci fa arrivare a realtà immutabili, divine
- Ontologia: discorso organico sull'ente
b e d si riferiscono all'ente, quindi alla dimensione orizzontale, c alla verticale. Un problema "dottrinale".
Questa materia è soprattutto...
- Scienza razionale di Dio = teologia
- Scienza dell'ente = ontologia
Aristotele dà due definizioni contrastanti:
- "Scienza dell'ente in quanto ente"
- Manca
Risposta:
- Ontologia come campo di ricerca (subjectum)
- Teologia come ultima risposta (quaesitum)
Definizione metafisica: "sapere non regionale che ha come campo di ricerca l'ente e come obiettivo la scoperta del fondamento ultimo"
Anticipazione dell'oggetto della metafisica
3 compiti:
- Rendere conto della totalità della realtà (orizzontale)
- Risalire al fondamento dell'essere (verticale)
- Istituire un discorso riflessivo e valutativo su altri saperi e altre proposte metafisiche
- Ente in quanto ente: subjecutm = campo di investigazione (come ci arriviamo? Cosa vuol dire?)
- Principi dell'ente: quaesitum = il "ricercato"
- Proprietà dell'ente = trascendentali
Anteriorità della coscienza sull'essere della cosa
Ens dice poco. Ci interessano piuttosto le cose, realtà determinate, che enti "sopragenerici". Quando facciamo una domanda a proposito di qualcosa diciamo: "che cosa è?" Il verbo essere è indice che nella coscienza, benché indeterminato, c'è la percezione che questa cosa È > priorità della coscienza dell'essere di qualcosa sulla ricerca della sua determinazione.
Prima: sono cosciente che qualcosa è
Dopo: mi chiedo che cosa è
Quello che per primo che penetra nella coscienza è ciò che è in quanto è. L'ente fa irruzione nella coscienza, come essere indeterminato, solo dopo noi cerchiamo di attribuirgli una determinazione (anteriorità dell' è sul cosa è) Quello che si dà a me per primo è un certo essere.
Heidegger: il concetto di ente è simultaneamente il concetto più ricco (l'è è altro dall'atto con cui lo conosco, è trascendente il conoscente, per cui apporta una ricchezza. Trascendenza dell'è rispetto alla coscienza che lo pensa - densità), e il più povero (non ha ancora determinazione, impreciso rispetto al contenuto).
Articolazione della metafisica
Tende a investigare i principi e le proprietà dell'oggetto ente in quanto ente
- Capire cosa intendiamo con la nozione analogica di ente (relativamente uguale e essenzialmente diverso)
- Capire quali sono i principi dell'ente (fanno parte della sua essenza, ciò per cui è)
- Proprietà dell'ente (derivano dall'ente): Trascendentali
Principi immanenti: Essenza "esse"/ Atto d'essere "esse subsistens"
Principi trascendenti (Esse subsistens)
Metodo e bibliografia
Jesus Villagrasa, Metafisica, Volume II, Art, Roma 2006
Leo Elders, Metafisica di san Tommaso in prospettiva storica, Città del Vaticano, Lev, 1995
Facoltativi:
- Etienne Gilson, L'essere e l'essenza
- Cornelio Fabro, La nozione metafisica di partecipazione, Edivi, 2003
Risposte previe ad alcune grandi obiezioni contro la metafisica
La condizione astratta della metafisica
Stagione esistenzialista della filosofia: profondo rifiuto della metafisica (Sartre)
Obiezione 1
La metafisica è qualcosa di astratto. Ciò che è astratto è più povero di ciò che è concreto. La metafisica dunque è una disciplina povera rispetto alla ricchezza dell'esperienza. Rifiuto dell'astrazione, rifiuto degli universali, equiparazione tra percezione e intellezione.
Nel dopoguerra disagio verso il pensiero astratto ereditato da greci, medievali e razionalismo francese (Cartesio). Questi concetti di spirito-anima, Dio buono provvidente, patrimonio concettuale che non permetteva di affrontare la crisi. Rifiuto forte non solo della metafisica, ma di ogni pensatore che mette al primo piano delle nozioni universali astratte. Si propone di tornare alla ricchezza fenomenale del mondo.
Stagione esistenzialista della filosofia. Principale esponente: Sartre. Traccia molto profonda presente del mondo contemporaneo. In questo atteggiamento c'è un presupposto...
Tra percezione e intellezione, il primato spetta alla percezione. Questo significa ridurre l'intelletto al livello della percezione e dell'affettività.
Elenchiamo 3 grandi dimensioni antropologiche del rapporto umano-mondo:
- Percezione sensibile
- Conoscenza intellettiva astratta
- Affettività
In questa visione l'intellezione viene ridotta a mero strumento delle due anteriori. Si pone in principio che la percezione interna e la vita affettiva è qualcosa di più ricco, più umano che le percezioni dell'intelletto astrattivo.
Questa posizione implica un nominalismo di fondo. Posizione del problema critico e del problema antropologico nella quale i nostri concetti universali: "Uomo", "albero" sono solo residui di un esperienza sensibile ricca. Es. quello che sarebbe interessante sarebbe quel concreto boschetto qua, mentre il concetto di albero, o quercia, è un residuo, quello che resta quando ho eliminato tutta la diversità della mia esperienza sensoriale.
Se impostiamo il problema in questi termini l'antimetafisica ha già vinto! Conoscere intellettualmente sarebbe solo organizzare il campo percettivo tramite classi di somiglianza sensoriale.
Se la vita intellettiva è solo il più piccolo denominatore dell'esperienza sensibile, la vita intellettiva diventa qualcosa di povero, che ha una sua utilità strumentale, sarebbe una riduzione!
Risposta 1
L'universale che la conoscenza intellettiva cerca di raggiungere è qualcosa che va al di là, non qualcosa che rimane al di qua della ricchezza percettiva. Perché quando dietro alla fenomenologia di questo boschetto di querce che vedo, giungo al concetto albero, lo definisco con genere e differenza, io trascendo la molteplicità dell'esperienza concreta per giungere a una struttura essenziale. Qualcosa che il cane mai conosce!
L'astrarre non è un residuo, ma andare al cuore della realtà e trascendere il rapporto meramente animale e sensibile. Non dialettizzare la conoscenza umana! Conoscenza sensibile e intellettiva non sono uguali! Vanno sempre unite, ma non sono identiche, diverse ma separate. Poi...
C'è una gerarchia: prima l'uomo cogliendo l'universale risale al di là del dato sperimentale. Il dato universale è più rilevante, costitutivo, del dato sperimentale, priorità del dato universale.
C'è un dinamismo:
Es. profumo rosa. Si percepisce con l'olfatto, esperienza sensibile, singolare, irripetibile. In un secondo momento astraggo la nozione di profumo e profumo di rosa. Poi congiungo le due conoscenze in quello che chiamiamo la "conversio ad phantasmata".
Processo circolare:
- Esperienza (dato sensibile)
- Astrazione da parte di IA della nozione/qualità universale di profumo
- Oggettivazione di I.P. in un concetto
- Conversio ad phantasmata (al dato sensibile)
La conversio significa che applico l'astrazione al dato sperimentale. Che quello che la mia conoscenza duale aveva dissociato viene ricongiunto. Congiungo in un giudizio: "questo odore è profumo di rosa". Attribuiamo l'universale a un singolare concreto. La conoscenza intellettiva elementare finisce soltanto lì, finché il dato astratto non ritorna all'esperienza! Ricongiungo in profondità quella forma o quiddità astratta all'esperienza. L' IP ritorna sul dato sensoriale tramite un giudizio di esperienza.
NB: C'è di più ontologicamente nell'universale che nell'esperienza, perché essa mi dà dai singolari meramente fenomenali, mentre il concetto mi fa accedere al principio costitutivo della cosa.
Risposta 2
Il metafisico dice "il profumo di questa rosa è un ente". Il metafisico pensa di aver trovato qualcosa di profondo nell'enunciato, ancora più fondante di quando dice "questo è profumo". Per il metafisico parole universalissime (ente, sostanza, atto...) hanno un significato ancora più fondante di quanto possa avere l'universale (cane, zebra...).
Hume: ente è la parola più povera, quando tolgo tutte le differenze rimane la nozione di ente. Estensione massima e comprensione minima, concetto più svuotato che c'è. Questa nozione di ente in alcune correnti di metafisica, questo svuotamento dell'ente non ha nulla a che fare con la metafisica realista.
L'ente lo definisco come ciò che ha l'essere. L'essere che l'ente ha è per la metafisica realista l'energia ontologica dalla quale proviene tutta la ricchezza che si espande nella rosa. Il concetto di rosa raccoglie tutta la ricchezza che si espande in quell'ente. La nozione di ente allora è la più ricca, l'essere intensivo. La metafisica non impoverisce la realtà, ma giungere alla radice costitutiva non soltanto di questa rosa, ma di tutti gli enti. Da esperienza a principi universali non poveri, ma intensi.
La metafisica è astratta, ma è un processo di intensificazione, non di impoverimento schematico! Già passare dall'esperienza di rosa al concetto di rosa è già un intensificazione. La metafisica cerca di acquistare una scienza universale della realtà. Nell'astratto c'è già tutta la ricchezza che si dispiega nel tempo. La metafisica cerca di pensare l'essere dell'ente, l'essere dell'essente (nell'ente c'è un energia nascosta che si manifesta). Risalire al di là della fenomenalità.
L'impianto sovrastorico della metafisica
Obiezione 2
Hegel "Fenomenologia dello spirito". Introduce un cambio radicale di paradigma. In un certo senso c'è un prima e dopo Hegel.
Prima di Hegel la filosofia si muove verticalmente, cerca di partire dai fenomeni per risalire a fondamenti prossimi (es idee platoniche), a fondamenti trascendenti ulteriori (dalle idee alle metaidee). Aristotele giunge a una visione simile: esperienza sensibile, dentro in modo costitutivo la forma, l'essenza. Poi queste forme rimandano a un universo di forme, intelligenze separate. Al di sopra di questo mondo sensibile ci sono 55 intelligenze pure.
Gerarchia verticale della realtà. Manifesta il desiderio di andare oltre la physis (materia), al mondo intelligibile (idee platoniche o intelligenze separate). Questo processo si conclude in un principio sommo, trascendente, cioè nell'idea di bene-uno di Platone o nell'Atto puro di Aristotele. I cristiani assumono questa visione integrandola con il creazionismo biblico, sempre visione verticale trascendente. In questa prospettiva c'è un posto per la storia, ma la storia è un processo di exitus reditus.
Esito da Dio creatore alle cose e redito delle cose a Dio creatore. Cambio di paradrigma: Con Hegel non c'è più un Dio trascendente, immutabile, non più esito-redito, ma l'immagine di un dio che costituisce se stesso. Dio non è, Dio si fa. Attraverso un processo triadico nel quale l'essere iniziale si esteriorizza nella natura fisica, alienandosi, per poi ritornare nello spirito.
- Logica
- Filosofia della natura
- Filosofia dello spirito
Processo dialettico orizzontale. No Dio trascendente! L'essere è storia, coincide con la sua storia. Non c'è un essere sovrastorico, ma un essere che si fa nella storia, che si fa storia, che è storia. L'essere hegeliano è immanente alla storia. Non c'è nulla nella storia che trascende! Per Hegel la metafisica è solo un momento della storia dello spirito, una fase della storia dell'essere. Opposizione radicale alla posizione di Platone.
L'essere dei greci, di Tommaso, è un essere che sebbene si dia nella storia, trascende la storia, l'essere di Hegel no! La mf cerca un fondamento sovrastorico. Per Hegel tutto è sovrastorico, quindi nulla è sovrastorico!
Risposta 1
Comunque bisogna studiare metafisica per saper giudicare. Non si può essere ingenuinamente hegeliani.
Risposta 2
Contraddizione fra le due prospettive (essere immanente o trascendente). Per decidere tra le due bisogna conoscerle.
L'inadeguazione della metafisica per una teologia attualizzata
Obiezione 3
Nel dopoguerra sono nate forme di teologia diverse dalla "teologia scientifica" (Tommaso, Duns Scoto, Agostino...)
- Teologia biblica (o storica)
Il NT si presenta come narrazione di fatti e parabole. Linguaggio biblico di tipo narrativo, e metaforico, con lezione morale o spirituale. In questo linguaggio non c'entrano queste nozioni astratte, a livello di teologia biblica, la mediazione della metafisica non sembra utile, addirittura sembra dannosa.
QG (questione guida): in che modo la parola di Dio è stata annunciata agli uomini?
- Teologia patristica
Dopo la seconda guerra mondiale, forte rinnovamento degli studi patristici. I padri hanno un rapporto meno tecnico alla metafisica rispetto a Tommaso. La mediazione ontologica è debole o addirittura inesistente. QG. In che modo si sviluppa o si recepisce questa parola? Si interessa della crescita della parola nella storia della Chiesa.
- Teologia spirituale
Apparsa nel 900, non emerge in modo così dirompente della metafisica, come nei precedenti casi. QG. In che modo devo vivere la parola rivelata?
Domanda, obiezione delle teologie: la mediazione metafisica è così necessaria oppure no?
Risposta
Il mistero rivelato ammette una pluralità di letture teologiche. Questa pluralità può essere ordinata o no? È riconducibile a una pluralità organica?
La teologia biblica studia l'inserimento concreto della rivelazione nel tempo in cui è stata rivelata. La patristica studia lo sviluppo durante il primo millennio della comprensione della parola rivelata. La spirituale si interessa della finalità del singolo, del seme che è stato sparso nella comunità cristiana. Il filo conduttore è una causalità...
- Materiale (biblica)
- Di vita (patristica)
- Finale (spirituale)
Manca la causalità formale! Manca una linea di studio che dice cosa è stato rivelato! Risponde la teologia scientifica di Tommaso. Che cos'è questo Dio uno e trino? Ogni teologia ha una sua questione biblica.
La teologia scientifica si pone una domanda molto diversa: "che cosa viene rivelato?" Domanda sul quid.
Teologia scientifica
- Trinità (si mettono in gioco le nozioni di essenza, esse, persona, relazione > relazione sussistente)
- Incarnazione (In Cristo una sola persona, un sussistente, ma in due nature perfette. Si mettono in gioco le nozioni di natura, persona, sussistenza)
- Chiesa (Lumen gentium n. 8, la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica)
Vaticano II: Non cristiani > chiese cristiane > chiesa cattolica. Si mettono in gioco le nozioni di atto e potenza. Summa, pars III: ogni uomo è membro della Chiesa, secondo gradi di potenzialità e attualità molto diversi. Si hanno bisogno quindi delle nozioni di atto e potenza e par...
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