Indice

  1. Nel capitolo XXXVII si ripercorre tutto lo spazio narrativo del romanzo
  2. Il temporale dà un senso di liberazione: sottolineare gli aggettivi e gli avverbi che suggeriscono questa sensazione
  3. Renzo ripercorre col pensiero le vicissitudini del giorno precedente: collegare il ricordo ai fatti estesamente narrati
  4. L’amico di Renzo: confrontare il suo umore iniziale con quello del primo incontro
  5. L’affetto che lega Renzo ad Agnese
  6. La riflessione di Agnese sulla Provvidenza
  7. Perché Renzo è resuscitato due volte “per quelli del suo paese”?
  8. L’epilogo della Monaca di Monza
  9. La fine di don Ferrante e il nocciolo del suo ragionamento

Nel capitolo XXXVII si ripercorre tutto lo spazio narrativo del romanzo

Nel capitolo XXXVII, i personaggi agiscono negli spazi che abbiamo via via già incontrato lungo tutto il romanzo. All’inizio, Renzo si trova ancora nel lazzaretto ed è colto da una pioggia purificatrice. Decide di mettersi in viaggio alla volta di Pasturo, in cerca di Agnese. Passa da Sesto , compra due pani da un fornaio e continua. Attraversa Monza e all’alba si ritrova sulla riva dell’Adda. Tutt’intorno scorge con un piacere il Resegone, e il territorio di Lecco. Dopo aver scorto in lontananza Pescarenico, il cui ricordo è legato a padre Cristoforo, arriva a casa dell’amico d’infanzia che lo ospita con molta generosità. Non si trattiene dal passare davanti alla casa di Agnese e di dare un’occhiata alla finestra della camera di Lucia. Dopo aver incontrato Agnese e concordato il da farsi per il futuro, ritorna al paese e l’indomani si rimette in viaggio alla volta del paese del bergamasco in cui abita il cugino Bortolo. Nei giorni successivi torna di nuovo a far visita ad Agnese per ricondurla a casa. Ritornato insieme alla donna al paesello, si ferma un po’ di tempo per dissodare l’orticello di Agnese, rimasto incolto troppo a lungo.
Uscita dal lazzaretto, Lucia viene ospitata a Milano dalla ricca vedova e qui apprende notizie su alcuni personaggi:
Gertrude, inviata in un monastero di Milano, ha iniziato una vita di espiazione
Da alcuni padri cappuccini, viene a sapere che Padre Cristoforo è morto di peste
Donna Prassede e don Ferrante, convinto fino in fondo della bontà delle sue teorie, sono stati anch’essi falciati dal morbo.

Il temporale dà un senso di liberazione: sottolineare gli aggettivi e gli avverbi che suggeriscono questa sensazione

Sotto la pioggia, le foglie sono tremolanti , rinverdite e lucide. Ormai hanno perso tutto il velo di polvere. Gli avverbi “liberamente” e “ vivamente” è il modo con cui Renzo percepisce il suo destino ora che la peste è scomparsa.

Renzo ripercorre col pensiero le vicissitudini del giorno precedente: collegare il ricordo ai fatti estesamente narrati

Nel camminare verso Pasturo, Renzo ripensa agli ultimi avvenimenti che lo hanno coinvolto e soprattutto al fatto che ha ritrovato Lucia, sana e salva. Rivede il sentimento di sconforto provato quando si è reso conto che Lucia non era insieme ai convalescenti in processione e la successiva gioia di vederla in vita. Poi c’era stata la questione del voto, anch’essa risolta. Ripensa anche a don Rodrigo e all’odio che aveva sempre provato nei suoi confronto, Ma anche questo era scomparso. Nell’insieme provava tanta contentezza, ma sarebbe stato ancora più felice se avesse avuto notizie certe di Agnese e se non avesse il presentimento della morte di padre Cristoforo.

L’amico di Renzo: confrontare il suo umore iniziale con quello del primo incontro

L’amico di infanzia di Renzo è il simbolo della solidarietà. Egli ospita il protagonista due volte, ma il suo carattere sui evolve. La prima volta è in uno stato di profonda solitudine perché tutta la sua famiglia e stata portata via dalla peste; è rassegnato e molto triste. Nel credere l’amico, il suo morale si risolleva e condivide con Renzo quel poco che ha.
La seconda volta troviamo un Renzo bagnato fradicio, ma felice perché, finalmente, ha ritrovato Lucia. L’amico si lascia contagiare dalla nuova energia di Renzo. I due amici passano la giornata cucinando, e chiacchierando e scherzando sulle disavventure passate. Nell’insieme l’atmosfera è ottimista e entrambi sperano in un futuro migliore.

L’affetto che lega Renzo ad Agnese

Fra i due regna un grande affetto. Renzo è orfano di genitori e considera la donna come una seconda madre. D’altra parte, Agnese è vedova, ha una sola figlia e considera Renzo come un figlio a tutti gi effetti. Fra di loro regna anche una certa confidenza e stima dato che Renzo non manca mai di chiedere un consiglio alla sua futura suocera nei casi più difficili. I due sono, in un certo senso complici perché entrambi molto pragmatici, mentre Lucia sembrerebbe troppo timidi e religiosa.

La riflessione di Agnese sulla Provvidenza

Agnese non crede molto nella Provvidenza al contrario di Lucia che ha fiducia completa nell’opera di Dio. D’altra parte, Agnese ha una personalità molto pragmatica ed è astuta. Dotata di un forte senso pratico, di fronte ad un’avversità non se ne sta con le mani in mano, ma elabora degli strattagemmi concreti e precisi. Tutti i suoi piani falliscono perché, con questo, il Manzoni vuole insegnarci che la furbizia umane non è nulla di fronte ad un disegno divino. Tuttavia alla fine del romanzo l’atteggiamento di Agnese cambia. Abbandona la pretesa di poter gestire gli eventi soltanto con l’astuzia e decide di dedicarsi ai nipoti e alla famiglia. Comincia credere nella Provvidenza divina che ha fatto in modo che i Lanzichenecchi non le devastassero la casa e che potesse ricevere aiuti sostanziosi da altri per poter ricostituire il corredo trafugato, che aveva tanto predisposto con amore.

Perché Renzo è resuscitato due volte “per quelli del suo paese”?

Il popolo è abituato a ingigantire e a trasformare i fatti quando mancano notizie certe e il fatto che si dica che Renzo è resuscitato due volte ne è la prova
Quando Renzo viene coinvolto nella sommossa di Milano dell’ 11 novembre, cominciano a circolare voci che sia stato arrestato e perfino giustiziato. Ma quando si viene a sapere che è fuggito nel bergamasco, da tutti è considerato un sopravvissuto
Durante la peste, poiché era noto che Renzo si trovasse in piena zona del contagio, tutti credono che abbia contratto il morbo e che sia morto. Ma Renzo era di costituzione fisica robusta per cui è riuscito a guarire. Quando ritorna al paese, la ricerca di Lucia, tutti gli abitanti, compreso don Abbondio, lo credono resuscitato.

L’epilogo della Monaca di Monza

Lucia è ospite a Milano della ricca vedova e, tramite quest’ultima, viene a sapere che le atrocità commesse dalla Monaca di Monza sono state scoperte (in modo particolare, la relazione con Egidio e l’assassinio della conversa). Per intervento del Cardinale Federigo, viene trasferita in un convento di clausura di Milano. Inizialmente, Gertrude si ribella a questa decisione vi si so oppone con forza ed è presa dalla disperazione. In seguito, si pente sinceramente di quanto commesso ed intraprende, di spontanea volontà, un percorso di espiazione e di penitenza.

La fine di don Ferrante e il nocciolo del suo ragionamento

Appena la peste comincia a diffondersi, don Ferrante è uno dei più convinti sostenitori della negazione del morbo. Sosteneva che in natura esistono sostanze o accidenti (nella filosofia di Aristotele sostanza e accidente corrisponde rispettivamente a ciò che è essenziale e ciò che è accidentale). Poiché le sostanze sono quattro (aria, acqua, fuoco e terra), la peste non poteva essere “sostanza”, ma nemmeno “accidente” perché in questo caso non si trasmetterebbe da un corpo all’altro. Invece la causa della peste è da rinvenire in una congiunzione astrale maligna di Saturno e Giove, contro la quale l’uomo non può fare nulla.. Don Ferrante muore, portato via dalla peste e resta convinto fino in fondo di questa sua teoria, a tal punto che non prese mai alcuna precauzione contro il morbo.

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