Prova di fine corso di psicologia dello sviluppo cognitivo - a. a. 2019-2020
Confronto tra due teorie neopiagetiane
Confrontare due teorie neopiagetiane, evidenziandone somiglianze e differenze. (Ciò che si richiede qui non è tanto l’esposizione dettagliata delle due teorie, che comunque presumo vi siano note, quanto l’analisi comparativa). Se si vuole, si può anche esprimere qualche propria riflessione su come tali teorie possano essere integrate e rese compatibili, oppure su ricerche che potrebbero essere condotte per contrastarne le previsioni.
I modelli neopiagetiani possono essere considerati come il tentativo di concettualizzare i fenomeni di sviluppo in maniera più accurata rispetto alla formulazione piagetiana; in particolare, essi hanno in comune lo scopo di definire l'incremento della complessità concettuale che si verifica con l’età. Lo sviluppo appare descritto come il procedere da concetti relativamente ristretti verso concetti che integrano una maggiore quantità di informazione in strutture coerenti. Ispirandosi all'approccio della cosiddetta teoria dell'elaborazione dell'informazione e alle teorie dei sistemi dinamici, tali modelli tentano di risolvere lacune e limiti della teoria dell’autore. Ad esempio, suggeriscono un insieme di processi come il supporto sociale e l’aumento delle capacità della memoria di lavoro per spiegare il cambiamento evolutivo, approfondendo alcuni elementi nella direzione già indicata da Piaget.
Confronto tra Case e Fischer
Tra i neopiagetiani, un confronto interessante è quello tra Case e Fischer. Entrambi questi autori concepiscono lo sviluppo come in parte dovuto ad aspetti generali e in parte ad aspetti dominio specifici. Entrambi descrivono lo sviluppo in termini di livelli gerarchici, l’uno (Case) definendoli stadi, l’altro (Fischer) definendoli piani.
Case recupera il concetto piagetiano di stadio, sottolineando che un ruolo centrale nello sviluppo sia affidato alla memoria di lavoro, oltre che allo sviluppo delle cosiddette strutture concettuali centrali, facenti parte di ogni singolo dominio di conoscenza. Il passaggio da uno stadio all’altro, infatti, è dovuto all’ampliamento della capacità della memoria di lavoro (WM). Diversamente da Fischer, Case sostiene che, all’interno dei vari stadi (sensomotorio, interrelazionale, dimensionale, vettoriale) vi sia uno sviluppo sincronico nei vari domini.
Si tratta quindi di una teoria stadiale, all’interno della quale Case spiega le asincronie sostenendo che le differenze siano dovute al trovarsi in un sottostadio in cui il bambino riesce a risolvere i problemi più semplici ma non quelli più complessi. Per Fischer, il concetto di piano è più simile al concetto di livello, che mette insieme diverse abilità acquisite, comportamenti fatti propri attraverso l’esperienza con l’ambiente. In questa capacità di acquisire le abilità entrano in gioco le carrying capacity, ovvero le capacità attentive e di elaborazione di informazioni che permettono al bambino di fare suo un determinato comportamento. Questa capacità cresce per maturazione e porta allo sviluppo ottimale.
Case tenta di spiegare lo sviluppo sulla base di un aumento funzionale della capacità di memoria di lavoro; per spiegare tale crescita, interverrebbe l’aumento dell’efficienza operativa o automaticità di certe operazioni tramite la pratica, in quanto questa rende il compito cognitivamente meno impegnativo. Propone inoltre l’importanza della maturazione neurologica, in quanto durante lo sviluppo, con la pratica e l’esperienza, aumentano le connessioni sinaptiche e la mielinizzazione permette un aumento di velocità di connessione tra neuroni. In questo modo, Case spiega l’aumento di funzionalità della memoria a breve termine e una maggiore efficienza operazionale. La sua teoria evidenzia, inoltre, l’importanza dell’interazione tra esperienza di apprendimento, caratteristiche del soggetto e prestazioni.
Diversamente da Case, rispetto al concetto di sviluppo stadiale, nel quale il fattore chiave è lo sviluppo della WMC, Fischer parla di sviluppo delle abilità, dovuto non solo a fattori maturazionali ma anche a fattori ambientali, intesi come esperienza che l’ambiente offre al bambino per stimolare il livello ottimale di prestazione, il quale è descritto come il livello più alto che il bambino può raggiungere in presenza del massimo sostegno possibile da parte dell’ambiente (concetto che si può accostare alla zona di sviluppo prossimale di Vygotskij).
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