Concetti Chiave

  • Il governatore di Milano, Ambrogio Spinola, si mostra indifferente alla peste, delegando la gestione dell'emergenza al cancelliere senza prendere provvedimenti.
  • Il cardinale Borromeo, inizialmente contrario, infine organizza una processione, ma il contagio aumenta subito dopo, con la popolazione che accusa gli untori.
  • I decurioni affrontano gravi problemi logistici, come la mancanza di personale e risorse nel lazzaretto, costringendo a richiedere aiuto ai frati cappuccini.
  • Durante l'epidemia, alcuni monatti e apparitori approfittano della situazione per commettere furti, alimentando la paura e il sospetto tra i cittadini.
  • La paura degli untori porta a una caccia indiscriminata, con confessioni deliranti di malati e sospetti anche tra membri della stessa famiglia.

Indice

  1. Indifferenza del Governatore
  2. Processione e Contagio
  3. Problemi Logistici e Aiuti
  4. Crimini e Sospetti

Indifferenza del Governatore

La peste continua a diffondersi e a fare nuove vittime. I decurioni, per far fronte alla situazione, decidono di chiedere aiuto al governatore di Milano, Ambrogio Spinola. Quest’ultimo, impegnato nell’assedio di Casale Monferrato, resta alquanto indifferente alla sorte della popolazione. Da irresponsabile, pensa solo alla guerra e alla fama che ne avrebbe ricavato. Pertanto, non prende alcun provvedimento e affida la gestione dell’emergenza al cancelliere Antonio Ferrer.

I decurioni cittadini chiedono anche al cardinale Borromeo di organizzare una processione con le reliquie di san Carlo. Ma il cardinale rifiuta sia perché teme che un eventuale insuccesso spinga il popolo a nutrire sfiducia nei confronti di san Carlo, sia perché teme che la processione possa rappresentare per gli untori un’occasione per diffondere il contagio.

Il sospetto dell’esistenza degli untori cresce di giorno in giorno. Si trovano muri e porte unti che portano il popolo a respingere l’idea che la pestilenza sia legata a cause naturali. In città si registrano i primi casi di linciaggio di presunti untori.

Processione e Contagio

Il cardinale Borromeo riceve un’altra richiesta da parte del consiglio dei decurioni che insiste per ottenere la processione. Alla fine, il cardinale cede. Il tribunale di sanità, per ridurre i rischi di contagio durante la processione, ordina alcune precauzioni. L’11 giugno del 1930 si svolge la cerimonia. Vi partecipano il popolo e le autorità. Il giorno successivo il contagio aumenta e i morti crescono. La gente, però, attribuisce la causa di queste morti all’azione malvagia degli untori.

Problemi Logistici e Aiuti

Di fronte a questa situazione, i decurioni si trovano ad affrontare numerosi problemi. Innanzitutto, devono sostituire e aumentare gli inservienti pubblici. Tra questi i monatti (che hanno il compito di trasportare al lazzaretto i malati), gli apparitori e i commissari. Nel lazzaretto, inoltre, iniziano a mancare medici, medicinali e viveri e diventa anche necessario allargarlo per poter accogliere i malati da ricoverare. A tutto ciò si aggiunge anche il bisogno di scavare nuove fosse dove poter seppellire i morti. I decurioni purtroppo non riescono a risolvere tutte queste problematiche. Il tribunale di sanità decide, quindi, di chiedere aiuto ai frati cappuccini.

Gli ecclesiastici danno un enorme supporto per fronteggiare l’epidemia. Anche il cardinale Borromeo, che visita ogni giorno il lazzaretto, offre assistenza ai malati. Alla fine dell’epidemia egli ne uscirà miracolosamente illeso.

Crimini e Sospetti

La peste rappresenta anche un’occasione per commettere crimini e azioni malvagie, a fini di lucro, di cui i maggiori protagonisti sono i monatti e gli apparitori. Questi derubano le case abbandonate e si fanno pagare il silenzio nel nascondere i malati.

Ad un certo punto il terrore per gli untori è tale che anche le persone appartenenti alla stessa famiglia iniziano a sospettarsi reciprocamente.

Molti malati, durante i loro deliri causati dal morbo, confessano di essere degli untori. Inoltre, cominciano a circolare per Milano racconti di strane apparizioni e anche le strambe teorie di alcuni dotti. Anche i medici, come il Tadino, si arrendono alla follia collettiva. Non manca all’appello il cardinale Borromeo che crede anche lui alle unzioni.

La diffusione del contagio e il crescente numero di vittime spingono i magistrati cittadini ad una vera e propria caccia agli untori e ai produttori di unguenti.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'atteggiamento del governatore Ambrogio Spinola di fronte all'emergenza della peste?
  2. Il governatore di Milano, Ambrogio Spinola, mostra indifferenza verso la sorte della popolazione colpita dalla peste, concentrandosi solo sulla guerra e sulla sua fama, delegando la gestione dell'emergenza al cancelliere Antonio Ferrer.

  3. Perché il cardinale Borromeo inizialmente rifiuta di organizzare una processione con le reliquie di san Carlo?
  4. Il cardinale Borromeo rifiuta la processione per timore che un insuccesso possa minare la fiducia del popolo in san Carlo e per il rischio che gli untori possano sfruttare l'occasione per diffondere il contagio.

  5. Quali problemi logistici affrontano i decurioni durante l'epidemia?
  6. I decurioni devono affrontare la mancanza di inservienti pubblici, medici, medicinali e viveri, oltre alla necessità di allargare il lazzaretto e scavare nuove fosse per seppellire i morti, senza riuscire a risolvere tutte queste problematiche.

  7. In che modo la peste influisce sul comportamento delle persone e sulla società?
  8. La peste genera sospetti e terrore tra la popolazione, portando a linciaggi di presunti untori e a crimini da parte di monatti e apparitori, che approfittano della situazione per derubare e sfruttare i malati.

  9. Come reagisce il cardinale Borromeo alla crisi sanitaria e quale ruolo svolge?
  10. Il cardinale Borromeo offre assistenza ai malati visitando quotidianamente il lazzaretto e, nonostante le difficoltà, riesce a uscire illeso alla fine dell'epidemia, dimostrando un impegno attivo nella lotta contro la peste.

Domande e risposte

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