Concetti Chiave
- Il governo di Giolitti affrontò un periodo di intensi scioperi e manifestazioni, noto come biennio rosso, influenzato dall’esperienza rivoluzionaria russa.
- Gli operai del Nord Italia occuparono e autogestirono oltre 600 fabbriche, mentre i contadini protestavano per salari più elevati e maggiore stabilità occupazionale.
- Giolitti si oppose alle richieste autoritarie degli industriali, decidendo di mantenere lo Stato neutrale nel conflitto sociale per evitare una guerra civile.
- Il trattato di Rapallo del 12 novembre 1920 risolse la questione di Fiume, dichiarando la città libera, ma portò a un conflitto con D’Annunzio.
- Il ritiro delle truppe italiane dall'Albania e il riconoscimento dell'indipendenza albanese generarono critiche da parte dei nazionalisti e dei fascisti, accusando Giolitti di debolezza.
Che cosa sono gli scioperi e le agitazioni sociali?
Poco tempo dopo la nomina di Giolitti, si scatenarono una lunga serie di scioperi a catena e manifestazioni fomentate anche dall’esperienza rivoluzionaria russa, che culminarono in quello che viene definito biennio rosso.
I sindacati di sinistra indissero uno sciopero bianco, in conseguenza alla decisione degli industriali di non concedere l’aumento dei salari richiesto, cui la controparte rispose con la serrata.
Occupazione delle fabbriche
Nelle aree più industrializzate del Nord gli operai intrapresero l’occupazione e l’autogestione di oltre 600 fabbriche.
A ciò si aggiunse la protesta dei contadini, che chiedevano un aumento dei salari e una maggiore stabilità occupazionale.
Di fronte a questa situazione, Giolitti decise, per evitare lo scoppio di una guerra civile, di opporsi energicamente alle richieste avanzate in modo autoritario dagli industriali. Decise, infatti, di tenere lo Stato fuori dal conflitto. In questo modo però non pose termine alle agitazioni sociali nel Paese.
Giolitti e la questione di Fiume
Giolitti in compenso ottenne un successo nella risoluzione della questione di Fiume. Il 12 Novembre 1920 il governo firmò con la Jugoslavia il trattato di Rapallo, in base a cui Fiume veniva dichiarata città libera, in cambio del controllo di alcune cittadine della Dalmazia. D’Annunzio rifiutò di abbandonare la città. Solo dopo l’approvazione del trattato da parte del Senato , D’Annunzio e il suo esercito furono allontanati.
Ritiro dall'Albania e critiche
Giolitti inoltre decise di ritirare le truppe dall’Albania, rinunciando al mandato affidato agli Italiani dal trattato di pace, e a riconoscere ufficialmente l’indipendenza dell’Albania. Tale scelta suscitò l’avversione dei molti seguaci del nazionalismo e del nascente fascismo, che accusavano Giolitti di eccessiva accondiscendenza nei confronti degli alleati.
Domande da interrogazione
- Quali furono le conseguenze sociali della nomina di Giolitti?
- Come reagì Giolitti all'occupazione delle fabbriche da parte degli operai?
- Quali furono le principali decisioni di Giolitti riguardo alla questione di Fiume e all'Albania?
Dopo la nomina di Giolitti, si scatenarono una serie di scioperi e manifestazioni, culminando nel biennio rosso, a causa della mancata concessione di aumenti salariali da parte degli industriali, che portarono a uno sciopero bianco indetto dai sindacati di sinistra.
Giolitti decise di mantenere lo Stato fuori dal conflitto per evitare una guerra civile, opponendosi energicamente alle richieste autoritarie degli industriali, ma ciò non fermò le agitazioni sociali nel Paese.
Giolitti risolse la questione di Fiume firmando il trattato di Rapallo, mentre decise di ritirare le truppe dall'Albania, riconoscendo la sua indipendenza, scatenando critiche da parte dei nazionalisti e dei fascisti per la sua accondiscendenza.