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Concetti Chiave

  • L'arrivo delle navi del commodoro Matthew Perry nel 1853 costrinse il Giappone ad aprirsi al commercio mondiale, segnando l'inizio di un periodo di grande trasformazione.
  • Nel 1857, l'imperatore Mutsuhito avviò una strategia di modernizzazione, ispirandosi ai modelli occidentali per rinnovare le istituzioni giapponesi.
  • Una spedizione composta da 107 membri, tra cui politici e studenti, fu inviata in Occidente per studiare le pratiche amministrative e militari dei paesi visitati.
  • Durante il viaggio, i giapponesi selezionarono le innovazioni più utili, come l'organizzazione militare tedesca e il sistema postale occidentale, per implementarle in patria.
  • La relazione ufficiale della missione, venduta come un best seller, contribuì notevolmente alla rapida ascesa del Giappone moderno, evidenziando la capacità del paese di adattarsi alle novità.

L'arrivo di Perry e le reazioni giapponesi

Il prologo della storia risale all’8 luglio 1853, quando quattro navi comandate dal commodoro Matthew Perry gettarono l’àncora nel porto di Uraga e consegnarono allo shogun Tokugawa un brusco messaggio col quale il presidente degli Stati Uniti gli ingiungeva di aprire il Giappone al commercio mondiale.

Sconvolta da questa mancanza di rispetto, la classe dirigente nipponica dapprima si piegò alle richieste americane e firmò un trattato di amicizia che riservava agli Stati Uniti una sorta di protettorato sulla politica estera giapponese, poi decise di reagire cacciando i barbari dell’Occidente e ne subì le rappresaglie, infine decise di ratificare i trattati.

La strategia di modernizzazione del Giappone

Nel 1857 l’imperatore Mutsuhito riuscì a liberarsi dello shogun e a riprendere il potere perduto. Intraprese così una nuova strategia contro i bianchi: copiarne scrupolosamente le armi, le tecniche, le istituzioni, i metodi politici e amministrativi. Per avviare questa modernizzazione – la più vasta e radicale della storia – occorreva raccogliere informazioni, studiare sul posto le arti del nemico.

La spedizione giapponese in Occidente

Grazie ai consigli di un missionario, venne deciso di inviare in America e in Europa una grande spedizione, composta da 107 persone: politici, diplomatici, funzionari governativi, studenti – fra questi, cinque ragazze – che avrebbero completato gli studenti all’ estero.

Dovevano studiare l’organizzazione della giustizia, il sistema finanziario e assicurativo, il regime dei cambi e delle dogane, la rete dei trasporti e delle comunicazioni, le istituzioni scolastiche, l’apparato militare e industriale.

Dovevano visitare tribunali, caserme, porti, zecche, scuole elementari, ginnasi e licei, università, palestre, stazioni, ferrovie, redazioni di giornali.

L'apprendimento e l'adattamento giapponese

La scoperta dell’ Occidente prese avvio da Yokohama il 24 dicembre 1871 e si concluse nella stessa città il 13 settembre 1873. In quel periodo la spedizione visitò tra l’altro gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, i Paesi Bassi, il Belgio, la Germania, la Russia, la Danimarca, l’Italia, l’Austria – a Vienna teneva in quel periodo una Esposizione Universale – la Svizzera.

Come in un grande supermercato, i Giapponesi ispezionarono tutte le mercanzie e scelsero quel che meglio si adattava alle loro esigenze: dalla Germania – che aveva da poco vinto brillantemente la guerra con la Francia – appresero l’organizzazione dell’ esercito; dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, quella della flotta; dalla Francia, l’apparato amministrativo secondo il sistema dei prefetti. E dall’Occidente in generale, il sistema metrico decimale, il calendario gregoriano, la coscrizione obbligatoria, i censimenti, il servizio postale, l’utilizzo dell’ oro come standard finanziario.

La relazione ufficiale e l'ascesa del Giappone moderno

Quando tornò in patria, la missione compilò una relazione ufficiale in cinque volumi, divisi in cento libri, per un totale di 2110 pagine: questa relazione fu venduta per anni sul mercato giapponese come un best seller. Dei cento libri, venti furono dedicati agli Stati Uniti, altrettanti alla Gran Bretagna, altri, in numero minore, alle altre nazioni visitate.

Nel 1871 cominciava così l’irresistibile ascesa del Giappone moderno. Nessun grande modernizzatore della storia e stato così minuzioso, sistematico e razionale quanto la classe dirigente giapponese dell’ epoca Meiji. Nessun altro paese ha digerito tante novità in meno di una generazione.

Vi è riuscito perché aveva una forte motivazione: impedire che un altro commodoro Perry si presentasse con le sue navi di fronte a un porto giapponese e imponesse al paese la sua volontà.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stato l'evento scatenante che ha portato all'apertura del Giappone al commercio mondiale?
  2. L'8 luglio 1853, il commodoro Matthew Perry giunse nel porto di Uraga con quattro navi, consegnando un messaggio al shogun Tokugawa che richiedeva l'apertura del Giappone al commercio mondiale.

  3. Come reagì inizialmente la classe dirigente giapponese alle richieste americane?
  4. La classe dirigente giapponese si piegò inizialmente alle richieste americane, firmando un trattato di amicizia che garantiva agli Stati Uniti un protettorato sulla politica estera giapponese.

  5. Quale strategia adottò l'imperatore Mutsuhito per modernizzare il Giappone?
  6. L'imperatore Mutsuhito, dopo aver ripreso il potere, decise di copiare le armi, le tecniche e le istituzioni occidentali per avviare una radicale modernizzazione del Giappone.

  7. Qual era l'obiettivo della grande spedizione giapponese inviata in Occidente?
  8. La spedizione, composta da 107 persone, aveva l'obiettivo di studiare vari aspetti dell'organizzazione occidentale, come la giustizia, il sistema finanziario e le istituzioni scolastiche.

  9. Qual è stato il risultato della missione giapponese al ritorno in patria?
  10. Al ritorno, la missione compilò una relazione ufficiale in cinque volumi, che divenne un best seller in Giappone, segnando l'inizio dell'irresistibile ascesa del Giappone moderno.

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