Bodin: Sei libri dello Stato e della Repubblica
Bodin (Sei libri dello Stato e della Repubblica) è un filosofo francese vissuto nel 500 (1529 – 1596). Egli rappresenta colui che per primo ha saputo delineare in termini moderni la nozione di sovranità dello Stato (la sovranità è un qualcosa di moderno in quanto nel mondo classico l’uomo era tutt’uno con la polis, non c’era la necessità di porre un qualcosa di superiore per ordinare la società), anche se già nel Medioevo, Bartolo di Sassoferrato (1313 – 1357) aveva affermato “sovrano è colui che non riconosce nessuno al di sopra di sé medesimo”. [Neanche la divinità.] “Rex superiorem non recognoscens, in regno suo est imperator”.
[Bartolo non era però ateo, era cattolico e studioso della scuola di Tommaso d’Aquino.] Bodin costruisce la sua nozione di sovranità proprio a partire da tale definizione. Per Bodin infatti il “sovrano è colui che nulla riceve dagli altri, che non riconosce nessuno al di sopra di sé e che non dipende da niente se non dalla sua spada”.
La sovranità secondo Bodin
Per Bodin, però, il sovrano è vero che non deve sottostare a nessun altro uomo o autorità presente in terra ma è anche vero che ha l’obbligo di riconoscere Dio, il sovrano ultraterreno. La legge per Bodin trae infatti origine da Dio. In questo concetto Bodin riprende il pensiero medievale che Marsilio aveva rigettato e, a differenza di Marsilio, non mette da parte il rapporto tra Chiesa e sovrano, e non scinde i due poteri.
Sulla terra, però, il sovrano gode della Plenitudo potestatis, ovvero della pienezza dei poteri. I caratteri peculiari della sovranità sono: assolutezza, originarietà (potere viene da Dio) e perpetuità. Accanto a questi Bodin individua la vera natura della sovranità nel condere legem, legge alla quale il sovrano non ha l’obbligo di conformarsi in quanto è legibus solutus. In altre parole per Bodin la sovranità è la suprema potestà indipendente e senza alcun vincolo di legge.
Assolutismo e Stato nazionale monarchico
Da questo capiamo come Bodin rappresenta quindi il principale teorico dell’assolutismo, tant’è che da lì a poco, tra il 500 e il 600, si affermerà il cosiddetto Stato nazionale monarchico. Bodin però ci tiene a precisare che lo Stato assoluto non è uno Stato tirannico o dispotico, in quanto tale Stato assoluto ha un fine ben preciso che è quello di ordinare la società.
Ricordiamo infatti che Bodin è un giusnaturalista moderno, e in quanto tale si avvale della triade propria del giusnaturalismo moderno: Stato di natura, contratto, diritti innati dell’uomo e parte dal presupposto che lo Stato nasce e si fonda su una nozione di conflitto potenziale. Lo Stato interviene a dirimere il conflitto.
Lo Stato e il conflitto
[Bodin ipotizza che prima dell’esistenza dello Stato i capifamiglia vivevano in piena libertà. Dopo che la forza e la violenza li ebbero armati gli uni contro gli altri, si verificò una situazione tale per cui parte di essi furono ridotti in schiavitù da parte dei vincitori. E all’interno di questi, colui che era stato nominato condottiero conservò la sua autorità sui vincitori, quali sudditi leali e fedeli, e sui vinti, quali schiavi. (Vediamo come entrano in uso alcuni termini prima ignoti: signore, servo del principe, suddito). In tal modo, la piena libertà precedente allo Stato venne perduta definitivamente, in quanto anche coloro che avevano vinto dovevano sottostare
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