Concetti Chiave
- L'ingresso dei cattolici nella politica italiana si concretizzò nel 1912, durante il governo Giolitti, in risposta a una crisi politica e a una crescente opposizione da destra e sinistra.
- Il pontefice Pio X ammorbidì l'intransigenza vaticana, permettendo così la partecipazione dei cattolici alle elezioni pubbliche, facilitando un accordo con Giolitti.
- La riforma elettorale del 1913 estese il diritto di voto a tutti i cittadini maschi over 30, riducendo l'età a 21 per chi era alfabetizzato, abolendo l'analfabetismo come criterio di esclusione.
- Il numero degli elettori aumentò drasticamente, passando da circa 3.300.000 a 8.600.000, contribuendo a una maggiore rappresentanza politica.
- La legge del 1913 introdusse anche un'indennità parlamentare per i membri del Parlamento, supportando le spese legate all'esercizio della loro funzione.
Qual è l'ingresso dei cattolici nella politica?
L'ingresso dei cattolici nella vita politica ufficiale del regno si realizzò solo nel 1912, in una fase particolarmente delicata del governo Giolitti, che affrontava una duplice aspra opposizione. Da un lato erano cresciute le correnti conservatrici e nazionaliste, che consideravano Giolitti troppo sbilanciato a sinistra e incapace, malgrado la recente guerra di Libia, di dare all'Italia il rango internazionale che il paese secondo loro doveva conquistare. Dall'altro, nel partito socialista prevaleva di nuovo l'orientamento rivoluzionario. Giolitti si rese conto allora che l'unica via da imboccare era quella di un'intesa con le forze cattoliche. D'altra parte, la crescita del partito socialista aveva indotto lo stesso pontefice Pio X ad attenuare l'intransigenza vaticana nei riguardi del Regno d'Italia e ad ammorbidire il non expedit (formula apostolica con cui nel 1874 il pontefice Pio IX, che si era rifiutato di riconoscere il nuovo stato Italiano, vietò ai cattolici di prendere parte alle elezioni italiane se come eletti sia come elettori), ammettendo la possibilità di una partecipazione dei cattolici alle elezioni pubbliche. Un accordo ben più ampio e sistematico fu raggiunto la vigilia delle elezioni del 1913, che si sarebbero svolte sulla base di una nuova legge.
Riforma elettorale del 1913
Questa legge ammetteva al voto tutti i cittadini di sesso maschile purché avessero compiuto 30 anni, età che si abbassava a 21 se in grado di leggere e scrivere. L'analfabetismo non era più dunque un criterio di esclusione dal voto; si tenga presente che nel 1911 il tasto di analfabetismo era calcolata al 38%, elevato ma pur sempre dimezzato rispetto al 78% stimato al momento dell'unificazione nel 1861. La riforma elettorale ebbe una grande importanza: il numero degli elettorati salì da circa 3.300.000 a circa 8.600.000. Le donne continuavano a essere escluse dal voto. La legge introdusse per la prima volta un'indennità parlamentare, cioè un indennizzo per le spese sostenute per svolgere il proprio compito in Parlamento.
Domande da interrogazione
- Quali furono le circostanze che portarono i cattolici a entrare nella politica italiana nel 1912?
- Quali furono le principali novità introdotte dalla riforma elettorale del 1913?
- Quale impatto ebbe la riforma elettorale sul numero degli elettori in Italia?
I cattolici entrarono nella vita politica ufficiale nel 1912 a causa della duplice opposizione che il governo Giolitti affrontava, sia da parte delle correnti conservatrici e nazionaliste, sia da parte del partito socialista, che stava tornando a un orientamento rivoluzionario. Giolitti comprese che l'unica soluzione era un'intesa con le forze cattoliche, facilitata dall'ammorbidimento della posizione vaticana.
La riforma elettorale del 1913 permise il voto a tutti i cittadini maschi sopra i 30 anni, abbassando l'età a 21 per chi sapeva leggere e scrivere, eliminando così l'analfabetismo come criterio di esclusione. Questo portò a un aumento significativo degli elettori, da circa 3.300.000 a circa 8.600.000, sebbene le donne rimanessero escluse dal voto.
La riforma elettorale del 1913 ebbe un impatto notevole, aumentando il numero degli elettori da circa 3.300.000 a circa 8.600.000, grazie all'abbassamento dell'età per il voto e all'eliminazione dell'analfabetismo come criterio di esclusione, segnando un passo importante verso una maggiore inclusione politica.