Concetti Chiave
- Nel 1629, i lanzichenecchi portarono devastazione e cadaveri, seguiti da un'epidemia con sintomi simili alla peste di San Carlo del 1576.
- Il protofisico Lodovico Settala segnalò che il contagio esplose a Lecco, ma le autorità non agirono prontamente.
- Il Tribunale di Sanità inviò commissari che inizialmente attribuirono la malattia a fattori ambientali, portando a una falsa sensazione di sicurezza.
- La peste si diffuse rapidamente, con misure di contenimento lente e spesso ignorate, fino a che la sua esistenza non fu innegabile.
- La popolazione, scettica e spaventata, reagì con ostilità verso i medici, mentre si diffondevano teorie cospirative sugli untori.
Questionario con risposte
1) Nell’autunno del 1629, nella fascia di territorio, percorsa dai lanzichenecchi si rivengono dei cadaveri, sia nelle case devastate che nelle strade2) In alcuni paesi, delle persone si ammalano e muoiono a seguito di con sintomi strani e sconosciuti. Pochi si ricordano di aver notato gli stessi sintomi nell’epidemia che aveva colpito la zona 53 anni prima (= peste di san Carlo)
3) Il 20 ottobre 1629 il protofisico Lodovico Settala riferisce che con tutta probabilità il contagio è scoppiato nella zona di Lecco, confinante con il bergamasco.
4) Le autorità non prendono alcuna decisione in merito
5) Altre notizio del presunto contagio provengono da Bellano e da Lecco
6) Il Tribunale di Sanità si limita a mandare nei luoghi un commissario, accompagnato da un medico di Como
7) I due inviati si lasciano convincere da un barbiere di Bellano (a quel tempo i barbieri esercitavano anche la bassa chirurgia) che l’origine è da rinvenire sia nelle emanazioni autunnali delle paludi, sia nei disagi causati dal passaggio dei lanzichenecchi
8) Il Tribunale ne prende atto e si tranquillizza
9) Arrivano notizie di altri casi di morti sospette
10) Il Tribunale invia altri due incaricati per verificare di persona la situazione. Essi trovano una situazione già molto preoccupante: gli abitanti dei paesi fuggiti e accampati all’aria aperta o dispersi. Per prevenire il contagio, essi si servono dell’aceto o di erbe aromatiche
11) I due delegati informano il Tribunale sul crescente numero di morti
12) Esaminati i cadaveri e gli infermi, ci si rende conto che si tratta di peste bubbonica
13) Il 30 ottobre viene decretata l’emissione di certificati per le persone che provengono da paesi non infettati. In tal modo vengono chiuse fuori dalle città coloro che provengono da paesi in cui la peste è già in atto. La grida è redatta, con estrema lentezza, il 23 novembre e resa pubblica il 29, quando ormai la peste è entrata in Milano.
14) I delegati prendono velocemente delle misure, convinti, però, che esse non siano sufficienti
15) Il 14 novembre i due delegati sono convocati dal governatore affinché espongano la situazione di fatto
16) Essi si presentano, ma il governatore Ambrogio Spinola, mostra più interesse per la guerra del Monferrato che non per la diffusione della peste
17) Il 18 novembre, incautamente, il governatore decreta l’organizzazione di feste pubbliche in occasione della nascita del principe Carlo, figlio del re Filippo IV
18) Il cardinale Federigo Borromeo invia una lettera pastorale a tutti i parroci con la quale invita questi ultimi ad ammonire i fedeli a fare attenzione alla diffusione del morbo e a disfarsi delle cose infette o sospette di essere tali.
19) Il Tribunale di Sanità chiede cooperazione, ma i suoi appelli cadono nel vuoto
20) Indagando, si viene a scoprire il modo con cui il morbo si è propagato: un soldato italiano, Pietro Antonio Lovato o Pier Paolo Locati, aveva comprato o rubato dei vestiti a dei soldati tedeschi. Si era fermato in casa di parenti, verso Porta Orientale. Non appena arrivato si ammala, viene portato all’ospedale, gli si scopre un bubbone sotto le ascelle e quattro giorni dopo muore.
21) Il Tribunale di Sanità fa segregare in casa la famiglia dell’uomo e fa bruciare il letto e i vestiti
22) I due uomini che lo avevano servito e il frate che lo aveva assistito muoiono di peste tre giorni dopo
23) Il padrone della casa dove aveva alloggiato l’uomo, Carlo Colonna, muore di peste e con lui gli altri inquilini
24) Fra il popolo comincia a farsi strada l’idea che la peste non sia mai esistita visto che i contagi si verificano a distanza di tempo uno dall’altro
25) Per paura di essere trasportati al lazzaretto, si evita di denunciare i casi di peste e si ricorre alla corruzione affinché un caso di contagio venga alla luce
26) Si fa strada l’idea che il sequestro e la distruzione dei beni in possesso degli appestati vengono distrutti senza motivo, o meglio che si tratti di una forma di vessazione
27) Il popolo manifesta odio soprattutto nei confronti di due medici: Alessandro Tadino e Senatore Settala, figlio del protofisico Ludovico Settala. L’odio non risparmia nemmeno gli altri medici, accusati di credulità e di essere degli impostori. L’ostilità è rivolta anche verso Ludovico Settala, ormai quasi ottuagenario e docente di medicina all’università di Pavia e in altre città. L’autorità e la fama di cui gode non risparmia nemmeno lui. Addirittura viene accusato di essere il capo di coloro che sostengono l’esistenza del morbo al fine di poter dar lavoro ai medici.
28) A fine marzo 1630, la peste si è ormai diffusa in ogni quartiere di Milano
29) I medici che fino ad ora non erano convinti dell’esistenza della peste, parlano di febbre maligna o di febbri pestilenti
30) I magistrati, alla fine, cominciano a dare più ascolto agli avvisi, alle proposte della Sanità e a far eseguire i suoi editti, i sequestri ordinati e le quarantene orinate dal Tribunale di Sanità
31) Il Tribunale di Sanità, vista la confusione che regna nel lazzaretto decide di nominare un responsabile dell’organizzazione del lazzaretto nella persona di padre Felice Casati, dell’ordine dei Cappuccini e appartenente ad una ricca famiglia di Milano
32) Il 30 marzo 1630 padre Felice e il suo compagno Michele Pozzobonelli assumono l’incarico
33) Man mano che la peste si diffonde, l’esistenza del morbo cessa di essere negata
34) La famiglia del protofisico viene contagiata e solo lui ed un figlio ne escono indenni
35) Il 17 maggio 1630, si racconta di aver visto qualcuno che stava ungendo la separazione in legno che, nel duomo di Milano, separa lo spazio riservato agli uomini da quello previsto per le donne. Anche se il Presidente della Sanità non trovasse in questo nulla di strano, la separazione, i banchi e le acquasantiere furono portate sul sagrato. L’indomani i musi di alcune case furono trovate imbrattate di un liquido giallognolo e biancastro. Si pensa che sia una vendetta di don Gonzalo di Cordoba per gli insulti di cui era stato ricoperto al momento della partenza o che fosse un espediente del cardinale Richelieu per far spopolare Milano. Comincia quindi a diffondersi la credenza che il morbo viene diffusa dagli untori.
Domande da interrogazione
- Quali furono le prime reazioni delle autorità locali alla diffusione del contagio nel 1629?
- Come si scoprì che la malattia era la peste bubbonica?
- Quali furono le misure adottate dal Tribunale di Sanità per contenere la peste?
- Come reagì la popolazione alla diffusione della peste e alle misure adottate?
- Quali eventi contribuirono alla diffusione della credenza negli untori?
Le autorità non presero decisioni immediate e si limitarono a inviare un commissario e un medico per indagare, ma furono rassicurate da spiegazioni non scientifiche, come le emanazioni delle paludi e i disagi causati dai lanzichenecchi.
Dopo l'esame dei cadaveri e degli infermi, si riconobbe che si trattava di peste bubbonica, portando a misure più severe come l'emissione di certificati per limitare l'ingresso nelle città.
Il Tribunale di Sanità ordinò sequestri, quarantene e la distruzione di beni infetti, ma inizialmente i loro appelli furono ignorati. Solo successivamente le autorità iniziarono a eseguire gli editti e le misure proposte.
La popolazione mostrò scetticismo e ostilità verso i medici, accusandoli di credulità e di essere impostori. Inoltre, si diffuse l'idea che la peste fosse una finzione per giustificare la distruzione dei beni degli appestati.
La credenza negli untori si diffuse dopo che furono trovate tracce di un liquido sospetto su alcune case e nel duomo di Milano, alimentando teorie di complotto come una vendetta di don Gonzalo di Cordoba o un espediente del cardinale Richelieu.