Concetti Chiave

  • Il nuovo governatore, Ambrogio Spinola, si concentra sulla guerra, ignorando le richieste di aiuto per la salute pubblica e delegando il potere a Ferrer.
  • La guerra del Monferrato termina in un disastro, con l'Italia settentrionale devastata e il duca di Nevers insediato a Mantova, nonostante le intenzioni opposte.
  • Manzoni critica la guerra come inutile e moralmente condannabile, evidenziando le devastanti conseguenze sociali ed economiche rispetto ai suoi obiettivi iniziali.
  • Gli "untori" erano figure create dalla paura collettiva, accusate di diffondere deliberatamente la peste, con episodi di sospetti infondati su gesti innocui.
  • I "monatti" rimuovevano cadaveri e trasportavano contagiati; il termine deriva dal dialetto lombardo "monàtt", significando monello o becchino.

Indice

  1. Questionario
  2. Risposte

Questionario

1. Qual è il comportamento del nuovo governatore?
2. Come si conclude la guerra del Monferrato?
3. Qual è l’amara riflessione dello scrittore a tal proposito?
4. Chi sono gli “untori”? Quali sono i primi episodi di questo “celebre delirio”?
5. La processione di san Carlo: sottolinearne gli effetti sulla diffusione del contagio e il rituale macabro e sfarzoso entro una cornice di fanatismo popolare
6. Chi sono i “monatti”? Qual è, secondo lo scrittore, l’etimologia della parola? Qual è la più probabile?
7. L’ “incitamento ad esempio” di Federigo.
8. Parallelamente al diffondersi della malattia, che causa degradazione fisica, crescono la “perversità” e la “pazzia”.
9. Non solo il popolo, ma anche gli intellettuali cadono in preda al delirio.
10. Qual è la “storia”, “materia di nuovo lavoro”, a cui il Manzoni accenna nel capitolo?

Risposte

1. Il nuovo governatore, Ambrogio Spinola, è più interessato alla guerra che alla salute pubblica, per cui rimane del tutto indifferente alle richieste di aiuto delle autorità cittadine. Vengono inviati due decurioni al governatore affinché, come era stato già fatto, il fisco si assumesse le spese della peste, ma costui dà una risposta evasiva e inconcludente. Addirittura, qualche tempo dopo, nel pieno del morbo, trasferisce ufficialmente il potere a Ferrer, con la motivazione che lui deve pensare soprattutto alla guerra.
2. La guerra del Monferrato si risolve in un disastro, che incide sull’economia, sulla politica e sulla società. La fine della guerra arriva dopo il passaggio rovinoso degli eserciti imperiali e francesi; viene sancito il riconoscimento sul trono di Mantova al duca del Nevers, per la cui esclusione, invece, era stata invece dichiarata la guerra. L'Italia settentrionale è devastata dalla fame e dal contagio e con un trattato segreto, il duca di Savoia cede Pinerolo alla Francia.
3. Il Manzoni esprime un giudizio di totale inutilità della guerra e di condanna morale. Egli sottolinea come le conseguenze disastrose che hanno portato carestia e pestilenza, causando la morte a circa un milione di persone siano state sproporzionate rispetto alle motivazioni iniziali. La situazione geopolitica non ha modificato molto la situazione di partenza: il duca Carlo di Nevers riesce comunque a salire sul trono di Mantova, un fattoi che i nemici volevano impedire (e causa della guerra), i trattati si rivelano inutili e mettono in evidenza come la diplomazia si comporti in modi cinico e spregiudicato. Lo scrittore denuncia anche l’ipocrisia dei governanti che ignorano le reali esigenze degli umili di cui calpestano i diritti fondamentali per realizzare le proprie esigenze personali. In sintesi, la guerra ha lasciato dietro di sé solo macerie senza che la situazione di partenza abbia subito modifiche sostanziali.
4. Nell’immaginario popolare, durante la peste, gli untori erano coloro che diffondevano, di proposito, il contagio ungendo i muri delle case e le porte con appositi unguenti. Queste figure erano frutto dell’ignoranza, della paura e del delirio collettivo. Nel romanzo, abbiamo riversi episodi in cui un gesto quotidiano e di per sé innocuo viene trasformato in un atto per favorire la diffusione del morbo.
Nel maggio 1630, nella notte, alcuni muri della città di Milano vengono imbrattati con una sostanza giallastra e appiccicosa. Si tratta di uno scherzo o di un atto vandalico, ma i Milanesi pensano subito ad un complotto organizzato per diffondere la peste.
Un vecchio, prima di sedersi sulla panca di una chiesa la spolvera con il mantello Una donna nota il gesto e grida all’untore. La folla circonda l’uomo che rischia di essere linciato.
Tre turisti francesi sono notati mentre toccano la facciata del duomo di Milano e vengono sospettati di voler “ungere” la cattedrale. Anch’essi rischiano il linciaggio e riescono a salvarsi poiché la giustizia li riconosce la loro innocenza.
5. La processione di San Carlo è un insieme di particolari macabri, sfarzosi e di fanatismo popolare. Essa sfila l’11 giugno 1630 e fu talmente conseguenza del fanatismo che due anni dopo il nuovo governatore è convinto che, grazie a tale evento, la peste sia stata debellata. Il cadavere di San Carlo viene portato in processione rivestito dei suoi paramenti e sebbene le sue forme siano mutilate e scomposte, qualcuno riesce a riconoscerlo com’era in vita. Dietro alla bara sfila il cardinale Federigo, poi il clero, i magistrati e i nobili tutti vestiti in modo sfarzoso. Qualcuno, però, in segno di penitenza, sono vestiti a lutto, scalzi, con una cappa ed un cappuccio nero che nasconde il viso. Ognuno porta in mano un cero acceso. Per l’occasione le facciate delle case sono ornate con le suppellettili più preziose: quadri, stemmi, iscrizioni. Nei giorni successivi, la forza del contagio aumenta (ed era normale a seguito di un assembramento di persone), ma nessuno pensa che la causa sia da rinvenire nella processione. Tutti ne attribuiscono l’origine agli untori.
6. I monatti erano coloro che avevano il compito di portar via i cadaveri delle persone morte di peste o di trasferire al lazzaretto i contagiati ancora in vita. Dovevano anche bruciare gli effetti personali degli infettati. Essi erano scelti fra coloro che non temevano la peste perché guariti oppure fra gli ex carcerati o delinquenti che non avevano nulla da temere in una circostanza simile. Qualcuno fa derivare il termine dal greco “mònos ( = solo) poiché a nessuno era consentito avvicinarsi ad essi. Il Manzoni è propenso a credere che derivi dal tedesco “monatlich” (= mensile, al mese): gli accordi di assunzione da parte dell’amministrazione avevano una durata mensile, vista le condizioni sanitarie del momento. In realtà il termine deriva dal dialetto lombardo “monàtt”, che nel tempo ha assunto il significato di monello, becchino, furfante e sudicione
7. Il Cardinale Federigo, pur avendo perso a causa della peste quasi tutti i prelati della curia, sebbene tutti insistano affinché si allontani dal pericolo, non vuole abbandonare la città. Visita il lazzaretto per consolare gli ammalati, porta soccorso ai poveri sequestrati nelle loro case. In sintesi, opera nel bel mezzo della pestilenza e lui stesso si mera viglia di esserne uscito illeso.
8. Di fronte a tanta generosità e solidarietà di alcuni, come quella del cardinale Federigo, non mancano esempi di perversità e di follia. I monatti, per esempio, approfittano della situazione per ricattare i parenti dei morti di peste e chiedono denari per portar vie i corpi spesso già in avanzata putrefazione, oppure li minacciano, in caso contrario, di condurli di forza al lazzaretto. Qualcuno, addirittura si attaccava ai piedi un campanello, come se fosse un monatto ed entrava nelle casa a compiere misfatti inimmaginabili. Ecco un esempio di pazzia: un tizio racconta di essere stato prelevato da una carrozza in piazza del Duomo e portato in un palazzo dove si teneva una consulta di fantasmi. Racconta che gli fu proposto di prendere un vasetto di unguento con cui ungere tutta la città e diffondere la pestilenza, in cambio di enormi ricchezze. Ma l’uomo rifiutò e ad un tratto sui ritrovò nello stesso luogo da cui era stato prelevato.
9. Non solo il popolo è affetto da queste forme di delirio. Alcuni studiosi credevano che la peste fosse la conseguenza dell’apparizione di una cometa, avvenuta nel 1628 e di una congiunzione fra Saturno e Giove. Qualcuno ricordava anche autori che nei loro scritti avevano citato veleni, poteri malefici o unguenti. Lo stesso Alessandro Tadini che all’inizio era un convinto sostenitore della peste, comincia a credere nel ruolo degli untori e lo stesso cardinale Federigo ha qualche tentennamento e sospetto. Chi, invece, non credeva, in nome del buon senso, in tutte queste fandonie, preferiva starsene in disparte per paura.
10. Il nuovo argomento che Manzoni intende trattare è la “Storia della colonna infame” che riporta la storia di un barbiere e di un Commissario di Sanità che dopo essere accusati di essere untori, furono torturati e giustiziati. Nel 1630, fu eretta una colonna, in ricordo dell’infamia dei due condannati.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il comportamento del nuovo governatore durante la peste?
  2. Il nuovo governatore, Ambrogio Spinola, è più interessato alla guerra che alla salute pubblica, ignorando le richieste di aiuto delle autorità cittadine e trasferendo il potere a Ferrer per concentrarsi sulla guerra.

  3. Come si conclude la guerra del Monferrato e quali sono le sue conseguenze?
  4. La guerra del Monferrato si conclude con un disastro economico, politico e sociale, lasciando l'Italia settentrionale devastata dalla fame e dal contagio, e con il duca di Nevers sul trono di Mantova, nonostante la guerra fosse stata dichiarata per impedirlo.

  5. Chi erano gli "untori" e quali episodi sono associati a questo delirio?
  6. Gli "untori" erano figure immaginarie accusate di diffondere la peste ungendo muri e porte. Episodi di questo delirio includono muri imbrattati a Milano e sospetti infondati su gesti innocui, come quello di un vecchio che spolvera una panca in chiesa.

  7. Quali sono gli effetti della processione di San Carlo sulla diffusione del contagio?
  8. La processione di San Carlo, caratterizzata da fanatismo e sfarzo, ha contribuito all'aumento del contagio a causa dell'assembramento di persone, ma la causa è stata erroneamente attribuita agli untori.

  9. Chi erano i "monatti" e qual è l'etimologia del termine secondo Manzoni?
  10. I "monatti" erano incaricati di rimuovere i cadaveri e trasportare i contagiati. Manzoni suggerisce che il termine derivi dal tedesco "monatlich" (mensile), ma in realtà proviene dal dialetto lombardo "monàtt", significando monello o becchino.

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