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Concetti Chiave

  • Giordano Bruno arrivò a Venezia nel marzo 1592 per insegnare a Mocenigo le tecniche della mnemotecnica, dopo che quest'ultimo mostrò interesse per la sua opera.
  • Denunciato al Sant'Uffizio da Mocenigo, Bruno fu accusato di eresia e pratiche illegali, portando alla sua imprigionamento e successivo processo.
  • Durante il processo del 1593, Bruno rifiutò di abiurare le sue idee, affermando la sua visione dell'universo infinito e criticando il sistema tolemaico.
  • Condannato a morte il 8 febbraio 1600, Bruno accettò il suo destino con coraggio, affermando che la sentenza fu pronunciata con più timore di quanto ne provasse lui.
  • La figura di Giordano Bruno è stata rivalutata nel tempo, con Papa Giovanni Paolo II che riconobbe l'errore della Chiesa, ma critiche persistenti sul rispetto della libertà di pensiero.

L'arrivo a Venezia

Giordano Bruno nel marzo 1592 si recò a Venezia perchè Mocenigo aveva letto l'opera del pensatore sulla mnemotecnica, l'arte della memoria; nella cui opera Bruno spiegava le tecniche che gli permettevano di ricordare moltissime informazioni. Mocenigo, incuriosito da queste tecniche decise di ospitare il filosofo presso la sua residenza. Giordano accettò di spiegargliela, ma non aveva pensato all'angustia, alla strettezza di quest'uomo.

L'accusa di eresia

Nel maggio 1592 Bruno sarebbe però dovuto tornare a Francoforte per questioni legate alla sua professione, Mocengico credeva invece si fosse stufato di istruirlo e così lo denunciò al Sant'Uffizio dicendo che Giordano era un eretico e che faceva pratiche illegali come la magia. Il pensatore fu così imprigionato a Venezia. Sebbene Giordano avesse chiesto perdono, la sede centrale del San'Uffizio, a Roma, decise di trasferirlo nella capitale per processarlo poichè dopo aver esaminato la sua questione vi erano state delle testimonianze che affermavano che Bruno fosse un eretico e che avesse messo in dubbio i dogmi.

Il processo e la condanna

Questi episodi avvennero nel 1593 e Bruno fu interrogato 22 volte. Era temuto dalla Chiesa perchè rifiutava il sistema tolemaico, sosteneva che l'universo fosse infinito e che in questo universo vi fossero innumerevoli soli. Le sue affermazioni sono sorprendenti perchè vi arrivò senza nemmeno un telescopio. Uscì definitivamente dal cristianesimo dicendo che non esiste un creatore e pagherà questa scelta. Il problema di Giordano fu quello che non voleva dissimulare la verità, aveva solamente due modi per salvarsi o abiurare oppure dimostrare di essere stato frainteso. Giordano non voleva però abbandonare la sua filosofia.

Nel 1599 Bellarmino capì che Giordano aveva creato una nuova epoca e che molte cose rischiavano di precipitare, così, per frenare le eresie, convocò Giordano Bruno che era disposto ad abiurare solo se la Chiesa avesse affermato che le sue tesi erano state interpretate in maniera sbagliata in quel momento. Bellarmino si rifiutò e mise Giordano di fronte a un bivio nel settembre 1599: abiurare o la morte. Giordano non si ritrattò e decise la morte.

La morte di Giordano Bruno

L'8 febbraio 1600 fu ufficialmente condannato con le seguenti accuse: dubitava della verginità di maria, aveva costumi eretici, aveva scritto contro il papa, affermava il mondo fosse infinito e praticava la magia. Il pensatore replicò: "Con più timore pronunciate la sentenza contro di me di quanto ne provi io nell’accoglierla".Il 17 febbraio 1600 fu esortato a pentirsi per avere una morte meno atroce; non si pentì e continuò ad affermare le proprie idee, gli inquisitori gli misero così una morsa alla bocca e lo bruciarono. Bellarmino a seguito di questo atto fu nominato patrono dei catechisti.

Il riconoscimento postumo

Nel 1864 si affermò che la libertà di culto era sbagliata, Pio X voleva addirittura demolire la statua realizzata in onore di Giordano Bruno, ma Mussolini impedì questo gesto. Nel 2000 papa Giovanni Paolo II, in merito all'accaduto, affermò che la Chiesa aveva sbagliato, ma che Giordano aveva avuto delle idee diverse dalle loro e che bisogna tenere conto dell'epoca in cui sono avvenuti i fatti, ciò vale a dire che i modi sono stati cruenti ma i motivi che hanno spinto al gesto erano giusti. Zagrebelsky ribattee: i tempi erano quelli, ma chi fa i tempi? Chi fa l'inquisitore? L'uomo. La Chiesa condanna la sua presa di posizione, non ammette di aver negato un principio: la libertà di pensiero. La Chiesa si limita a scusarsi per le modalità che ha utilizzato e non per il principio violato. Secondo l'argomentazione della Chiesa se non vi fosse più la democrazia questi principi potrebbero rimanere perseguibili, l'uomo è quindi in balia del tempo. La religione dovrebbe esaltare il principio e non chiedere perdono per le modalità utilizzate.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stata la causa principale dell'arresto di Giordano Bruno a Venezia?
  2. Giordano Bruno fu arrestato a Venezia nel maggio 1592 dopo che Mocenigo lo denunciò al Sant'Uffizio, accusandolo di eresia e pratiche illegali come la magia, poiché credeva che Bruno si fosse stancato di istruirlo.

  3. Quali erano le principali accuse contro Giordano Bruno durante il processo?
  4. Bruno fu accusato di dubitare della verginità di Maria, di avere costumi eretici, di aver scritto contro il papa, di affermare che il mondo fosse infinito e di praticare la magia.

  5. Come reagì Giordano Bruno di fronte alla possibilità di abiurare?
  6. Giordano Bruno rifiutò di abiurare, preferendo affrontare la morte piuttosto che rinunciare alle sue idee e alla sua filosofia, affermando che non voleva dissimulare la verità.

  7. Qual è stata la reazione della Chiesa nei confronti di Giordano Bruno dopo la sua condanna?
  8. Dopo la condanna di Bruno, la Chiesa, rappresentata da Bellarmino, si sentì minacciata dalle sue idee e decise di mettere fine alla sua vita per frenare le eresie, nominando Bellarmino patrono dei catechisti dopo l'esecuzione.

  9. Qual è stato il riconoscimento postumo di Giordano Bruno da parte della Chiesa?
  10. Nel 2000, Papa Giovanni Paolo II riconobbe che la Chiesa aveva sbagliato nei confronti di Giordano Bruno, sottolineando la necessità di considerare il contesto storico, ma la Chiesa si limitò a scusarsi per le modalità della condanna, non per il principio della libertà di pensiero violato.

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