Concetti Chiave
- Franco Basaglia è considerato il padre della riforma psichiatrica in Italia, avendo introdotto la Legge 180 che ha portato alla chiusura dei manicomi.
- La Legge 180, approvata nel 1978, ha regolamentato il trattamento sanitario obbligatorio e promosso una modernizzazione dei servizi di salute mentale.
- Nonostante la riforma, molti ospedali psichiatrici giudiziari presentano condizioni disumane e pratiche abusive, come l'uso eccessivo di farmaci e l'elettroshock.
- Le esperienze innovative di Basaglia a Gorizia e Trieste hanno introdotto approcci anti-istituzionali, inclusi laboratori creativi e cooperativa di lavoro per i pazienti.
- Le attuali strutture psichiatriche in Italia mostrano gravi problemi strutturali, con sovraffollamento e mancanza di personale, portando a situazioni di degrado e abusi.
Proprio per questa canzone ho deciso di parlare della legge 180, definita legge Basaglia che riguarda proprio la chiusura dei manicomi in Italia.
Franco Basaglia e la sua carriera
Franco Basaglia (Venezia, 11
marzo 1924 – Venezia, 29
agosto 1980)
fu
uno psichiatra e neurologo italiano,
professore, fondatore della concezione
moderna della salute mentale, riformatore della disciplina psichiatrica in Italia e ispiratore della cosiddetta Legge 180, anche nota infatti come "Legge Basaglia", che introdusse un'importante revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici in Italia e promosse notevoli trasformazioni nei trattamenti sul territorio.
L'esperienza di Gorizia
Nel 1953 si specializza in Malattie nervose e mentali presso la clinica neuropsichiatrica di Padova.
Nel 1958 Basaglia ottiene la libera docenza in psichiatria. Per le sue idee innovative e rivoluzionarie non viene bene accolto in ambito accademico,
cosicché nel 1961 decide di rinunciare alla
carriera universitaria e di trasferirsi
a Gorizia per dirigere l'ospedale psichiatrico
della città. Si tratta di un esilio
professionale dovuto soprattutto alle scelte politiche e scientifiche. L'impatto con la realtà del manicomio è durissimo. Teoricamente si avvicina alle correnti psichiatriche di ispirazione fenomenologica ed esistenziale (Karl Jaspers, Eugéne Minkowski, Ludwig Binswanger), ma anche a Michel Foucault e Erving Goffman per la critica all'istituzione psichiatrica.
A Gorizia, dopo alcuni soggiorni all'estero (fra cui la visita alla comunità terapeutica di Maxwell Jones), avvia nel 1962, insieme ad Antonio Slavich, la prima esperienza anti-istituzionale nell'ambito della cura dei malati di mente. In particolare, egli tenta di trasferire il modello della comunità terapeutica all'interno dell'ospedale e inizia una vera e propria rivoluzione. Si eliminano tutti i tipi di contenzione fisica e le terapie elettroconvulsivanti (elettroshock), vengono aperti i cancelli dei reparti. Non più solo terapie farmacologiche, ma anche rapporti umani rinnovati con il personale. I pazienti devono essere trattati come uomini, persone in crisi. Fu l'inizio di una riflessione sociopolitica sulla trasformazione dell'ospedale psichiatrico e di ulteriori esperienze di rinnovamento nel trattamento della follia, alternative anche alla esperienza di Gorizia.
Nel 1967 cura il volume Che cos'è la psichiatria?. Nel 1968 pubblica L'istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico, dove racconta al grande pubblico l'esperienza dell'ospedale psichiatrico di Gorizia. Quest'ultima si rivela un'opera di grande successo editoriale.
Il trasferimento a Trieste
Nel 1969 lascia Gorizia e, dopo due anni a Parma dove dirige l'ospedale di Colorno, nell'agosto del 1971 diviene direttore del manicomio di Trieste. Basaglia istituisce subito, all'interno dell'ospedale psichiatrico, laboratori di pittura e di teatro. Nasce anche una cooperativa di lavoro per i pazienti, che così cominciano a svolgere lavori riconosciuti e retribuiti. Ma ormai sente il bisogno di andare oltre la trasformazione della vita all'interno dell'ospedale psichiatrico: il manicomio per lui va chiuso ed al suo posto va costruita una rete di servizi esterni, per provvedere all'assistenza delle persone affette da disturbi mentali. La psichiatria, che non ha compreso i sintomi della malattia mentale, deve cessare di giocare un ruolo nel processo di esclusione del "malato mentale", voluto da un sistema ideologico convinto di poter negare e annullare le proprie contraddizioni, allontanandole da sé ed emarginandole. Nel 1973 Trieste viene designata "zona
pilota" per l'Italia nella ricerca dell'OMS sui servizi di salute mentale. Nello stesso anno Basaglia fonda il movimento Psichiatria Democratica, favorendo la diffusione in Italia dell'antipsichiatria, una corrente di pensiero sorta in Inghilterra nel quadro della contestazione e dei fermenti rivoluzionari del1968 ad opera principalmente di David Cooper.
Quali sono le implicazioni della legge 180?
Nel gennaio 1977 viene annunciata la chiusura del manicomio "San Giovanni" di Trieste entro l'anno. L'anno successivo, il 13 maggio 1978, in Parlamento viene approvata la legge 180 di riforma psichiatrica.
Con Legge Basaglia si intende la legge italiana numero 180 del 13 maggio 1978, "Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori".
Estensore materiale della legge fu lo psichiatra e politico democristiano Bruno Orsini.
La Legge 180 è la prima e unica legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici.
Prima della riforma dell'organizzazione dei servizi psichiatrici legata alla legge n. 180/1978, i manicomi erano spesso significativamente connotati anche come luoghi di contenimento sociale, e dove l'intervento terapeutico e riabilitativo scontava frequentemente le limitazioni di un'impostazione clinica che si apriva poco ai contributi della psichiatria sociale, delle forme di supporto territoriale, delle potenzialità delle strutture intermedie, e della diffusione della psicoterapia nei servizi pubblici.
La legge stessa voleva anche essere un modo per modernizzare l'impostazione clinica dell'assistenza psichiatrica, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati anche da strutture territoriali.
La legge stessa prevedeva, nell'articolo 11 ("Norme finali"), che la stragrande maggioranza degli articoli (articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9 ) cessassero di essere in vigore quando sarebbe entrata in vigore la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, cosa che avvenne con la legge n. 833 del 23 dicembre 1978.
Nel 1978 solo nel 55% delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico, mentre nel resto del paese ci si avvaleva di strutture private per il 18%, o delle strutture di altre province per il 27%.
Di fatto, solo dopo il 1994, con il "Progetto Obiettivo" e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la previsione di legge di eliminazione dei residui manicomiali.
Nonostante critiche e proposte di revisione, le norme della legge n. 180/1978 regolano tuttora l'assistenza psichiatrica in Italia.
Critiche e problemi attuali
Da quando c’è la legge Basaglia si chiamano ospedali psichiatrici giudiziari ma sono sempre gli stessi manicomi criminali di una volta.
Sono sei, ci sono rinchiusi in 1500 e il 40% di loro non ci dovrebbe stare ma, finita la pena, gli viene prorogato il soggiorno. All’infinito. Spesso senza un processo. Le famiglie non ci sono o li rifiutano e i territori non li accolgono. Così vivono in nove in una cella, lenzuola luride come i bagni, l’acqua tenuta in fresco nella tazza del cesso, legati se sgarrano, con lo psichiatra a disposizione per meno di un’ora al mese.
Almeno tre strutture (Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa e Montelupo Fiorentino) andrebbero chiuse subito.
Situazioni specifiche in varie strutture
A Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) 329 degenti stipati in celle costruite nel ’14.
Non ci sono psicologi e psichiatri né qualsiasi attività educativa. Ovunque sporcizia, muffe, intonaci scrostati, porte rotte, vetri incrinati, ruggine, pavimenti rotti, esalazioni di urina. Un paziente era nudo e legato al letto con le garze. Aveva un ematoma sulla testa ma il diario clinico non faceva menzione del trattamento.
Ad Aversa (Caserta), costruita nel 1898, si vive in 320 in celle da sei tutte in condizioni «disumane». Gli infermieri si cambiano nella tromba delle scale ma due padiglioni ristrutturati restano inutilizzati. I farmaci stupefacenti somministrati sono registrati una volta l’anno.
I Nas hanno preso nota e hanno denunciato tutto alla procure ma sono le stesse procure che condannano molti pazienti a una sorta di «ergastolo bianco».
Ecco Secondigliano, dove l’Opg è dentro il carcere: il 40% dei rinchiusi è in deroga. Qui sta da 25 anni un paziente che doveva scontare due anni. Un altro da tre anni attende il trasferimento in comunità. Ustioni e occhi neri mai annotati nei diari clinici. Oppure piedi e mani che vanno inesorabilmente in cancrena.
Problemi strutturali e abusi
A Montelupo Fiorentino sono in 170 in uno stabile degradatissimo. A Reggio Emilia stanno in 274 dove ne dovrebbero stare 132. In un piano tre docce dovrebbero lavare 58 pazienti. Uno di loro era legato da cinque giorni per motivi disciplinari in una stanza dove non c’è nemmeno un campanello d’allarme. Ci sono spazi vuoti ma la gente sta in tre in 9 metri quadri. Un po’ meglio solo a Castiglione delle Stiviere dove anche il personale è sembrato più motivato.
Ritorno di pratiche controverse
Si spinge sempre di più il consumo di farmaci, torna in voga l’elettroshock, magari per curare la depressione post parto. Ed è in agguato una legge per portare il trattamento sanitario obbligatorio da 7 giorni a un mese».
Dal 2008 al 2011 sono stati fatti 1406 elettroshock in 91 strutture.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della Legge 180 nella storia della psichiatria in Italia?
- Quali innovazioni ha introdotto Franco Basaglia durante la sua direzione a Gorizia?
- Quali sono le attuali problematiche legate agli ospedali psichiatrici giudiziari in Italia?
- Come ha influito la Legge 180 sulla struttura dei servizi psichiatrici in Italia?
- Quali pratiche controverse stanno tornando nel trattamento dei pazienti psichiatrici?
La Legge 180, nota anche come legge Basaglia, ha segnato la chiusura dei manicomi in Italia e ha introdotto una revisione significativa dei trattamenti psichiatrici, promuovendo una maggiore umanizzazione e il riconoscimento dei diritti dei pazienti (testo).
A Gorizia, Basaglia ha avviato una rivoluzione nel trattamento dei malati di mente, eliminando la contenzione fisica e le terapie elettroconvulsivanti, e promuovendo rapporti umani rinnovati tra pazienti e personale (testo).
Gli ospedali psichiatrici giudiziari, pur essendo stati rinominati, continuano a presentare condizioni disumane, con un alto numero di pazienti non idonei a rimanere e situazioni di sovraffollamento e abusi (testo).
La Legge 180 ha imposto la chiusura dei manicomi e ha regolamentato il trattamento sanitario obbligatorio, portando alla creazione di servizi di igiene mentale pubblici e a una maggiore integrazione sociale dei pazienti (testo).
Si osserva un aumento nell'uso di farmaci e il ritorno dell'elettroshock come trattamento, con proposte di estensione del trattamento sanitario obbligatorio, sollevando preoccupazioni per la salute mentale dei pazienti (testo).