Indice

  1. Il ritorno di Renzo
  2. Riflessioni e incontri
  3. Destini dei personaggi secondari

Il ritorno di Renzo

La fine della vicenda non coincide col patetico scioglimento, al culmine della tensione, di conflitti personali e universali, ma col riassorbimento del dramma nell’orizzonte quotidiano. Elemento di passaggio dalla storia al racconto e dalla tragedia alla commedia è ancora Renzo, il personaggio sempre in cammino, intento a rievocare e a rivivere le esperienze che ha affrontato. Alla sua mente e nelle sue parole tornano tutte le traversie vissute, e sulla scena si ripresentano concretamente luoghi e momenti che ha incontrato. Il suo itinerario tocca, infatti, paesi già visti, dalla campagna fuori Milano al villaggio, riattraversando la notte e raggiungendo ancora la casa dell’amico. Monza, l’Adda, i monti, Pescarenico, il paese di Bortolo tornano a disegnarsi fuggevolmente sullo sfondo. All’inizio de capitolo, l’abbondanza di termini e la ricca serie di aggettivi (“tremolanti, gocciolanti, rinverdite, lustre….” Descrive il ridestarsi della natura alla vita e alla fertilità. Con una particolare evidenza, il risolvimento della natura si collega al risolvimento del destino dei personaggi. Molto interessante è il confronto di questo paesaggio con quello che si presentava a Renzo al suo ingresso nella Milano appestata, quando la meta era ancora molto lontana (“tempo chiuso, aria pesante, cielo velato, nebbione uguale, inerte….verzura scolorita…..foglie passe e cascanti”). Il pensiero di Renzo durante il viaggio è reso con un discorso indiretto libero che presenta le tracce della lingua parlata. La scena di Renzo che si ferma davanti alla bottega di un fornaio per prendere del pane è l’eco della stessa scena del viaggio di andata.

Riflessioni e incontri

Quando Renzo arriva a casa dell’amico quest’ultimo stava sull’uscio di casa a guardare il tempo. L’immagine coincide con quella della prima volta (cap. XXXIII), quando l’amico è raffigurato sull’uscio seduto su di un panchetto di legno con le braccia incrociate e gli occhi fissi al cielo. I gesti di accoglienza, molto calorosi, si ripetono: l’andare e il tornare affaccendato, la preparazione della polenta, la condivisione del cibo, come quella del dolore e della gioia. Il clima è molto disteso e non mancano batture ironiche. Da segnalare che il coltello che Renzo sfodera è tutto fradicio, ma non del sangue di un omicidio, ma di acqua. L’acqua costituisce un elemento drammatico di scioglimento della vicenda e del resto la pioggia ha cancellato la peste. Addirittura l’acqua entra nella conversazione dei due amici, fino allo scherzo quando l’amico dice. “….. del bere, per la strada, non te ne sarà mancato…”Anche il dramma del voto di Lucia, si spegne, poiché nel colloquio con Agnese, Renzo introduce il termine “voto” in una frase scherzosa (“….avete fatto voto anch’io di non toccarli. [riferendosi ai denari] finché la cosa non fosse venuta in chiaro.)

Destini dei personaggi secondari

Mentre la vita della società riprende e i protagonisti si vanno via via riavvicinando alla condizione di equilibrio da cui è iniziata la loro vicenda, il narratore riporta notizie riassuntive, a volte perfino lapidarie, sulla sorte degli altri personaggi. Il processo di miglioramento interessa anche Gertrude, incamminata ora sulla via dell’espiazione; la morte di padre Cristoforo, d’altra parte, è il naturale approdo delle sue scelte. Se il frate è coerente fino all’ultimo del suo servizio agli altri, c’è un’altra fine, a conclusione di questo capitolo, iniziato all’insegna della vita, che rappresenta a suo modo una forma di coerenza eroica: quella di don Ferrante, fedelissimo servo della scienza morta e che non serve a nulla. Dopo la morte di donna Prassede, anche lui muore di peste, bel saldo nelle sue convinzioni e incolpando le stelle, invece di conoscere la vera realtà dei fatti.

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