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Concetti Chiave

  • Bembo, appartenente a una famiglia patrizia, ricevette un'educazione umanistica e studiò il greco a Messina.
  • Dopo esperienze alla corte degli Este e a Urbino, divenne segretario ai brevi e successivamente cardinale, continuando a ricoprire incarichi ecclesiastici fino alla morte.
  • Le "Prose della volgar lingua" difendono l'uso del volgare rispetto al latino, promuovendo la lingua toscana come quella migliore per la letteratura.
  • Le "Rime", pubblicate nel 1530, applicano la teoria bembiana, presentando una struttura diversa rispetto al "Canzoniere" di Petrarca, con sezioni dedicate a più amori.
  • Il componimento "Alma cortese" esprime il lutto per la perdita del fratello Carlo, mescolando emozioni personali e descrizioni della natura con riferimenti mitologici.

Qual è la relazione tra formazione e prime esperienze?

Biografia: appartenente ad una della famiglie patrizie più importanti della città, ebbe una educazione umanistica. Tra il 1492 e il 1494 soggiornò a Messina per imparare il greco. Al ritorno a Venezia strinse rapporti di collaborazione col grande editore Aldo Manuzio.

Carriera ecclesiastica e ritorno a Venezia

Una prima esperienza della vita di corte gli fu offerta da un soggiorno di due anni (1497-1499) presso gli Este a Ferrara. Tornato a Venezia, la svolta della sua carriera arrivò nel 1506 quando decise di abbandonare definitivamente la laguna, dove i suoi doveri di patrizio l’avrebbero obbligato ad impegni a lui sgraditi, per stabilirsi alla corte dei Montefeltro ad Urbino e in seguito passare allo stato ecclesiastico. Nel 1513 fu eletto da papa Leone X segretario ai brevi (le lettere pontificie ufficiali in latino). Le delusioni per la sua carriera ecclesiastica, la salute malferma e la morte del padre, lo riportarono a Venezia e successivamente a Padova. Qui si ebbe un grande fervore creativo e di studio. Fu nominato nel 1530 storiografo e bibliotecario della Repubblica di Venezia. Nel 1539 Bembo fu nominato da Paolo III, papa Farnese, cardinale. Fino alla morte, ebbe nuovi incarichi: fu vescovo di Gubbio e di Bergamo.

Prose della volgar lingua

Le opere. Prose della volgar lingua (1525): il libro primo sostiene, contro la tesi della maggior nobiltà del latino, che è meglio usare la propria lingua, il volgare. L’eccellenza linguistica, stilistica e retorica dell’uso del volgare si trova nei tre grandi trecentisti, e soprattutto in Boccaccio per la prosa e in Petrarca per la poesia. La lingua letteraria da usare è quindi quella toscana trecentesca fissata nelle opere di quegli autori, migliore rispetto alla “viniziana” perché “più dolce, più vaga, più ispedita, più viva”, ed ha “alle regole più riguardo, a’ tempi, a’ numeri, agli articoli e alle persone”. Nella conoscenza di questa, sono favoriti coloro che fiorentini non sono, poiché “da’ buoni libri la lingua apprendono vaga e gentile”. La lingua delle corti non è presa in considerazione perché priva di scrittori, il fiorentino attuale invece è corrotto dall’uso popolaresco.

Il libro secondo, delinea le caratteristiche generali dello stile, della metrica, della fonetica, e individua nella compresenza ed alternanza di gravità (“onestà, dignità, maestà, magnificenza, grandezza”) e piacevolezza (“grazia, soavità, vaghezza, dolcezza, scherzosità, giocosità”) il principio ispiratore dell’espressione poetica ideale, di cui ancora una volta si identifica la perfetta applicazione in Petrarca. Dante invece ha scritto molte composizioni gravi ma senza piacevolezza. Per quanto riguarda la scelta delle parole per la lingua letteraria, Bembo preferisce “le più pure, le più monde, le più chiare, le più belle, le più grate”.

Per la materia grande (stile sublime), le parole devono essere alte, gravi, sonanti, luminose.

Per la materia mezzana (stile mediocre), devono essere mezzane e temperate.

Per la materia bassa e volgare (stile umile), devono essere lievi, piane, dimesse, popolari, chete.

Il libro terzo contiene una grammatica della lingua volgare, le cui regole sono ricavate appunto dalle opere degli scrittori del ‘300. In tal modo si garantisce alla lingua la necessaria uniformità. Grazie a Petrarca e Boccaccio, Bembo crea un classicismo volgare, che permette a tutti di accedere ad una lingua dalle regole certe, codificate, dotata di una propria eccellente tradizione letteraria.

Rime e applicazione della teoria

Le rime (1530): cinque anni dopo le Prose, le Rime costituivano l’applicazione pratica della teoria bembiana. Le Rime insegnano la rigorosa fedeltà alla lingua e allo stile di Petrarca. Sono 165 componimenti che però presentano forti divergenze rispetto al Canzoniere: intanto solo nella terza edizione compare la divisione in due sezioni, e la seconda non è dedicata come in Petrarca alla donna amata ma a vari affetti (il fratello Carlo e vari amici, oltre alla donna amata); la prima invece che essere dedicata a una donna sola è dedicata a più amori.

Crin d’oro crespo e d’ambra

Crin d’oro crespo e d’ambra tersa e pura: la donna di cui si cantano bellezze e virtù è Lucrezia Borgia, in un contesto di amore cortese e platonico.

“Occhi soavi e più chiari che ‘l sole / da far giorno seren la notte oscura, / riso, ch’acqueta ogni aspra pena e dura, / rubini e perle, ond’escono parole”.

Alma cortese e il compianto

Alma cortese, che dal mondo errante: è un lungo componimento di ben 214 versi. Fu scritto in compianto del fratello Carlo. Nella canzone, Bembo si rivolge all’anima del fratello con accenti di forte rimpianto per la sua prematura scomparsa. Nella prima parte espone il proprio lutto personale, poi quello del padre e della sorella, per passare poi nella seconda parte a mettere sulla scena lo sfondo naturale dei luoghi frequentati da Carlo, con fitti riferimenti mitologici.

“Partendo ne la tua più verde etade, / hai me lasciato eternamente in doglia, /…me ‘l marmo asciutto / vedrai bagnare, te richiamando…/…Or teco ogni mia gioia / è spenta, e non so già, perché io non moia”.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza della lingua volgare secondo Bembo?
  2. Bembo sostiene che l'uso della lingua volgare è preferibile al latino, evidenziando l'eccellenza stilistica e retorica del volgare, in particolare quello toscano trecentesco, rispetto ad altre varianti, come quella veneta.

  3. Come si sviluppa la carriera ecclesiastica di Bembo?
  4. Dopo un periodo alla corte degli Este, Bembo si stabilisce alla corte dei Montefeltro e, nel 1513, diventa segretario ai brevi. Nonostante le delusioni, continua a ricevere incarichi importanti, tra cui quello di cardinale nel 1539.

  5. Quali sono le caratteristiche stilistiche delineate nelle "Prose della volgar lingua"?
  6. Bembo descrive uno stile ideale che alterna gravità e piacevolezza, preferendo parole pure e belle, e stabilendo regole per diversi livelli di stile, da quello sublime a quello umile.

  7. In che modo le "Rime" di Bembo si differenziano dal "Canzoniere" di Petrarca?
  8. Le "Rime" presentano una divisione in due sezioni, una dedicata a più amori e l'altra a vari affetti, diversamente dal "Canzoniere" di Petrarca, che si concentra su una sola donna amata.

  9. Qual è il tema centrale della canzone "Alma cortese"?
  10. "Alma cortese" è un lungo componimento di lutto per la morte del fratello Carlo, in cui Bembo esprime il suo profondo dolore e ricorda i luoghi e i ricordi condivisi con lui, utilizzando riferimenti mitologici.

Domande e risposte

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