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Concetti Chiave

  • Giovanni Giolitti, figura centrale della politica italiana dei primi del XX secolo, cercò di equilibrare gli interessi delle classi elevate e del proletariato.
  • Durante il primo grande sciopero generale, Giolitti non reprimette le manifestazioni, favorendo nuove elezioni che rafforzarono i liberali.
  • Le riforme giolittiane beneficiarono l'industria, ma causarono tensioni sociali nel settore agricolo, spingendo molti contadini a emigrare.
  • In politica estera, Giolitti tentò di allontanarsi dagli alleati tradizionali per avvicinarsi a Francia e Inghilterra, partecipando anche all'espansione coloniale in Libia.
  • Giolitti introdusse il suffragio universale maschile, ma, nonostante le vittorie elettorali, lasciò il governo per la difficoltà di trovare alleati.

Giolitti e il suo approccio politico

La vita politica italiana dei primi due decenni del XX secolo è dominata dalla figura di Giovanni Giollitti.

Piemontese, liberale ed esperto di problemi amministrativi, egli è il primo statista italiano che cerca di conciliare le esigenze delle classi elevate con quelle del proletariato agricolo ed industriale. All'inizio del suo governo deve subito affrontare il primo grande sciopero generale della storia del nostro paese. Giolitti non interviene a reprimere le dimostrazioni, come invece vorrebbero i borghesi e la destra, ma lascia che lo sciopero si esaurisca per inidire nuove elezioni. I liberali si rafforzano mentre la sinistra perde i consensi. Questo successo gli permette di varare profonde riforme sociali, politiche ed economiche che favoriscono lo sviluppo industriale ed il rafforzamento della moneta italiana sul mercato internazionale.

Riforme e tensioni sociali

Se l'industria riceve enormi benefici dai governi guidati da Giolitti, il mondo agricolo al contrario, pur migliorando la produzione, non risolve problemi di fondo che provocano gravi tensioni sociali, specie tra le classi meno abbienti. Dal sud dell'Italia e dal Veneto, infatti, gran parte dei contadini poveri è costretta ad emigrare nelle Americhe. Ed è roprio dal Sud che vengono le critiche più aspre nei confronti di Giolitti.

Critiche e alleanze politiche

Salvemini e Sturzo lo accusano addirittura di essere il ministro della malavita e di servirsi della mafia per ottenere voti.

Il maggior esponente socialista, Filippo Turati, invece, guarda Giolitti con benevolenza per il suo riformismo e per il suo rispetto verso le regole democratiche. Turati viene addirittura invitato dal presidente del consiglio a far parte del governo, ma questi rifiutò dal momento che la maggior parte dei socialisti (soprattutto i massimalisti favorevoli alla rivoluzione) era contraria a partecipare ad una governo guidato dai liberali.

Politica estera e colonialismo

In politica estera Giolitti cerca di staccarsi dagli impegni contratti con Austria e Germania per avvicinarsi a Francia ed Inghilterra. Nello stesso tempo tenta, spinto dalla destra, di partecipare all'espansione coloniale occupando la Libia. Questa viene conquistata dopo la guerra vinta contro la Turchia, ma non si rivela un buon affare economico.

La guerra di Libia rappresenta un successo soltanto per il nazionalismo, giovane movimento politico antidemocratico ed antisocialista favorevole ad un'Italia come grande potenza imperialistica.

Mentre i nazionalisti guadagnano simpatie presso la borghesia, all'interno del partito socialista si rafforza la corrente massimalista, in cui milita Benito Mussolini.

Riforma del suffragio e conseguenze

Nonostante il calo di consensi a destra e sinistra, Giolitti vara un'importantissima riforma: il suffraggio universale maschile, grazie al quale possono votare circa dieci milioni di italiani. Le prime elezioni dopo la riforma vedono l'avanzata dei socialisti, ma vedono anche l'ennesima vittoria dei liberali giolittiani, i quali però vincono grazie ad un accordo con i cattolici, il cosidetto Patto Gentiloni. Giolitti dunque la spunta, ma è costretto a lasciare il governo perchè non riesce a trovare alleati.

Gli succede un governo di destra che deve tuttavia fare subito i conti con le manifestazioni socialiste che scoppiano in tutta Italia.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stato l'approccio di Giolitti nei confronti degli scioperi e delle tensioni sociali?
  2. Giolitti ha scelto di non reprimere il primo grande sciopero generale, lasciando che si esaurisse per indire nuove elezioni, il che ha portato a un rafforzamento dei liberali e a riforme sociali significative (testo).

  3. Quali critiche ha ricevuto Giolitti e da chi?
  4. Giolitti è stato criticato da Salvemini e Sturzo, che lo accusavano di colludere con la mafia per ottenere voti, mentre Filippo Turati lo guardava con benevolenza per il suo riformismo (testo).

  5. Qual è stata la posizione di Giolitti in politica estera e quali sono stati i risultati della guerra di Libia?
  6. Giolitti ha cercato di distaccarsi dagli impegni con Austria e Germania per avvicinarsi a Francia e Inghilterra, ma la guerra di Libia, pur rappresentando un successo per il nazionalismo, non si è rivelata vantaggiosa economicamente (testo).

  7. Quali sono state le conseguenze della riforma del suffragio universale maschile introdotta da Giolitti?
  8. La riforma ha permesso a circa dieci milioni di italiani di votare, portando a un'avanzata dei socialisti, ma i liberali giolittiani hanno vinto grazie a un accordo con i cattolici, il Patto Gentiloni, prima di dover affrontare manifestazioni socialiste (testo).

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