Concetti Chiave
- Francesco Castelli, noto come il Borromini, nacque a Bissone nel 1599 e si formò a Milano, lavorando al Duomo e influenzato dalle opere di Bramante.
- Si distinse come architetto esclusivamente, rompendo con la tradizione rinascimentale e dando vita al concetto di specializzazione nell'architettura.
- A partire dal 1634, Borromini divenne architetto indipendente, creando un vasto numero di disegni che considerava come "figli" e di cui era estremamente geloso.
- I suoi disegni, eseguiti con grande cura, utilizzavano la grafite per dettagli precisi e ombreggiature, evidenziando la tridimensionalità delle strutture.
- Il suo approccio innovativo si riflette in opere come il disegno per la lanterna della Chiesa di Sant'Ivo, caratterizzato da complessi studi architettonici e correzioni ottiche.
Le origini e la formazione
Francesco Castelli, noto come il Borromìni, era originario di Bissóne sul lago di dove nacque il 27 settembre 1599. Giovanissimo si recò a Milano per apprendere l’arte di costruire. Trovo impiego nella fabbrica del Duomo ed ebbe occasione di conoscere le prime opere di Bramante. Dopo essersi trasferito a Roma lavorò alle dipendenze del conterraneo Carlo Maderno (1556-1629) e, successivamente, di Gian Lorenzo Bernini al quale fu sempre ostile per il diverso modo di concepire l’architettura. A Roma fu colpito in modo particolare dalle architetture di Michelangelo e studiò anche le decorazioni e gli edifici antichi, interessandosi ai nuovi scavi che proprio in quel periodo si stavano compiendo. Riflessivo, problematico e dedito allo studio, aveva nella sua biblioteca oltre mille libri, molti dei quali di argomento architettonico. Intellettualmente curioso e animato da un vivo desiderio di apprendere.
L'approccio innovativo di Borromini
Operò esclusivamente come architetto, contrariamente all’antagonista Bernini dedito, alla scultura e alla pittura.
Il Borromini si libera dal costume rinascimentale secondo il quale l’artista doveva essere universale, cioè esperto nel maggior numero possibile di discipline. Possiamo dire che con lui nasce il moderno concetto di «specializzazione», inteso come l’atto di concentrare tutte le proprie capacità in un unico campo nel quale si tende a essere quanto più possibile eccellenti. A partire dal 1634 l’artista divenne architetto indipendente e nell’esercizio della professione produsse una gran mole di disegni dei quali fu gelosissimo. Li considerava «i suoi propri figliuoli». Tale grande amore lo portò addirittura a distruggerne molti incendiandoli qualche tempo prima di morire. Francesco Borromini, infatti, morì suicida a Roma, dopo una notte di disperazione e sofferenze, il 3 agosto 1667.
La passione per il disegno
I suoi disegni sono eseguiti sempre con grandissima cura, a partire dal 1632, usava quasi sempre uso la grafite, un materiale nuovo che tra i primi usò a Roma. Per l’impianto geometrico di base e per quei tratti che dovevano risaltare con grande precisione ricorreva alla grafite dura, e a quella morbida e dal segno più scuro e pastoso per ombreggiare e modellare.
Per apprezzare la minuzia dei particolari basta ammirare un suo disegno giovanile di presentazione. Esso raffigura una delle colonne del ciborio di Bernini per l’altare della Confessione in San Pietro. Il disegno è eseguito a penna e acquerello marrone. A penna rappresenta il capitello composito: i rami di alloro, i puttini e le api che ornano il terzo superiore del fusto. Con l’acquerello, infine, rende la tridimensionalità del soggetto.
Con il disegno a grafite per la lanterna della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, siamo in presenza di un complesso studio architettonico. Eseguito in proiezioni ortogonali, infatti, esso mostra la sezione della lanterna e la faccia esterna di una delle finestre che in essa si aprono e, in trasparenza, l’andamento della spirale conclusiva. Procedendo verso l’alto si ha l’impressione di errori o sfalsamenti del disegno, ma ciò è dovuto, invece, alla costruzione geometrica delle correzioni ottiche.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della specializzazione nell'opera di Borromini?
- Come si distingue il metodo di disegno di Borromini?
- Quali influenze formative hanno segnato la carriera di Borromini?
- Qual è il destino tragico di Borromini?
Borromini si distacca dal concetto rinascimentale di artista universale, promuovendo l'idea di specializzazione, concentrando tutte le sue capacità nell'architettura, come evidenziato nel testo.
Borromini utilizzava la grafite con grande cura, impiegando materiali innovativi per ottenere precisione e tridimensionalità nei suoi disegni, come descritto nel testo.
Borromini, dopo aver lavorato al Duomo di Milano, fu influenzato dalle opere di Bramante, Michelangelo e dal suo rapporto con Carlo Maderno e Gian Lorenzo Bernini, come riportato nel testo.
Francesco Borromini morì suicida a Roma il 3 agosto 1667, dopo una notte di disperazione, un evento che segna la fine della sua vita e della sua intensa carriera artistica, come menzionato nel testo.