Archeologia e storia dell’arte romana
1. Introduzione all’archeologia
Studio delle società umane, del passato e del presente attraverso l’analisi dei loro resti materiali.
È una scienza interdisciplinare, si basa sulla raccolta dei dati che vanno interpretati e sottoposti a verifica.
Qualsiasi oggetto che l’essere umano utilizza o crea può essere indagine di ricerca archeologica. Una parte di quello che l’uomo lascia viene sepolto sottoterra, principio dello scavo archeologico moderno. Quindi si occupa di tutti i periodi preistorici e storici.
L’archeologia romana è un settore dell’archeologia, in particolare della civiltà dell’epoca romana, si occupa di un territorio molto vasto, ovvero fin dove l’impero romano si diffuse, penisola italiana, il Mediterraneo, l’Europa, l’Africa settentrionale e il Vicino Oriente, tendenzialmente dalla fine dell’inizio dell’età del ferro, inizi I mill. a.C., alla caduta dell’impero romano d’occidente, 476 d.C.
Cronologia
- Età greco romana, tra IX e X sec. a.C. e termina intorno al III e IV sec. a.C. (età ellenistica).
Non esiste propriamente una fine, possiamo parlare di molteplici fini, a seconda di ciò che prendiamo in considerazione, 476 fine impero romano. Questo per capire che gli inizi e le fini dei periodi storici sono date convenzionali.
La nascita di Roma, 21 aprile 73 a.C., data convenzionale che deriva da deduzioni ed interpretazioni che non sono del tutto scientifiche. Questa è una delle molte date della fondazione di Roma. Alcuni studiosi volevano allineare la nascita di Atene con la nascita di Roma.
Date significative
- Fondazione di Roma 753 a.C.
- Fondazione della Repubblica 509 a.C.
- Annibale invade l’Italia 218 a.C.
- Giulio Cesare dittatore di Roma 45 a.C. – assassinio 44 a.C.
- La Repubblica romana finisce 27 a.C., inizio dell’Impero.
2. Urbanistica: la città romana
La civiltà romana è una civiltà fortemente urbana, centro demico in cui vivono un certo numero di persone, fulcro sociale, politico ed economico della civiltà. Nel mondo romano la città è al centro dello sviluppo sociale e civile, ma anche economico, cosa non scontata per una città. Non solo Roma ma anche città che i romani fondano. La città è anche un simbolo, di potere e di ricchezza, la città obbliga un certo numero di persone a vivere assieme. Questo può portare anche a problemi come le epidemie che portano alla rovina, in quanto un elevato numero di persone convive anche con animali, bestiame.
La civiltà quindi può portare ad enormi problemi anche disuguaglianze tra le classi sociali. I romani hanno in mente un modello ideale per la costruzione della città, ma allo stesso tempo adattano alle diverse condizioni geografiche le città. Si basano quindi su modelli simili, ma hanno anche molte differenze. La città romana è colonizzatrice, che conquista che tende a scontrarsi con altre popolazioni e che quasi sempre riesce a conquistarli. La colonizzazione non è solo distruttiva, ma tende anche ad includere, annettere culture diverse, a partire dalla religione; inclusiva dal punto di vista culturale.
La società romana collabora molto con le aristocrazie degli altri popoli. Avviene il processo di romanizzazione, forma di modificazione delle società locali che vogliono diventare come quella romana, come ad esempio stile di vita, la moneta. Avviene quindi anche senza il processo di conquista. Parliamo di popoli attratti dallo stile di vita e dalle usanze della civiltà romana, attratti da ricchezze, dal profitto che può portare l’essere romani.
Per quanto riguarda la città comporta modifiche a lungo termine, la romanizzazione di molti territori sono processi con effetti a lunghissimo termine, grazie alle tecnologie che i romani adottano e sviluppano. Società che sfrutta la natura e le risorse quasi fino al collasso.
Le colonie romane sono città che i romani hanno costruito nel corso dei secoli in tutta Europa. A livello di immagine sono considerate una copia di Roma, ma non sono mai comparabili con la pianta reale di Roma. Roma è quindi il modello ideologico delle colonie, si viene a ricreare la romanità.
Un altro aspetto che modifica l’Europa sono le infrastrutture, per consentire lo spostamento delle legioni nel minor tempo possibile e con la minor spesa possibile.
Il paradosso di Roma
La città è il modello per le colonie, ma Roma non offre un modello urbanistico ideale, è un modello concettuale ed ideologico e politico; lo scopo è quello di far sentire il cittadino a casa, a Roma, attraverso le infrastrutture e gli edifici simbolo, terme, foro, teatro e il capitolium al centro del foro.
Fondare una città romana vuol dire seguire dei precetti che i romani stessi decidono di scrivere in alcuni manuali.
- Scegliere luogo, scelta politica, con risorse, collegamenti o difesa.
- Iniziare delle pratiche religiose di origine italica volti alla consacrazione del terreno, origine etrusca, pratiche rivolte anche a divinità locali. Viene fatto attraverso sacrifici, grazie ai quali i sacerdoti facevano premonizioni sul futuro. In alcuni bassorilievi viene rappresentato l’atto di fondazione di una città.
- Contadino che traina i buoi seguiti da uomini con la toga che simboleggia l’essere cittadino in tutto e per tutto = sulcus primigenius, tracciare la linea che demarca la nuova città, delimita il dentro e il fuori.
- Limitatio, suddivisione degli spazi, sacerdoti e cittadini suddividono quelli che saranno i quartieri della città, attraverso il sistema del cardo e decumano, le strade principali, cardo nord sud, decumano est ovest, da qui nasceranno le altre strutture. Vengono costruite le mura e le porte, aperte in prossimità delle strade principali.
È una città molto regolare, città ortogonale, rigore geometrico. Questo tipo di città non ha origine romana, fino a qualche tempo fa si pensava nascesse in Grecia, Ippodamo di Mileto, sappiamo oggi grazie all’archeologia che esistono questo tipo di città dal neolitico, nella zona del Caucaso, anche in Cina. In Italia hanno origine dall’influenza greca, ma la città greca ha sempre un lato più lungo rispetto all’altro, per strigas, per scamna: per isolati rettangolari, con strade perpendicolari che si generano dalle strade principali.
Questo modello è applicato fino alla fine dell’età del bronzo, secondo millennio a.C.
Il modello castrense, questione castrense, si pensava che l’origine della città romana fossero gli accampamenti delle legioni, castra. Questa ipotesi è stata però scartata per un motivo cronologico. Non conosciamo esempi di castra tanto vecchi, si pensa che questo modello di accampamento derivi dai macedoni, Pirro II sec. a.C., quindi sono gli accampamenti che vogliono riprodurre il modello delle città romane.
Le colonie romane
- Colonie di diritto romano: sono le più antiche, legate alla fase di espansionismo di Roma nel Lazio, legate quindi al IV sec. a.C. circa. Per espandersi, per modificare territorio e società formano le prime colonie, di diritto romano, i coloni sono cittadini di Roma che semplicemente vivono in luogo differente da Roma stessa.
Sono più piccole perché vivono al loro interno un numero ristretto di persone, padri di famiglia, circa 300 persone. Ogni famiglia ha una casa assegnata e un lotto di terreno da coltivare. Sono concentrate nel territorio del Lazio e sono vicine alla costa, Ostia, Anzio, sono fondate in luoghi strategici. Schema sempre regolare, ma con alcune differenze per adattamento al territorio. Una delle più conosciute è Ostia, fondata nel 380 a.C., i suoi abitanti erano cittadini romani, non c’è un governo locale, è situato a Roma. Assetto ortogonale, edifici più importanti al centro, foro, capitolium. La presenza del capitolium è caratteristica delle colonie di diritto romano, Triade Capitolina: Giove, Giunone e Minerva.
- Colonie di diritto latino, città autonome con governo autonomo in cui i cittadini non sono cittadini romani.
Nascono a partire dal III sec. a.C. quando Roma conquista territori più lontani, controlla il territorio attraverso la fondazione di nuove colonie. Hanno una forma di governo locale, i cittadini non sono romani, non hanno gli stessi diritti dei romani, non possono votare, possono sposarsi e commerciare. Sono cittadini latini. Hanno dei propri magistrati, duoviri, senato locale, assemblea popolare. Prendono decisioni solo a livello locale. Colonie di maggiore estensione, abitate da 2500 fino a 20000 famiglie. Hanno un territorio agricolo a disposizione. Non possiede il Capitolium. I coloni latini devono obbligatoriamente offrire milizie, per molti anni. Un esempio è Cosa, vicino ad Ansedonia, fondata nel 273 a.C., posizione strategica nel golfo, precedentemente territorio etrusco. Impianto per strigas, di tipo greco. I culti si svolgono su una collina, una sorta di acropoli come nel mondo greco.
Le colonie dell’Italia cisalpina
Nuova zona di espansione durante il III-II sec. a.C., quando i romani sconfiggono man mano tutte le popolazioni italiche. Impiantano nuove strade, via Emilia e via Postumia in modo tale da controllare il territorio. La pianura padana si presta molto bene all’impianto delle colonie romane. Nell’Italia del nord le colonie hanno un forte valore ideologico, sono il modo migliore per controllare un territorio, come anche all’estero, luoghi per l’economia il commercio.
La centuriazione è la trasposizione della città nella campagna, modo per controllare i territori coltivabili. Creazione di centurie, lotti di terreno, le cui linee dipartono dal cardo. Possono essere ortogonali oppure adeguarsi alla economia del territorio. Modificano il territorio utilizzando canali, opere di bonifica.
Questi modelli sono replicati anche in altre zone del mondo, Africa settentrionale, Costantinopoli che venne scelta come nuova Roma.
3. L’arte di costruire presso i romani
Le tecniche edilizie romane adottate nel corso del tempo e che hanno permesso a molti edifici di resistere durante gli anni con pochi interventi di restauro. La civiltà romana è quella che sentiamo più vicina alla nostra, grande investimento tecnologico, massificazione dei servizi pubblici, e democratizzazione di alcuni servizi, ma anche un impatto ambientale molto gravoso. Intossicamento da piombo, utilizzato per le tubature.
La forza lavoro è umana o animale, persone pagate a cottimo o schiavi. La più grande innovazione è il cementizio, nuovo materiale che permette insieme all’adozione dell’arco di creare edifici di enorme ampiezza. I romani hanno uno stile architettonico, ma la loro caratteristica è l’empirismo, non badare all’estetica, ma la loro attenzione è rivolta alla praticità, attenti al risparmio, ossessionati dalla velocità di esecuzione del lavoro. Tutto ciò connesso al mondo militare, poiché forma la loro mente. Poi in ambito civile tendono a comportarsi con atteggiamenti quasi rigidi, tipici dell’esercito.
Progettavano i monumenti, ma oggi non ne abbiamo. Erano molto attenti nel seguire questi progetti durante l’esecuzione del lavoro.
Grande attenzione alla staticità, strutture molto solide. Tutto quello che è estetica è solamente una facciata, più importante è che l’edificio sia saldo.
L’architettura greca è estremamente monumentale ed efficiente, ma non conoscono il cementizio e gli archi. La loro architettura è del trilitismo, ovvero due elementi verticali, colonne, e un elemento orizzontale, architrave, la base del tempio greco, tutto ciò è replicabile in moduli. Si basa sulla forza di gravità, l’elemento orizzontale tiene fermi gli elementi verticali grazie al suo peso. I materiali sono naturali, lavorati ma non creati dall’uomo come pietre e legno. Sfruttano il paesaggio naturale.
Limiti in dimensioni e pesi, peso e lunghezza architrave, diametro e lunghezza colonna.
Stoà di Attalo, moduli, trilitismo, spazi coperti sono limitati, la planimetria è limitata perché servono degli architravi che non possono essere enormi. I romani riescono invece a creare spazi coperti enormi grazie alle nuove tecniche.
Le nuove tecniche
Le nuove tecniche, dalle più antiche:
- Opere poligonale, impiego di blocchi più o meno lavorati, importati o di zone locali. Opera poligonale, opus siliceum = opera di pietra, sovrapposizione di blocchi di pietra sovrapposti, senza l’ausilio di leganti.
- Opera quadrata, opus quadratum, prevede la lavorazione di questi blocchi e una sovrapposizione più uniforme di blocchi quadrati, appoggiati e incastrati.
La zona del Lazio non è ricca di questi materiali, hanno soltanto un tipo di pietra, il tufo, roccia molto friabile di origine vulcanica. Facile da estrarre e da lavorare, ma non è particolarmente resistente e in alcuni casi infiammabili. Il tufo cappellaccio, è un tipo di tufo presente nella zona di Roma, altro tipo è il grotta oscura. Il cappellaccio è di colore grigio, utilizzato in età arcaica, VI sec. a.C., strutture in opera quadrata.
Il tufo di grotta oscura, nella zona di Roma, è più poroso, giallo e più resistente. Peperino, litoide, grigio chiaro.
Il cementizio, i romani svilupparono il cementizio, non lo inventarono. Intuiscono la potenzialità di scoperte altrui, le sviluppano e le potenziano. Il cementizio ha origini greche, i romani sono stati i primi ad impiegarlo su larga scala e a migliorarlo con altri materiali, come una tipica sabbia, la pozzolana, che migliora le caratteristiche fisiche di questa sostanza. Può essere mescolato anche a piccoli pezzi di pietra. I romani usano il cemento per il nucleo portante delle strutture. I mattoni sono semplicemente un rivestimento, è proprio questo il segreto dei romani, opera cementizia, opus caementicium.
Questa tecnica si data agli inizi del III sec. a.C. in età repubblicana, prenderà piede sempre di più nei secoli successivi. È anche molto economico rispetto agli altri materiali, in quanto ovunque si può raccogliere sabbia e calce, legato alla crescita demografica del mondo romano in età repubblicana, necessita una fame di case, la richiesta di edifici cresce. Il tufo ha una risorsa limitata a differenza del cementizio. Il cementizio permette l’impiego di una mano d’opera più numerosa ma meno esperta.
I romani ricoprono i muri di paramenti, strutture tripartite = con un centro e due lati:
- Opera incerta, opus incertum, la più antica, II sec. a.C., e più diffusa. Primo rivestimento con piccole pietre di forma irregolare, giustapposte al muro in cementizio con rivestimento in malta, Porticus Aemilia.
- Opera reticolata, opus reticulatum, piccole piramidi tronche che si chiamano tufelli o cubilia, a base quadrata, in pietra, con la punta inserita nel cementizio, formano dei grandi reticoli.
- Opera laterizia, opus testaceum, campo centrale di inerti, rivestito di mattoni di forma triangolare o rettangolare.
I romani sono molto affascinati, usano molto i marmi, ma sempre a scopo estetico, di rivestimento, pareti, pavimenti e soffitti. Arrivano da tutto il mondo allora conosciuto, Egitto, Tunisia, mercato internazionale.
L’arco
I romani combinano due invenzioni, il cemento, greco, e l’arco, etrusco. Permette l’edificazione di anfiteatri, archi, volte e cupole.
Si creano 2 elementi verticali, muri, sopra si crea una cassaforma in legno, ovvero una struttura mobile, centina, sopra la centina vengono costruiti degli archi in laterizi, dopo si cola il cementizio tra gli archi e successivamente si rimuove l’impalcatura.
Permettono la costruzione di edifici pubblici, ma anche di infrastrutture come acquedotti.
Esistono cupole a spicchi alternati, a ombrello o con soffitto a cassettoni in calcestruzzo.
I criptoportici
Strutture sottoterra, corridoio o via di passaggio coperta, corridoio di servizio. Serve sia da fondamenta, segreto di conservazione di grandi edifici, che a pareggiare i dislivelli o collegare aree mediante passaggi sotterranei. Supporta i fori o ville.
Rivestimenti e decorazioni
Soprattutto per quanto riguarda gli edifici pubblici. Copiano gli stili greci. Applicano l’ordine applicato: ordini architettonici greci applicati a edifici in calcestruzzo, cemento. I greci utilizzano i sistemi dorici ionici e corinzi proprio per costruire gli edifici, mentre i romani adottano questi schemi per rivestire le strutture. Usano pietre, stucco e lastre. Ha anche un valore pratico, di iso