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Storia del diritto romano

Storia del diritto romano: storia che inizia nel 753 a.C. e termina con la morte di Giustiniano nel 565 d.C., è una cronologia di avvenimenti e di leggi lunghissima.

La storia: è l’insieme delle interpretazioni fatte dagli studiosi contemporanei su avvenimenti del passato.

Di tesi piuttosto che di altre → prevalenze.

La periodizzazione della storia romana

La periodizzazione è uguale per tutti gli storici, nel senso che possiamo distinguere nella storia quattro grandi periodi storici:

  • 1) L’età monarchica: convenzionalmente la datazione coincide con il 753 a.C. con il primo re, fino ad arrivare al 509 a.C. che rappresenta invece il momento storico, ricostruito dagli storici, in cui la monarchia decade, l’ultimo re di Roma viene cacciato dalla città e si apre la così detta epoca repubblicana. La res publica → nasce.
  • 2) L’epoca repubblicana: nasce nel 509 a.C. e termina, sulla scelta della base degli storici antichi ma soprattutto di quelli moderni, o il 31 a.C. che coincide con la sconfitta di Marco Antonio e di Cleopatra ad opera di Cesare Ottaviano, futuro Augusto, sul momento cesare Ottaviano, o il 27 a.C., nel gennaio di quest’anno Cesare Ottaviano ottiene il titolo di Augusto, i suoi poteri vengono accresciuti in quanto il senato romano gli conferisce il titolo, con tutto quello che ne consegue cioè dalla repubblica, si passa al principato.
  • 3) Il principato o impero: nasce il 27 a.C., dove Cesare Ottaviano diventa Princeps, ovvero il “primo fra gli altri”, e il principato, in questa denominazione in cui il Princeps ha dei poteri sostanzialmente illimitati, prosegue fino al 285 d.C., che comporta un altro cambiamento all’interno dell’impero.
  • 4) Il dominato: nel 285 d.C., dopo cinquant’anni di pura anarchia militare, viene acclamato Diocleziano. Nasce un’idea di impero un po' diversa rispetto al passato, cioè nasce quello che viene definito come Dominato, dove l’imperatore è Dominus et Deus. Assolutistica del potere → impostazione. Diocleziano fino al 305 d.C., assume questa funzione di Dominus et Deus. Dopo Diocleziano ci sarà Costantino, che invece ha una politica del tutto diversa. Dopo Costantino, a livello di imperatore lasciamo una cronologia di imperatori meno importanti, dando più rilevanza alle fonti.

Le fonti del diritto: vanno dal 292 d.C. fino al 565 d.C., anno della morte di Giustiniano. Situazioni che ci permettono di conoscere il diritto condizione produzione.

Il riferimento alle fonti

Nello studio della storia, in particolar modo del diritto, ciò che è fondamentale è il riferimento alle fonti.

Fonti del diritto: sono tutte quelle situazioni che ci permettono di conoscere il diritto. Possono essere di diverso tipo:

  • Fonti di produzione.
  • Fonti di cognitione.
  • Fonti archeologiche: ritrovamenti archeologici, hanno fatto sì che su certe istituzioni dell’età monarchica ci fosse più chiarezza.

L’epoca monarchica 753 a.C.-509 a.C.

Nella monarchia, abbiamo l’inizio di un diritto non particolarmente perfezionato, perché è l’inizio di una società che si sta formando.

Nell’epoca monarchica non ci sono grandi fonti di produzione perché non esistevano delle assemblee che votavano le leggi, non esistevano magistrati che le proponevano, in quest’epoca come fonti di produzione troviamo solo le leggi regie e il Mos.

  • Leggi regie: leggi che gli storici attribuiscono ai vari re.
  • Mos: il costume o costumi antichi, gli usi che si ripetevano nel tempo.

I re di Roma

Per quanto concerne le leggi regie, i problemi nascono in rapporto a quanti sono stati i re.

La leggenda di Romolo e Remo: i gemelli allattati dalla lupa, lasciati nel Tevere con la cesta, raccolti dal pastore Fausto che li porta nella propria abitazione.

Romolo viene indicato, nella leggenda, primo re di Roma perché aveva ucciso il fratello, il quale aveva attraversato il solco sacro della città che Romolo stava costruendo, con riferimenti a modalità in parte etrusche e in parte greche. Aveva visto numero di uccelli nel cielo superiore, rispetto al fratello, in quanto gemelli, la primogenitura non vi era, e quindi ci voleva un contrasto. Da questo contrasto si prende l’Auspicia, si interrogano gli dèi. Romolo è il favorito. Leggenda → descritta, ma non rappresenta granché a livello storico.

Non sappiamo il numero preciso dei re di Roma, non è affatto sicuro che siano stati sette.

I re latino-sabini

I re eponimi: i primi due re di Roma, Romolo e Numa Pompilio, pare non siano esistiti, sono re che hanno dato il lume all’epoca monarchica poiché si aveva bisogno di un re.

L’epoca monarchica è convenzionalmente ingabbiata tra il 753 e il 509 a.C., sicuramente i re sono stati più dei sette, voluti dalla tradizione. Sette → è un numero sacrale.

Anco Marcio e Tullo Ostilio: il terzo e il quarto re, qualche dubbio sulla loro esistenza c’è, però può anche darsi che questi due re siano stati ricordati dalla tradizione, perché ad un certo punto probabilmente quando è nata Roma, e ha cominciato a svilupparsi, ci sia stato il bisogno di difendersi dagli attacchi di popoli vicini. → Capi militari nominati a scopo di difesa, difendevano sul momento la città, dopo di che l’agglomerato di famiglie non aveva bisogno di un re, ma probabilmente i più anziani del villaggio organizzavano la quotidianità della vita.

La vera e propria monarchia

Giorgio Pasquali: storico dell’inizio del ‘900, scrisse un’opera molto importante: “La Grande Roma dei Tarquini”. Secondo la sua ricostruzione, la monarchia che è riuscita ad organizzare Roma come città, è stata quella dei Tarquini. Ultimi → tre re etruschi, non i re latino-sabini.

Gli etruschi

I re etruschi, nonostante la difficoltà di capire da dove venisse effettivamente la popolazione etrusca, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo sono gli ultimi tre re che hanno veramente dato origine a quella che Cicerone chiama la città organizzata, da un punto di vista civile, politico ed amministrativo, è la città di Roma, con una sua organizzazione.

Anche da un punto di vista archeologico, le numerose città etrusche e anche le città etrusche toscane che ci hanno conservato arredi funerari, ci fanno capire che effettivamente i re etruschi non solo sono veramente esistiti, ma che hanno dato a Roma una organizzazione come città.

Con la Roma dei Tarquini, abbiamo anche la prima vera organizzazione assembleare del popolo.

La ricostruzione dell’epoca monarchica

Il vero problema è quindi la ricostruzione dell’epoca monarchica.

Fonti di condizione: non ce ne sono un gran che, perché non ci sono i giuristi che hanno scritto o storici.

La ricostruzione dell’epoca monarchica è avvenuta molti secoli dopo. I due storici, che meglio e più ci hanno raccontato l’epoca monarchica, sono:

  • Tito Livio: storico nato e vissuto in epoca augustea, 700 anni dopo la fondazione di Roma. Nella sua opera “Ab Urbe condita”, ci descrive la storia romana in forma annalistica, anno per anno, rifacendosi agli annali dei pontefici, collegio sacerdotale con tradizione orale, il nome viene da “costruttore di ponti”, costruttori del diritto.
  • Dionigi di Alicarnasso: storico greco, nato e vissuto in epoca augustea. Ha un approccio epocale, racconta gli avvenimenti storici descrivendone prima l’antefatto storico, poi l’avvenimento e le sue conseguenze.

Quando sono andati a raccontare la storia della fondazione di Roma, l’hanno raccontata sulla base di una attualizzazione di avvenimenti, che con ogni probabilità non appartenevano all’epoca primitiva della monarchia. Sia Livio che Dionigi, hanno anticipato storicamente avvenimenti che sono in realtà successivi. → Non possiamo effettivizzare il loro racconto.

Es: attribuiscono a Romolo troppe leggi regie, ma egli non è esistito. Essendo il primo è stato il modo per dargli più importanza. Attribuzioni → storiche.

Plutarco: storico greco, vissuto tra la metà del primo secolo d.C. fino al 125 d.C., è un autore che descrive le vite parallele degli uomini illustri romani a confronto con gli uomini illustri greci. Anche quando racconta di Romolo e delle sue leggi regie, anche lui anticipa storicamente avvenimenti che sono successivi.

Alla fine, gli storici moderni hanno accettato prevalentemente la datazione che la storia antiquaria attraverso Plinio il Vecchio, opera “Naturalis historia”, ha pensato al 753 a.C., ma parliamo sempre di convenzioni.

Vi sono storici come Cincio Alimento, che fanno coincidere la creazione della città di Roma con l’814 a.C., data della nascita di Cartagine, rivale per eccellenza di Roma per un lunghissimo periodo fino alla terza guerra punica.

Le origini di Roma: sono prevalentemente dettate da una tradizione orale, che emerge dagli annali dei pontefici che svolgevano una attività oracolare, non c’era un diritto scritto. Tutte le tradizioni di un’epoca così arcaica prendono spunto dalla tradizione orale, e l’attendibilità della tradizione annalistica non è precisa, si tende ad attualizzare istituti e principi più recenti rispetto al passato.

L’attualizzazione: avviene ad opera degli storici per nobilitare le famiglie più in vista della città. → Gli aristocratici, nell’ottavo secolo a.C. il colle palatino, uno dei sette colli, era abitato da capanne, sono state ritrovate dei reperti archeologici dai quali si capisce non c’era una città nel vero senso del termine, ma vi era un “pagus”), agglomerato di capanne dette “pagi” o abitate da famiglie che finiscono per unirsi tra di loro in vincolo, non solo di sangue ma anche di sacra, in rapporto con gli dèi, fondamentale in epoca arcaica. Pax → Deorum.

Da questo agglomerato, nasce quella categoria sociale che sono i patrizi, classe maggiormente aristocratica, che ascendendo all’origine della città ha comunanze di sangue e di sacra con il nucleo originario di Roma, e sono loro che costituiranno il Mos. → Costumi.

I patrizi, si contrapporranno a quell’elemento che arriva dall’esterno in cerca di una sicurezza economica e sociale, che saranno i plebei. Elemento → debole della città.

Il numero 7: insieme al numero 2 è un numero magico, numero che ricorre in certe situazioni e che i romani tengono particolarmente presente.

Teoria del sinecismo: organizzazione fra gruppi di famiglie.

I dati certi dell’età monarchica

All’interno dell’epoca monarchica, ci sono diverse incertezze quindi fra i re e la datazione in sé dell’epoca stessa. Tra i dati certi invece ritroviamo:

1) È una monarchia elettiva

La monarchia romana non è dinastica, come a volte si vedrà nell’impero, bensì è elettiva. Quando un re moriva, non succedeva il figlio, ma si eleggeva un nuovo re, e nel frattempo c’era l’interregnum. In questo lasso di tempo, il potere lo prendeva il più vecchio tra i patris, Interrex, gli anziani del villaggio. Il senato → l’insieme dei patris.

Quando l’interrex individua il futuro re, la scelta dell’interrex verrà ratificata da una assemblea dei cittadini maschi della città, riuniti in una assemblea chiamata comizio curiato. Il popolo vota la scelta del re, e attribuisce il titolo al nuovo re attraverso la lex curiata de imperio. Curiata → l’elemento maschile della popolazione, il popolo riunito nell’assemblea delle Curie, ovvero cioè unione di più uomini “conviria”.

Tito Livio → ci dice, prende il potere l’interrex, vengono presi gli auspicia, si cerca di capire cosa gli dèi ci dicono e, una volta scelto il soggetto, vengono riuniti i comizi curiati, si vota il nuovo re cui viene attribuito l’imperium, comando militare del rex.

Le fonti → ci dicono che già all’epoca di Romolo, prima anticipazione, il corpo civico di Roma era diviso in tre tribù:

  • I. I Ramnes: tribù dei latini in senso stretto, derivava probabilmente da Romolo come termine.
  • II. I Tities: deriva da Tito Tazio il re sabino.
  • III. I Luceres: corpo civico di derivazione etrusca, alcuni dicono che luceres deriva da Luculene nome del re etrusco.

Ogni tribù dava un contingente di 10 curie, per un totale di 30 curie. Questa struttura ternaria è una struttura artificiale, costruita successivamente con l’intento di dare una divisione anche territoriale a questa Roma monarchica.

Curie: assemblea che aveva come compito quello di votare la lex curiata de imperio, è un comizio che nell’epoca repubblicana avrà delle limitatissime funzioni, in quanto si assiste alla presenza del Comizio Centuriato, 400 a.C. Livio e Dionigi → lo fanno risalire a Servio Tullio, penultimo re etrusco.

2) L’espressione Populus Romanus Quirites o Quiritesque

L’espressione Populus Romanus Quirites, o Quiritesque: “popolo romano e quiriti”, sembrerebbe che da una parte già nell’antica struttura e organizzazione romana esiste:

  • Il populus: nel senso di esercito.
  • I Quirites: che sono la riunione dei cittadini romani primitivi adulti. Il diritto dei quiriti è il più antico diritto dei cittadini romani.

3) Il primo trattato fra Roma e Cartagine

Polivio, altro storico greco, nel terzo libro della sua opera ci parla di questo trattato di non belligeranza risalente al 508 a.C., emerge una potenza romana molto forte rispetto a quella cartaginese; Roma si pone come in un rapporto di forza superiore rispetto a Cartagine, gli impone dei limiti nella navigazione su tutta la costa laziale che fa emergere un certo potere di imporre determinate condizioni, non è un caso che venga stipulato durante la Roma dei Tarquini. → Roma dei commerci, cominciano i primi commerci nel Mediterraneo.

La lamina di Tirgi: lamina bronzea dove si legge un documento commerciale tra punici ed etruschi vengono indicati i traffici commerciali.

Polivio, greco, non si spiega come Roma rispetto alla Grecia di gran lunga superiore a livello culturale, sociale ed economico sia diventata padrona del mondo. Organizzazione → politica superiore.

Gli etruschi sono quindi un popolo di commercianti, nel 509 a.C. quando decade l’ultimo re etrusco, tiranno, Tarquinio il Superbo, si passa ad un nuovo assetto che è quello repubblicano. Causa della deviata monarchia.

4) Le tesi patriarcali

Secondo lo storico illuminato Vico, la prima genia e forma di agglomerato è la famiglia, e da essa la società si evolve da gens, in una forma di stato. Tesi → del contesto.

La gens: concetto di famiglia allargata, più gruppi familiari formano la gens.

Stato nazionale della stirpe: concetto storico, nasce dallo Stato, idea di creare una istituzione superiore, da esso si diramano le famiglie.

5) La Roma dei Tarquini

Non si può pensare che la Roma di Romolo sia stata quella ad aver fondato gli organismi statali dell’età monarchica, per quello bisogna attendere la Roma dei Tarquini.

  • Tarquinio Prisco: “Prisco” in quanto il più antico.
  • Servio Tullio: “Servio” in quanto si pensa fosse stato partorito da una serva, quindi una figura particolare di re senza un’origine gentilizia.
  • Tarquinio il Superbo: “Superbo” perché avendo abusato di una matrona romana, venne cacciato causando il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Rex → equiparabile ad un tiranno, visione distorta della monarchia. La leggenda dice questo, ma la realtà è che il monarca etrusco cade perché gli etruschi vengono sconfitti, nella battaglia di Aricia probabilmente nel 506 a.C. o per una ipotesi moderna tra il 525 e il 520 a.C., da una coalizione latino-sabina.

Gli organi strutturali dello Stato

Gli organi strutturali della monarchia avanzata, dei Tarquini, sono:

  • A. Il rex: carica elettiva, è il perno del sistema politico di questa Roma primitiva, è il magistrato dotato di imperium, comandante militare, che è il principale garante della Pax Deorum. Diritto e religione → vicini, più volte in quest’epoca il diritto è senz’altro influenzato dagli eventi religiosi, intesi come rapporto con le divinità. Per questo il Rex prendeva periodicamente gli auspicia, per mantenere un rapporto con gli dèi, capaci di influenzare la vita quotidiana.

Livio: “Ab Urbe condita” nel sesto libro dice: “chi non sa che sugli auspicia è fondata la nostra città, e che mediante gli auspicia viene condotta ogni attività di guerra e di pace.” → Concetto fondamentale, i romani danno l’impressione di non essere un popolo guerriero Cicerone ha sempre impostato il concetto “bellum iustum”, guerra giusta nel senso che non è mai di aggressione ma di difesa.

Principio di elezione del rex: secondo la tradizione il Rex è nominato dai comizi curiati, l’elemento maschile si riunis

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher diblasi.agnese02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Terreni Claudia.
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