Concetti Chiave
- L'opera di Bergson esprime una distinzione fondamentale tra il tempo della scienza, omogeneo e spazializzato, e il tempo della vita, concepito come flusso continuo e irripetibile.
- Bergson considera la libertà dell'io come un processo in divenire, evidenziando come sentimenti ed esperienze personali influenzino la nostra libertà senza determinarla completamente.
- La dottrina dell'élan vital di Bergson sostiene che l'evoluzione avviene per caso, creando diverse diramazioni di specie senza una direzione unica, contrariamente alle teorie evoluzionistiche tradizionali.
- Secondo Bergson, l'uomo è costituito da istinto, intelletto e intuizione, ognuno con funzioni specifiche nel rapporto con la realtà e la conoscenza.
- L'intuizione gioca un ruolo centrale nella filosofia bergsoniana, fungendo da ponte verso la metafisica e permettendo una comprensione profonda dell'essenza della vita e della libertà.
La distinzione tra tempo della scienza e della vita
L'opera di Bergson è considerata la massima espressione dello spiritualismo francese.
Il pensiero di Bergson si fonda sulla distinzione tra il tempo della scienza e il tempo della vita.
Il tempo della scienza è costituito da un susseguirsi di istanti omogenei, ossia tutti inevitabilmente uguali. Fra gli istanti non c’è differenza qualitativa, come non sono differenti qualitativamente i punti di una retta.
Gli istanti si differenziano solo quantitativamente, ovvero per il loro collocarsi prima o dopo nella linea del tempo, così come i punti si differenziano per il loro stare prima o dopo all’interno della retta.
(esempi: orologio, collana di perle)
Il tempo della coscienza e la sua irripetibilità
Il tempo della coscienza è dato dal confluire del passato nel presente, grazie alla memoria, e di questo nel futuro, attraverso l’anticipazione (cioè la progettualità). Mentre il tempo della fisica è reversibile (l’esperimento può essere ripetuto infinte volte), il tempo della vita è fatto di momenti irripetibili (ogni ricerca del tempo perduto è destinata al fallimento). Questo non è fatto di singoli istanti tra loro separati, ma è concepito come flusso continuo, incessante movimento degli stati di coscienza (la nostra coscienza non è mai statica) in cui i momenti si fondono, compenetrano e assommano fra di loro.
(esempi: gomitolo di filo, valanga)
La concezione del tempo secondo Bergson
Il tempo della scienza è dunque un tempo “spazializzato” (un “concetto bastardo”: si concepisce il tempo come se si trattasse di uno spazio, qualcosa che abbia un’estensione) e quindi astratto e esterno. Il tempo della vita è invece qualcosa di concreto e interiore e si identifica con la durata.
Bergson si allontana dalla visione positivistica che assimilava il tempo allo spazio. Egli, infatti, considera la temporalità dal punto di vista psicologico:
osservando un orologio noi non stiamo contando lo scorrere del tempo, bensì delle simultaneità; spetta poi alla conoscenza collegare questi elementi per creare il concetto di tempo.
Da ciò Bergson deduce che senza la conoscenza, non c'è alcun tempo e che il tempo della scienza non ha una natura opposta al tempo della vita in quanto hanno un'origine comune ed entrambi si fondano sull'attività della coscienza e della memoria.
Nell’ambito degli oggetti spazializzati, che sono uno esterno all’altro, è possibile la determinazione di un evento successivo per mezzo di un evento precedente, diverso da esso (rapporto causa-effetto); nell’ambito della coscienza ciò è impossibile perché la coscienza non è divisibile in stati distinti.
La libertà dell'io e la sua complessità
Bergson non fa distinzione fra l’io e i suoi atti,.
L’io è un’entità in divenire per cui, per esempio, l’odio o la simpatia non possono agire sull’anima come forze che la determinano e che non dipendono dall’anima per cui l’anima è determinata ad agire in un certo modo (determinismo). Infatti, tali sentimenti non sono forze estranee all’anima, ma costituiscono ciascuno l’anima intera e dire che l’anima si determina sotto l’influenza di uno di essi significa dire che l’anima si determina da se stessa e che, di conseguenza, è libera.
Tale libertà non è però assoluta, ma ammette dei gradi. Sentimenti e idee che provengono da un’educazione mal compresa e non rielaborata personalmente , ma subita, costituiscono un io parassitario, che si sovrappone all’io fondamentale, diminuendo la sua libertà.
Noi siamo liberi quando «i nostri atti emanano dalla nostra personalità intera, quando la esprimono».
La questione della libertà dello spirito apre un tema piuttosto complesso: quello del rapporto tra lo spirito e il corpo, che il filosofo analizza in Materia e memoria.
Memoria, ricordo e percezione
Bergson articola il proprio discorso distinguendo tra memoria, ricordo e percezione.
⦁ Memoria: coincide con la coscienza, la quale registra automaticamente tutto ciò che accade, anche ciò di cui non abbiamo consapevolezza.
⦁ Ricordo: avviene nel cervello e consiste nella materializzazione di un evento del passato in un immagine. Tale materializzazione non avviene sempre e questo spiega come la coscienza sia memoria ma non necessariamente ricordo.
⦁ Percezione: agisce come un filtro che seleziona i dati in base alle esigenze dell'azione.
Critica alle teorie evoluzionistiche
Le teorie dell’evoluzione si distinguono in due grandi classi: teorie meccanicistiche e teorie finalistiche.
Bergson le rifiuta entrambe in quanto cadono nel determinismo: nel primo caso (evoluzionismo darwiniano) l’evoluzione è determinata a seguire una certa direzione da cause efficienti (dal passato), nel secondo caso dalla causa finale (dal futuro).
L'élan vital e l'evoluzione
La dottrina bergsoniana dell'élan vital, invece, afferma che l'evoluzione è avvenuta per puro caso.
La Natura di fronte alle “biforcazioni”, crea serie divergenti di specie che si evolvono separatamente, dividendo il proprio slancio originario (natura come “fascio di steli” senza una linea di evoluzione unica e semplice, ma con numerose diramazioni, di cui molte senza uscita). L'impulso che fa scegliere la strada è lo slancio vitale, il quale è, dunque, responsabile delle variazioni della natura.
Lo slancio vitale è la spinta interna da cui si forma la materia e, in base alla resistenza che essa gli oppone, si generano le piante, gli animali o gli uomini.
La biforcazione fondamentale dello slancio vitale è la distinzione tra piante ed animali.
Gli antropodi (negli insetti) e i vertebrati (nell'uomo) sono le biforcazioni lungo le quali l'evoluzione della vita animale ha avuto più successo, mentre quelle degli echinodermi e dei molluschi sono finite in un vicolo cieco.
Istinto, intelletto e intuizione
Secondo Bergson, l'uomo è costituito da istinto, intelletto e intuizione.
⦁ Istinto: è la facoltà di utilizzare gli strumenti organici (organi naturali). Esso è ereditario, inconsapevole e ripetitivo ed offre soluzioni adeguate, ma soltanto ad un problema in quanto non è in grado di cambiare.
⦁ Intelletto: è la facoltà di fabbricare e utilizzare strumenti inorganici. Essa è consapevole e creativa e conosce attraverso i concetti e distaccandosi dalla realtà immediata può prevedere quella futura;
⦁ Intuizione: è il ritorno consapevole dell'intelletto all'istinto. L'intuizione è l’istinto divenuto disinteressato e consapevole di sé stesso, capace di un indefinito processo di autoriflessione.
Funzioni dell'intuizione e metafisica
Funzioni dell'intuizione:
⦁ Ci fa capire l’arte (intuizione estetica)
⦁ Ci fa distinguere tempo spazializzato e tempo della vita
⦁ Ci rende consapevoli della libertà
⦁ È l’organo della metafisica (Dio, religione, morale)
L’intuizione è dunque l’organo della metafisica, che ci fa entrare in contatto diretto con le cose e con l’essenza della vita (durata).
La Metafisica è definibile come la scienza che si propone di superare la barriera dei simboli costruiti dall’intelletto.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale distinzione tra il tempo della scienza e il tempo della vita secondo Bergson?
- Come si differenziano memoria, ricordo e percezione nel pensiero di Bergson?
- Qual è la posizione di Bergson riguardo alle teorie evoluzionistiche?
- In che modo Bergson concepisce la libertà dell'io?
- Qual è il ruolo dell'intuizione secondo Bergson?
Bergson distingue il tempo della scienza, che è un susseguirsi di istanti omogenei e quantitativi, dal tempo della vita, che è un flusso continuo e irripetibile di stati di coscienza, dove i momenti si fondono e compenetrano (come descritto nel testo).
La memoria coincide con la coscienza e registra tutto automaticamente, il ricordo è la materializzazione di eventi passati in immagini nel cervello, mentre la percezione agisce come un filtro selettivo per i dati in base alle esigenze dell'azione (come spiegato nel testo).
Bergson rifiuta sia le teorie meccanicistiche che quelle finalistiche dell'evoluzione, poiché entrambe cadono nel determinismo; egli propone invece l'élan vital, che sostiene che l'evoluzione avviene per puro caso e attraverso biforcazioni (come indicato nel testo).
Bergson non distingue tra l'io e i suoi atti, affermando che l'io è un'entità in divenire e che la libertà è espressa quando gli atti emanano dalla personalità intera, sebbene questa libertà possa variare in base a influenze esterne (come descritto nel testo).
L'intuizione è vista come l'organo della metafisica, capace di farci comprendere l'arte, distinguere tra tempo spazializzato e tempo della vita, e renderci consapevoli della libertà, permettendoci di entrare in contatto diretto con l'essenza della vita (come evidenziato nel testo).