Lezione 1 – 3/02/2021: tema 1, fonti per lo studio della storia fenicia e punica
Le diverse città-stato fenicie si sarebbero incontrate nella produzione di cultura materiale, nella religione, nella lingua e nella scrittura diventando una civiltà autonoma da quella degli israeliti e dalle popolazioni siriane. Solo a partire da questa fase, comparirebbero alcune divinità nel pantheon delle diverse città-stato che non erano presenti nelle epoche precedenti. Da questo momento si diffonde l’alfabeto fenicio con l’utilizzo di una stessa lingua a discapito dei dialetti fra le diverse città-stato, nonché un’omogeneità nella cultura materiale e in particolare di forme ceramiche comuni.
Archeologia fenicio-punica
Un elemento importante nell’approccio dell’archeologia fenicio-punica è il fatto di concepirla come trasversale ad un vastissimo areale geografico e ad un amplissimo periodo cronologico. È una disciplina giovane, diventata autonoma all’incirca negli anni ’60, grazie al padre fondatore Sabatino Moscati che ha dato l’avvio ad una serie di missioni archeologiche indipendenti in tutto il Mediterraneo. L’autonomia di questa si delinea rispetto all’archeologia del Vicino Oriente Antico.
L’archeologia fenicio-punica non si occupa di contesti che possono rientrare nel Vicino Oriente ma si occupa anche di ambiti che riguardano il Mediterraneo orientale con la costa siro-palestinese, Cipro, alcune parti di Creta e le Cicladi, il Mediterraneo centrale con Malta, Nord Africa, Pantelleria, Sicilia e Sardegna, fino alla Penisola Iberica. Di recente è stato inserito anche il Portogallo, dove sono state rinvenute una serie di manifestazioni insediative inquadrabili come il risultato di infiltrazioni capillari di gruppi di mercanti orientali in comunità autoctone. Non si tratta di fondazioni coloniali effettive ma forme di integrazione nel contesto insediativo locale.
Per questo motivo, l’ambito cronologico è molto ampio rispetto ad altre prospettive culturali. L’inizio dell’archeologia fenicia in Oriente viene fatta cominciare nel 1200 a.C. e coincide con l’avvio dell’età del Ferro. La prospettiva più moderna della ricerca valorizza un aspetto, la continuità che si può registrare in diversi luoghi tra le manifestazioni insediative protourbane già percepibili nel IV millennio a.C. lungo il Vicino Oriente mediterraneo e lungo la costa siro-palestinese.
Secondo Moscati, la civiltà fenicia comincia nel 1200 a.C., data utilizzata per ordinare il materiale archeologico allora disponibile. È il momento cruciale per presunti interventi traumatici da parte dei Popoli del Mare sugli assetti geo-politici delle entità territoriali del Vicino Oriente e che avrebbero determinato una sorta di ripensamento territoriale e una procedura di auto-riconoscimento di alcune manifestazioni culturali.
Questo tipo di ricostruzione, vede la conclusione della civiltà fenicia in maniera altrettanto arbitraria. Sempre secondo Moscati, termina nel 333 a.C. all’epoca dell’assedio di Tiro di Alessandro Magno.
Per quanto riguarda i confini geografici, anch’essi imposti rigidamente, facevano cominciare la Fenicia ad Arado e terminare ad Acco, al confine con la Palestina settentrionale.
Il termine Fenici e l’identità
I Fenici non esistono con questo termine nella loro lingua, poiché venne imposto dall’esterno e, in particolare, è coniato dai greci verso una popolazione che non ha una coscienza nazionale e che non si riconosce in modo unitario ma si qualifica ricorrendo alla propria città. Si tratta di un nome imposto in un momento avanzato, cioè nella fase omerica, sembra aver a che fare con il termine Phoinix, riferito al colore rosso, da parte dei mercanti greci per indicare genti che parlavano una stessa lingua.
Vi rientrano molte comunità, non solo le città-stato definite fenicie per via della cultura materiale affine. La definizione non tiene conto delle sfumature dialettali che esistevano fra gli abitanti della costa Siro-Palestinese.
L’ulteriore problematica è nell’ambito degli equipaggi con cui i Greci avevano a che fare per questioni commerciali, poiché c’erano diversi tipi di individui e gruppi di genti, provenienti non tutti dalle città-stato fenicie ma verosimilmente anche da Cipro, Creta, Cicladi. I viaggi tra i due bacini del Mediterraneo comportavano necessariamente dei ricambi dell’equipaggio.
Le definizioni che ci danno nei riguardi di questi generici gruppi di popolazioni presenti sulle navi, si basano su un elemento, cioè il colore rosso. Esso corrisponde al colore della porpora, prodotto dalla macerazione dei murici, conosciuto già dal II millennio a.C. e usato per estrarre una tintura che consentiva di colorare i tessuti con una gradazione dal rosso intenso al violaceo fino al giallo ocra a seconda della diluizione. Le popolazioni levantine o Phoinikes portano a una maggiore perfezione di questa tecnica fino a quasi livelli industriali per via della quantità di murici allevati. Non a caso, proprio nell’epos omerico, sono noti per la produzione di bellissimi tessuti e sono considerati anche abilissimi toreuti, possediamo coppe e calderoni provenienti da quell’area.
La definizione data dai greci quindi si basava su un carattere distintivo di queste popolazioni. Ma nulla ci dice che fossero presenti anche altri gruppi di levantini. Se consideriamo la fase più antica, quella in cui cominciano a proiettarsi verso il Mediterraneo centro-occidentale, come ricognitori alla ricerca di risorse metallifere e come colonizzatori almeno dal IX secolo a.C., è possibile che gli equipaggi avessero elementi proveniente dalla Siria e dalla Palestina. Nulla toglie che questi gruppi levantini siano protagonisti delle proiezioni verso il Mediterraneo centro-occidentale della letteratura greca che identificavano con un popolo diverso e che parlavano una lingua totalmente estranea alla loro.
Interessante è lo sviluppo di un riconoscimento di un’identità fenicia, in particolar modo è un problema tenuto in considerazione nell’ultimo decennio. La difficoltà è nell’identificare la civiltà fenicia in senso unitario poiché non esiste uno stato vero e proprio ma molte città indipendenti. Si tratta di contesti che presentano una convergenza culturale e che appartengono alla koinè siro-palestinese, a prescindere dagli sviluppi che le singole città-stato hanno perseguito ad esempio nei singoli orientamenti religiosi, espansionistici o economici. Non è un caso che ogni singola città-stato abbia un sistema religioso coerente, in cui sono protagonisti gli stessi dei ma che abbiano un dio/dea tutelare differente. Ogni città si riconosce in una sua divinità.
Queste genti si autorappresentano come membri della città-stato. Attraverso fonti esterne al contesto siro-palestinese e in particolare dagli archivi di Ebla, possediamo migliaia di tavolette incise in cuneiforme ma in lingua eblaita, compaiono già nel Bronzo Antico citazioni delle singole città stato tra cui Biblo, Beirut, Sidone, Tiro. Continuano la loro esistenza nell’età del Ferro, considerate riconoscibili per le manifestazioni culturali concrete. Ma soprattutto perché è la fase di espansione verso il Mediterraneo.
Esiste un fenomeno più complesso di infiltrazione di gruppi di specialisti con specifiche competenze artigianali e mercanti che si approcciano ai contesti mediterranei in altre forme. Non sono protagonisti di fondazioni coloniali ma si inseriscono nelle comunità locali. In particolare si riscontrano in Sardegna e nella Penisola Iberica. Il fenomeno più frequente è a Cipro in cui è presente una vera colonia, Kition, ma per il resto i siti di cultura fenicia di base sono impregnati di cultura locale su cui si innesta l’influsso levantino senza alterare il tessuto sociale precedente.
Dal punto di vista geografico, le tavolette di Ebla ci riferiscono le singole città che fanno parte del territorio della regione di Ganane, Canaan. Induce alcuni studiosi a ritenere quelli che i greci chiamavano Phoinikes si autodefinissero come Cananei anche se noi non abbiamo prove di questo. Abbiamo un’attestazione di Sant’Agostino che parla della presenza nelle aree rurali attorno a Ippona di contadini che si dicono appartenenti alle genti dette Cananee. Ma si tratta di un’attestazione troppo tarda. Può essere però sintomo di una precedente installazione culturale orientale ma non utilizzabile per la cronologia troppo avanzata.
I confini geografici meridionali della Fenicia riconoscono delle zone di convergenza con la Palestina settentrionale. In particolare, doveva essere sotto l’influenza di Tiro intorno al X secolo a.C. come testimoniano alcuni insediamenti che presentano ceramica proveniente dalla città-stato fenicia.
Alcuni insediamenti sono riconoscibili già a partire dal IV millennio a.C., mentre nel III millennio a.C. hanno un assetto urbano. Non è evidente dal punto di vista archeologico in tutte le città stato a causa dell’obliterazione delle successive fasi urbane.
Lezione 2 – 4/02/2021: tema 1, fonti per lo studio della storia fenicia e punica
Il nome
- Phoinix/Phoinikes è un nome esterno, di derivazione greca, in cui si individuano i levantini in generale. Erano quelle popolazioni dotate di una lingua differente al greco. È accolta l’ipotesi che questo nome derivi dalla radice *phoin che si riferisce al colore rosso, allusione alla produzione della porpora, tramite i murici, usata per la tintura dei tessuti.
- Po-ni-ki-jo deriva dalla stessa radice *phoin, è un termine miceneo.
- Fenkhou/Retenu è il termine egizio per indicare queste popolazioni.
Venivano utilizzati anche nomi che si riferivano specificamente ad una singola città-stato:
- Sidonii.
- Cananei: ipotesi verosimile per cui sembra che il termine Cananei fosse utilizzato per autorappresentarsi. È un termine attestato negli archivi di Ebla, regione di Gaanane, in cui sono collocate le città-stato principali della costa siro-palestinese e considerate rappresentative della civiltà fenicia. Si base dell’assonanza con la Canaan dell’Antico Testamento.
Il termine Chanani compare negli scritti di Sant’Agostino, vescovo di Ippona e vissuto tra IV-V secolo d.C., fa riferimento alle aree rurali nei pressi della città e alle genti che ci abitano. Sostiene che si autodefinissero con questo termine che sembra riecheggiare il termine Cananei. Questo a sua volta sembrerebbe far riferimento al termine accadico khinakhnu che significa sempre “rosso”.
Tranne il termine Cananei, gli altri sono indiretti e dati da popolazioni esterne.
C’è una scelta convenzionale da parte degli studiosi di usare alcuni etnonimi per indicare contesti geografici o fasi cronologiche specifiche:
- Fenici: con questo termine si indica l’area orientale del Mediterraneo, sul contesto siro-palestinese, che non ha una valenza cronologica ma solo con accezione geografica per intendere popolazione dell’Oriente mediterraneo.
- Fenici d’Occidente: nel Mediterraneo centrale e occidentale, il termine ha una diversa accezione e indica l’aspetto coloniale in particolare. Ha un significato a livello cronologico poiché pertiene appunto alla fase coloniale con le prime esperienze di contatto tra popolazioni levantine e popolazioni autoctone di Nord Africa, Malta, Pantelleria, Sicilia, Sardegna, Penisola Iberica durante il IX secolo a.C. Inoltre, viene utilizzata soprattutto per le manifestazioni levantine della Penisola Iberica. La situazione in quest’area è piuttosto complessa: si trova una delle fondazioni più antiche nel Mediterraneo occidentale, Cadice/Gadir. Non riscontriamo una fase punica autonoma delineabile nel tempo, se non a partire dal III secolo a.C., dal momento in cui in questo contesto si trasferisce la famiglia barcide, Amilcare e Asdrubale, che fondano postazioni militari e colonie, tra cui Cartagena, e danno vita alla controversa esperienza definita come impero barcide ma che in realtà non sembra avere aspirazioni monarchiche che vengono riconosciute ad Amilcare e poi ad Annibale da alcuni studiosi. Gli studi recenti dimostrano che la famiglia dipendesse comunque strettamente dal senato di Cartagine.
- Poenus/Punico: si sostituisce il termine a partire dalla seconda metà dell’VIII/VII secolo a.C., poiché in questa fase i Fenici di Cartagine si irradiano nel Mediterraneo centrale. Si riferisce al termine punico, l’ibridazione tra i Fenici di Cartagine e l’areale Nord Africa. Secondo una scuola di pensiero, si dovrebbe utilizzare il termine a partire dal VI secolo a.C. sui contesti del Mediterraneo centrale.
- Cartaginese: questo termine indica ciò che dal punto di vista politico si riferisce a Cartagine.
Fonti cuneiformi
Uno dei problemi fondamentali che si ritrova studiando l’archeologia fenicio-punica è che possediamo poche fonti dirette. Si lega al fatto che il supporto scrittorio preferito dai Fenici è il rotolo di papiro, materiale deperibile che non si è conservato.
Nei contesti templari dovevano essere presenti archivi che conservavano testi di carattere amministrativo, giuridico e religioso. Le fonti dirette scarseggiano, nella migliore delle ipotesi conserviamo solo i sigilli in argilla che dovevano chiudere questi papiri. Spesso raffiguravano degli scarabei, avevano la funzione di registrare un atto amministrativo.
Non conserviamo altra documentazione d’archivio ma abbiamo come attestazioni ciò che i Fenici scrivono su supporti non deperibili, ad esempio pietra, metallo e argilla cotta. L’utilizzo di un supporto piuttosto che un altro è legato alla funzionalità del supporto stesso. È chiaro che alcune iscrizioni vengono apposte su lamina metallica perché si tratta di ex-voto o messaggi a carattere cerimoniale affissi in aree templari. Le iscrizioni su pietra pertengono a iscrizioni cerimoniali, votive o funerarie.
Abbiamo a che fare soprattutto con fonti indirette che si riferiscono alle potenze mediterranee in generale e alle relazioni politiche intessute.
- Ebla, III millennio a.C., testi economici. Commercio con Ga-na-ne [Canaan]; Gub-lu [Biblo]; A-ra-wa-ad [Arado]; Sa-ra-pa-at [Sarepta]; Ak-zi-u [Akziv]; Ba-u-ra-at-tu [Biruta-Beirut]; Za-a-ru [Tiro]; Si-du-na-a [Sidone]. A Ebla sono stati rinvenuti archivi ricchissimi di tavolette.
- El Amarna, 1373-1338 a.C., “lettere”. Lettere in accadico tra Egitto e grandi potenze, Siria, Palestina, Mesopotamia, Anatolia, Cipro; lettere dei funzionari e governanti locali, p.es. Rib-Hadda di Biblo e Abi-Milkou di Tiro, al faraone Amenofis - Amenhotep III, Amenhotep IV [Akhenaton] e Tutankhamon.
Sono lettere contenute nell’archivio egizio di Amarna che si collocano nel contesto delle relazioni con Amenhotep III, Amenhotep IV/Akhenaton e Tutankhamon, metà del XIV secolo a.C. Le lettere scritte sono scritte in accadico, lingua utilizzata per le comunicazioni diplomatiche verso le potenze straniere.
Interessante è una tavoletta in argilla dal Rib-Hadda sovrano di Biblo ad Akhenaton che, in generale, scrive al faraone più di sessanta lettere, la maggior parte senza risposta. Alcune si ripetono e in cui specifica di aver già scritto tre volte e di non aver mai avuto nessun tipo di aiuto o soddisfazione da parte del faraone. La questione più importante dal punto di vista storico è l’instabilità in cui Biblo doveva versare in quella fase poiché non fa altro che scrivere e segnalare dispute tra le città vicine, denuncia un attacco di un funzionario egiziano e un attacco subito da sovrano di Amurru, un colpo di stato a Tiro in cui restano uccise sua sorella e le figlie. Akhenaton fa rispondere solo una volta al suo funzionario, protestando per la quantità eccessiva di richieste fastidiose.
Quello che è importante per noi è poter capire quale fosse la
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