Concetti Chiave
- Il Giappone ha sperimentato una rapida crescita capitalistica e imperialista, mentre la Cina ha affrontato un degrado dello stato e un'economia contadina persistente, a causa di differenze interne ed esterne.
- La pressione imperialista sulla Cina è stata più intensa e continua rispetto a quella subita dal Giappone, influenzando negativamente la sua capacità di riforma e sviluppo.
- Le guerre dell'oppio hanno costretto la Cina ad aprire i propri porti al commercio straniero, portando a un controllo significativo del commercio estero da parte delle potenze occidentali.
- Il movimento dei boxer, una rivolta nazionalista e xenofoba, mirava a opporsi alle ingerenze straniere, ma fu soffocato dall'intervento militare delle potenze occidentali.
- Sun Yat-sen, leader del movimento repubblicano cinese, proclamò la repubblica nel 1912, promuovendo l'autonomia, la democrazia e l'uguaglianza sociale come principi fondamentali per la modernizzazione della Cina.
Differenze tra Giappone e Cina
Gli studiosi si sono spesso domandati perché il Giappone e la Cina - ambedue imperi tradizionali orientali sottoposti alla pressione dell’imperialismo e della modernizzazione occidentalizzante - abbiano avuto destini tanto diversi: in Giappone un’accelerata crescita capitalistica e imperialista e un’espansione vittoriosa, in Cina il degrado dell’apparato statale, l’anarchia interna e la lunga permanenza di una economia contadina.
Le differenze erano sia interne che esterne. Anche senza considerare decisivo il peso di fatto come quello geografico (il Celeste impero aveva un estensione forse trenta volte più grande, e più articolata, rispetto al Giappone) o quello religioso (ma le diversità fra confucianesimo cinese e scintoismo-buddismo giapponese furono fattori culturali non secondari), va osservato che diversa era la struttura sociale. All’interno della classe dirigente, la proprietà terriera e la burocrazia statale avevano in Cina, rispetto al Giappone, un ruolo assai meno dinamico e più parassitario, indebolendo per di più — proprio per la forza relativa della sterminata periferia rispetto al centro — l’efficacia di eventuali misure di tipo riformistico che il centro imperiale avesse intrapreso.
Pressione imperialista sulla Cina
Ma, oltre alle differenze interne, va riconosciuto che la pressione imperialista a cui la Cina venne sottoposta fu assai più pesante, concentrica e continua di quella operata sul Giappone. Si può discutere se, a fronte di questa minaccia, un aspetto della tattica di risposta adottata dalla Cina imperiale (e cioè la politica, tradizionalmente praticata nella sua vita plurisecolare, di “combattere i barbari con i barbari”, di smorzare gli effetti dell’assalto esterno integrandone una parte) fosse quello più adatto.
Una parte degli storici ha in effetti sottolineato come questa politica accomodante, vista la difficoltà di conciliare tradizione cinese e modernizzazione capitalistica, abbia finito per contribuire sia al mancato sviluppo, sia alla dissoluzione finale dell’assetto politico.
Conseguenze delle guerre dell'oppio
Già le due guerre dell’oppio del 1839-42 e del 1856-60 avevano costretto la Cina ad aprire i propri porti alla penetrazione commerciale prima della Gran Bretagna, poi anche della Francia e della Russia. Un paio di decenni più tardi,
peraltro, il commercio estero cinese rimaneva ancora in mano agli inglesi, che ne controllavano più di tre quarti. Come si è detto, la Russia da nord e la Francia da sud cominciarono inoltre a sgretolare l’impero, occupando la Manciuria e impadronendosi di quella sorta di cintura protettiva di stati-cuscinetto, come l’Annam, che l’impero aveva da tempo posto ai propri confini. In particolare, la Cina fu umiliata proprio dalla sconfitta diplomatica e militare legata alla conquista francese dell’Annam.
Interessi finanziari in Cina
Nel frattempo la Cina era diventata interessante anche dal punto di vista finanziario. Ciò era dovuto alla presenza di capitali europei a sostegno del debito pubblico imperiale, che aumentava a causa del peggiorare delle condizioni di vita dei contadini, delle resistenze dei ceti possidenti della periferia a finanziare il centro, e soprattutto a motivo delle connivenze e inefficienze della burocrazia. Pesavano inoltre gli investimenti diretti dall’Europa e il reinvestimento in sede locale di una parte del country trade, cioè del commercio interasiatico, che cominciarono a delineare, almeno in due grandi distretti come la foce dello Yangtze e la Manciuria meridionale, zone di promettente sviluppo capitalistico. Fra porti, debito pubblico e distretti manifatturieri, gli investimenti stranieri in Cina crebbero: nei 1902 essi erano per più di un terzo britannici, per un terzo russi, per il 20 per cento tedeschi e per il 12 per cento francesi.
Anche a fronte di una penetrazione così intensa e distribuita, sarebbe tuttavia errato guardare alla Cina come a un paese immobile: mentre veniva sconvolta
da queste possenti forze di trasformazione sociale, essa aveva in realtà avviato esperimenti di stampo riformatore (nel 1862-74, con il cosiddetto “periodo Tongzhi”, e soprattutto nel 1898, con il “movimento dei cento giorni”). Ma le ripetute sconfitte militari e l’umiliazione delle classi dirigenti, che rivelarono la forza degli interessi imperialisti in gioco e la debolezza del rapporto esistente in Cina fra lo stato e una società minata nelle sue convinzioni più secolari, diversamente che in Giappone portarono alla soggezione all’imperialismo, pur nel mantenimento di un’indipendenza formale.
Movimenti di protesta nazionalista
Di fronte alle ingerenze straniere e alla perdita di sovranità del paese, all’interrepubblica no della società cinese andò progressivamente montando un forte movimento
di protesta nazionalista contro gli occidentali. Tra il 1900 e il 1901 si ebbe la sanguinosa rivolta dei boxer, organizzata dai membri di una società segreta xenofoba dì tipo religioso, che tra le sue pratiche ritualì aveva l’esercizio del pugilato (da cui il nome boxer). I boxer presero di mira le ferrovie, le missioni cristiane (ammesse in Cina con trattati ineguali) e le ambasciate di Pechino, che furono assediate sino a che l’intervento militare delle potenze occidentali non soffocò la rivolta.
Rivolta dei boxer e modernizzazione
L’azione dei boxer era ispirata all’odio contro gli stranieri in nome delle secolari tradizioni della società cinese ed era appoggiata dai settori più conservatori della corte imperiale; ma andò crescendo negli stessi anni anche un movimento di intellettuali e di borghesi delle città, spesso educati nella cultura occidentale, i quali ritenevano necessaria una modernizzazione del paese e una democratizzazione della sua vita politica.
Si trattava di un movimento repubblicano, per il quale l’abbattimento dell’agonizzante dinastia manciù era una premessa indispensabile per attuare un cambiamento radicale. Il suo leader più prestigioso era il medico Sun Yat-sen (1866-1925), fondatore del Partito del popolo, il Kuornintang, il cui programma politico era basato su tre punti, o “principi del popolo”: autonomia nazionale, democrazia politica, uguaglianza sociale. Questo programma molto avanzato, erede della migliore tradizione democratica europea, univa l’aspirazione all’indipendenza con un i(leale di democrazia politica e di giustizia sociale (da realizzarsi attraverso la distribuzione delle terre ai contadini). Dopo che, nel 1911, un moto rivoluzionario ebbe rovesciato l’ultimo esponente della dinastia manciù, l’imperatore bambino Pu Yi, fu Sun Yat-sen a proclamare, all’inizio del 1912, la repubblica, la prima nella millenaria storia della Cina.
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali differenze tra il Giappone e la Cina durante il periodo di modernizzazione?
- In che modo la pressione imperialista ha influito sulla Cina rispetto al Giappone?
- Quali furono le conseguenze delle guerre dell'oppio per la Cina?
- Come si manifestò il nazionalismo cinese in risposta alle ingerenze straniere?
- Quali erano le aspirazioni del movimento repubblicano guidato da Sun Yat-sen?
Il Giappone ha vissuto un'accelerata crescita capitalistica e imperialista, mentre la Cina ha subito un degrado dell'apparato statale e anarchia interna, con un'economia contadina persistente (testo).
La Cina ha subito una pressione imperialista più pesante e continua rispetto al Giappone, il che ha contribuito al suo mancato sviluppo e alla dissoluzione finale dell'assetto politico (testo).
Le guerre dell'oppio costrinsero la Cina ad aprire i propri porti al commercio straniero, portando a una significativa perdita di sovranità e all'umiliazione diplomatica e militare (testo).
Il nazionalismo si manifestò attraverso movimenti di protesta, come la rivolta dei boxer, che miravano a difendere la sovranità cinese contro le potenze occidentali (testo).
Il movimento repubblicano aspirava a una modernizzazione e democratizzazione della Cina, con l'abbattimento della dinastia manciù e un programma basato su autonomia nazionale, democrazia politica e uguaglianza sociale (testo).