Concetti Chiave

  • Leon Battista Alberti è considerato il primo architetto umanista, proponendo un'idea concreta di città rinascimentale, riflettendo lo spirito innovativo dell'Umanesimo.
  • Il "De re aedificatoria", scritto intorno al 1450, è un ampio trattato che discute la progettazione delle città tenendo conto delle esigenze sociali e spirituali dei cittadini.
  • Alberti analizza le fortificazioni, evidenziando la debolezza degli spigoli nelle mura e suggerendo bastioni sporgenti per migliorare la difesa contro le nuove artiglierie.
  • Promuove una pianificazione urbana moderata, preferendo spazi meno affollati per garantire aree dedicate a attività lavorative e ricreative.
  • Per Alberti, le città moderne devono rispondere a diverse esigenze di benessere, rifiutando l'idea di città che fungono solo da luoghi di residenza.

Indice

  1. Leon Battista Alberti e l'umanesimo
  2. Il De re aedificatoria
  3. Progettazione urbana e fortificazioni
  4. Moderazione nella pianificazione urbana

Leon Battista Alberti e l'umanesimo

Leon Battista Alberti può essere considerato il primo architetto umanista. I nuovi ideali architettonici e urbanistici del Rinascimento non furono quasi mai tradotti in una realtà concreta, per cui, la città rinascimentale rimase, per la massima parte dei casi, soltanto un’idea. Comunque essa non era qualcosa di fantastico o di astratto: veniva proposto un piano di intervento fattibile, possibile e concreto, anche se raramente realizzato. Alla base esisteva un forte spirito di iniziativa e una ferma convinzione che il reale poteva essere modificato: in questo senso, si può affermare che l’architettura era veramente figlia dello spirito innovativo dell’Umanesimo. Non è un caso, se fra i più grandi rappresentanti della cultura umanistica, troviamo il primo teorico di una nuova idea di città e nel contempo uno dei massimi architetti: Leon Battista Alberti.

Il De re aedificatoria

Fra le opere di Leon Battista Alberti, abbiamo il De re aedificatoria, composta in latino intorno al 1450. Fin dal titolo e dalla struttura, essa riprende il celebre trattato architettonico dell’antichità del latino Vitruvio che lo aveva dedicato ad Augusto. Si tratta di un ampio trattato sul tema dell’architettura, la cui traduzione in lingua volgare fu curata nel 1550. Fra le pagine più interessanti abbiamo quella in cui l’autore fornisce istruzione sul come e dove costruire una città, tenendo conto delle varie esigenze. In sintesi questa è la idea: non esiste un unico modo valido di progettare una città: meglio, però tenere conto delle esigenze di socialità della popolazione. L’Alberti rifiuta, infatti, l’idea di quella che oggi chiameremmo “città dormitorio”, perché priva di altra funzione che non sia quella abitativa. La città moderna, per l’autore, deve rispondere alle esigenze di benessere dei cittadini, comprese quelle spirituali e ludiche.

Progettazione urbana e fortificazioni

L’autore passa in rassegna opinioni diverse sul modo di progettare una città, tentando di individuare le ragioni che possono fare propendere per una soluzione piuttosto che per un’altra. In tema di fortificazioni, per esempio, ammette che gli spigoli che interrompono la linearità delle mura sono certamente un elemento di debolezza in quasi tutte le situazioni in quanto attaccabili da più parti e in più modi. Con questa osservazione, lo scrittore coglie nel vivo l’evoluzione della tecnica bellica che avrebbe ben presto portato a rivedere l’antica strategia difensiva. La potenza distruttiva delle nuove artiglierie, di cui presto anche le città italiane avrebbero fatto esperienza, è destinata, infatti a dimostrare l’inefficacia delle mura difensive dritte e a indurre la costruzione di bastioni difensivi sporgenti, in grado di spezzare la linea di fuoco dei nemici. Ritiene, invece che esse abbiano una funzione importante nelle città di montagna, se dominano le vie di accesso.

Moderazione nella pianificazione urbana

Per quanto riguarda la quantità e la disposizioni degli edifici, egli valuta le due tesi di chi vorrebbe le città stipate e di chi, invece, preferirebbe contemplare spazi vuoti, per le evenienze future. Alberti trova saggio attenersi al principio della moderazione (qualsiasi soluzione ha una sua validità, purché senza eccessi), ma annette che, se costretto a prendere posizione, propenderebbe verso una città meno affollata di edifici. Il motivo è che una città non può essere concepita solo come un luogo di residenza, ma deve prevedere anche gli spazi necessari alle attività lavorative e ricreative da tenersi in comune.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo di Leon Battista Alberti nell'umanesimo?
  2. Leon Battista Alberti è considerato il primo architetto umanista, poiché ha proposto un piano di intervento architettonico e urbanistico concreto, riflettendo lo spirito innovativo dell'Umanesimo.

  3. Qual è l'importanza del "De re aedificatoria"?
  4. Il "De re aedificatoria", scritto intorno al 1450, è un ampio trattato sull'architettura che riprende le idee di Vitruvio, sottolineando l'importanza di progettare città che rispondano alle esigenze sociali e benessere dei cittadini.

  5. Come affronta Alberti il tema delle fortificazioni?
  6. Alberti osserva che gli spigoli delle mura rappresentano una debolezza, suggerendo che le nuove tecniche belliche richiedono una revisione delle strategie difensive, come la costruzione di bastioni sporgenti.

  7. Qual è la posizione di Alberti sulla pianificazione urbana?
  8. Alberti sostiene il principio della moderazione nella pianificazione urbana, preferendo città meno affollate per garantire spazi per attività lavorative e ricreative, non solo residenziali.

  9. Qual è la visione di Alberti sulla città moderna?
  10. Alberti rifiuta l'idea della "città dormitorio" e propone che la città moderna debba soddisfare le esigenze di benessere dei cittadini, comprese quelle spirituali e ludiche.

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