Estratto del documento

Obiettivo del corso

Fornire una consapevolezza storica e teorico-metodologica della professione del traduttore.

Evoluzione storica della ricerca sulla traduzione

Translation studies: un inquadramento

La traduzione fino al XX secolo: Cicerone, San Gerolamo, Lutero, Schleiermacher & Co.

Il concetto di equivalenza

La traduzione come processo e come prodotto

Teorie funzionali

Analisi del discorso e del registro

La svolta culturale (sta a cuore a Pacinotti)

Visibilità, etica e sociologia; direzioni contemporanee

Analisi e commento di strategie traduttive

Analisi e commento di strategie traduttive in ambito professionale su diverse tipologie testuali

Concetti chiave trasversali

  • Traduzione letteraria
  • Traduzione accademica
  • Traduzione tecnico-scientifica
  • Traduzione di materiale promozionale
  • Traduzione audiovisiva (intervento di una docente che si occupa di sottotitolaggio)

Cosa sono gli studi sulla traduzione (Translation Studies)?

Sono: una disciplina accademica (non è sempre stato sempre così, prima erano solo dei commenti sparsi su commenti esistenti quindi dalla pratica alla teoria) relativa allo studio della teoria e dei fenomeni traduttivi (ma sono anche uno studio concreto dei testi tradotti). L’attività della traduzione e la teoria della traduzione vanno di pari passo e sono inscindibili uno dall’altro. Questi studi sono multilinguistici (comprendono qualsiasi combinazione di lingua) e interdisciplinari (linguistica, letterature comparate, studi culturali, informatica…quindi gli studi si prestano ad essere indagati in tanti punti diversi e utilizzando anche tante metodologie diverse anche che non le appartengono). Questo pregio può essere anche uno svantaggio perché uno dei maggiori problemi insiti nell’insegnamento degli studi sulla traduzione consiste nel fatto che molte informazioni sono sparpagliate su libri diversi. Da qui la pubblicazione di molti volumi che hanno tentato di raggruppare i concetti fondamentali e di fornire una descrizione del campo di studi. Il volume di Munday, su cui è basato il corso, ha lo scopo di raccogliere in un unico volume, una panoramica critica delle tendenze e dei contributi più significativi nell’ambito degli studi sulla traduzione. E hanno avuto una notevole crescita negli ultimi 20-30 anni. Mona Baker li definisce proprio la disciplina degli anni ’90.

Che cos’è la traduzione?

Idea centrale della traduzione è il passaggio/trasferimento tra una lingua all’altra che non è solo linguistico ma che riguardi anche il contesto socio-culturale. Tutte le traduzioni sono imperfette nel senso che avranno delle riformulazioni, delle omissioni ecc.

Il termine traduzione ha diversi significati:

  • Può riferirsi all’argomento (come inteso nell’ambito della ricerca)
  • Al prodotto (testo tradotto)
  • Al processo (il tradurre, collegato all’idea di passaggio e trasferimento da una lingua A a una lingua B)

Secondo la divisione di Jakobson (1959:139) ci sono 3 categorie di traduzione:

  • Intralinguistica (o riformulazione) = interpretazione dei segni linguistici per mezzo di altri segni della stessa lingua. Ex riassumo un testo nella stessa lingua o riformulazione nella stessa lingua nel caso dei sottotitoli per non udenti;
  • Interlinguistica (traduzione propriamente detta) = interpretazione dei segni linguistici per mezzo un’altra lingua. Questo concetto è stato messo in discussione.
  • Intersemiotica (trasmutazione) = interpretazione dei segni linguistici per mezzo di sistemi di segni non linguistici. Ex un segnale viene tradotto con un’azione

A volte viene fatto un uso improprio della parola traduzione: quando viene usata al posto di trascrizione (passaggio dalla lingua orale alla lingua scritta), translitterazione (ex da caratteri russi a caratteri latini).

Cosa sono gli studi sulla traduzione?

La traduzione è un mestiere antichissimo, i TS invece sono più recenti. L’atto di nascita è il saggio (che già nel titolo introduce il nome della nascente disciplina) The name and nature of translation studies, J.S. Holmes, (intervento del 1972 ma diffuso dal 1988). Holmes descrive la disciplina nascente come un interesse verso “l’insieme dei problemi raggruppati intorno al fenomeno del tradurre e delle traduzioni”. Nel 1998, Mona Baker arriva a definire i TS come “forse la disciplina degli anni Novanta”. Già allora Baker sottolineava il carattere interdisciplinare dei TS (perché riuniva insieme studiosi provenienti da una vasta gamma di discipline). Questa progressiva affermazione dei TS e della traduzione come attività è testimoniata dal moltiplicarsi del numero di corsi di formazione accademici e/o professionali. Esistono anche numerose riviste specializzate, convegni, libri specializzati, ecc. Associazioni internazionali (Fédérations internationale des Traducteurs, fondata nel 1953).

Breve storia della disciplina

Per molto tempo (diventano disciplina accademica solo nella seconda metà del XX secolo) la traduzione era considerata una disciplina inferiore, veniva utilizzata (a parte per fini pratici) in ambito accademico come strumento di apprendimento alle lingue straniere (brevi frasi/brani che gli studenti dovevano tradurre e a volte queste frasi non avevano nemmeno senso perché fuori contesto e perché il loro scopo era quello di esemplificare delle regole grammaticali). Questo metodo, chiamato grammatico-traduttivo, è stato progressivamente abbandonato a favore del metodo comunicativo (che aveva lo scopo di riprodurre delle “autentiche” condizioni di apprendimento).

Parallelamente negli USA la traduzione cominciava ad affermarsi anche in ambiti diversi da quelli dei corsi di lingue, un caso sono i laboratori di traduzione che servivano come momento di confronto sulla traduzione come attività e anche come vetrina per introdurre nuove traduzioni nella cultura di arrivo.

Altri due approcci che hanno avuto molta influenza sono stati quelli che si basavano sulla letteratura comparata (che mette al centro la traduzione come mezzo per avere accesso ad altre culture in un’ottica transnazionale, la traduzione acquisisce una dignità come mezzo conoscitivo) e l’analisi contrastiva (si concentra sul confronto tra diversi sistemi linguistici per estrarre delle norme utili per il processo traduttivo, individuare differenze generali e specifiche tra le stesse).

Tra gli anni 50 e 60, si è assodato un approccio allo studio della traduzione più sistematico e orientato verso la linguistica:

  • Kean-Paul Vinay e Jean Darbelnet (1958) Stylistique comparée du français et de l’anglais;
  • Alfred Malblanc (1963), stesso approccio dei canadesi ma per la traduzione tra francese e tedesco;
  • Georges Mounin (1963), Les problèmes théoriques de la traduction;
  • Eugene Nida (1964), unì elementi della grammatica generativa di Chomsky come teoria dei suoi libri che erano pensati come inizialmente come manuali pratici per i traduttori della Bibbia + sarà lui a parlare di una “scienza” nel suo titolo Towards a science of translating.

Quello che muoveva gli studiosi di questo periodo era la necessità di dare un’identità a questa nuova disciplina che prima di allora non ne aveva una. Si sente anche la necessità di dover adottare un approccio più scientifico, più rigoroso (sempre legata all’incertezza di questa neonata disciplina, perfino il nome della disciplina non era stato trovato). Era ancora una fase di ricerca.

Un saggio fondamentale per la nascita di questa disciplina come campo a sé stante fu The name and nature of translation studies di James S. Holmes (1988). La versione pubblicata del saggio di Holmes amplia un suo intervento al Third International congress of applied linguistics a Copenhagen del ’72.

Questo saggio costituisce un punto di arrivo per una definizione della disciplina dei TS. Cerca di rimediare alla frammentarietà degli studi di traduzione attraverso una mappa (integrata successivamente nel ’95 da Toury) che vuole definire l’ambito di ricerca dei TS.

Prima biforcazione:

  • Studi “puri” > si divide in: la teoria descrittiva della traduzione (descrizione dei fenomeni relativi alla traduzione) e teoria della traduzione (cerca di elaborare dei principi generali e teorici che consentano di spiegare e prevedere i fenomeni della traduzione).

La sezione teorica è suddivisa in teorie generali (quelle pubblicazioni che tentano di descrivere o rendere conto di ogni tipo di traduzione e di trarre generalizzazione che siano rilevanti per la traduzione nel suo insieme) e parziali. Le teorie parziali di dividono in teorie delimitate da:

  • Mezzo (traduzione automatica o umana; scritta o orale)
  • Area (diverse coppie o gruppi linguistici presi in considerazione)
  • Grado (livelli specifici ex il livello lessicale o della frase)
  • Tipologia testuale (ex traduzione letteraria, pubblicitaria)
  • Tempo (si riferisce a teorie e traduzioni limitate in base a specifici periodi di tempo)
  • Problema (si occupa di alcune questioni specifiche che possono essere circoscritti ex il concetto di equivalenza o l’esistenza o meno di universali traduttivi)

Una traduzione può avere anche più di una limitazione.

La teoria descrittiva della traduzione (Descriptive Translation Studies) si occupa essenzialmente dell’attività della traduzione che può essere orientata verso:

  • Il prodotto (analizzando traduzioni esistenti)
  • La funzione (la traduzione come atto comunicativo, si concentra sugli aspetti socioculturali, sposta l’attenzione dai testo al contesto ex quando i testi sono stati tradotti, dove)
  • Il processo (quello che avviene nella mente del traduttore quando traduce)

C’è un continuo interscambio tra le diverse aree della mappa, non sono compartimenti stagni. Infatti, i risultati della ricerca nell’ambito degli studi descrittivi possono inserirsi all’interno della sezione teorica allo scopo di sviluppare delle parziali teorie della traduzione delimitate.

Studi “applicati” > si occupa: della formazione del traduttore (metodi didattici, tecniche di valutazione); dei sussidi alla traduzione (dizionari, cat tools) e la critica della traduzione (che fissa dei criteri per valutare la qualità di una traduzione).

Queste categorie non sono rigide ma questa mappa ha il merito di aver chiarito una ripartizione del lavoro tra le varie aree degli ST. Ha comunque dei limiti ex Pym sostiene che non tiene in considerazione le caratteristiche individuali dello stile del traduttore, dei suoi processi traduttologici. Però, gli viene riconosciuto quasi all’unanimità, il fatto che si riesce a identificare il potenziale dei ST come disciplina autonoma, con una sua dignità e con un’area di studio ben definita e con un gran potenziale di crescita e approfondimento.

La mappa di Holmes ha avuto un’influenza notevole negli studi degli anni successivi (ex nascita teorie basate su tipologie testuali – modello di Reiss - e finalità testuale – Skopostheorie-).

Negli anni 90’ i ST sono influenzati da Munday e dal suo concetto di analisi del discorso e della grammatica sistemico-funzionale, che vede il linguaggio come atto comunicativo in un contesto socioculturale. Gli anni Novanta hanno visto l’inserimenti di nuove scuole e concetti come la traduzione e genere di Sherry Simon in Canada, la teoria postcoloniale delle studiose bengalesi Niranjana e Spivak e l’analisi di Venuti orientata verso gli studi culturali. Gli sviluppi che hanno portato alle teorie più recenti valorizzano il concetto di interdisciplinarità (lo stesso manuale di Munday, Snell-Hornby Translation Studies: an Interdiscipline). McCarty (1999) impiega la metafora del mercante fenicio. Secondo lui l’interdisciplinarietà sfida il modo di pensare convenzionale promovendo nuovi collegamenti fra diversi tipi di conoscenza e tecnologia. Il rapporto fra studi sulla traduzione e altre discipline è mutabile, per questo si è passati dall’interesse per la linguistica, ad esempio, alle nuove tecnologie. Tuttavia, c’è chi considera l’interdisciplinarietà come una minaccia, Gile.

Negli ultimi hanno si è osservato un continuo emergere di nuove prospettive. In New Tendencies in Translation Studies (Aijmer e Alvstad 2005) si evidenzia come ci sia stato un “certo allontanamento da un approccio prescrittivo alla traduzione a beneficio dello studio di come la traduzione in effetti si presenta”. La metodologia si è evoluta diventando sempre più sofisticata e perfino l’oggetto di studio è cambiato, spostandosi dalla traduzione come disciplina connessa alla didattica all’atto di tradurre o, ora, ai traduttori.

Il contributo da altre discipline

Il volume di Munday mira a riassumere i settori più importanti degli studi sulla traduzione disseminati in varie fonti, allo scopo di aiutare i lettori ad acquisire una comprensione della disciplina, del contesto e degli strumenti necessari per svolgere la propria ricerca sulla traduzione.

Riassunto

Gli studi sulla traduzione sono un campo di ricerca accademica che è cresciuto a dismisura negli ultimi anni. La traduzione veniva prima studiata come metodologia di apprendimento linguistico oppure come parte di corsi di letteratura comparata e di laboratori di traduzione e linguistica contrastiva. La disciplina così come la dobbiamo oggi deve molto al lavoro di James S. Holmes che propone sia una denominazione che una struttura per questo campo. Inizialmente, il campo di ricerca fu impostato dalle branche interconnesse di studi sulla traduzione teorici, descrittivi e applicati. Tuttavia, nel corso del tempo, si è evidenziata sempre più l’interdisciplinarietà della materia, mentre recenti sviluppi hanno visto la crescente specializzazione e la continua impostazione di teorie e modelli da altre discipline.

La traduzione dall’antichità al XX secolo

Fase protostorica o fase prelinguistica della traduzione (Newmark 1981:4)

La fase protostorica indica il periodo nel quale le tracce dell’attività traduttive sono quasi inesistenti. Tuttavia, interpreti e traduttori sono sempre esistiti perché la traduzione, come il linguaggio, è un’attività umana fondamentale che ci accompagna dall’inizio della storia umana. Abbiamo qualche testimonianza che risale al II millennio a.C. nell’Asia minore presso popoli come gli Assiri, gli Ittici, i Babilonesi presso i quali operavano degli scribi specializzati che cercavano di creare delle liste di parole, glossari, ecc. III sec. a.C., traduzione dei Settanta sotto Tolomeo Filadelfo. Tappa importante perché sotto il suo regno prese forma un interessante progetto traduttivo, la traduzione dell’antico testamento dall’ebraico in greco che coinvolse un’équipe di studiosi, per questo si chiama la Bibbia dei 70. Non si sa quasi nulla di quest’opera di traduzione, è quasi un mito.

Le prime riflessioni sistematiche sulla traduzione

Bisogna aspettare l’antica Roma per avere delle prime riflessioni sistematiche sulla traduzione come arte e come mestiere. Perché proprio a Roma? Traduzione dalla lingua straniera al latino. La letteratura latina nasce dalle traduzioni della letteratura greca (Livio Andronico, Ennio, Plauto e Terenzio, non erano veri e propri traduttori ma adattavo la maggior parte delle volte le traduzioni). La traduzione ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo e nell’emancipazione della letteratura latina.

Traduzione "parola per parola" o "senso per senso"

Fino alla seconda metà del XX sec, la teoria occidentale della traduzione, secondo George Steiner (1998:319) sembra essere arenata sulla dicotomia traduzione “letterale” o “libera”. La distinzione tra Traduzione “parola per parola” o “senso per senso” risale a Cicerone che oltre alla traduzione ai discorsi degli oratori Eschine e Demostene propose l’approccio che aveva adottato (I sec a.C.) e San Girolamo (IV sec d.C).

“In essi non ho creduto di rendere parola per parola, ma ho mantenuto ogni carattere e ogni efficacia della parole stesse” (Cicerone, De optimo genere oratum)

Questo approccio senso per senso viene seguito anche da Orazio (Ars Poetica) e San Girolamo (che considerava che l’approccio senso per senso permettesse di tradurre il contenuto del TP) cita Cicerone per giustificare la propria revisione e traduzione in latino della Bibbia cristiana (Vulgata). S. Gerolamo corredò la sua traduzione con un commento sulla traduzione De optimo genere interpretandi (epistola a Pammachio), 395 d.C. in cui dichiara “a gran voce che nelle mie traduzioni dal greco in latino, non miro a render parola per parola ma a riprodurre integralmente il senso dell’originale”.

La diatriba tra letterale-libera e forma-contenuto qui racchiuso, proseguirà fino a epoca recente. Lo stesso tipo di interesse sembra essersi verificato anche in altre tradizioni:

  • Hung e Pollard trattano in termini simili la storia della traduzione cinese dei sutra buddisti dal sanscrito (yiyi non ha un traducente preciso ma si avvicina al concetto di traduzione libera e il suo contrario o zhiyi).
  • Tra 750-1250 ci fu un’intensa attività traduttiva a Baghdad incentrata sulla traduzione in arabo di materiale scientifico e filosofico dal greco, spesso attraverso il siriano (ex. Aristotele sarebbe andato perduto se non fosse stato tradotto e conservato dai traduttori arabi, così anche tanti testi di medicina in greco, lingua che era andata perduta nel mondo occidentale).
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elena.butti98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della traduzione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Pacinotti Ralph.
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